Disegni di Legge e Mozioni

DISEGNO DI LEGGE

presentato il 4 Marzo 2015 dall’ On. Nello Dipasquale,

Sicilia solidale: misure di sostegno alle famiglie in difficoltà 

Relazione del deputato proponente

Onorevoli colleghi,

la presente proposta di legge riassume un progetto di solidarietà, contro la povertà e per il sostegno alle famiglie in difficoltà.

È un aiuto concreto, da non confondere con l’assistenzialismo, necessario in questo periodo di crisi, per supportare chi ha bisogno di essere aiutato in un periodo particolare della propria esistenza.

Articolo 1

Oggetto

1. La presente legge istituisce per il triennio 2015 – 2017 una serie di misure di sostegno finanziario in favore delle famiglie che vivono particolari situazioni di disagio, suscettibili di aggravarne le difficoltà finanziarie.

2. Le misure di sostegno di cui al comma 1, hanno carattere sperimentale; alla conclusione del primo anno e del secondo anno di applicazione sono sottoposte a verifica di efficacia ai fini di un’eventuale rimodulazione degli interventi.

Articolo 2

Misure di sostegno alle famiglie in difficoltà

1. La Regione istituisce a favore delle famiglie in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3, un contributo una tantum di euro 1.000,00 per ogni figlio nato, dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017.

2. La Regione, al fine sostenere i nuclei familiari numerosi, istituisce a favore delle famiglie con almeno tre figli a carico in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3, un contributo annuale per il triennio 2015 – 2017, pari ad euro 1.000,00 per le famiglie con tre figli. Il contributo è incrementato di euro 150,00 per ogni figlio oltre il terzo.

3. La Regione, al fine di sostenere le famiglie con persone  disabili, istituisce un contributo annuale per il triennio 2015 – 2017 pari ad euro 1.000,00, a favore delle famiglie in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3, per ogni persona disabile a carico.

4. La Regione, al fine di sostenere le famiglie in difficoltà, istituisce un contributo una tantum di euro 3.000,00 a favore delle famiglie in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3 che hanno lo sfratto esecutivo in corso, per la sospensione delle procedure.

5. La Regione si attiva presso i comuni, le aziende sanitarie, le scuole, i centri di aggregazione del privato sociale e del terzo settore, affinché questi promuovano la diffusione dell’informazione nei confronti dei potenziali beneficiari del contributo.

Art. 3

Requisiti di accesso ai benefici e cumulabilità degli stessi

1. Possono accedere ai contributi di cui all’articolo 2, le persone fisiche che si trovano in una o più delle condizioni previste dalle medesime disposizioni e che sono in possesso dei seguenti requisiti:

a) essere cittadini italiani

b) essere tutti i membri del nucleo familiare, eccetto i figli di cui all’articolo 2, residenti in Sicilia, in modo continuativo da almeno cinque anni in strutture non occupate abusivamente , dalla data del 1° gennaio dell’anno solare a cui si riferisce il contributo finanziario;

c) avere un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore ad euro 20.000,00;

d) non avere riportato condanne con sentenza definitiva per reati di associazione di tipo mafioso

2. I contributi di cui all’articolo 2, possono essere cumulati tra loro, nonché con ulteriori eventuali contributi previsti allo stesso titolo da disposizioni nazionali. E’ fatta salva la facoltà dei comuni di tener conto dei contributi di cui alla presente legge ai fini dell’erogazione, totale o parziale, di contributi di propria competenza erogati allo stesso titolo. 

Art. 6

Concessione ed erogazione dei contributi

1. I contributi di cui all’articolo 2, sono concessi dal comune di residenza del richiedente a seguito di istanza presentata entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello per il quale è richiesto il contributo.

2. L’istanza di concessione del contributo di cui al comma 1 dell’articolo 2, è presentata dalla madre, oppure, dal padre. Le altre istanze di concessione dei contributi di cui all’articolo 2, sono presentate dal soggetto o dai soggetti titolari dei carichi di famiglia.

3. I contributi concessi sono comunicati alla Regione che provvede ai relativi pagamenti.

4. Le istanze di concessione dei benefici sono redatte secondo uno schema-tipo approvato con decreto del dirigente regionale competente per materia e sono corredate da attestazione ISEE aggiornata in corso di validità. La modulistica è pubblicata sul sito istituzionale della Regione.

5. La Giunta regionale promuove la stipula di un protocollo d’intesa con l’associazione rappresentativa dei comuni per la definizione di indirizzi operativi volti ad uniformare e semplificare la gestione dei procedimenti amministrativi.

Art. 7

Disposizioni di prima applicazione e rendicontazione attività

  1. Le deliberazioni della Giunta regionale di cui agli articoli precedenti, sono adottate nel termine di quarantacinque giorni dalla data di pubblicazione della presente legge.

  2. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale riferisce all’Assemblea regionale siciliana sugli esiti dell’applicazione delle misure attivate. Successivamente la Giunta regionale invia, con cadenza annuale, alle commissioni competenti per materia una relazione in cui sono evidenziati per ogni misura attivata i principali risultati e le criticità emerse in sede di attuazione.

Articolo 8

Norma finanziaria

Agli oneri finanziari derivanti dall’applicazione della presente legge si provvede con gli stanziamenti individuati nella competente unità previsionale del bilancio regionale.

Articolo 9

Norma finale

    1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

    2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

 

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DISEGNO DI LEGGE

 presentato dal Presidente della Regione CROCETTA

su proposta dell’Assessore per le risorse agricole e alimentari  CARTABELLOTTA

                                                                                          il 9 aprile 2013

 Tutela e valorizzazione delle risorse genetiche ‘Born in Sicily’ per l’agricoltura e l’alimentazione

RELAZIONE DELLA III COMMISSIONE LEGISLATIVA  ATTIVITA’ PRODUTTIVE: agricoltura, industria, partecipazioni regionali, commercio, cooperazione, pesca, artigianato

Composta dai deputati:  Marziano Bruno, presidente e relatore; Germanà Antonino vicepresidente; Lentini Salvatore, vicepresidente; Coltraro Giambattista, segretario; Alongi Pietro; Arancio Giuseppe; Barbagallo Anthony; Cancelleri Giancarlo; Dipasquale Emanuele; Gianni Giuseppe; Lombardo Salvatore; Mangiacavallo Matteo; Nicotra Raffaele; Ruggirello Paolo; Sammartino Luca.

                                                                                                  Presentata il 23 ottobre 2013

Onorevoli colleghi,

le norme elaborate dalla Commissione III su proposta dell’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari muovono dal presupposto che la Sicilia debba tutelare le proprie risorse genetiche e puntare, per lo sviluppo del comparto agro-alimentare, sull’agrobiodiversità, la quale costituisce uno degli aspetti più rilevanti della biodiversità, tema, quest’ultimo, praticamente sconosciuto dai non addetti ai lavori fino al 1992; da allora, a conclusione della Conferenza ONU di Rio di Janeiro, la biodiversità è stata percepita nella sua importanza strategica per lo sviluppo.

La riduzione degli ecosistemi naturali, i cambiamenti climatici e la diffusione su larga scala di varietà con base genetica ristretta, infatti, hanno determinato una riduzione della biodiversità attraverso l’estinzione di diverse specie e una forte riduzione della variabilità genetica intraspecifica.

La Sicilia è stata nella storia crocevia di popoli, civiltà e culture e la sua evoluzione culturale, testimoniata da un ricco patrimonio artistico, archeologico, architettonico, museale, letterario, paesaggistico ed ambientale, hanno fatto dell’Isola un serbatoio prezioso da cui attingere le risorse genetiche naturali, per diversificare le produzioni enologiche, vegetali ed animali.

La varietà qualitativa e la connotazione salutistica dell’enogastronomia ha raggiunto elevati livelli fin dal IV secolo a.C. – quando Archestrato di Gela scrisse ‘Hedypatheia’ ossia il primo trattato in versi di cultura gastronomica – coinvolgendo nel corso dei secoli sia le classi sociali dominanti e nobiliari, sia quelle lavorative, contadine e popolari.

La forte spinta all’intensivizzazione delle colture ha portato al rischio di estinzione di tantissime varietà coltivate fino a qualche decennio fa.

Le esigenze dell’agroindustria hanno causato la perdita di variabilità qualitativa dei prodotti agricoli e quindi dei derivati industriali, con l’omologazione del ‘gusto’ e la perdita del tradizionale legame fra territorio, tradizioni e abitudini alimentari.

Oggi, le migliori produzioni siciliane di qualità – vini, oli, frutta, ortaggi, formaggi, cereali e carni – sono ancorate ad una biodiversità differenziata e non omologata che ne esalta le caratteristiche qualitative e coniuga la conservazione delle risorse genetiche e del germoplasma con la qualificazione delle imprese e dei prodotti.

Tutto ciò è strategico dopo quarant’anni di politica agricola comunitaria di stoccaggio del grano, del burro e della carne, distillazione del vino e distruzione delle arance e delle pesche unitamente ad un’ esasperazione produttiva con il sostegno della chimica e della tecnologia dannosa per l’ambiente e l’uomo (fitofarmaci mortali, farine di carne veicolo di BSE, diossina nei mangimi).

L’agroalimentare è quindi risorto dalle sue ceneri puntando sull’identità di gusti e sapori, troppo a lungo standardizzati e omologati.

Il prodotto Born in sicily deve essere considerato in primo luogo un prodotto culturale.

La Sicilia ha puntato al recupero e alla salvaguardia delle risorse genetiche, finalizzandola non solo alla creazione di musei di genetica, ma all’utilizzazione economica e alle prospettive di mercato.

L’agricoltura basata sulla biodiversità è quella che meglio interpreta il modello europeo multifunzionale dell’agricoltura di qualità delle produzioni, sostenibilità ambientale e turismo rurale e ecocompatibile.

La Sicilia è un laboratorio all’avanguardia nel quale prodotti autoctoni e importati si contaminano, attraverso diverse stratificazioni storiche e culturali, senza soluzione di continuità, mantenendo un’ innegabile e irripetibile originalità. E’ il caso dei vini di Sicilia ottenuti con le migliori varietà autoctone (Nero d’Avola, Grillo, Insolia, Nerello Mascalese, Moscato di Noto), degli oli di pregio Biancolilla e Nocellara, del pane nero di Castelvetrano realizzato con una vecchia varietà di grano, la Tumminia, dei prosciutti e salumi del maiale nero dei Nebrodi, e dei formaggi ottenuti a partire da vacche Modicane e Cinisare.

Il comune denominatore è la qualità dei prodotti, la varietà genetica, l’ambiente e la tecnica di coltivazione che rendono i prodotti di Sicilia ricchi di odori, colori e sapori. Le molecole della qualità che li rendono unici e straordinari (antocianine, polifenoli) sono anche le molecole della salute. Una parte della loro grande ricchezza sta nel DNA delle varietà vegetali e animali che meritano di essere ancora maggiormente studiate e capite perché esiste un potenziale enorme e senza dubbio è possibile raggiungere, almeno nelle produzioni estese, livelli ben più importanti di quelli attuali.

Alla luce delle superiori considerazioni, le norme proposte mirano innanzitutto a rafforzare le attività di salvaguardia delle risorse genetiche regionali e a tutelarne la qualità per renderla riconoscibile e difenderla dalla concorrenza sleale di prodotti scadenti e dall’agropirateria, nell’ottica di trasformare la tracciabilità da operazione meramente logistica a concetto di identità certa che investe l’intera filiera, dalla ricerca alla tecnica produttiva, con controlli che arrivano sino alle fasi di distribuzione e vendita; misura di trasparenza queste nonché, probabilmente, l’unico strumento idoneo a ristabilire una relazione diretta fra chi produce e chi consuma.

Il disegno di legge attribuisce, quindi, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio della regione, una serie di compiti all’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari tra cui in primo luogo la tenuta del Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche, istituito al fine di consentire la tutela delle varietà e razze locali e suddiviso in sezione animale e vegetale. Istituzioni scientifiche, enti pubblici, associazioni, organizzazioni private e singoli cittadini possono fare proposte di inserimento di specie e razze nel repertorio; l’iscrizione sarà quindi eseguita con decreto dell’Assessore, previa acquisizione del parere della Commissione tecnico-scientifica istituita dall’articolo 7.

L’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari approva altresì linee di intervento per le attività inerenti alla tutela e alla valorizzazione delle risorse genetiche di interesse agrario.

Nel sistema di tutela così delineato particolare importanza assumono la figura dell’Agricoltore custode – definito all’articolo 9 come colui che provvede alla conservazione in azienda delle risorse genetiche iscritte nel Repertorio volontario regionale – e la Rete di conservazione e salvaguardia delle risorse genetiche autoctone che svolge ogni attività diretta a mantenere in vita le risorse genetiche a rischio di estinzione e alla quale possono aderire province, comuni, comunità montane, enti parco, istituti sperimentali, centri di ricerca, università, associazioni e agricoltori singoli od in forma associata.

DISEGNO DI LEGGE DELLA III COMMISSIONE (*)

 Capo I

Finalità e norme generali

 Art. 1.

Finalità

1. La Regione, nell’ambito delle politiche di sviluppo, promozione e salvaguardia degli agroecosistemi e delle produzioni di qualità, favorisce e promuove la tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, forestale e zootecnico del territorio regionale, relativamente a specie, razze, varietà, popolazioni, cultivar, ecotipi e cloni per i quali esistano interessi dal punto di vista economico, scientifico, ambientale, culturale, specialmente, anche se non esclusivamente, se a rischio di erosione genetica.

2. La Regione, ai sensi dell’articolo 3 della legge 6 aprile 2004, n. 101 (Ratifica ed esecuzione del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura del 3 novembre 2001), tutela e valorizza il patrimonio culturale di saperi, tecniche e consuetudini legate all’agrobiodiversità che le comunità rurali hanno storicamente acquisito e mantenuto.

3. La Regione promuove e garantisce l’utilizzazione collettiva del patrimonio di razze e varietà locali ovvero delle risorse genetiche autoctone, attraverso la Rete di conservazione, tutela e salvaguardia di cui all’articolo 8 della presente legge.

4. La Regione assume iniziative dirette e favorisce iniziative pubbliche e private volte alla conservazione, tutela e valorizzazione delle varietà e razze locali di interesse agrario, con particolare riguardo per quelle a rischio di erosione.

5. La Regione, per il tramite dell’Assessorato regionale per le risorse agricole e alimentari, attua appositi programmi d’intervento, stabilisce e incentiva le attività e le iniziative di cui all’articolo 11 della presente legge, ne determina i criteri e le modalità di attuazione.

 Art. 2.

Definizioni ed ambiti applicativi

l. Ai fini della presente legge sono considerate razze e varietà locali e di seguito denominate risorse genetiche:

a) specie, razze, varietà, cultivar, popolazioni, ecotipi e cloni originari del territorio siciliano con specifica documentazione;

b) specie, razze, varietà, cultivar, popolazioni, ecotipi e cloni che, seppure di origine esterna al territorio siciliano, siano stati introdotti da almeno cinquanta anni nel territorio siciliano e risultino integrati tradizionalmente nell’agricoltura o nell’allevamento siciliano;

c) risorse genetiche derivanti da quelle indicate alle lettere a) e b) per attività di selezione semplice senza interventi di incrocio;

d) risorse genetiche di cui alla lettera a) attualmente scomparse dal territorio regionale e conservate in orti botanici, allevamenti, istituti sperimentali, banche del germoplasma pubbliche o private, università e centri di ricerca, anche di altre regioni o paesi, per le quali esista un interesse a favorirne la reintroduzione.

2. Ai fini della presente legge valgono le definizioni contenute nell’articolo 2 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura del 3 novembre 2001. Per coltivazione in situ si intende anche la conservazione delle risorse genetiche in azienda (on farm).

3. Ai fini della presente legge, per ambito locale si intende la parte del territorio regionale in cui è o è stata presente una determinata risorsa genetica. Ai fini della conservazione e tutela delle risorse genetiche, si intende l’intero territorio regionale, comprese le isole minori.

4. Ai fini della presente legge non possono essere considerate in alcun modo le risorse genetiche che derivano, direttamente o indirettamente, da attività di modificazione del corredo cromosomico attraverso tecniche di ingegneria genetica e, in generale, di biologia molecolare.

5. Il decreto attuativo di cui all’articolo 11 definisce i criteri in base ai quali le risorse genetiche di cui al comma l del presente articolo possono essere definite a rischio di erosione genetica. Il medesimo decreto definisce e regola tutti gli aspetti connessi alla catalogazione del patrimonio regionale e agli interventi regionali che ne promuovono il mantenimento e la diffusione attraverso specifico piano operativo.

6. Il Repertorio volontario regionale di cui all’articolo 5 comprende, in specifiche sezioni, l’elenco delle risorse genetiche regionali con i riferimenti alle caratteristiche e ai centri di conservazione pubblici e privati in cui sono reperibili.

7. La Commissione tecnico-scientifica di cui all’articolo 7 esprime parere in merito all’iscrizione o alla cancellazione delle risorse genetiche nel Repertorio volontario regionale e in merito all’assegnazione dello status di Agricoltore custode di cui all’articolo 9.

 Art. 3.

Patrimonio delle risorse genetiche

1. Fatto salvo il diritto di proprietà degli agricoltori su ogni pianta o animale iscritti nel Repertorio volontario regionale di cui all’articolo 5, la Regione riconosce il patrimonio di conoscenze, innovazioni e pratiche delle comunità locali rilevanti per la conservazione e la valorizzazione delle diversità biologiche presenti nel territorio, ne promuove una più vasta applicazione anche con il consenso dei detentori di tale patrimonio, favorendo l’equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione di tali conoscenze, innovazioni e pratiche all’interno delle medesime comunità locali, in attuazione dell’articolo 8j della Convenzione di Rio sulla Biodiversità del 1992 ratificata con legge 14 febbraio 1994, n. 124 e dell’articolo 9 del Trattato Internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura del 3 novembre 2001.

2. Ai fini di cui al comma 1, l’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentare è autorizzato ad attivare, anche in concorso con enti locali, associazioni ed altri organismi, specifiche iniziative di carattere organizzativo per il recupero e la conservazione della memoria storica legata alla biodiversità di interesse agrario.

Art. 4.

Linee d’intervento

1. L’ Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari, sentito il parere della Commissione tecnico-scientifica di cui all’articolo 7, approva linee di intervento per le attività inerenti alla tutela e alla valorizzazione delle risorse genetiche di interesse agrario.

2. Sulla base delle linee di intervento di cui al comma l, l’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari esercita la propria attività di tutela e valorizzazione delle risorse genetiche ed in particolare:

a) provvede allo studio e al censimento su tutto il territorio regionale della biodiversità animale e vegetale di razze e varietà locali di interesse agrario;

b) favorisce le iniziative, pubbliche o private, tendenti a preservare e ricostituire le risorse genetiche, a diffonderne la conoscenza, il rispetto, l’uso e a valorizzarne i prodotti;

c) assume direttamente iniziative organizzative volte alla tutela e alla valorizzazione delle risorse genetiche, comprese iniziative di conservazione on farm;

d) predispone ogni azione utile all’avvio delle procedure per l’iscrizione delle proprie risorse nei sistemi di certificazione nazionale e sviluppa le procedure indispensabili per il potenziamento del sistema vivaistico regionale cominciando, ove previsto da norme nazionali, dalla conservazione delle fonti primarie;

e) favorisce ogni forma di aggregazione tra i produttori anche attraverso agevolazioni e vantaggi nell’accesso a formule di sostegno alla produzione e alla promozione secondo le vigenti normative;

f) favorisce ogni forma di collaborazione con gli enti locali, amministrazioni comunali, organismi territoriali a qualsiasi titolo riconosciuti dall’Amministrazione regionale, finalizzata alla condivisione degli obiettivi di tutela e valorizzazione e all’individuazione di percorsi comuni in favore dei produttori.

3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari:

a) istituisce il Repertorio volontario regionale di cui all’articolo 5;

b) nomina la Commissione tecnico-scientifica di cui all’articolo 7.

 CAPO II

Repertorio Volontario Regionale  e altri strumenti di conservazione, tutela e salvaguardia

 Art. 5.

Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche

1. Al fine di consentire la tutela delle varietà e razze locali, è istituito il Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche, suddiviso in sezione animale e vegetale, al quale sono iscritti razze, varietà, popolazioni, ecotipi e cloni di interesse regionale di cui all’articolo 2.

2. La sezione animale del Repertorio è disciplinata in coordinamento con la normativa nazionale vigente relativa ai libri genealogici o registri anagrafici istituiti per le singole razze.

3. La sezione vegetale del Repertorio tiene conto di quanto previsto dalla normativa vigente in materia di Registri nazionali per i comparti arboreo e sementiero.

4. Il Repertorio regionale è organizzato secondo criteri e caratteristiche che consentano l’omogeneità e la confrontabilità con analoghi strumenti esistenti a livello nazionale e internazionale. A tal fine sono adottati i parametri stabiliti dalle Linee guida per la conservazione in situ, on farm ed ex situ della biodiversità vegetale, zootecnica e microbica di interesse agrario, approvate dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e pubblicate nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 171 del 24 luglio 2012.

5. Il Repertorio volontario regionale è istituito con decreto dell’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari ed è pubblico e consultabile anche sul sito web istituzionale dell’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari.

 Art. 6.

Iscrizione al Repertorio volontario regionale

1. Enti e istituzioni scientifiche, enti pubblici, associazioni, organizzazioni private e singoli cittadini possono fare proposte di iscrizione delle specie, delle razze e delle varietà di cui all’articolo 2 al Repertorio volontario regionale. Alla proposta di iscrizione è allegata una scheda tecnica corredata dalla documentazione completa a supporto per ciascuna risorsa genetica, secondo quanto stabilito dal decreto attuativo di cui all’articolo 11.

2. Ai fini dell’iscrizione al Repertorio volontario regionale, le risorse genetiche di cui all’articolo 2 devono essere identificabili per un numero minimo di caratteri definiti per ogni singola entità secondo le Linee guida di cui all’articolo 5 comma 4.

3. L’iscrizione nel Repertorio volontario regionale è gratuita ed è eseguita con decreto dell’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari, previa acquisizione del parere della Commissione tecnico-scientifica di cui all’articolo 7. Il parere della Commissione è obbligatorio ma non vincolante.

4. Il Repertorio è tenuto dall’Ufficio competente in materia vivaistica presso l’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari.

5. Il materiale iscritto nel Repertorio volontario regionale può essere cancellato con decreto dell’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari, previo parere motivato Commissione tecnico-scientifica di cui all’articolo 7, qualora vengano meno i requisititi di cui all’articolo 2;

6. Il Repertorio volontario regionale è sottoposto a verifica ed aggiornamento almeno ogni due anni.

7. I criteri e le modalità per l’applicazione di quanto previsto dal presente articolo sono definiti con il decreto di attuazione di cui all’articolo 11.

 Art. 7.

Commissione tecnico-scientifica

 1. E’ istituita la Commissione tecnico-scientifica quale organo consultivo e propositivo.

 2. La Commissione tecnico-scientifica ha il compito di:

a) esprimere parere sull’iscrizione e la cancellazione delle varietà locali nel Repertorio regionale volontario, in base ai criteri definiti dal decreto di attuazione di cui all’articolo 11;

b) esprimere parere sulle linee di intervento della Regione di cui all’articolo 4;

c) determinare i criteri per l’individuazione degli agricoltori custodi.

3. La Commissione tecnico-scientifica è composta da:

a) un dirigente dell’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari, competente in materia di risorse genetiche, con funzioni di coordinamento;

b) due componenti del Dipartimento regionale competente in materia;

c) quattro esperti del mondo scientifico ed accademico competenti in materia di risorse genetiche vegetali ed animali in agricoltura;

d) un rappresentante del mondo vivaistico;

e) un rappresentante degli Agricoltori custodi di cui alla Misura 214/2 B del Piano di sviluppo rurale Sicilia 2007/2013.

4. La nomina della Commissione tecnico-scientifica è di competenza dell’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari. La partecipazione ai lavori della Commissione è a titolo gratuito e da essa non deriva altresì alcuna forma di rimborso.

5. La Commissione tecnico-scientifica resta in carica per cinque anni e può essere revocata con decreto dell’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari.

6. L’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari fornisce, attraverso i propri uffici, il necessario supporto tecnico-operativo per il funzionamento della Commissione tecnico-scientifica.

 Art. 8.

Rete di conservazione e salvaguardia delle risorse genetiche autoctone

1. La Regione opera direttamente nell’azione di conservazione delle risorse genetiche di cui all’articolo 2 attraverso i Centri di conservazione a regia regionale con la collaborazione della rete dei vivai regionali e della rete dei laboratori regionali di certificazione e di sicurezza alimentare.

2. Al fine di garantire la salvaguardia mediante la conservazione ex situ delle risorse genetiche di cui all’articolo 2, l’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari può individuare soggetti pubblici e privati di comprovata esperienza nel settore e dotati di idonee strutture tecnico-organizzative cui affidare, a titolo gratuito, la tutela e la conservazione ex situ delle risorse genetiche iscritte nel Repertorio regionale volontario.

3. L’affidamento e le modalità di funzionamento delle strutture per la conservazione ex situ sono disciplinate dal decreto di cui all’articolo 11.

4. I soggetti di cui al comma 2 svolgono ogni attività utile a salvaguardare il materiale conservato da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione e distruzione.

5. L’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari istituisce e coordina la Rete di conservazione e salvaguardia delle risorse genetiche, di seguito denominata “Rete”, e svolge ogni attività diretta a mantenere in vita le risorse genetiche a rischio di estinzione, attraverso la conservazione in situ, on farm o ex situ del materiale genetico di interesse regionale di cui all’articolo 2 e a incentivarne la circolazione.

6. La protezione e la conservazione delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, iscritte nel Repertorio volontario regionale di cui all’articolo 5, si attua mediante la Rete gestita e coordinata dall’ Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari, cui possono aderire le province, i comuni, le comunità montane, gli enti parco, gli istituti sperimentali, i centri di ricerca, le università, le associazioni, gli agricoltori singoli od in forma associata che siano in possesso dei requisiti previsti dal decreto di attuazione di cui all’articolo 11.

7. Tutti gli enti pubblici che hanno avuto accesso finanziamenti mirati alla costituzione di Centri pubblici di conservazione della biodiversità attraverso misure relative alla programmazione comunitaria per gli anni 2000/2006, 2007/2013 e successivi hanno l’obbligo di aderire alla Rete.

8. La Rete si occupa della conservazione in situ, on farm o ex situ del materiale genetico di interesse regionale di cui all’articolo 2 e favorisce la moltiplicazione di tale materiale al fine di renderlo disponibile agli operatori agricoli che ne facciano richiesta, sia per la coltivazione sia per la selezione ed il miglioramento.

9. L’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari predispone ogni due anni gli elenchi, su base provinciale, dei siti in cui avviene la conservazione ai sensi del comma 2 e li trasmette ai comuni interessati i quali provvedono all’informazione relativamente all’esistenza dei siti stessi.

10. Gli agricoltori custodi inseriti nella Rete possono scambiare le sementi o i materiali di propagazione da loro prodotti per ogni singola entità iscritta nel Repertorio volontario regionale.

11. Il registro pubblico informatizzato delle risorse genetiche presenti nelle strutture che si occupano di conservazione ex situ, consultabile anche attraverso strumenti informatici e telematici, è tenuto presso il competente Dipartimento dell’Assessorato regionale delle risorse agricole ed alimentari.

12. Dall’applicazione del presente articolo non scaturiscono nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione.

 Art. 9.

Agricoltori custodi

1. Ai fini della presente legge si definisce ‘Agricoltore custode’ l’agricoltore che provvede alla conservazione in azienda, in situ, on farm e/o ex situ, delle risorse genetiche iscritte nel Repertorio volontario regionale di cui all’articolo 5.

2. L’Agricoltore custode:

a) provvede alla messa in sicurezza della singola risorsa genetica proteggendola e salvaguardandola da qualsiasi forma di contaminazione, alterazione o distruzione;

b) diffonde la conoscenza e la coltivazione delle risorse genetiche di cui è custode, attenendosi ai principi di cui alla presente legge;

c) promuove la diffusione delle conoscenze culturali e agronomiche relative alle risorse genetiche in conservazione, partecipando ad iniziative regionali di educazione alimentare poste in essere dall’Amministrazione regionale;

d) effettua il rinnovo dei semi di specie erbacee e ortive conservate ex situ.

3. L’incarico di Agricoltore custode è conferito, su richiesta dell’interessato, a seguito dell’iscrizione, previo parere della Commissione tecnico-scientifica, in un elenco pubblico gestito dal Dipartimento regionale competente in materia di agricoltura e consultabile anche attraverso strumenti informatici e telematici.

4. La propagazione e/o riproduzione di risorse genetiche effettuate da Agricoltori custodi avviene presso le zone originarie di prelievo o quelle riconosciute come tradizionali luoghi di presenza della coltivazione.

5. Fanno parte di diritto dell’elenco degli Agricoltori custodi gli agricoltori che hanno avuto accesso alla Misura 214/2 azione B del Piano di sviluppo rurale Sicilia 2007/2013 e che, pertanto, mantengono campi di conservazione dell’agrobiodiversità di interesse agrario.

6. L’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari stabilisce, attraverso il decreto di attuazione di cui all’articolo 11, le limitazioni di specie, varietà, razze ed ecotipi nonché i riferimenti quantitativi in termini di superficie o numero di capi che possono dar luogo ad agevolazioni finalizzate ad incentivare l’azione di conservazione e di mantenimento delle risorse genetiche di cui all’articolo 2.

 Art. 10.

Circolazione e moltiplicazione di materiale genetico

1. Al fine di consentire il recupero, il mantenimento e la riproduzione delle risorse genetiche vegetali di cui alla presente legge, i soggetti affidatari della tutela e conservazione ex situ delle risorse genetiche vegetali di cui all’articolo 8, gli agricoltori custodi di cui all’articolo 9, gli istituti sperimentali, i centri di ricerca e le università che intendono svolgere attività di riproduzione e moltiplicazione di materiale genetico devono attenersi alle normative in materia fitosanitaria e di qualità del materiale da propagazione e alle norme vigenti in materia.

2. Al fine di garantire un uso durevole delle risorse genetiche è consentita, tra gli aderenti alla Rete, la circolazione, senza scopo di lucro, in ambito locale, di una modica quantità di materiale genetico, volta al recupero, al mantenimento e alla riproduzione di varietà locali a rischio di estinzione e iscritte nel Registro volontario regionale.

3. Con il decreto di attuazione, di cui all’articolo 11, è definita la modica quantità con riferimento al comparto vegetale ed animale.

 Art. 11.

Decreto di attuazione

1. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con decreto dell’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari, previo parere della Commissione tecnico-scientifica, sono emanate le disposizioni di attuazione della presente legge.

2. Nel decreto di attuazione sono individuati:

a) i criteri in base ai quali le risorse genetiche di cui all’articolo 2 sono considerate a rischio di erosione genetica ai sensi di quanto previsto dalle Linee guida per la conservazione in situ, on farm ed ex situ della biodiversità vegetale, zootecnica e microbica di interesse agrario, approvate dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e pubblicate nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 171 del 24/7/2012;

b) le modalità e le procedure per l’iscrizione al Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche di cui all’articolo 5;

c) le modalità di funzionamento della Commissione tecnico-scientifica di cui all’articolo 7 e i criteri in base ai quali la medesima Commissione esprime parere sull’iscrizione e la cancellazione dal Repertorio volontario regionale;

d) le modalità di funzionamento delle strutture per la conservazione ex situ di cui all’articolo 8, comma 2, e le modalità di affidamento delle attività di conservazione alle stesse;

e) l’articolazione delle iniziative regionali volte a favorire la produzione agraria legata all’agrobiodiversità;

f) le procedure per la gestione della filiera vivaistica finalizzate a rendere disponibile materiale vegetale legato all’agrobiodiversità per impianti specializzati ai sensi delle norme vigenti;

g) le procedure relative alla certificazione di prodotto e di processo attraverso la rete dei laboratori regionali all’uopo accreditati;

h) le procedure per la realizzazione dei disciplinari di produzione e/o allevamento e/o trasformazione agroalimentare per i prodotti dell’agrobiodiversità da avviare a certificazione;

i) i criteri per il conferimento dell’incarico di conservazione in situ o on farm agli agricoltori custodi, i compiti a essi demandati e le modalità di eventuali agevolazioni;

l) i requisiti richiesti per i soggetti di cui all’articolo 8, comma 2 per l’adesione alla Rete;

m) la modica quantità con riferimento alla singola varietà di cui all’articolo l0 comma 2;

n) le modalità di attuazione del programma operativo di cui ai commi successivi.

3. Con decreto dell’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari è adottato un programma operativo annuale per la realizzazione di attività e iniziative mediante il quale la Regione:

a) promuove e provvede allo studio e al censimento su tutto il territorio regionale dell’agrobiodiversità animale e vegetale;

b) favorisce le iniziative, di carattere sia pubblico sia privato, volte a conservare la biodiversità di interesse agrario, a diffondere le conoscenze e le innovazioni per l’uso e la valorizzazione di materiali e prodotti autoctoni, la cui tutela è garantita dalla presente legge;

c) assume direttamente iniziative specifiche atte alla tutela, al miglioramento, alla moltiplicazione e alla valorizzazione delle risorse genetiche autoctone;

d) prevede specifiche iniziative per incentivare gli agricoltori inseriti nella Rete.

5. I programmi operativi annuali sono attuati dall’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari attraverso i propri uffici competenti per materia.

 Art. 12.

Tutela internazionale

1. La Regione tutela gli interessi legittimi derivanti dall’attuazione della presente legge in tutte le sedi nazionali e internazionali.

 Art. 13.

Norme in materia di “Istituto regionale del vino e dell’olio”

1. Alla legge regionale 18 luglio 1959, n. 64 e successive modifiche e integrazioni sono apportate le seguenti modifiche:

a) al primo comma dell’articolo 1 le parole “Istituto regionale del vino e dell’olio” sono sostituite dalle seguenti: “Istituto regionale vini e agroalimentare di Sicilia”;

b) dopo il comma 1-bis dell’articolo 2 è inserito il seguente: “1- ter. L’Istituto svolge altresì le attività di valorizzazione, promozione, certificazione, ricerca e innovazione nelle filiere agroalimentari di Sicilia, comprese quelle ittiche.”.

2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari, ai sensi dell’articolo 9 della legge regionale 18 luglio 1959, n. 64 e successive modifiche ed integrazioni, e su proposta dell’Istituto, provvede all’adeguamento dello statuto dell’Istituto.

3. Dall’applicazione del presente articolo non scaturiscono nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della regione e all’espletamento dei nuovi compiti si provvede con le attuali assegnazione del vigente bilancio.

 Art. 14.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della pubblicazione.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: Dipasquale, Coltraro, Di Giacinto, Malafarina, Oddo
23 ottobre 2013

NORME PER FAVORIRE IL RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO DI BASE DEI CENTRI STORICI

RELAZIONE DEI DEPUTATI PROPONENTI

Onorevoli colleghi,
Il comparto dell’edilizia attraversa un grave periodo di crisi, in parte dovuto alla crisi economica generale e in parte alla complessità delle norme e dei procedimenti riguardanti la realizzazione degli interventi edilizi.
In particolare, nei centri storici esiste un rilevante patrimonio edilizio inadeguato alle moderne esigenze dell’abitare in parte fatiscente e/o abbandonato, sul quale gravano norme restrittive sia in termini di possibilità d’intervento sia in termini procedurali, soprattutto per tutta l’edilizia minuta che compone l’edilizia di base.
La difficoltà di elaborazione e approvazione dei piani particolareggiati dei centri storici, la normativa antisismica, il costo del restauro e la scarsa adeguatezza delle unità edilizie alle esigenze dell’abitare costituiscono oggi uno dei motivi per cui la gente sceglie di vivere nella città nuova, ove si accresce il consumo di suolo.
Con la presente legge si intendono definire regole e procedimenti rapidi per consentire il recupero delle unità edilizie dei centri storici senza alterare le caratteristiche di pregio che connotano gli stessi centri.
Si intende dare priorità alla concreta valorizzazione e rivitalizzazione economica e sociale dei centri storici della Sicilia, rendendo più facili gli interventi laddove le condizioni delle unità edilizie lo consentono.
In tal modo, oltre a dare una boccata d’ossigeno al comparto edilizio, si renderà possibile la realizzazione di abitazioni “abitabili”, oltre che l’insediamento di attività rivolte al turismo, e al terziario, in modo da ricondurre i centri storici a quartieri della città in cui il cittadino è invogliato ad abitare, nella convinzione che sono gli abitanti il vero cuore del centro storico.
DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE
Art. 1
Principi generali
Le disposizione della presente legge sono rivolte a perseguire la valorizzazione e la rivitalizzazione economica e sociale dei centri storici della Sicilia, attraverso norme semplificate e lo snellimento delle procedure riguardanti il recupero del patrimonio edilizio esistente.
Art. 2
Definizione delle tipologie edilizie dei centri storici
Ai fini dell’applicazione della presente legge, nel centro storico vengono definite le seguenti tipologie edilizie:
A. EDILIZIA DI BASE = unita’ edilizie elementari composte da moduli base su una o piu’ elevazioni, ordinariamente aggregati a schiera costituenti il tessuto principale del contesto urbano storico.
B. EDILIZIA RESIDENZIALE MONUMENTALE = (Palazzi) caratterizzata dai caratteri architettonici e costruttivi originari e dalla unicità dell’unita’ edilizia che costituisce organismo autonomo chiaramente distinguibile dal contesto.
C. EDILIZIA SPECIALISTICA MONUMENTALE (Religiosa, civile, militare, produttiva), caratterizzata dalla specifica destinazione e dalla unicità dell’unita’ edilizia che costituisce organismo autonomo chiaramente distinguibile dal contesto.
D. EDILIZIA RESIDENZIALE A PALAZZINA MODERNA, (edificio di civile abitazione) caratterizzata dalla destinazione prevalentemente abitativa, dalle componenti costruttive, prevalentemente in C.A., e dalla unicità dell’unita’ edilizia che costituisce organismo autonomo chiaramente distinguibile dal contesto. (In genere impattante per dimensioni in altezza)
E. EDILIZIA SPECIALISTICA MODERNA caratterizzata dalla destinazione specialistica (uffici, banche ecc.), dalle componenti costruttive, prevalentemente in C.A. e dalla unicità dell’unita’ edilizia che costituisce organismo autonomo chiaramente distinguibile dal contesto. (In genere impattante per dimensioni in altezza)
In relazione ai caratteri dimensionali, prospettici e strutturali vengono definite le seguenti classi tipologiche:
a) Edilizia di base ordinaria non qualificata: unità edilizie con caratteri dimensionali planimetrici, originari o modificati con scarsa prevalenza o prive di caratteri prospettici tipici, ivi compresa l’edilizia residenziale di base moderna, sostitutiva di preesistenti unità edilizie di base.
b) Edilizia di base ordinaria parzialmente qualificata con alterazioni, modifiche e/o aggiunte: unità edilizie con caratteri dimensionali planimetrici originari e permanenza parziale di caratteri prospettici tipici che hanno subito alterazioni e/o addizioni di volumi.
c) Edilizia di base ordinaria qualificata: unità edilizie con caratteri dimensionali originari e permanenza, totale o prevalente, dei caratteri architettonici tipici.
d) Edilizia di base qualificata speciale (palazzetti): unità edilizie di base aventi caratteri sia dimensionali che prospettici che le rendono simili ad un palazzo seppure derivati dalla sommatoria di moduli dell’edilizia di base.
e) Edilizia monumentale residenziale (palazzi dell’edilizia storica): edifici monumentali residenziali del centro storico.
f) Edilizia monumentale specialistica: monumenti non residenziali (religiosi, civili, militari, produttivi ecc.)
g) Edilizia qualificata di sostituzione: monumenti sorti mediante operazioni di demolizione di preesistenti tessuti della città storica, aventi i caratteri monumentali e di qualità architettonica tipica del periodo di esecuzione. (diversi esempi nell’epoca del fascismo)
h) Edilizia non qualificata residenziale moderna (palazzine moderne): edifici residenziali sorti a partire dagli anni cinquanta-sessanta sia ex novo su aree libere sia anche attraverso la demolizione di preesistente edilizia.
i) Edilizia non qualificata specialistica: rappresenta l’insieme degli edifici a destinazione specialistica sorti a partire dagli anni cinquanta-sessanta o in sostituzione di preesistenze o ex novo, aventi caratteri di edificato moderno, in prevalenza in c.a.
j) Altre eventuali tipologie, non riconducibili a quelle sopra elencate, che possono essere definite con deliberazione del consiglio comunale.
Art. 3
Interventi ammessi e modalità di attuazione
Gli interventi ammessi nei centri storici sono i seguenti:
a1-Manutenzione ordinaria interna agli edifici
Su tutte le tipologie, mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata corredata da documentazione fotografica a firma di tecnico abilitato.
a2-Manutenzione ordinaria sulle facciate e sulle coperture
Su tutte le tipologie, mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata corredata da documentazione fotografica a firma di tecnico abilitato.
Qualora la manutenzione dovesse riguardare la parte cromatica della facciata e/o elementi lapidei e/o il tegolato di copertura e/o comunque elementi architettonici tipici, della stessa la comunicazione dovrà essere accompagnata anche dall’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla locale Soprintendenza.
b1-Manutenzione straordinaria interna agli edifici
Su tutte le tipologie, mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata corredata da documentazione fotografica a firma di tecnico abilitato.
b2-Manutenzione straordinaria sulle facciate e sulle coperture
Qualora la manutenzione dovesse riguardare la parte cromatica della facciata e/o elementi lapidei e/o il tegolato di copertura e/o comunque elementi architettonici tipici, della stessa, la comunicazione dovrà essere accompagnata anche dall’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla locale Soprintendenza.
c1-Restauro e risanamento conservativo interni agli edifici
Su tutte le tipologie non qualificate, mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata a firma di tecnico abilitato.
Su tutte le tipologie qualificate mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da
relazione tecnica asseverata a firma di tecnico abilitato e dall’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla locale Soprintendenza.
c2-Restauro e risanamento conservativo sulle facciate e sulle coperture
Su tutte le tipologie, mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata a firma di tecnico abilitato e dall’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla locale Soprintendenza.
d1-Ristrutturazione edilizia parziale interna agli edifici (opere interne di ristrutturazione)
Su tutto il patrimonio edilizio non qualificato o parzialmente qualificato. (a, b, c, h, i), mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata a firma di tecnico abilitato.
Sulle tipologie qualificate, mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata a firma di tecnico abilitato previo nulla osta della locale Soprintendenza.
d2-Ristrutturazione edilizia parziale riguardante le facciate e/o le coperture degli edifici
Su tutto il patrimonio edilizio di base ordinario non qualificato o parzialmente qualificato. (a, b, c, h, i), mediante acquisizione del permesso di costruire e dell’autorizzazione paesaggistica.
Sul patrimonio edilizio qualificato solo attraverso piano urbanistico particolareggiato.
d3-Ristrutturazione edilizia totale, mediante demolizione
Nei centri storici la ristrutturazione edilizia mediante demolizione è consentita su tutto il patrimonio edilizio di base ordinario non qualificato o parzialmente qualificato. (a, b, c, h, i), previa l’acquisizione del permesso di costruire e dell’autorizzazione paesaggistica.
Gli edifici ricostruiti dovranno avere dimensioni, caratteri cromatici, compositivi e tipologici coerenti con i caratteri del centro storico.
Si inquadra in questa tipologia anche la ristrutturazione mediante demolizione e nuova costruzione riduttiva dei volumi.
Negli interventi di ristrutturazione mediante demolizione è consentito l’accorpamento tra unità edilizie contigue.
d4-Accorpamento di più unità edilizie e/o unità immobiliari.
a) senza modifiche prospettiche: è consentito su tutto il patrimonio edilizio di base mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata a firma di tecnico abilitato
b) con modifiche prospettiche e con interventi di manutenzione, restauro, risanamento conservativo: è consentito su tutto il patrimonio edilizio di base mediante Comunicazione di inizio attività accompagnata da relazione tecnica asseverata a firma di tecnico abilitato e dall’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla locale Soprintendenza.
e1-Ristrutturazione urbanistica conservativa dell’assetto viario
Questo intervento, consiste in una sommatoria organica manutenzioni, restauri, risanamenti conservativi, ristrutturazioni edilizie, accoramenti e demolizioni per la realizzazione di nuove costruzioni.
E’ consentito su contesti edilizi fatiscenti e totalmente o parzialmente disabitati in misura superiore al 50% del valore catastale dello stesso contesto, attraverso “Progetto preliminare alla formazione dei comparti edificatori di cui all’art. 11 della L.R. 71/78” di cui al successivo art. 5.
Gli interventi di demolizione e ricostruzione e/o di demolizione e nuova costruzione sono consentiti solo per le unità edilizie non qualificate.
e2-Ristrutturazione urbanistica mediante ridefinizione dell’assetto viario
Questo intervento di norma non è consentito nei centri storici salvo particolari e motivate ragioni, connesse all’elevato degrado strutturale e allo stato di abbandono del contesto, attraverso la redazione di un piano urbanistico attuativo di iniziativa pubblica o privata o mista pubblico-privata, in conformità ai contenuti dell’art. 11 della L.R. 71/78, la cui approvazione è competenza del Consiglio Comunale, previa acquisizione dei pareri della Sovrintendenza e del Genio Civile.
Negli interventi di ristrutturazione urbanistica il volume non potrà superare quello preesistente e le altezze delle nuove unita edilizie non potranno superare quelle dell’edilizia di base qualificata.
Art. 4
Procedimento per il rilascio del permesso di costruire in centro storico
1. Per il rilascio del permesso di costruire, per gli interventi ove è prevista questa modalità di attuazione, dovranno essere acquisiti i seguenti pareri, nulla osta, autorizzazioni:
a) Relazione istruttoria e parere del funzionario comunale responsabile del procedimento sulla conformità urbanistica e sulla coerenza dell’intervento ai contenuti della presente legge,
b) Autorizzazione paesaggistica, di cui al codice dei beni culturali, della locale Soprintendenza,
c) Eventuali altri pareri/nulla osta di altri Enti solo se previsti da norme specifiche riguardanti gli interventi.
La mancanza di uno di essi non provoca sospensioni o rinvii per l’espressione degli altri.
2. Il dirigente comunale competente, dopo l’acquisizione di tutti i pareri/nulla osta/autorizzazioni e adempimenti del richiedente, procederà al rilascio del permesso di costruire.
3. Il procedimento può essere sintetizzato come segue:
a) L’istanza di rilascio del permesso di costruire, corredata dagli elaborati grafici, fotografici e descrittivi, necessari per individuare gli interventi, viene presentata al competente ufficio comunale che rilascia apposita ricevuta di avvenuta presentazione.
La data di presentazione della richiesta costituisce avvio del procedimento generale e di quello relativo all’acquisizione del parere di competenza comunale.
b) Entro sette giorni dalla presentazione degli elaborati relativi, il responsabile del procedimento, nominato, a termini di legge, dal dirigente comunale competente, avanza richiesta alla locale Sovrintendenza per ottenere l’autorizzazione paesaggistica e agli altri soggetti chiamati ad esprimere parere.
Il parere urbanistico, l’autorizzazione paesaggistica prevista dal vigente codice dei beni culturali, e gli altri eventuali pareri richiesti ad altri Enti, dovranno essere resi, ognuno, nel termine di trenta giorni dalla richiesta.
Eventuale richiesta di documentazione integrativa può essere avanzata una sola volta, entro quindici giorni dalla presentazione dell’istanza, interrompendo i termini del procedimento relativo.
Trascorsi i termini complessivi, come sopra determinati, senza che siano stati resi i pareri relativi, o date le autorizzazioni, il dirigente competente all’emanazione del provvedimento definitivo, indice una conferenza di servizio entro i successivi quindici giorni, da svolgersi tra il settimo ed il quindicesimo giorno dall’avviso di convocazione.
Nel caso in cui i pareri o le autorizzazioni non vengano espressi o l’ente competente dovesse risultare assente alla conferenza di servizio senza aver fatto pervenire il proprio parere, lo stesso si intende reso favorevolmente.
c) Acquisiti tutti i pareri necessari ordinariamente oppure mediante conferenza di servizio, il responsabile del procedimento sottopone al dirigente competente il provvedimento.
d) Il dirigente prende atto dei pareri ed emana l’atto. Eventuali provvedimenti non conformi ai pareri acquisiti devono essere opportunamente motivati.
La richiesta di autorizzazione/parere, con i relativi allegati, può essere avanzata alla Soprintendenza o ad altri Enti anche dalla ditta richiedente. In questo caso all’istanza per rilascio del permesso di costruire, vanno allegate le richieste avanzate agli altri Enti.
Tutti i pareri contrari devono essere adeguatamente motivati con riferimento a norme di legge, regolamenti o regole che siano noti e consultabili dal cittadino.
I pareri contrari resi con motivazioni connesse a valutazioni personali e/o discrezionali immotivate equivalgono a mancata espressione del parere stesso e devono essere disattesi dal dirigente che deve rilasciare il provvedimento finale.
Complessivamente la durata del procedimento non può superare gg. 90 dalla presentazione della richiesta, salvo i tempi d’attesa ascrivibili a ritardi del richiedente nella presentazione di eventuale documentazione integrativa.
Il mancato rispetto del suddetto termine, per cause non ascrivibili al richiedente, costituisce silenzio assenso e lo stesso, previa comunicazione accompagnata da relazione tecnica asseverata a firma del tecnico abilitato è autorizzato a dare inizio ai lavori.
Dopo l’inizio dei lavori il Comune potrà richiedere integrazioni ad eventuali pagamenti oppure documentazione da aggiungere alla pratica per eventuali controlli.
La eventuale sospensione dei lavori potrà essere intimata, entro un mese dalla comunicazione di cui sopra, solo per motivazioni di carattere sostanziale e non anche per mancati adempimenti burocratici.
Art. 5
Progetto preliminare alla formazione dei comparti edificatori di cui all’art. 11 della L.R. 71/78
1. Il progetto preliminare:
a) comprende le opere e gli spazi urbanizzativi, la relazione di natura finanziaria e programmatoria e deve essere posto a corredo del provvedimento di formazione del comparto previsto dal 1° comma dell’art. 11 della L.R. 71/78.
b) deve essere predisposto dal Comune o dai proprietari rappresentanti, in base all’imponibile catastale, la maggioranza assoluta del valore dell’intero comparto.
c) è sottoposto all’approvazione del Consiglio Comunale previa acquisizione del parere della Soprintendenza e del Genio Civile su proposta del dirigente comunale competente.
I superiori pareri dovranno essere resi entro trenta giorni dalla loro richiesta, trascorsi i quali si intendono resi favorevolmente.
Eventuale richiesta di documentazione integrativa può essere avanzata una sola volta, entro quindici giorni dalla presentazione dell’istanza, interrompendo i termini del procedimento relativo.
2. La delibera di approvazione del progetto preliminare costituisce approvazione urbanistica delle previsioni in esso previste, delibera di formazione del comparto ai sensi dell’art. 11 delle L.R. 71/78, assegnazione dello stesso ai proprietari che hanno predisposto il progetto, qualora l’iniziativa sia stata dagli stessi attivata, dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità e urgenza in base alla quale è possibile avviare le eventuali procedure espropriative.
3. A conclusione dell’iter previsto dalla legge il soggetto titolare del Comparto (l’aggiudicatario della gara prevista dalla normativa vigente o i proprietari che hanno presentato il progetto preliminare) potranno richiedere il titolo abilitativo per la realizzazione delle opere di recupero degli immobili interessati sulla base delle previsioni del progetto preliminare approvato dal Consiglio Comunale.
Nel caso in cui all’interno del Comparto ricadano immobili di proprietà comunale l’Ente in sede di adozione del provvedimento di formazione del Comparto dovrà manifestare espressamente la volontà di cedere l’immobile definendone il prezzo ed eventuali condizioni d’utilizzo, o mantenerne la proprietà per i propri scopi istituzionali.
In sede di adozione del provvedimento di formazione del Comparto il Comune potrà condizionare l’atto all’inclusione di altre aree o edifici contigui fatiscenti non abitati.
4. La relazione programmatoria-finanziaria dovrà prevedere modalità e tempi per la sistemazione di eventuali utilizzatori residenti delle unità immobiliari del comparto, ai quali dovrà essere consentita o l’accettazione dell’indennità di espropriazione o l’acquisizione in permuta di un alloggio avente superficie utile equivalente a quella oggetto del recupero.
Ad eventuali affittuari residenti dovrà essere offerto un alloggio di dimensioni almeno equivalenti a quello abitato, per un periodo non inferiore ad un anno, allo stesso canone corrisposto per quello oggetto del recupero.
Il Comune, o i proprietari che attivano l’iniziativa dovranno documentare la disponibilità degli alloggi sostitutivi o l’avvenuto accordo con i proprietari non partecipanti, prima della presentazione del progetto preliminare.
5. Nessuna prescrizione è data per gli immobili disabitati o per quelli che costituiscano seconda casa, non utilizzati, per i quali è possibile procedere all’espropriazione dopo il provvedimento di formazione del comparto, con le procedure di legge.
Nel caso di irrisolvibili controversie con i proprietari residenti negli immobili inclusi nel comparto è data facoltà al Comune o al soggetto che ha attivato l’iniziativa di procedere limitatamente alle proprietà disponibili.
Art. 6
Norme di carattere generale
1. I progetti riguardanti interventi in centro storico, dovranno essere corredati dall’analisi grafica e fotografica delle unità edilizie interessate, attraverso la quale sia possibile valutare la tipologia di appartenenza, lo stato di consistenza delle unità edilizie interessate e del contesto di appartenenza, la presenza di elementi architettonici tipici, le componenti strutturali e la presunta epoca di costruzione.
2. Le relazioni asseverate dovranno essere corredate dall’analisi grafica e fotografica delle unità edilizie interessate, attraverso la quale sia possibile individuare l’ubicazione e valutare la tipologia di appartenenza.
3. In tutte le unità edilizie del Centro Storico sono ammesse nuove destinazioni d’uso compatibili con la qualità architettonica e spaziale degli edifici e con la loro localizzazione nel contesto urbano.
In particolare sono consentiti:
a) la destinazione a edilizia residenziale pubblica;
b) la destinazione ricettivo/turistica, anche attraverso l’utilizzazione di “alloggi” disimpegnati da strade e spazi pubblici;
8
c) la destinazione a parcheggio concentrata in unità edilizie di base non qualificate, opportunamente accorpate, e/o in piani interrati, fermo restando l’obbligo di utilizzare caratteri dimensionali e architettonici coerenti con il contesto storico di appartenenza.
4. Le richieste riguardanti interventi di recupero edilizio nei centri storici costituiscono priorità rispetto ad altre.
5. Negli interventi di ristrutturazione edilizia o urbanistica che prevedono la demolizione, nella ricostruzione è obbligatorio effettuare la riduzione dei volumi eccedenti il numero dei piani degli edifici qualificati del contesto di appartenenza, acquisendo un credito volumetrico pari al doppio di quello ridotto, utilizzabile in altre aree del territorio comunale nel rispetto degli indici e dei parametri urbanistici dell’area di “ricaduta”, ad eccezione dell’indice volumetrico e dell’indice di copertura derivanti dal credito stesso.
6. Il credito volumetrico può essere utilizzato anche per ampliare unità edilizie esistenti, senza che lo stesso incida sull’indice di copertura e sull’indice di fabbricabilità.
Il credito acquisito, successivamente all’avvenuta demolizione dell’unità edilizia originaria, è commerciabile.
Art. 7
Modifiche e abrogazioni di norme
1. E’ abrogata ogni norma in contrasto con la presente legge
2. La presente legge obbliga alle modifiche delle disposizioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti comunali e di altre norme con essa contrastanti, sia in relazione alle definizioni che alle procedure.
Art. 8
Disposizioni finali
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: Di Giacinto, Coltraro, Dipasquale, Malafarina, Oddo
22 ottobre 2013

Nuovo ordinamento dei servizi socio-educativi per l’infanzia

RELAZIONE DEI DEPUTATI PROPONENTI
Onorevoli colleghi,
i diritti delle bambine e dei bambini, in una società evoluta, devono essere valorizzati con il supporto di tutti i servizi idonei a sostenere il percorso di crescita psico-fisica.
La normativa in atto vigente nella nostra regione risulta obsoleta e non è più in grado di dare risposte alle esigenze genitoriali in termini di servizi e iniziative a sostegno dell’armoniosa crescita psico-fisica delle bambine e dei bambini.
Da uno studio effettuato e dai vari incontri svolti con le associazioni di genitori, sono risultati spesso carenti le offerte di servizi integrativi per i bambini, soprattutto per il periodo da 0 a 36 mesi, causando serie difficoltà per i genitori che devono coniugare la propria vita lavorativa con il rispetto delle esigenze dei bambini e la loro cura.
La proposta di legge si pone l’obiettivo di realizzare nel territorio regionale, in linea con quanto è stato già effettuato in tutte le altre Regioni, un nuovo e moderno modello integrato dei servizi socio-educativi per l’infanzia.
Essa segue l’indicazione delle politiche a sostegno del ruolo genitoriale con
interventi mirati alla crescita psico-fisica dei figli e tende a favorire la diffusione di servizi integrativi per l’infanzia al fine di garantire la continuità dei servizi soprattutto nei periodi di chiusura dei nidi d’infanzia, delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie.
Il sistema integrato che intendiamo costruire, nel rispetto del pluralismo delle offerte, è costituito dai servizi integrativi ai nidi, delle scuole dell’infanzia primarie dei quali si intende valorizzare la funzione socio-educativa e, quindi, finalizzata a garantire il diritto alla cura, all’educazione e all’istruzione dei bambini piccoli e, contestualmente, a dare sostegno alle competenze genitoriali e alla conciliazione tra tempi di vita e lavoro.

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE
Art. 1.
Oggetto
1. La Regione riconosce il diritto delle bambine e dei bambini a un giusto ed equilibrato sviluppo psico-fisico e affettivo e a tal fine:
a) garantisce a tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto a frequentare il nido d’infanzia, la scuola d’infanzia e primaria, e tutti gli altri servizi socio-educativi per l’infanzia, da attivare secondo i criteri di efficacia, efficienza ed economicità;
b) favorisce le necessità lavorative e le esigenze genitoriali, nel rispetto delle pari opportunità, al fine di superare disuguaglianze e barriere territoriali, economiche e culturali.
2. Per i fini di cui al comma 1, la Regione promuove, nel rispetto del principio di sussidiarietà:
a) la realizzazione di un sistema di servizi per l’infanzia che garantiscano il pluralismo delle opportunità socio-educative;
b) la diffusione della cultura del rispetto e di cura nei confronti dell’infanzia;
c) il sostegno ai genitori nella crescita psico-fisica dei figli attraverso la creazione di apposite strutture capaci di accogliere i propri figli in posti vicini al luogo di lavoro per garantire, con modalità armoniose, il diritto alla vita e il diritto al lavoro;
d) il sostegno ai genitori per la prevenzione di ogni forma di disagio derivante da svantaggi psico-fisico, sociale e culturale.
La Regione garantisce il diritto all’inserimento dei bambini disabili o in situazione di svantaggio socio-culturale e sostiene, con l’offerta di servizi diffusi sul territorio regionale, le competenze genitoriali, le pari opportunità e l’accesso delle donne nel mercato del lavoro, favorendo la conciliazione tra impegni familiari e quelli lavorativi.
Art. 2.
Finalità
1. La Regione intende migliorare i servizi educativi, pubblici e privati, rivolti all’infanzia, renderli più efficaci ed efficienti in base ai seguenti criteri:
a) la qualificazione delle diverse tipologie di servizi educativi a gestione pubblica e privata;
b) la creazione di un sistema educativo integrato regionale e territoriale che assicuri pari opportunità a tutti i bambini e garantisca il pluralismo dell’offerta formativa;
Art. 3.
Sistema socio-educativo integrato regionale
l. Il sistema socio-educativo integrato è costituito:
dai servizi integrativi al nido, alla scuola d’infanzia e primaria quali i centri per bambini e genitori, gli spazi gioco per bambini, e dai servizi in contesto domiciliare.
2. Il sistema socio-educativo integrato dei servizi per l’infanzia, tramite il rispetto di regole comuni e la condivisione degli obiettivi, permette di dare risposte unitarie e di offrire servizi flessibili e differenziati tra loro, ma congrui rispetto ai bisogni evolutivi dei bambini e dei loro genitori.
Art. 4
Servizi socio-educativi integrativi
l. I servizi socio-educativi integrativi al nido d’infanzia, alla scuola d’infanzia e primaria, per i quali è obbligatoria la presenza di personale educatore in possesso del titolo di laurea a indirizzo pedagogico, offrono risposte flessibili e diversificate sotto il profilo strutturale e organizzativo. I servizi integrativi comprendono:
a) i centri per bambini e famiglie, che accolgono bambini insieme ad un adulto accompagnatore, hanno caratteristiche di aggregazione sociale e ludica per i bambini e di comunicazione e di incontro tra gli adulti che condividono problematiche educative per l’età infantile;
b) gli spazi gioco per bambini, che offrono accoglienza in un ambiente organizzato con finalità educative, ludiche, di cura e di socializzazione per bambini da diciotto a trentasei mesi, sono privi di spazi per il riposo, non offrono il servizio di mensa e prevedono una frequenza flessibile concordata con il personale educatore fino ad un massimo di cinque ore giornaliere per bambino;
c) i servizi socio-educativi presso il domicilio dell’educatore o in altro spazio a ciò destinato, che sono caratterizzati da un alto grado di personalizzazione, stante il numero ridotto di bambini affidati a uno o più educatori in modo continuativo possono accogliere al massimo cinque bambini.
Art. 5
Polo per l’infanzia
l. Più servizi socio-educativi per bambini possono essere progettati in un’unica struttura o in edifici contigui, per condividere i servizi generali e gli spazi collettivi, favorire la continuità del progetto educativo e offrire ai bambini di diversa età esperienze programmate, in piccolo gruppo, di gioco e di incontro. Il polo per l’infanzia può essere aggregato anche a una scuola primaria o a un istituto comprensivo.
Art. 6
Soggetti gestori dei servizi
1. I servizi per l’infanzia, che concorrono al sistema socio-educativo integrato, possono essere gestiti:
a) dai comuni;
b) dai comuni, anche in forma associata;
c) da altri soggetti pubblici;
c) da soggetti privati che operano nel sociale e/o associazioni di genitori.
Art. 7
Funzioni dei Comuni
1. I comuni singoli o consorziati, per le finalità della presente legge, svolgono funzioni in materia di:
a) programmazione, promozione, gestione e supporto, diretta o indiretta, dei servizi educativi;
b) rilascio dell’autorizzazione al funzionamento per i servizi educativi per la prima infanzia gestiti da soggetti privati;
c) accreditamento per i servizi educativi per l’infanzia gestiti da soggetti pubblici e privati;
d) la vigilanza e controllo sui servizi educativi e le loro strutture.
2. I comuni singoli o consorziati, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della presente legge, devono dotarsi di apposito regolamento, avente ad oggetto le modalità organizzative e i criteri di accesso e di utilizzo dei servizi accreditati e delle strutture scolastiche esistenti, la partecipazione dei genitori alla vita del servizio, la compartecipazione, obbligatoria ai sensi di legge, alle spese di gestione, eventuali misure di sostegno per la frequenza di bambini disabili e per situazioni di grave disagio o di solidarietà, quali l’affidamento familiare, nonché i criteri per la progressione dell’importo delle sanzioni.
3. Il comune, inoltre, deve provvedere alla trasmissione dell’anagrafica degli enti gestori all’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro.
4. I comuni sono tenuti a istituire un’interfaccia web per le informazioni e per l’accreditamento.
Art. 8
Servizi ricreativi e denuncia di inizio attività
l. I servizi ricreativi sono spazi destinati al gioco ed hanno caratteristiche di occasionalità ed estemporaneità quali le ludoteche, i baby parking, gli spazi riservati al gioco dei bambini negli ipermercati e nei villaggi turistici. I bambini di età inferiore a tre anni non possono permanere più di due-tre ore nei servizi ricreativi.
2. Nei servizi ricreativi non si prevede l’affido al servizio di bambini in età compresa entro i tre anni ed è fatto divieto della somministrazione di pasti.
3. I servizi ricreativi rivolti a bambini di età inferiore a tre anni presentano al comune territorialmente competente, prima dell’apertura dell’esercizio, la denuncia di inizio attività. I servizi già funzionanti presentano la stessa denuncia qualora questa non sia stata ancora depositata presso il comune.
4. La denuncia di inizio attività comprende l’autocertificazione del possesso dei requisiti di sicurezza del locale o dei locali che ospitano i bambini, per quanto concerne la struttura, l’impiantistica, gli arredi e i giochi messi a disposizione, e del possesso dei requisiti per garantire l’igiene e il benessere dei bambini, previsti dalla normativa vigente.
Art. 9
Attuazione della legge e norme transitorie
1. Con decreto del Presidente della Regione, previa delibera di Giunta, su proposta dell’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, sono emanate le norme di attuazione della presente legge. In particolare, il regolamento attuativo determina:
a) i requisiti strutturali e organizzativi in relazione alle diverse tipologie di servizio per bambini da tre mesi a tre anni;
b) le modalità per la concessione dell’autorizzazione al funzionamento e dell’accreditamento;
c) le linee guida per l’adozione di apposita carta di servizi da parte dei soggetti accreditati;
d) requisiti, profili professionali e titoli di studio adeguati del personale.
2. Nelle more dell’entrata in vigore del regolamento previsto al comma 1, continuano ad applicarsi le norme e i regolamenti vigenti per quanto concerne i requisiti strutturali ed organizzativi.
3. Le convenzioni in vigore alla data di entrata in vigore della presente legge non si intendono tacitamente rinnovate alla loro naturale scadenza, per ottemperare alle norme della presente legge.
4. Per il personale educatore, i collaboratori, i cuochi e i coordinatori pedagogici, già in servizio alla data di pubblicazione della presente legge, sono ritenuti validi i titoli di studio ed i requisiti professionali in possesso.
5. Tutti i servizi, comunque denominati, che accolgono bambini dai tre ai trentasei mesi, funzionanti alla data di entrata in vigore della presente legge, devono essere ricondotti alle tipologie previste dalla presente legge ed adeguarsi agli standard previsti nel regolamento di cui al comma 1 del presente articolo entro un anno dalla data di entrata in vigore del medesimo.
Art. 10
Contributi regionali
1. L’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, tramite bandi regionali, determina le risorse da destinare ai Comuni, ad altri enti pubblici e a soggetti privati accreditati e convenzionati finalizzate alla ristrutturazione, al risanamento, al restauro, alla messa a norma e a nuove costruzioni ed alla fornitura e l’installazione delle attrezzature, arredi ed impianti di edifici destinati a servizi educativi per la prima infanzia.
2. Soggetti gestori privati possono essere beneficiari di contributi regionali per la costruzione, la ristrutturazione, il risanamento, il restauro, la messa a norma, la fornitura e l’installazione delle attrezzature e degli impianti di edifici destinati a servizi educativi per l’infanzia, nonché degli arredi, alle seguenti condizioni:
a) all’atto della concessione del contributo l’immobile deve essere di proprietà del richiedente o in comodato d’uso o in concessione del richiedente;
b) il soggetto gestore deve dichiarare di rispettare tutti i requisiti richiesti per il successivo accreditamento, pena la revoca dei finanziamenti stessi da parte dell’Assessorato regionale competente.
3. L’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro può erogare contributi ai comuni per la formazione del personale dei servizi socio-educativi e per la divulgazione delle informazioni dirette ai genitori.
Art. 11
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si fa fronte con:
a) i fondi provenienti dalla ripartizione alle regioni del ‘Fondo per le politiche sociali per la famiglia’;
b) il fondo nazionale per le politiche sociali;
c) l’istituzione di apposite unità previsionali di base e relativi capitoli.
Art. 12
Modifiche e abrogazioni di norme
l. E’ abrogata ogni norma in contrasto con la presente legge
Art. 13
Disposizioni finali
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: Malafarina, Di Giacinto, Di Pasquale, Coltraro, Oddo.

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Norme in materia di semplificazione amministrativa, modifiche alla L.R. 5 aprile 2011 n.5

Relazione dei deputati proponenti
Onorevoli colleghi,
È dato ormai ampiamente acquisito che la giungla di adempimenti burocratici e autorizzazioni per l’avvio e la conduzione di ogni tipo di attività costituisce un forte deterrente per l’insediamento e lo sviluppo delle imprese e dell’occupazione rendendo la Sicilia una delle ultime regioni d’Europa per attrattività degli investimenti .
Incertezza del diritto, complessità delle fonti normative, stratificarsi di norme non abrogate e spesso contraddittorie , prassi non conformi alle innovazioni legislative per impreparazione del personale e mancanza di comunicazione, moltiplicarsi di centri decisionali che esercitano potestà discrezionali avulse da criteri certi e pubblici, rendono praticamente impossibile l’avvio di qualsivoglia attività , specie se di una qualche complessità e favoriscono fenomeni di corruzione e di abusi creando un fertile terreno alle infiltrazioni criminali e mafiose .
Dare certezza al diritto ed ai tempi in cui ottenere le autorizzazioni amministrative, spesso interpretate da una burocrazia miope ed autoreferenziale come potere da
esercitare al di la di ogni interesse collettivo , è stato spesso tentato ma i risultati sono pressoché fallimentari .
I principi di trasparenza ed efficacia dell’azione amministrativa sono troppo spesso mortificati e ridotti solo a ipocrite dichiarazioni di principio e troppo spesso sono sostituiti da fenomeni di corruzione e clientela, dove impera sovrana la raccomandazione per mandare avanti una pratica , dove al principio di eguaglianza di ogni cittadino e di imparzialità della pubblica amministrazione è sostituito quello tipicamente siciliano , ma anche italiano , dell’amico che agevola e spinge , anche al di la dei limiti della discrezionalità e spesso anche della legge .
Per modificare radicalmente questa situazione che ormai ci ha portato ai margini dello sviluppo , relegandoci tra le ultime regioni d’Europa , che sottopone le imprese a costi insostenibili e riduce la stessa capacità di concorrenza , bisogna ribaltare il modo di essere e di pensare della pubblica amministrazione , legata ad una visione burocratica che tende a privilegiare solo gli adempimenti formali – e spesso neanche quelli – e non al raggiungimento di obiettivi .
Qualsiasi governo , di qualunque colore e con qualsivoglia indirizzo è destinato ad impantanarsi nelle paludi burocratiche che , tra nebbie e sabbie mobili , rallentano e sviliscono ogni azione .
Leggi che avevano individuato nella corruzione politica uno dei mali d’Italia, attribuendo poteri decisionali all’alta burocrazia sono miseramente fallite perché non hanno colto il senso profondo delle riforme da attuare ; di fronte a poteri discrezionali , politici o amministrativi che siano , il cittadino non ha la possibilità di difesa e deve sottostare ad ogni irrazionale pretesa per attuare una qualsivoglia attività in cui interviene la potestà amministrativa.
E in assenza di regole certe e chiare , nella profonda ignoranza della legge e per la sua inestricabile complessità, che spesso sfugge ai più qualificati esperti , prevale la prassi e l’abuso .
Ecco quindi la necessità della presente legge che non ha sicuramente la pretesa di esser completa ed esaustiva , ma che anzi richiede l’apporto di ogni qualificato contributo per migliorane lo spirito e soprattutto l’efficacia.
I suoi principi ispiratori sono semplici : la legalità richiede regole certe e chiare , stabili e sicure , non interpretabili da legioni di legulei che vivono di conflitti e di incertezze determinati da opacità delle norme e , in tanti casi , anche dall’incapacità – e spesso dalla paura – di assumere responsabilità e decisioni .
Accanto alla predisposizione di regolamenti o testi unici previsti dall’art. 1 per tutti i settori della pubblica amministrazione tenuti al rilascio di autorizzazioni , anche la previsione di tempi certi e insuperabili per il loro rilascio.
E semplificazione significa anche evitare il duplicarsi di richieste che comportano spese per la predisposizione di documentazione e tempi per pellegrinaggi nei più disparati uffici , spesso con rimpalli di competenze ed incertezze finanche su chi sia tenuto a ricevere la documentazione .
E per questo è necessario anche sapere chi e di cosa sia responsabile e prevedere sanzioni per quelli che si ostinano a rendere incerta la vita di tante persone , occupando un potere e non erogando un servizio .
E bisogna anche conoscere, da cosa siano determinati e quanto costano alla Regione ed ai comuni i ricorsi e gli errori che li determinano , evitando nel contempo che alcuni privilegiati siano chiamati a costose consulenze , spesso superabili con una diversa e più efficace azione e con la valorizzazione delle risorse interne, premiando i più meritevoli e sanzionando economicamente chi non merita e sbaglia , se non altro per negligenza e colpe gravi .
L’obiettivo della proposta di legge è quindi quello di dare attuazione alla legge regionale 5 del 2011 che , pur ispirandosi ai principi della semplificazione , di fatto è rimasta inapplicata .
Solo a titolo esemplificativo invito gli onorevoli colleghi a verificare come e a cosa sia servita quella legge ; in essa , tra le altre cose , era prevista la realizzazione del sistema dei s.u.a.p – sportelli unici delle attività produttive – la cui attuazione era delegata ai comuni .
Col massimo rispetto per il Comune di Marineo ed i quattro che lo accompagnano , non credo che sia accettabile quello che si è verificato ; non solo è indecente ma espone al ridicolo l’intera regione che ancora oggi pretende di attrarre capitali per investimenti ed occupazione senza credibilità e attenzione per le cose più semplici ed ovvie .
Non so chi abbia realizzato quel sito ma su di esso , come su tanto altro , gravano pesanti responsabilità che devono essere accertate e sanzionate .
Ed ecco il secondo punto della legge : non basta informare il cittadino e pretendere dalla burocrazia trasparenza ed efficienza ; bisogna istituire un sistema di controlli generale e indipendente , avulso da rapporti d’ufficio, che pianifichi ed assicuri controlli di legittimità , legalità e qualità .
Ed il sistema amministrativo italiano – e quello siciliano in particolare – non possono neanche definirsi tali perché come unico obiettivo hanno quello del rispetto formale di leggi e regolamenti per evitare responsabilità e non anche quello di indirizzare svolgere l’azione amministrativa per il raggiungimento di sviluppo e benessere collettivo .
Si esercita un potere con regole spesso oscure e arcaiche , indefinite e costruite da libere interpretazioni , e non dal rispetto per le esigenze dei cittadini e dallo sforzo collettivo di miglioramento sociale .
Il fallimento di questa politica è sotto gli occhi di tutti ; imposizione fiscale tra le più alte al mondo , costo del lavoro intollerabile per le imprese , assenza d sviluppo e di investimenti , mancanza di attrattività della Sicilia , disoccupazione, diffuso desiderio di abbandonare l’Italia, senso di abbandono e smarrimento collettivo .
Ed a fronte di questi mali la politica è vista dalla pubblica opinione come inaffidabile e corrotta per il diffuso convincimento che essa sia la principale responsabile di questa situazione .
È necessario cambiare pagina perché la situazione economica italiana ed internazionale e il deficit di bilancio non aspettano né i tempi della politica e tantomeno quelli della burocrazia.
Per questo propongo con forza questo disegno di legge ; regole certe e chiare , tempi definiti , sistema di controlli , responsabilità e sanzioni , sono i cardini di un sistema che voglia raggiungere obiettivi .
Il complesso di norme si articola pertanto su più direttrici :
1. Pubblicità e certezza dei regolamenti ( art. 1/ 6 ) che prevedono la redazione e la pubblicazione dei regolamenti , semplificando anche le conferenze di servizio , rendendo agevole ai cittadini ed alle imprese la possibilità di conoscere quali siano gli adempimenti richiesti .
2. Divieto di emanazione e interpretazione dei regolamenti ad opera di articolazioni periferiche , come accade per le A.S.P . , ognuna delle quali opera in regime di piena e totale autonomia , dettando ed interpretando regole spesso ignote ai cittadini ed agli stessi operatori .
3. Responsabilità diretta del capoufficio che assume sempre la funzione di responsabile del procedimento per evitare che la delega al singolo funzionario – operata per ovvi motivi organizzativi – costituisca alibi per enormi ritardi senza alcun intervento da parte del responsabile dell’unità operativa .
4. Trasparenza , rotazione e numero limitato di incarichi a liberi professionisti , col divieto di affidamento a congiunti di titolari di funzioni pubbliche fino al secondo grado per eliminare parentopoli spesso sconosciute ed al limite della decenza .
5. Sistema di controlli affidato ad organo regionale alle dipendenze del Presidente della ragione per la verifica periodica della legittimità, congruità ed efficacia dell’azione amministrativa .
6. Smaltimento delle oltre 250.000 pratiche di sanatoria edilizia giacenti da oltre 20 anni negli uffici comunali , ridando certezza alle transazioni tra privati ed equità fiscale .
7. Obbligo per i comuni di dotarsi di regolamenti comunali e prevedere un piano per il decoro urbano , non dimenticando che il degrado delle città risulta uno dei fattori di negligenza che allontanano gli investimenti per il caos nelle città e la sporcizia che le accompagna .
Quali siano gli obiettivi da perseguire resta ovviamente alla politica stabilirlo ma sul metodo per raggiungerli ci deve essere la necessaria determinazione .
Responsabilità , trasparenza efficacia dell’azione amministrativa sono infatti strumenti essenziali perché la politica non veda vanificati in infinite lungaggini gli obiettivi che si prefigge e non sia costretta a rispondere di atti che non le appartengono e che controlla solo in parte.
In compenso è altamente responsabile dell’inefficienza della macchina amministrativa regionale , per il proliferare di leggi e regolamenti che spesso mascherano interessi individuali che si insinuano tra le pieghe dell’inefficienza .
DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE
Art. 1
Regolamenti amministrativi
8. All’articolo 1 della Legge Regionale 5 aprile 2011 nr. 5 ( -“Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l’efficienza, l’informatizzazione della pubblica amministrazione e l’agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la semplificazione della legislazione regionale -) è aggiunto l’articolo 1bis;
1. Le Amministrazioni della Regione, i Comuni e gli Enti da loro dipendenti, entro 90 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, devono adottare per ogni materia nella quale esercitano poteri autorizzatori, un regolamento che elenchi e definisca gli adempimenti amministrativi richiesti ai soggetti che intendono richiedere un’autorizzazione amministrativa o una concessione demaniale.
2. Il regolamento deve riportare per esteso le fonti normative da cui trae origine nella loro versione aggiornata e vigente, anche in allegato, senza il rinvio a leggi, regolamenti, direttive o atti della pubblica amministrazione genericamente indicati per numero e data. Deve contenere in allegato i disciplinari tecnici richiesti per ogni singola attività e elencare esplicitamente gli atti per i quali è ammessa l’autocertificazione ai sensi della legge 4 gennaio 1968 e del D.p.r. 20 ottobre 1998, n. 403.
3. I regolamenti per le autorizzazioni di competenza dell’amministrazione regionale sono unici e non possono essere modificati, integrati o ampliati da articolazioni locali , anche se in possesso di autonomia gestionale .
4. Ove sussista la necessità di interpretare norme del regolamento l’interpretazione deve essere autentica ed avvenire con provvedimento del direttore generale competente per materia per garantire univocità dell’indirizzo amministrativo sul territorio della regione .
5. Se per l’avvio di un’attività sia necessario ottenere contemporaneamente più autorizzazioni rilasciate da diversi rami dell’amministrazione regionale o con il concorso di Enti comunali o statali, il regolamento emanato dall’assessorato
regionale competente per materia deve contenere in modo completo ed esaustivo l’elenco delle altre autorizzazioni necessarie, i disciplinari tecnici e l’elenco della documentazione richiesta .
6. La documentazione tecnica, con indicazione del numero di copie previste, deve essere richiesta dall’ente responsabile della principale autorizzazione cui dovranno direttamente rivolgersi gli Enti concorrenti nel procedimento per ottenerne copia e semprechè l’elaborato sia indispensabile per la valutazione nel merito.
7. La richiesta di integrazione di documentazione tecnica non prevista nel regolamento, ritenuta assolutamente indispensabile per la definizione dell’iter procedurale è consentita solo per una volta con provvedimento del responsabile dell’articolazione territoriale, con motivazione estesa e congrua da cui desumere chiaramente le necessità dell’integrazione .
8. I regolamenti, sono adottati con decreto del Presidente della Regione.
9. Le modifiche o innovazioni ai criteri ed ai disciplinari tecnici emanati dopo la prima adozione del regolamento entrano in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana e non possono avere effetto retroattivo .
Art. 2
Responsabili del procedimento
1. Il regolamenti di cui all’art. 1 devono indicare indirizzo postale e di posta elettronica certificata dell’ufficio cui devono essere presentate le istanze per chiedere autorizzazioni amministrative .
2. Nei regolamenti devono essere indicati l’Ufficio responsabile del procedimento e la sua articolazione interna; il dirigente di tale articolazione assume sempre la qualità di responsabile del procedimento in concorso con il funzionario cui viene delegata la trattazione .
3. Il richiedente nell’istanza deve indicare indirizzo di posta elettronica presso il quale ricevere comunicazioni da parte dell’amministrazione regionale o comunale .
Art. 3
Attività discrezionali di Enti regionali
1. Gli Enti o sovrintendenze che operano in regime di discrezionalità per l’esistenza di vincoli storici , architettonici, paesaggistici, ambientali, tenuti a rilasciare pareri o autorizzazioni amministrative, devono comunicare all’assessorato da cui dipendono, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge i criteri ai quali si attengono per l’adozione dei provvedimenti di competenza, e le specifiche tecniche dei materiali da utilizzare .
2. L’emanazione dei criteri e delle direttive tecniche è approvata dall’assessorato da cui l’Ente dipende, adottata e pubblicata nelle forme e nei tempi previsti dall’art.1.
3. Nel caso in cui non risultino emanati i regolamenti di cui al primo comma chiunque ne abbia interesse può chiedere all’Ente preposto di conoscere i criteri generali e le norme tecniche che intendono adottarsi .
4. Entro 45 giorni dal ricevimento della richiesta l’Ente o la sovraintendenza interpellata devono adempiere alle prescrizioni di cui al comma 1 del presente articolo e il competente assessorato integra e pubblica il regolamento entro i trenta giorni seguenti nelle forme previste dall’art. 1
5. Se il responsabile dell’Ente o della sovrintendenza non provvede a comunicare all’assessorato le proprie determinazioni entro il termine di 45 giorni dal ricevimento dell’istanza decade dall’incarico .
6. Dall’entrata in vigore della presente legge i nuovi vincoli di tutela paesaggistica, ambientale e storici sono adottati con decreto del Presidente della Regione su motivata richiesta degli assessorati competenti per materia che devono obbligatoriamente acquisire parere non vincolante del Sindaco del comune competente per territorio.
Art. 4
Semplificazione delle autorizzazioni .
1. Le autorizzazioni sanitarie e tecniche rilasciate dalla Regione per nuovi veicoli industriali destinati al trasporto di animali, alimenti, rifiuti, ed in genere
sottoposti ad autorizzazione sanitaria, sono sostituite da dichiarazione di conformità ai disciplinari tecnici da parte della ditta costruttrice del veicolo .
2. Le autorizzazioni tecniche e sanitarie per nuovi impianti industriali rilasciate dalla Regione, destinati alla trattazione di alimenti e bevande, materiale di cava, rifiuti non pericolosi sono sostituiti da dichiarazioni di conformità ai disciplinari tecnici da parte della ditta costruttrice .
3. La ditta che utilizza il veicolo o l’impianto deve autocertificare, ogni due anni, la permanenza dei requisiti tecnici con perizia a firma di tecnico abilitato da esibire presso gli uffici competenti al rilascio delle autorizzazioni, i quali devono procedere ispezioni in ragione del 25% dei veicoli o degli impianti per i quali si autocertifichi il rinnovo. Le autocertificazioni non sono ammesse per veicoli ed impianti con oltre 8 anni di vita.
Art. 5
Concorso di autorizzazioni , conferenze di servizio, controlli.
1. Se le autorizzazioni amministrative di competenza della Regione o dei Comuni concorrano con autorizzazioni rilasciate da Enti statali, gli assessorati regionali di riferimento promuovono conferenze di servizio di carattere generale a livello di direzioni regionali o, se non esistenti, a livello di direzioni provinciali, per definire i percossi procedurali, acquisire i disciplinari tecnici richiesti dalle amministrazioni statali ed invitare le stesse a predisporre opportuna modulistica. Disciplinari tecnici e modulistica dovranno esser pubblicati dalla Regione .
2. Per razionalizzare i controlli amministrativi sulle attività produttive o commerciali, la Regione promuove conferenze di servizio per incrementare il numero di controlli da estendersi in modo pianificato a più soggetti nel corso dell’anno, evitando che più organi di controllo, comunali, statali o regionali, insistano presso le stesse attività o ne tralascino alcune.
Art. 6
Informazioni e formazione dei cittadini sui doveri della pubblica amministrazione.
1. L’assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, per dare impulso alla formazione di una coscienza civica sui diritti del cittadino e sui doveri della pubblica amministrazione promuove iniziative nelle scuole medie direttamente o attraverso convenzioni, per divulgare tra gli studenti il contenuto dello Statuto della Regione Siciliana, delle norme a garanzia del cittadino e sui doveri delle pubbliche amministrazioni e la cultura della legalità.
2. Analoga attività deve esser svolta dall’Assessorato alle autonomie locali ed della funzione pubblica nell’ambito dei corsi di aggiornamento per la corretta formazione dei pubblici dipendenti.
3. La legge 7 agosto 1990 nr. 241 e la legge regionale nr. 5 del 5 aprile 2011 nel testo vigente devono esser rese pubbliche mediante affissione negli uffici regionali e comunali tenuti al rilascio di autorizzazioni e sui siti internet istituzionali .
Art. 7
Trasparenza e rotazione in incarichi e consulenze.
1. La Regione Sicilia, i Comuni, gli Enti regionali o comunali da esse dipendenti o partecipati devono affidare, obbligatoriamente, gli incarichi di consulenza tecnica, amministrativa, legale o rappresentanza in giudizio, con criteri di rotazione e trasparenza tra gli iscritti agli albi professionali inseriti nell’elenco di cui al comma 7, privilegiando per gli incarichi di minor rilevanza tecnica o giuridica i giovani professionisti.
2. Il professionista cui viene affidata una consulenza o una rappresentanza in giudizio, nell’accettare l’incarico, deve comunicare all’ente affidatario anche gli eventuali altri incarichi ottenuti da parte di amministrazioni regionali o comunali o da enti da esse dipendenti ed eventuali rapporti di parentela entro il secondo grado con deputati regionali o nazionali, assessori o dirigenti della ragione Sicilia o dell’assemblea regionale siciliana .
3. Le pubbliche amministrazioni regionali o comunali o Enti da esse dipendenti non possono affidare più di tre incarichi nel corso di un anno solare allo stesso professionista e non possono affidare per cinque anni incarichi al professionista che abbia omesso di comunicare all’ente affidatario di aver ricevuto altri incarichi da parte di Enti regionali o comunali o da società partecipate o controllate a qualsiasi titolo da Enti regionali o comunali o abbia omesso di comunicare l’esistenza di rapporti di parentela previsti dal comma 2 .
4. La Regione Sicilia e gli enti da essa dipendenti o partecipati , nell’esercitare poteri discrezionali , non possono affidare incarichi professionali o consulenze al coniuge e parenti entro il secondo grado di deputati nazionali o regionali, assessori, componenti uffici gabinetto degli assessorati , dirigenti della regione e segretari generali della Regione e dell’Assemblea regionale siciliana, per un periodo di due anni dalla cessazione dalla carica o dall’impiego , salvo il caso di prosecuzione di attività avviate e che siano limitate nel tempo o di eccezionali competenze nel campo della medicina e della scienza o dell’arte .
5. Gli incarichi o consulenze eventualmente affidati a professionisti di cui al comma 4 devono essere motivati e sottoposti ad approvazione del Presidente della Regione a pena di nullità .
6. Gli affidamenti di incarichi e consulenze di diretta ed esclusiva competenza del Presidente della Regione e gli incarichi alle persone rientranti nelle categorie previste dal comma 4 devono essere rese pubbliche e comunicate all’Assemblea regionale siciliana .
7. L’ Assessorato alle autonomie locali e della funzione pubblica promuove intese con gli albi professionali per la formazione di elenchi di professionisti che intendono accedere ad incarichi professionali conferiti dalla Regione o dalle autonomie locali o da enti da essi
dipendenti da cui le pubbliche amministrazioni devono trarre il nominativo del professionista cui affidare consulenze od incarichi.
Art. 8
Istituzione dell’Ufficio Ispettivo Regionale.
1. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge è istituito presso la Presidenza della Regione Sicilia, alle dirette dipendenze del Presidente della Regione, l’Ufficio Ispettivo Regionale (U.I.R.) con compiti di verifica controllo e impulso sull’andamento e dell’attività amministrativa degli uffici centrali e periferici della regione e degli enti da essa dipendenti .
Art. 9
Attribuzioni dell’Ufficio Ispettivo Regionale.
1. L ‘Ufficio Ispettivo Regionale, attraverso l’esame a campione di atti e interviste al personale, deve accertare il rispetto dei tempi e delle procedure dell’attività amministrativa previste dai regolamenti i generali di cui all’art.1, l’efficacia e la congruità dell’azione amministrativa su appalti, incarichi e consulenze , analizzare costi e procedure per ottimizzare l’efficienza dell’apparato amministrativo, appurare la legittimità e la trasparenza degli atti adottati .
2. Deve accertare i carichi di lavoro dei dipendenti e il rispetto degli obblighi dei pubblici dipendenti su orario di lavoro, missioni, lavoro straordinario , congedi ordinari e straordinari ed eseguire ogni attività rientrante nei poteri d’impulso e verifica delegata dal Presidente della Regione ai sensi della legge regionale 16 dicembre 2008 n. 19
3. Verifica l’applicazione della legge regionale 5 aprile 2011 n. 5 e il rispetto dei tempi e delle procedure .
4. Riferisce al Presidente della Regione delle risultanze dei controlli effettuati ed elabora proposte per ridurre i costi e migliorare la generale efficienza della Regione .
5. Concorre a formare la volontà amministrativa della Regione, svolge funzioni di rilevanza pubblica ed è tenuto ad osservare tutte le norme relative ai doveri ed obblighi previsti per i pubblici ufficiali .
6. Può procedere ad ispezioni in uffici comunali a richiesta dei Sindaci.
Art. 10
Organizzazione dell’Ufficio Ispettivo Regionale.
1. L’ ufficio ispettivo regionale si articola in tre sezioni .
2. Prima sezione: pianificazione, analisi e studio; ha il compito di pianificare annualmente l’attività dei controlli ordinari da effettuarsi secondo criteri di rotazione ad articolazioni della Regione Siciliana e ad enti a qualsiasi titolo da essa dipendenti o partecipati, nonché di studio e proposta per eliminare o ridurre sprechi ed inefficienze. Predispone questionario di carattere generale per la verifica dell’andamento delle articolazioni sottoposte ad ispezione, con riguardo ad appalti, consulenze, gestione del personale, spese per il funzionamento, trasparenza dell’azione amministrativa, qualità del servizio ed ogni altro aspetto ritenuto rilevante .
3. Seconda sezione: mediante visite periodiche espleta i compiti di cui al comma 2 dell’art.3 .
4. Terza sezione – segreteria – . Cura l’amministrazione del personale interno, dell’archivio, delle infrastrutture e della logistica, i rapporti e la segreteria del direttore .
5. L’organico dell’Ufficio ispettivo regionale, individuato dalla presidenza della Regione, è composto da non meno di sei dirigenti della Regione, da 12 funzionari e da 9 addetti di segreteria da distribuirsi nelle tre sezioni in cui è articolato l’Ufficio ispettivo regionale.
6. Le ispezioni presso assessorati, articolazioni regionali ed enti da essa dipendenti, sono disposte dal presidente della Regione con decreto che delega i poteri di accesso ad atti amministrativi ed ispettivi su proposta del direttore dell’Ufficio ispettivo regionale, devono essere collegiali e svolte da tre membri dell’Ispettorato, di cui uno con qualifica dirigenziale, che curino gli accertamenti
disposti nel questionario di natura generale predisposto dall’ufficio studi dell’ispettorato cui andranno allegati i documenti giustificativi di eventuali rilievi o carenze riscontrate nel corso dell’ispezione .
7. Il direttore dell’Ufficio ispettivo regionale e i dirigenti delle tre sezioni sono nominati dal presidente della Regione e devono essere scelti tra dipendenti, in attività o in quiescenza, dell’amministrazione della Giustizia, dell’Interno, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, o della Difesa, con la qualifica di dirigente generale o equivalente con almeno 20 anni di attività, in possesso di ineccepibili requisiti morali e professionali che non abbiano ricoperto nei due anni precedenti incarichi politici, elettivi o amministrativi in Enti pubblici, società a partecipazione pubblica, regionali o comunali o siano stati candidati ad elezioni politiche o amministrative.
8. La copertura degli oneri finanziari, stimati in in un milione di euro per anno, è assicurata dalla contestuale riduzione di spesa del corrispondente capitolo
9. I contratti di lavoro del direttore centrale e dei tre direttori di sezione non possono superare la durata di tre anni e sono rinnovabili per una sola volta per un ulteriore biennio .
10. Gli uffici ispettivi esistenti presso assessorati della regione o altre articolazioni sono soppressi .
Art. 11
Controlli generali sull’andamento dell’amministrazione regionale
1. I ricorsi amministrativi, gerarchici o giurisdizionali contro i provvedimenti di diniego delle autorizzazioni emessi dalla Regione o da enti da essa dipendenti emessi da articolazioni territoriali comunque denominate, devono essere trasmessi all’Assessorato da cui dipendono e valutati dal direttore centrale competente per materia che potrà operare in regime di autotutela.
2. Tutte le sentenze amministrative di condanna emesse da organi giurisdizionali o amministrativi contro la Regione Sicilia, o enti da essa dipendenti devono essere depositate in copia presso Ufficio Ispettivo Regionale che ogni semestre
relaziona al Presidente della Regione sull’andamento dei ricorsi, sulle spese legali sostenute dalle singole articolazioni dell’amministrazione regionale e dagli Enti da essa dipendenti, sui motivi generali dei ricorsi e sui correttivi da apportare .
3. Il presidente della Regione dovrà presentare all’Assemblea regionale siciliana in sede di approvazione della legge finanziaria, relazione tecnica sull’andamento dei ricorsi amministrativi e delle spese legali complessivamente sostenute dalla Regione, distinguendo per assessorati ed Enti da essi dipendenti e per Enti autonomi o partecipati .
4. L’andamento dei ricorsi persi dall’amministrazione regionale e delle spese legali sostenute, incidendo sull’efficienza e congruità dell’azione amministrativa, costituiscono parametro di valutazione per attribuire a direttori centrali e funzionari responsabili del procedimento premi di produttività previsti dai contratto di lavoro .
5. I Sindaci dei Comuni della Regione Sicilia, nell’ambito della proposta di delibera del bilancio comunale, devono indicare con relazione tecnica l’andamento dei ricorsi amministrativi e delle spese legali complessivamente sostenute dal Comune distinguendo per assessorati ed Enti da essi dipendenti.
Art. 12
Sportelli unici attività produttive
all’ art. 36 della legge 15 maggio 2000 nr. 10 è aggiunto il comma 5 bis. :
1. L’assessorato regionale alle attività produttive entro il termine di 150 giorni dall’entrata in vigore della presente legge deve avviare e rendere operativo in ogni sua parte il sito internet denominato S.S.U (sistema regionale sportelli unici) per le attività produttive prevedendo anche una sezione che riunisca in modo sintetico e intellegibile i bandi di gara per finanziamenti alle imprese e agevolazioni fiscali previste da leggi comunitarie, nazionali e regionali .
2. Gli assessorati regionali e comunali alle attività produttive devono rendere disponibile ed accessibile al pubblico sul predetto sito i regolamenti, la modulistica ed i disciplinari tecnici per l’avvio di attività produttive entro il termine di 60 giorni dalla loro pubblicazione prevista dall’art. 1 della presente legge e gli adempimenti previsti dall’art. 4 del D.P.R. 7 settembre 2010, n. 160 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 settembre 2010, n. 229,
3. L’assessorato regionale alle attività produttive, entro trenta giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2, verifica che i Comuni della Regione abbiano proceduto agli adempimenti previsti, nominando in caso contrario soggetto attuatore la Camera di Commercio territorialmente competente ai sensi del comma 11 dello stesso art. 4 . assegnando un termine perentorio di 60 giorni per l’attuazione.
Art. 13
Riduzione del precariato regionale e agevolazioni alle imprese .
1. Alle piccole e medie imprese, di cui al decreto del 18 aprile 2005 del Ministro delle attività produttive, tenute al pagamento di imposte regionali o comunali , operanti nei settori industria, artigianato, commercio, turismo e servizi , servizi informatici, ricerca e sviluppo, agricoltura e pesca, che entro il 30 giugno 2014 assumono a tempo indeterminato lavoratori precari, co.co.pro, ed altri comunque denominati , ovvero lavoratori stagionali della regione sicilia ( c.d. forestali ) in rapporto di lavoro con amministrazioni regionali o comunali, o dipendenti da enti di formazione, purché tutti i predetti lavoratori siano inseriti in elenchi approvati dalla Regione, è concessa un’agevolazione IRAP pari al 60% della retribuzione lorda dei neo assunti e, in caso di incapienza, un credito d’imposta concesso dalla regione da imputare a tasse comunali comunque denominate, per un periodo di cinque anni dalla data di assunzione .
2. Le piccole e medie imprese di cui sopra che per due anni consecutivi assumono lavoratori stagionali della regione Sicilia ( c.d. forestali ), inseriti negli elenchi
di centri di avviamento al lavoro , per un numero di giornate pari a quello che il lavoratore sarebbe chiamato a svolgere nel corso dell’anno è concessa un’agevolazione IRAP pari al 60% della retribuzione lorda dei neo assunti e , in caso di incapienza , un credito d’imposta da imputare a tasse locali comunque denominate nel primo periodo d’imposta successivo a quello per il quale è stato assunto per la prima volta il lavoratore stagionale . I lavoratori stagionali assunti da imprese che godono di esenzione fiscale non possono essere assunti dalla regione nello stesso anno .
3. Gli oneri finanziari derivanti dal presente articolo sono coperti dai risparmi di spesa imputabili al capitolo corrispondente.
4. Le agevolazioni di cui alla presente legge sono concesse indipendentemente dal numero di lavoratori occupati dalle imprese e sono cumulabili con qualsiasi altra agevolazione fiscale concessa per le nuove assunzioni di giovani e inoccupati .
Art.14
Regolamenti comunali
I Comuni ed i sindaci della Sicilia :
1. Entro 90 giorni dall’approvazione della presente legge, devono procedere agli adempimenti di cui all’art. 1 per le procedure amministrative di loro competenza.
2. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, dove non esistenti, devono adottare il regolamento edilizio, il piano per l’occupazione del suolo pubblico, i regolamenti per i mercati rionali e per gli ambulanti, il piano per le aree di sosta a pagamento ove siano già istituite, ed entro due anni, ogni altro regolamento previsto dalle vigenti norme.
3. Decorsi inutilmente i termini, su istanza di qualunque interessato, l’assessorato alla funzione pubblica ed alle autonomie locali propone al Presidente della Regione la nomina di un commissario ad acta per procedere agli adempimenti necessari entro tre mesi dalla nomina sentito il Sindaco ed il Consiglio comunale .
4. In assenza degli adempimenti di cui al comma 1 la regione Sicilia non può erogare trasferimenti finanziari nelle materie prive di regolamenti ai comuni inadempienti .
Art. 15
Decoro urbano e strutture di servizio.
1. I comuni della Sicilia devono adottare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, un piano per il decoro urbano che disciplini colori e manutenzione di edifici, pulizia e decoro di pubblici esercizi, impianti e condizionatori su facciate di edifici e all’esterno di finestre e balconi, cura del verde e l’indicazione delle essenze arboree mediterranee privilegiate.
2. Il piano per il decoro urbano deve prevedere, attraverso interventi per zone omogenee, il progressivo interramento di cavi e fili elettrici apposti sugli edifici, con la predisposizione di cavidotti di adeguata sezione di facile manutenzione ed accesso, che garantiscano per lungo lasso di tempo e nella previsione di uno sviluppo tecnologico il passaggio di cavi .
3. Per gli azioni di cui comma 2 del presente articolo il Governo della Regione Sicilia deve promuovere presso la Comunità Europea l’adozione di idonea misura che consenta di finanziare gli interventi di ripristino del decoro urbano e dello sviluppo tecnologico .
4. Tutti i piani già esistenti o emanati a seguito della presente legge devono essere pubblicati nelle forme di legge e depositati oltre che presso gli assessorati di riferimento e presso gli U.R.P. , anche presso i Comandi delle Polizie locali e resi pubblici anche sui siti elettronici dei Comuni .
Art. 16
Prevenzione del dissesto idrogeologico del territorio
1. La pulizia dei greti di fiumi, torrenti e corsi d’acqua per la prevenzione di dissesti idrogeologici è materia di esclusiva competenza dell’assessorato alle infrastrutture che opera attraverso propri organi territoriali .
2. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge il predetto assessorato deve predisporre un piano ordinario per la pulizia dei corsi d’acqua che assicuri interventi di manutenzione a carattere periodico , in base alle caratteristiche geomorfologiche del territorio .
3. Nella legge di programmazione economico finanziaria è istituito capitolo di spesa con risorse finanziarie derivanti da riduzione dei fondi per gli operai forestali che, nel 50% del numero di giornate ammissibili e per le quali esista copertura finanziaria, transitano alle dirette dipendenze dell’assessorato alle infrastrutture per i fini di cui al precedente comma.
Art.17
Immobili di vecchia costruzione
1. Gli immobili costruiti in data anteriore al 31 dicembre 1983, per i quali esista data certa di realizzazione desumibile da atto pubblico, sono esenti dal certificato di abitabilità e destinazione d’uso.
2. Per detti immobili le amministrazioni comunali, su istanza del legittimo proprietario, corredata da perizia a firma di tecnico abilitato che ne attesti agibilità, stato di conservazione e rispetto delle norme urbanistiche, non possono eccepire in alcun caso l’inesistenza dei predetti certificati per denegare autorizzazioni di qualsivoglia natura e sono tenuti a rilasciare al richiedente e trascrivere nei registri immobiliari come avvenuti gli adempimenti richiesti .
Art. 18
Sanatorie edilizie pendenti .
1. Le istanze di condono edilizio avanzate ai sensi dell’art.32 della legge 326/2003, nonché della legge 724/1994 e della legge 47/1985, giacenti presso i Comuni della Regione Sicilia, riconducibili alle tipologie da 1 a sei di cui all’allegato 1 della stessa legge, per le quali sia avvenuto il pagamento degli oneri di concessione e l’istanza sia corredata dalla presentazione della documentazione, della denuncia in catasto, dalla denuncia ai fini dell’imposta comunale sugli immobili (ICI, IMU), ove dovuta, ed inoltre, dalla denuncia ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, equivalgono a titolo abilitativo edilizio in sanatoria se non sia intervenuto un provvedimento negativo del comune entro ventiquattro mesi dalla presentazione dell’istanza e comunque sino al 30 settembre 2013.
2. I titolari degli immobili, che intendono avvalersi della procedura di condono, possono depositare entro il termine di 180 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, perizia giurata di un tecnico, iscritto in un albo professionale, attestante il pagamento delle somme versate per l’oblazione e gli oneri di urbanizzazione, nonché la presenza dei requisiti necessari per ottenere la concessione in sanatoria, oltre la copia dell’istanza di condono presentata nei termini previsti dalle leggi n.47/1985, n. 724/94 e dalla legge n. 326/2003. Gli interessati, inoltre, devono allegare le ricevute di versamento delle imposte comunali sugli immobili per il quinquennio 2008-2013, ove previste, e quelle per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per lo stesso periodo.
3. Nel caso in cui l’interessato non abbia proceduto al pagamento delle imposte di cui al precedente comma, o non sia in grado di comprovare l’avvenuto pagamento, può chiedere il pagamento rateizzato.
4. Le pratiche sono sottoposte ad accertamenti a campione in ragione del 5% delle istanze presentate.
5. I Comuni, sono tenuti ad aggiornare i Catasti, e adeguare i registri catastali ai fini dell’applicazione delle imposte comunali.
( Tipologia 1. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
* Tipologia 2. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio, ma conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici alla data di entrata in vigore del presente provvedimento.
* Tipologia 3. Opere di ristrutturazione edilizia come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera d) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380 realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
* Tipologia 4. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, nelle zone omogenee A di cui all’articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.
* Tipologia 5. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
* Tipologia 6. Opere di manutenzione straordinaria, come definite all’articolo 3, comma 1, lettera b) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio; opere o modalità di esecuzione non valutabili in termini di superficie o di volume. )
Art.19
1. E’ abrogata ogni norma incompatibile e in conflitto con la presente legge.
Art. 20
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
DISEGNO DI LEGGE
presentato dai deputati: Malafarina, Di Giacinto, Di Pasquale, Coltraro, Oddo.
il giorno
Norme in materia di semplificazione amministrativa, modifiche alla L.R. 5 aprile 2011 n.5
—–O—–
Relazione dei deputati proponenti
Onorevoli colleghi,
È dato ormai ampiamente acquisito che la giungla di adempimenti burocratici e autorizzazioni per l’avvio e la conduzione di ogni tipo di attività costituisce un forte deterrente per l’insediamento e lo sviluppo delle imprese e dell’occupazione rendendo la Sicilia una delle ultime regioni d’Europa per attrattività degli investimenti .
Incertezza del diritto, complessità delle fonti normative, stratificarsi di norme non abrogate e spesso contraddittorie , prassi non conformi alle innovazioni legislative per impreparazione del personale e mancanza di comunicazione, moltiplicarsi di centri decisionali che esercitano potestà discrezionali avulse da criteri certi e pubblici, rendono praticamente impossibile l’avvio di qualsivoglia attività , specie se di una qualche complessità e favoriscono fenomeni di corruzione e di abusi creando un fertile terreno alle infiltrazioni criminali e mafiose .
Dare certezza al diritto ed ai tempi in cui ottenere le autorizzazioni amministrative, spesso interpretate da una burocrazia miope ed autoreferenziale come potere da
esercitare al di la di ogni interesse collettivo , è stato spesso tentato ma i risultati sono pressoché fallimentari .
I principi di trasparenza ed efficacia dell’azione amministrativa sono troppo spesso mortificati e ridotti solo a ipocrite dichiarazioni di principio e troppo spesso sono sostituiti da fenomeni di corruzione e clientela, dove impera sovrana la raccomandazione per mandare avanti una pratica , dove al principio di eguaglianza di ogni cittadino e di imparzialità della pubblica amministrazione è sostituito quello tipicamente siciliano , ma anche italiano , dell’amico che agevola e spinge , anche al di la dei limiti della discrezionalità e spesso anche della legge .
Per modificare radicalmente questa situazione che ormai ci ha portato ai margini dello sviluppo , relegandoci tra le ultime regioni d’Europa , che sottopone le imprese a costi insostenibili e riduce la stessa capacità di concorrenza , bisogna ribaltare il modo di essere e di pensare della pubblica amministrazione , legata ad una visione burocratica che tende a privilegiare solo gli adempimenti formali – e spesso neanche quelli – e non al raggiungimento di obiettivi .
Qualsiasi governo , di qualunque colore e con qualsivoglia indirizzo è destinato ad impantanarsi nelle paludi burocratiche che , tra nebbie e sabbie mobili , rallentano e sviliscono ogni azione .
Leggi che avevano individuato nella corruzione politica uno dei mali d’Italia, attribuendo poteri decisionali all’alta burocrazia sono miseramente fallite perché non hanno colto il senso profondo delle riforme da attuare ; di fronte a poteri discrezionali , politici o amministrativi che siano , il cittadino non ha la possibilità di difesa e deve sottostare ad ogni irrazionale pretesa per attuare una qualsivoglia attività in cui interviene la potestà amministrativa.
E in assenza di regole certe e chiare , nella profonda ignoranza della legge e per la sua inestricabile complessità, che spesso sfugge ai più qualificati esperti , prevale la prassi e l’abuso .
Ecco quindi la necessità della presente legge che non ha sicuramente la pretesa di esser completa ed esaustiva , ma che anzi richiede l’apporto di ogni qualificato contributo per migliorane lo spirito e soprattutto l’efficacia.
I suoi principi ispiratori sono semplici : la legalità richiede regole certe e chiare , stabili e sicure , non interpretabili da legioni di legulei che vivono di conflitti e di incertezze determinati da opacità delle norme e , in tanti casi , anche dall’incapacità – e spesso dalla paura – di assumere responsabilità e decisioni .
Accanto alla predisposizione di regolamenti o testi unici previsti dall’art. 1 per tutti i settori della pubblica amministrazione tenuti al rilascio di autorizzazioni , anche la previsione di tempi certi e insuperabili per il loro rilascio.
E semplificazione significa anche evitare il duplicarsi di richieste che comportano spese per la predisposizione di documentazione e tempi per pellegrinaggi nei più disparati uffici , spesso con rimpalli di competenze ed incertezze finanche su chi sia tenuto a ricevere la documentazione .
E per questo è necessario anche sapere chi e di cosa sia responsabile e prevedere sanzioni per quelli che si ostinano a rendere incerta la vita di tante persone , occupando un potere e non erogando un servizio .
E bisogna anche conoscere, da cosa siano determinati e quanto costano alla Regione ed ai comuni i ricorsi e gli errori che li determinano , evitando nel contempo che alcuni privilegiati siano chiamati a costose consulenze , spesso superabili con una diversa e più efficace azione e con la valorizzazione delle risorse interne, premiando i più meritevoli e sanzionando economicamente chi non merita e sbaglia , se non altro per negligenza e colpe gravi .
L’obiettivo della proposta di legge è quindi quello di dare attuazione alla legge regionale 5 del 2011 che , pur ispirandosi ai principi della semplificazione , di fatto è rimasta inapplicata .
Solo a titolo esemplificativo invito gli onorevoli colleghi a verificare come e a cosa sia servita quella legge ; in essa , tra le altre cose , era prevista la realizzazione del sistema dei s.u.a.p – sportelli unici delle attività produttive – la cui attuazione era delegata ai comuni .
Col massimo rispetto per il Comune di Marineo ed i quattro che lo accompagnano , non credo che sia accettabile quello che si è verificato ; non solo è indecente ma espone al ridicolo l’intera regione che ancora oggi pretende di attrarre capitali per investimenti ed occupazione senza credibilità e attenzione per le cose più semplici ed ovvie .
Non so chi abbia realizzato quel sito ma su di esso , come su tanto altro , gravano pesanti responsabilità che devono essere accertate e sanzionate .
Ed ecco il secondo punto della legge : non basta informare il cittadino e pretendere dalla burocrazia trasparenza ed efficienza ; bisogna istituire un sistema di controlli generale e indipendente , avulso da rapporti d’ufficio, che pianifichi ed assicuri controlli di legittimità , legalità e qualità .
Ed il sistema amministrativo italiano – e quello siciliano in particolare – non possono neanche definirsi tali perché come unico obiettivo hanno quello del rispetto formale di leggi e regolamenti per evitare responsabilità e non anche quello di indirizzare svolgere l’azione amministrativa per il raggiungimento di sviluppo e benessere collettivo .
Si esercita un potere con regole spesso oscure e arcaiche , indefinite e costruite da libere interpretazioni , e non dal rispetto per le esigenze dei cittadini e dallo sforzo collettivo di miglioramento sociale .
Il fallimento di questa politica è sotto gli occhi di tutti ; imposizione fiscale tra le più alte al mondo , costo del lavoro intollerabile per le imprese , assenza d sviluppo e di investimenti , mancanza di attrattività della Sicilia , disoccupazione, diffuso desiderio di abbandonare l’Italia, senso di abbandono e smarrimento collettivo .
Ed a fronte di questi mali la politica è vista dalla pubblica opinione come inaffidabile e corrotta per il diffuso convincimento che essa sia la principale responsabile di questa situazione .
È necessario cambiare pagina perché la situazione economica italiana ed internazionale e il deficit di bilancio non aspettano né i tempi della politica e tantomeno quelli della burocrazia.
Per questo propongo con forza questo disegno di legge ; regole certe e chiare , tempi definiti , sistema di controlli , responsabilità e sanzioni , sono i cardini di un sistema che voglia raggiungere obiettivi .
Il complesso di norme si articola pertanto su più direttrici :
1. Pubblicità e certezza dei regolamenti ( art. 1/ 6 ) che prevedono la redazione e la pubblicazione dei regolamenti , semplificando anche le conferenze di servizio , rendendo agevole ai cittadini ed alle imprese la possibilità di conoscere quali siano gli adempimenti richiesti .
2. Divieto di emanazione e interpretazione dei regolamenti ad opera di articolazioni periferiche , come accade per le A.S.P . , ognuna delle quali opera in regime di piena e totale autonomia , dettando ed interpretando regole spesso ignote ai cittadini ed agli stessi operatori .
3. Responsabilità diretta del capoufficio che assume sempre la funzione di responsabile del procedimento per evitare che la delega al singolo funzionario – operata per ovvi motivi organizzativi – costituisca alibi per enormi ritardi senza alcun intervento da parte del responsabile dell’unità operativa .
4. Trasparenza , rotazione e numero limitato di incarichi a liberi professionisti , col divieto di affidamento a congiunti di titolari di funzioni pubbliche fino al secondo grado per eliminare parentopoli spesso sconosciute ed al limite della decenza .
5. Sistema di controlli affidato ad organo regionale alle dipendenze del Presidente della ragione per la verifica periodica della legittimità, congruità ed efficacia dell’azione amministrativa .
6. Smaltimento delle oltre 250.000 pratiche di sanatoria edilizia giacenti da oltre 20 anni negli uffici comunali , ridando certezza alle transazioni tra privati ed equità fiscale .
7. Obbligo per i comuni di dotarsi di regolamenti comunali e prevedere un piano per il decoro urbano , non dimenticando che il degrado delle città risulta uno dei fattori di negligenza che allontanano gli investimenti per il caos nelle città e la sporcizia che le accompagna .
Quali siano gli obiettivi da perseguire resta ovviamente alla politica stabilirlo ma sul metodo per raggiungerli ci deve essere la necessaria determinazione .
Responsabilità , trasparenza efficacia dell’azione amministrativa sono infatti strumenti essenziali perché la politica non veda vanificati in infinite lungaggini gli obiettivi che si prefigge e non sia costretta a rispondere di atti che non le appartengono e che controlla solo in parte.
In compenso è altamente responsabile dell’inefficienza della macchina amministrativa regionale , per il proliferare di leggi e regolamenti che spesso mascherano interessi individuali che si insinuano tra le pieghe dell’inefficienza .
DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE
Art. 1
Regolamenti amministrativi
8. All’articolo 1 della Legge Regionale 5 aprile 2011 nr. 5 ( -“Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l’efficienza, l’informatizzazione della pubblica amministrazione e l’agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la semplificazione della legislazione regionale -) è aggiunto l’articolo 1bis;
1. Le Amministrazioni della Regione, i Comuni e gli Enti da loro dipendenti, entro 90 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, devono adottare per ogni materia nella quale esercitano poteri autorizzatori, un regolamento che elenchi e definisca gli adempimenti amministrativi richiesti ai soggetti che intendono richiedere un’autorizzazione amministrativa o una concessione demaniale.
2. Il regolamento deve riportare per esteso le fonti normative da cui trae origine nella loro versione aggiornata e vigente, anche in allegato, senza il rinvio a leggi, regolamenti, direttive o atti della pubblica amministrazione genericamente indicati per numero e data. Deve contenere in allegato i disciplinari tecnici richiesti per ogni singola attività e elencare esplicitamente gli atti per i quali è ammessa l’autocertificazione ai sensi della legge 4 gennaio 1968 e del D.p.r. 20 ottobre 1998, n. 403.
3. I regolamenti per le autorizzazioni di competenza dell’amministrazione regionale sono unici e non possono essere modificati, integrati o ampliati da articolazioni locali , anche se in possesso di autonomia gestionale .
4. Ove sussista la necessità di interpretare norme del regolamento l’interpretazione deve essere autentica ed avvenire con provvedimento del direttore generale competente per materia per garantire univocità dell’indirizzo amministrativo sul territorio della regione .
5. Se per l’avvio di un’attività sia necessario ottenere contemporaneamente più autorizzazioni rilasciate da diversi rami dell’amministrazione regionale o con il concorso di Enti comunali o statali, il regolamento emanato dall’assessorato
regionale competente per materia deve contenere in modo completo ed esaustivo l’elenco delle altre autorizzazioni necessarie, i disciplinari tecnici e l’elenco della documentazione richiesta .
6. La documentazione tecnica, con indicazione del numero di copie previste, deve essere richiesta dall’ente responsabile della principale autorizzazione cui dovranno direttamente rivolgersi gli Enti concorrenti nel procedimento per ottenerne copia e semprechè l’elaborato sia indispensabile per la valutazione nel merito.
7. La richiesta di integrazione di documentazione tecnica non prevista nel regolamento, ritenuta assolutamente indispensabile per la definizione dell’iter procedurale è consentita solo per una volta con provvedimento del responsabile dell’articolazione territoriale, con motivazione estesa e congrua da cui desumere chiaramente le necessità dell’integrazione .
8. I regolamenti, sono adottati con decreto del Presidente della Regione.
9. Le modifiche o innovazioni ai criteri ed ai disciplinari tecnici emanati dopo la prima adozione del regolamento entrano in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana e non possono avere effetto retroattivo .
Art. 2
Responsabili del procedimento
1. Il regolamenti di cui all’art. 1 devono indicare indirizzo postale e di posta elettronica certificata dell’ufficio cui devono essere presentate le istanze per chiedere autorizzazioni amministrative .
2. Nei regolamenti devono essere indicati l’Ufficio responsabile del procedimento e la sua articolazione interna; il dirigente di tale articolazione assume sempre la qualità di responsabile del procedimento in concorso con il funzionario cui viene delegata la trattazione .
3. Il richiedente nell’istanza deve indicare indirizzo di posta elettronica presso il quale ricevere comunicazioni da parte dell’amministrazione regionale o comunale .
Art. 3
Attività discrezionali di Enti regionali
1. Gli Enti o sovrintendenze che operano in regime di discrezionalità per l’esistenza di vincoli storici , architettonici, paesaggistici, ambientali, tenuti a rilasciare pareri o autorizzazioni amministrative, devono comunicare all’assessorato da cui dipendono, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge i criteri ai quali si attengono per l’adozione dei provvedimenti di competenza, e le specifiche tecniche dei materiali da utilizzare .
2. L’emanazione dei criteri e delle direttive tecniche è approvata dall’assessorato da cui l’Ente dipende, adottata e pubblicata nelle forme e nei tempi previsti dall’art.1.
3. Nel caso in cui non risultino emanati i regolamenti di cui al primo comma chiunque ne abbia interesse può chiedere all’Ente preposto di conoscere i criteri generali e le norme tecniche che intendono adottarsi .
4. Entro 45 giorni dal ricevimento della richiesta l’Ente o la sovraintendenza interpellata devono adempiere alle prescrizioni di cui al comma 1 del presente articolo e il competente assessorato integra e pubblica il regolamento entro i trenta giorni seguenti nelle forme previste dall’art. 1
5. Se il responsabile dell’Ente o della sovrintendenza non provvede a comunicare all’assessorato le proprie determinazioni entro il termine di 45 giorni dal ricevimento dell’istanza decade dall’incarico .
6. Dall’entrata in vigore della presente legge i nuovi vincoli di tutela paesaggistica, ambientale e storici sono adottati con decreto del Presidente della Regione su motivata richiesta degli assessorati competenti per materia che devono obbligatoriamente acquisire parere non vincolante del Sindaco del comune competente per territorio.
Art. 4
Semplificazione delle autorizzazioni .
1. Le autorizzazioni sanitarie e tecniche rilasciate dalla Regione per nuovi veicoli industriali destinati al trasporto di animali, alimenti, rifiuti, ed in genere
sottoposti ad autorizzazione sanitaria, sono sostituite da dichiarazione di conformità ai disciplinari tecnici da parte della ditta costruttrice del veicolo .
2. Le autorizzazioni tecniche e sanitarie per nuovi impianti industriali rilasciate dalla Regione, destinati alla trattazione di alimenti e bevande, materiale di cava, rifiuti non pericolosi sono sostituiti da dichiarazioni di conformità ai disciplinari tecnici da parte della ditta costruttrice .
3. La ditta che utilizza il veicolo o l’impianto deve autocertificare, ogni due anni, la permanenza dei requisiti tecnici con perizia a firma di tecnico abilitato da esibire presso gli uffici competenti al rilascio delle autorizzazioni, i quali devono procedere ispezioni in ragione del 25% dei veicoli o degli impianti per i quali si autocertifichi il rinnovo. Le autocertificazioni non sono ammesse per veicoli ed impianti con oltre 8 anni di vita.
Art. 5
Concorso di autorizzazioni , conferenze di servizio, controlli.
1. Se le autorizzazioni amministrative di competenza della Regione o dei Comuni concorrano con autorizzazioni rilasciate da Enti statali, gli assessorati regionali di riferimento promuovono conferenze di servizio di carattere generale a livello di direzioni regionali o, se non esistenti, a livello di direzioni provinciali, per definire i percossi procedurali, acquisire i disciplinari tecnici richiesti dalle amministrazioni statali ed invitare le stesse a predisporre opportuna modulistica. Disciplinari tecnici e modulistica dovranno esser pubblicati dalla Regione .
2. Per razionalizzare i controlli amministrativi sulle attività produttive o commerciali, la Regione promuove conferenze di servizio per incrementare il numero di controlli da estendersi in modo pianificato a più soggetti nel corso dell’anno, evitando che più organi di controllo, comunali, statali o regionali, insistano presso le stesse attività o ne tralascino alcune.
Art. 6
Informazioni e formazione dei cittadini sui doveri della pubblica amministrazione.
1. L’assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, per dare impulso alla formazione di una coscienza civica sui diritti del cittadino e sui doveri della pubblica amministrazione promuove iniziative nelle scuole medie direttamente o attraverso convenzioni, per divulgare tra gli studenti il contenuto dello Statuto della Regione Siciliana, delle norme a garanzia del cittadino e sui doveri delle pubbliche amministrazioni e la cultura della legalità.
2. Analoga attività deve esser svolta dall’Assessorato alle autonomie locali ed della funzione pubblica nell’ambito dei corsi di aggiornamento per la corretta formazione dei pubblici dipendenti.
3. La legge 7 agosto 1990 nr. 241 e la legge regionale nr. 5 del 5 aprile 2011 nel testo vigente devono esser rese pubbliche mediante affissione negli uffici regionali e comunali tenuti al rilascio di autorizzazioni e sui siti internet istituzionali .
Art. 7
Trasparenza e rotazione in incarichi e consulenze.
1. La Regione Sicilia, i Comuni, gli Enti regionali o comunali da esse dipendenti o partecipati devono affidare, obbligatoriamente, gli incarichi di consulenza tecnica, amministrativa, legale o rappresentanza in giudizio, con criteri di rotazione e trasparenza tra gli iscritti agli albi professionali inseriti nell’elenco di cui al comma 7, privilegiando per gli incarichi di minor rilevanza tecnica o giuridica i giovani professionisti.
2. Il professionista cui viene affidata una consulenza o una rappresentanza in giudizio, nell’accettare l’incarico, deve comunicare all’ente affidatario anche gli eventuali altri incarichi ottenuti da parte di amministrazioni regionali o comunali o da enti da esse dipendenti ed eventuali rapporti di parentela entro il secondo grado con deputati regionali o nazionali, assessori o dirigenti della ragione Sicilia o dell’assemblea regionale siciliana .
3. Le pubbliche amministrazioni regionali o comunali o Enti da esse dipendenti non possono affidare più di tre incarichi nel corso di un anno solare allo stesso professionista e non possono affidare per cinque anni incarichi al professionista che abbia omesso di comunicare all’ente affidatario di aver ricevuto altri incarichi da parte di Enti regionali o comunali o da società partecipate o controllate a qualsiasi titolo da Enti regionali o comunali o abbia omesso di comunicare l’esistenza di rapporti di parentela previsti dal comma 2 .
4. La Regione Sicilia e gli enti da essa dipendenti o partecipati , nell’esercitare poteri discrezionali , non possono affidare incarichi professionali o consulenze al coniuge e parenti entro il secondo grado di deputati nazionali o regionali, assessori, componenti uffici gabinetto degli assessorati , dirigenti della regione e segretari generali della Regione e dell’Assemblea regionale siciliana, per un periodo di due anni dalla cessazione dalla carica o dall’impiego , salvo il caso di prosecuzione di attività avviate e che siano limitate nel tempo o di eccezionali competenze nel campo della medicina e della scienza o dell’arte .
5. Gli incarichi o consulenze eventualmente affidati a professionisti di cui al comma 4 devono essere motivati e sottoposti ad approvazione del Presidente della Regione a pena di nullità .
6. Gli affidamenti di incarichi e consulenze di diretta ed esclusiva competenza del Presidente della Regione e gli incarichi alle persone rientranti nelle categorie previste dal comma 4 devono essere rese pubbliche e comunicate all’Assemblea regionale siciliana .
7. L’ Assessorato alle autonomie locali e della funzione pubblica promuove intese con gli albi professionali per la formazione di elenchi di professionisti che intendono accedere ad incarichi professionali conferiti dalla Regione o dalle autonomie locali o da enti da essi
dipendenti da cui le pubbliche amministrazioni devono trarre il nominativo del professionista cui affidare consulenze od incarichi.
Art. 8
Istituzione dell’Ufficio Ispettivo Regionale.
1. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge è istituito presso la Presidenza della Regione Sicilia, alle dirette dipendenze del Presidente della Regione, l’Ufficio Ispettivo Regionale (U.I.R.) con compiti di verifica controllo e impulso sull’andamento e dell’attività amministrativa degli uffici centrali e periferici della regione e degli enti da essa dipendenti .
Art. 9
Attribuzioni dell’Ufficio Ispettivo Regionale.
1. L ‘Ufficio Ispettivo Regionale, attraverso l’esame a campione di atti e interviste al personale, deve accertare il rispetto dei tempi e delle procedure dell’attività amministrativa previste dai regolamenti i generali di cui all’art.1, l’efficacia e la congruità dell’azione amministrativa su appalti, incarichi e consulenze , analizzare costi e procedure per ottimizzare l’efficienza dell’apparato amministrativo, appurare la legittimità e la trasparenza degli atti adottati .
2. Deve accertare i carichi di lavoro dei dipendenti e il rispetto degli obblighi dei pubblici dipendenti su orario di lavoro, missioni, lavoro straordinario , congedi ordinari e straordinari ed eseguire ogni attività rientrante nei poteri d’impulso e verifica delegata dal Presidente della Regione ai sensi della legge regionale 16 dicembre 2008 n. 19
3. Verifica l’applicazione della legge regionale 5 aprile 2011 n. 5 e il rispetto dei tempi e delle procedure .
4. Riferisce al Presidente della Regione delle risultanze dei controlli effettuati ed elabora proposte per ridurre i costi e migliorare la generale efficienza della Regione .
5. Concorre a formare la volontà amministrativa della Regione, svolge funzioni di rilevanza pubblica ed è tenuto ad osservare tutte le norme relative ai doveri ed obblighi previsti per i pubblici ufficiali .
6. Può procedere ad ispezioni in uffici comunali a richiesta dei Sindaci.
Art. 10
Organizzazione dell’Ufficio Ispettivo Regionale.
1. L’ ufficio ispettivo regionale si articola in tre sezioni .
2. Prima sezione: pianificazione, analisi e studio; ha il compito di pianificare annualmente l’attività dei controlli ordinari da effettuarsi secondo criteri di rotazione ad articolazioni della Regione Siciliana e ad enti a qualsiasi titolo da essa dipendenti o partecipati, nonché di studio e proposta per eliminare o ridurre sprechi ed inefficienze. Predispone questionario di carattere generale per la verifica dell’andamento delle articolazioni sottoposte ad ispezione, con riguardo ad appalti, consulenze, gestione del personale, spese per il funzionamento, trasparenza dell’azione amministrativa, qualità del servizio ed ogni altro aspetto ritenuto rilevante .
3. Seconda sezione: mediante visite periodiche espleta i compiti di cui al comma 2 dell’art.3 .
4. Terza sezione – segreteria – . Cura l’amministrazione del personale interno, dell’archivio, delle infrastrutture e della logistica, i rapporti e la segreteria del direttore .
5. L’organico dell’Ufficio ispettivo regionale, individuato dalla presidenza della Regione, è composto da non meno di sei dirigenti della Regione, da 12 funzionari e da 9 addetti di segreteria da distribuirsi nelle tre sezioni in cui è articolato l’Ufficio ispettivo regionale.
6. Le ispezioni presso assessorati, articolazioni regionali ed enti da essa dipendenti, sono disposte dal presidente della Regione con decreto che delega i poteri di accesso ad atti amministrativi ed ispettivi su proposta del direttore dell’Ufficio ispettivo regionale, devono essere collegiali e svolte da tre membri dell’Ispettorato, di cui uno con qualifica dirigenziale, che curino gli accertamenti
disposti nel questionario di natura generale predisposto dall’ufficio studi dell’ispettorato cui andranno allegati i documenti giustificativi di eventuali rilievi o carenze riscontrate nel corso dell’ispezione .
7. Il direttore dell’Ufficio ispettivo regionale e i dirigenti delle tre sezioni sono nominati dal presidente della Regione e devono essere scelti tra dipendenti, in attività o in quiescenza, dell’amministrazione della Giustizia, dell’Interno, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, o della Difesa, con la qualifica di dirigente generale o equivalente con almeno 20 anni di attività, in possesso di ineccepibili requisiti morali e professionali che non abbiano ricoperto nei due anni precedenti incarichi politici, elettivi o amministrativi in Enti pubblici, società a partecipazione pubblica, regionali o comunali o siano stati candidati ad elezioni politiche o amministrative.
8. La copertura degli oneri finanziari, stimati in in un milione di euro per anno, è assicurata dalla contestuale riduzione di spesa del corrispondente capitolo
9. I contratti di lavoro del direttore centrale e dei tre direttori di sezione non possono superare la durata di tre anni e sono rinnovabili per una sola volta per un ulteriore biennio .
10. Gli uffici ispettivi esistenti presso assessorati della regione o altre articolazioni sono soppressi .
Art. 11
Controlli generali sull’andamento dell’amministrazione regionale
1. I ricorsi amministrativi, gerarchici o giurisdizionali contro i provvedimenti di diniego delle autorizzazioni emessi dalla Regione o da enti da essa dipendenti emessi da articolazioni territoriali comunque denominate, devono essere trasmessi all’Assessorato da cui dipendono e valutati dal direttore centrale competente per materia che potrà operare in regime di autotutela.
2. Tutte le sentenze amministrative di condanna emesse da organi giurisdizionali o amministrativi contro la Regione Sicilia, o enti da essa dipendenti devono essere depositate in copia presso Ufficio Ispettivo Regionale che ogni semestre
relaziona al Presidente della Regione sull’andamento dei ricorsi, sulle spese legali sostenute dalle singole articolazioni dell’amministrazione regionale e dagli Enti da essa dipendenti, sui motivi generali dei ricorsi e sui correttivi da apportare .
3. Il presidente della Regione dovrà presentare all’Assemblea regionale siciliana in sede di approvazione della legge finanziaria, relazione tecnica sull’andamento dei ricorsi amministrativi e delle spese legali complessivamente sostenute dalla Regione, distinguendo per assessorati ed Enti da essi dipendenti e per Enti autonomi o partecipati .
4. L’andamento dei ricorsi persi dall’amministrazione regionale e delle spese legali sostenute, incidendo sull’efficienza e congruità dell’azione amministrativa, costituiscono parametro di valutazione per attribuire a direttori centrali e funzionari responsabili del procedimento premi di produttività previsti dai contratto di lavoro .
5. I Sindaci dei Comuni della Regione Sicilia, nell’ambito della proposta di delibera del bilancio comunale, devono indicare con relazione tecnica l’andamento dei ricorsi amministrativi e delle spese legali complessivamente sostenute dal Comune distinguendo per assessorati ed Enti da essi dipendenti.
Art. 12
Sportelli unici attività produttive
all’ art. 36 della legge 15 maggio 2000 nr. 10 è aggiunto il comma 5 bis. :
1. L’assessorato regionale alle attività produttive entro il termine di 150 giorni dall’entrata in vigore della presente legge deve avviare e rendere operativo in ogni sua parte il sito internet denominato S.S.U (sistema regionale sportelli unici) per le attività produttive prevedendo anche una sezione che riunisca in modo sintetico e intellegibile i bandi di gara per finanziamenti alle imprese e agevolazioni fiscali previste da leggi comunitarie, nazionali e regionali .
2. Gli assessorati regionali e comunali alle attività produttive devono rendere disponibile ed accessibile al pubblico sul predetto sito i regolamenti, la modulistica ed i disciplinari tecnici per l’avvio di attività produttive entro il termine di 60 giorni dalla loro pubblicazione prevista dall’art. 1 della presente legge e gli adempimenti previsti dall’art. 4 del D.P.R. 7 settembre 2010, n. 160 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 settembre 2010, n. 229,
3. L’assessorato regionale alle attività produttive, entro trenta giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2, verifica che i Comuni della Regione abbiano proceduto agli adempimenti previsti, nominando in caso contrario soggetto attuatore la Camera di Commercio territorialmente competente ai sensi del comma 11 dello stesso art. 4 . assegnando un termine perentorio di 60 giorni per l’attuazione.
Art. 13
Riduzione del precariato regionale e agevolazioni alle imprese .
1. Alle piccole e medie imprese, di cui al decreto del 18 aprile 2005 del Ministro delle attività produttive, tenute al pagamento di imposte regionali o comunali , operanti nei settori industria, artigianato, commercio, turismo e servizi , servizi informatici, ricerca e sviluppo, agricoltura e pesca, che entro il 30 giugno 2014 assumono a tempo indeterminato lavoratori precari, co.co.pro, ed altri comunque denominati , ovvero lavoratori stagionali della regione sicilia ( c.d. forestali ) in rapporto di lavoro con amministrazioni regionali o comunali, o dipendenti da enti di formazione, purché tutti i predetti lavoratori siano inseriti in elenchi approvati dalla Regione, è concessa un’agevolazione IRAP pari al 60% della retribuzione lorda dei neo assunti e, in caso di incapienza, un credito d’imposta concesso dalla regione da imputare a tasse comunali comunque denominate, per un periodo di cinque anni dalla data di assunzione .
2. Le piccole e medie imprese di cui sopra che per due anni consecutivi assumono lavoratori stagionali della regione Sicilia ( c.d. forestali ), inseriti negli elenchi
di centri di avviamento al lavoro , per un numero di giornate pari a quello che il lavoratore sarebbe chiamato a svolgere nel corso dell’anno è concessa un’agevolazione IRAP pari al 60% della retribuzione lorda dei neo assunti e , in caso di incapienza , un credito d’imposta da imputare a tasse locali comunque denominate nel primo periodo d’imposta successivo a quello per il quale è stato assunto per la prima volta il lavoratore stagionale . I lavoratori stagionali assunti da imprese che godono di esenzione fiscale non possono essere assunti dalla regione nello stesso anno .
3. Gli oneri finanziari derivanti dal presente articolo sono coperti dai risparmi di spesa imputabili al capitolo corrispondente.
4. Le agevolazioni di cui alla presente legge sono concesse indipendentemente dal numero di lavoratori occupati dalle imprese e sono cumulabili con qualsiasi altra agevolazione fiscale concessa per le nuove assunzioni di giovani e inoccupati .
Art.14
Regolamenti comunali
I Comuni ed i sindaci della Sicilia :
1. Entro 90 giorni dall’approvazione della presente legge, devono procedere agli adempimenti di cui all’art. 1 per le procedure amministrative di loro competenza.
2. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, dove non esistenti, devono adottare il regolamento edilizio, il piano per l’occupazione del suolo pubblico, i regolamenti per i mercati rionali e per gli ambulanti, il piano per le aree di sosta a pagamento ove siano già istituite, ed entro due anni, ogni altro regolamento previsto dalle vigenti norme.
3. Decorsi inutilmente i termini, su istanza di qualunque interessato, l’assessorato alla funzione pubblica ed alle autonomie locali propone al Presidente della Regione la nomina di un commissario ad acta per procedere agli adempimenti necessari entro tre mesi dalla nomina sentito il Sindaco ed il Consiglio comunale .
4. In assenza degli adempimenti di cui al comma 1 la regione Sicilia non può erogare trasferimenti finanziari nelle materie prive di regolamenti ai comuni inadempienti .
Art. 15
Decoro urbano e strutture di servizio.
1. I comuni della Sicilia devono adottare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, un piano per il decoro urbano che disciplini colori e manutenzione di edifici, pulizia e decoro di pubblici esercizi, impianti e condizionatori su facciate di edifici e all’esterno di finestre e balconi, cura del verde e l’indicazione delle essenze arboree mediterranee privilegiate.
2. Il piano per il decoro urbano deve prevedere, attraverso interventi per zone omogenee, il progressivo interramento di cavi e fili elettrici apposti sugli edifici, con la predisposizione di cavidotti di adeguata sezione di facile manutenzione ed accesso, che garantiscano per lungo lasso di tempo e nella previsione di uno sviluppo tecnologico il passaggio di cavi .
3. Per gli azioni di cui comma 2 del presente articolo il Governo della Regione Sicilia deve promuovere presso la Comunità Europea l’adozione di idonea misura che consenta di finanziare gli interventi di ripristino del decoro urbano e dello sviluppo tecnologico .
4. Tutti i piani già esistenti o emanati a seguito della presente legge devono essere pubblicati nelle forme di legge e depositati oltre che presso gli assessorati di riferimento e presso gli U.R.P. , anche presso i Comandi delle Polizie locali e resi pubblici anche sui siti elettronici dei Comuni .
Art. 16
Prevenzione del dissesto idrogeologico del territorio
1. La pulizia dei greti di fiumi, torrenti e corsi d’acqua per la prevenzione di dissesti idrogeologici è materia di esclusiva competenza dell’assessorato alle infrastrutture che opera attraverso propri organi territoriali .
2. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge il predetto assessorato deve predisporre un piano ordinario per la pulizia dei corsi d’acqua che assicuri interventi di manutenzione a carattere periodico , in base alle caratteristiche geomorfologiche del territorio .
3. Nella legge di programmazione economico finanziaria è istituito capitolo di spesa con risorse finanziarie derivanti da riduzione dei fondi per gli operai forestali che, nel 50% del numero di giornate ammissibili e per le quali esista copertura finanziaria, transitano alle dirette dipendenze dell’assessorato alle infrastrutture per i fini di cui al precedente comma.
Art.17
Immobili di vecchia costruzione
1. Gli immobili costruiti in data anteriore al 31 dicembre 1983, per i quali esista data certa di realizzazione desumibile da atto pubblico, sono esenti dal certificato di abitabilità e destinazione d’uso.
2. Per detti immobili le amministrazioni comunali, su istanza del legittimo proprietario, corredata da perizia a firma di tecnico abilitato che ne attesti agibilità, stato di conservazione e rispetto delle norme urbanistiche, non possono eccepire in alcun caso l’inesistenza dei predetti certificati per denegare autorizzazioni di qualsivoglia natura e sono tenuti a rilasciare al richiedente e trascrivere nei registri immobiliari come avvenuti gli adempimenti richiesti .
Art. 18
Sanatorie edilizie pendenti .
1. Le istanze di condono edilizio avanzate ai sensi dell’art.32 della legge 326/2003, nonché della legge 724/1994 e della legge 47/1985, giacenti presso i Comuni della Regione Sicilia, riconducibili alle tipologie da 1 a sei di cui all’allegato 1 della stessa legge, per le quali sia avvenuto il pagamento degli oneri di concessione e l’istanza sia corredata dalla presentazione della documentazione, della denuncia in catasto, dalla denuncia ai fini dell’imposta comunale sugli immobili (ICI, IMU), ove dovuta, ed inoltre, dalla denuncia ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, equivalgono a titolo abilitativo edilizio in sanatoria se non sia intervenuto un provvedimento negativo del comune entro ventiquattro mesi dalla presentazione dell’istanza e comunque sino al 30 settembre 2013.
2. I titolari degli immobili, che intendono avvalersi della procedura di condono, possono depositare entro il termine di 180 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, perizia giurata di un tecnico, iscritto in un albo professionale, attestante il pagamento delle somme versate per l’oblazione e gli oneri di urbanizzazione, nonché la presenza dei requisiti necessari per ottenere la concessione in sanatoria, oltre la copia dell’istanza di condono presentata nei termini previsti dalle leggi n.47/1985, n. 724/94 e dalla legge n. 326/2003. Gli interessati, inoltre, devono allegare le ricevute di versamento delle imposte comunali sugli immobili per il quinquennio 2008-2013, ove previste, e quelle per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per lo stesso periodo.
3. Nel caso in cui l’interessato non abbia proceduto al pagamento delle imposte di cui al precedente comma, o non sia in grado di comprovare l’avvenuto pagamento, può chiedere il pagamento rateizzato.
4. Le pratiche sono sottoposte ad accertamenti a campione in ragione del 5% delle istanze presentate.
5. I Comuni, sono tenuti ad aggiornare i Catasti, e adeguare i registri catastali ai fini dell’applicazione delle imposte comunali.
( Tipologia 1. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
* Tipologia 2. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio, ma conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici alla data di entrata in vigore del presente provvedimento.
* Tipologia 3. Opere di ristrutturazione edilizia come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera d) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380 realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
* Tipologia 4. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, nelle zone omogenee A di cui all’articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.
* Tipologia 5. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
* Tipologia 6. Opere di manutenzione straordinaria, come definite all’articolo 3, comma 1, lettera b) del Dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio; opere o modalità di esecuzione non valutabili in termini di superficie o di volume. )
Art.19
1. E’ abrogata ogni norma incompatibile e in conflitto con la presente legge.
Art. 20
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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MOZIONE

“Interventi urgenti a livello nazionale e comunitario per rispondere all’emergenza umanitaria legata ai flussi migratori nel Mediterraneo”
4-10-2013

                                          L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
– i fenomeni migratori in direzione delle coste della Sicilia e delle sue isole minori, “porte” dell’Europa, assumono ogni giorno proporzioni sempre più grandi e sfociano, purtroppo spessissimo, in catastrofi di dimensioni drammatiche;
– il Canale di Sicilia sta diventando un gigantesco cimitero di donne, uomini e bambini che, in fuga da guerre, carestie e dittature, invece di coronare la speranza in una vita migliore in Europa, trovano la morte per la fame, il freddo e le malattie cui sono esposti lungo la “traversata”, per i naufragi cui vanno facilmente incontro i “barconi” e, non da ultimo, per l’azione deliberata e criminale dei trafficanti che lucrano sulla loro disperazione;
– da ultimo, tra il 2 ed il 3 di ottobre 2013, l’isola di Lampedusa è stata sconvolta dall’ennesima tragedia e che tale episodio, sebbene appena l’ultimo in ordine di tempo, è stato tra i più drammatici per le dimensioni che ha avuto e per l’orrore determinatosi di fronte al macabro ritrovamento di centinaia di corpi senza vita nel mare intorno all’isola;
– il protrarsi della guerra civile in Siria, unita all’instabilità politica dell’intero Nord Africa ed alle croniche piaghe che affliggono l’Africa sub-sahariana, continuano ad alimentare un flusso di disperati, che, verosimilmente, non verrà affatto a diminuire, lasciando presagire purtroppo il possibile ripetersi di episodi drammatici e, comunque, una situazione sempre più difficile;
CONSIDERATO CHE:
– di fronte alle dimensioni ed alla drammaticità della situazione appare evidente l’inadeguatezza delle politiche adottate a livello comunitario e statale rispetto al fenomeno migratorio nel Mediterraneo, sia per quanto riguarda l’intercettazione ed il primo soccorso, sia per quanto riguarda la successiva fase di accoglienza;
– la Sicilia si ritrova, sovente, a dover affrontare praticamente da sola un’emergenza che va al di là delle proprie capacità, confortata solo dallo spirito di sacrificio dei soccorritori e del volontariato e dall’umanità delle popolazioni locali, ma priva delle risorse strumentali ed economiche indispensabili per assicurare un’adeguata risposta alle emergenze logistiche, sanitarie e di sicurezza connesse all’accoglienza e, tantomeno, idonee a prevenire il ripetersi di tragedie;
– particolarmente sotto pressione risulta essere l’isola di Lampedusa che, in ragione della sua posizione è particolarmente investita dall’emergenza e che, per le evidenti difficoltà logistiche connesse alla sua natura di piccola isola distante dalla terraferma, si trova in una condizione di costante emergenza che minaccia continuamente di sfociare in ulteriori incontrollabili disastri;
– le ripetute dichiarazioni d’intenti della politica nazionale appaiono sterili ed ipocrite nella misura in cui non sono seguite da interventi concreti, immediati e di livello proporzionato alla dimensione della catastrofe umanitaria in corso;
– ancor più forte emerge l’inadeguatezza di una strategia europea nei confronti del problema migratorio, che sembra delegare la gestione del fenomeno alla sola “frontiera” meridionale, ignorando egoisticamente come la questione, nei suoi numerosi e rilevantissimi risvolti umanitari, economici, sociali e politici, debba riguardare l’intera comunità;
– occorre un complessivo ripensamento dell’approccio rispetto ai fenomeni migratori, come peraltro autorevolmente richiamato da Sua Santità Papa Francesco, che focalizzi l’attenzione sulla solidarietà, il rispetto della vita e della dignità umana e la prevenzione delle condizioni che portano migliaia di disperati ad accettare rischi e sofferenze per sfuggire a condizioni insostenibili nei paesi di provenienza;
ESPRIME

– a nome dell’intera popolazione siciliana i propri sentimenti di costernazione e profonda sofferenza per l’immane tragedia verificatasi e la propria sincera vicinanza e solidarietà alle vittime ed alle loro famiglie;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
– ad intervenire immediatamente e con forza nei confronti del Governo nazionale affinché:
– proceda, nell’immediato, al rafforzamento degli strumenti in campo, anche impegnando le forze armate e le più moderne dotazioni tecnologiche in loro possesso nel compito d’intercettazione, ricognizione e primo soccorso dei migranti, prevenendo il ripetersi di tragedie in mare;
– predisponga ed implementi subito un piano straordinario di interventi per rispondere alle esigenze sanitarie, logistiche e di accoglienza dei migranti, avuto riguardo anche alla peculiare condizione delle isole minori ed alle difficoltà di ordine finanziario e strumentale della Regione e degli enti locali;
– assicuri un adeguato supporto, anche economico, alle comunità che si trovano ad accogliere i migranti, anche in considerazione delle difficoltà che gli sbarchi determinano per l’economia locale;
– promuova una convocazione straordinaria del Consiglio Europeo dedicata alle problematiche dell’immigrazione e che preveda l’adozione di misure eccezionali e concrete, con una piena assunzione di responsabilità, anche in termini economici, da parte dell’intera Europa;
– ad aprire una serrata interlocuzione a livello nazionale e comunitario affinché si realizzi una strategia di lungo respiro, efficace e concreta rispetto ai fenomeni migratori, centrata sul rispetto della persona e sulla solidarietà, la prevenzione delle cause, il contrasto alle organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione e la realizzazione di politiche di accoglienza ed integrazione.

SAMMARTINO
DI GIACINTO
PICCIOLO
CASCIO Salvatore
COLTRARO
DIPASQUALE
FORZESE
GRECO Marcello
LEANZA
LENTINI
LO GIUDICE
MALAFARINA
NICOTRA
ODDO
RUGGIRELLO
SAVONA
SUDANO
TAMAJO

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: Marziano, Alongi, Arancio, Barbagallo, Cancelleri, Coltraro, Dipasquale, Germanà, Gianni, Lentini, Lombardo, Mangiacavallo, Nicotra,

Ruggirello, Sammartino.

l’1 ottobre 2013

Norme a sostegno dei confidi

RELAZIONE DEI DEPUTATI PROPONENTI

Onorevoli colleghi,

l’intento della legge regionale 21 settembre 2005, n. 11 (‘Riordino della disciplina dell’attività di garanzia collettiva dei fidi’) è, come stabilisce l’articolo 1, quello di “di agevolare l’accesso al credito e di potenziare il sistema delle garanzie prestate alle microimprese, piccole e medie imprese, come definite dalla normativa comunitaria” e, a tal fine, “la Regione favorisce l’incremento patrimoniale dei fondi rischi e di garanzia e il processo di concentrazione dei confidi aventi sede o operanti in Sicilia”.

Tale finalità caratterizza anche il presente disegno di legge, che, apportando alcune modifiche alla legge regionale n. 11/2005, mira infatti a offrire maggiori garanzie a tutti i soggetti che possono beneficiare del credito. In particolare, con l’articolo 1 comma 1 si sposta all’1 gennaio 2014 il termine per l’entrata in vigore della procedura a sportello per l’erogazione del contributo alle imprese.

Il comma 2 dell’articolo 1 reintroduce invece la modalità di erogazione del contributo tramite la procedura a riparto per le operazioni finanziarie in essere negli anni 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013, così da distribuire a tutti i soggetti richiedenti ed aventi titolo i fondi destinati fino ad esaurimento di tutte le risorse disponibili.

L’articolo 2 nasce dalle richieste, pervenute al Dipartimento regionale delle finanze e del credito, di sospensione dell’articolo 4 del D.A. del 10 ottobre 2012 per dare respiro alle imprese e far si che l’accesso al credito sia possibile.

La volontà del Legislatore del 2005 di potenziare il patrimonio dei confidi favorendo il processo di concentrazione degli stessi al fine di offrire maggiori garanzie, si scontra ora con le attuali peculiarità territoriali e caratteristiche del tessuto imprenditoriale della Sicilia. Più in generale, quanto emerso dall’accordo internazionale di Basilea 2 nel 2004 non appare più aderente alla congiuntura economica finanziaria che dal 2007 ha iniziato a manifestarsi in Europa.

Occorre considerare, altresì, i vantaggi legati alla ‘piccola’ dimensione del confidi; invero, vi è il pericolo che, con il crescere della dimensione, si affievolisca la ‘ricchezza’ propria del confidi, rappresentata dal patrimonio di conoscenza diretta delle imprese socie. Il ruolo tipico del confidi è quello di agevolare la piccola impresa nell’ottenimento del credito attraverso forme di garanzia che attenuano il rischio dell’operazione di finanziamento. Un’effettiva mitigazione del rischio può essere ottenuta solo se il confidi ‘conosce’ davvero l’impresa e se la conosce meglio di altri, se è in grado, cioè, di apportare un valore aggiunto in termini di corretto apprezzamento delle coordinate d’impresa, delle potenzialità del bacino d’affari, delle peculiarità del tessuto produttivo-commerciale in cui l’impresa opera. Si può sostenere che un confidi conosca un’impresa se il bacino in cui opera è di piccola dimensione e se può vantare abituali contatti diretti con l’impresa; in particolare, ciò avviene più agevolmente se il confidi è espressione di una data categoria o aggregazione di imprese, sono diffusi infatti i casi in cui strutture e risorse del confidi sono contigue a quelle delle federazioni che prestano servizi alle imprese, offrono supporto e consulenza su un’ampia gamma di aspetti gestionali.

Il vantaggio informativo di cui gode un confidi potrebbe, invece, affievolirsi col crescere della sua dimensione. Quanto più il numero delle imprese associate aumenta, tanto più il confidi è indotto a far ricorso, nelle istruttorie di fido, a lavorazioni di tipo massivo, non personalizzate.

Alla luce delle superiori considerazioni, con l’articolo 2 del presente disegno di legge si individua il limite massimo del punteggio che i confidi devono totalizzare per l’integrazione regionale fondi rischi, ricavato dagli indicatori presenti in tabella, nella misura di 20, in luogo dei 24 punti richiesti in atto, per dare anche ai piccoli confidi la possibilità di sopravvivere in questo periodo di forte e perdurante crisi.

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.

Modifiche all’articolo 11 della legge regionale 21 settembre 2005 n. 11.

Aiuti sotto forma di contributi in conto interessi sulle operazioni creditizie garantite dai confidi

1. Il comma 1 bis dell’articolo 11 della legge regionale 21 settembre 2005 n. 11 è sostituito dal seguente:

‘1 bis. Per le operazioni finanziarie a decorrere dall’1 gennaio 2014 il contributo di cui al comma 1 è concesso, con procedura a sportello, successivamente alla erogazione del finanziamento sulla base degli interessi calcolati dalla banca nel complessivo piano di ammortamento, esclusivamente per operazioni rateali a medio e a lungo termine. Le agevolazioni regionali assistite da garanzie dei confidi possono essere concesse esclusivamente a condizione che il confidi sia riconosciuto ai sensi dell’articolo 5.’.

2. Il comma 1 quater dell’articolo 11 della legge regionale 21 settembre 2005 n. 11 è sostituito dal seguente:

‘1 quater. Per le operazioni finanziarie in essere negli anni 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013, utilizzando per ciascun anno tutte le somme disponibili nel relativo capitolo di bilancio a copertura di quanto previsto dal presente articolo, il contributo in conto interessi sulle operazioni garantite dai confidi è concesso esclusivamente per operazioni rateali a medio e a lungo termine, per il tramite dei confidi, con procedura a riparto, sulla base degli interessi calcolati dalla banca per ciascuna annualità, fino ad esaurimento di tutte le risorse disponibili. Per confidi si intendono quelli riconosciuti ai sensi dell’articolo 5 della presente legge.’.

Art. 2.

Modifiche all’articolo 3 della legge regionale n. 11/2005.

Punteggio confidi per l’integrazione regionale fondi rischi

1. Al comma 5 ter dell’articolo 3 della legge regionale 21 settembre 2005 n. 11 le parole ‘fino ad un massimo di 24’ sono sostituite con le parole ‘fino ad un massimo di 20.’.

Art. 3.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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DISEGNO DI LEGGE
Sistema bibliotecario regionale integrato

presentato dai deputati: Cirone, Maggio, Gucciardi, Alloro, Arancio, Barbagallo, Cracolici, Digiacomo, Ferrandelli, Laccoto, Lupo, Marziano, Milazzo, Panarello, Panepinto, Raia, Rinaldi, Vullo, Dipasquale, Firetto, Anselmo, La Rocca Ruvolo, Sorbello

25-09-2013

Onorevoli colleghi,
La Sicilia, pur avendo disciplinato con la l.r. n. 80 dell’1 agosto 1977 il settore dei beni cul-turali e ambientali con intento innovativo, regionalizzando l’ex Biblioteca nazionale di Palermo e le Universitarie di Catania e Messina, ha demandato a una successiva norma, sinora mai adottata, di regolare le competenze, le funzioni e le attività delle biblioteche degli enti locali. L’unica altra re-gione italiana a non aver ancora emanato una legge organica sulle proprie biblioteche è la Campa-nia.
La mancanza di una disciplina di settore ha pesanti ricadute sui servizi bibliotecari siciliani, che risentono di una cronica pesante scarsezza di risorse finanziarie, di organici composti prevalen-temente di personale privo di alcuna formazione professionale, di spazi inadeguati alle funzioni, di patrimoni documentari spesso non aggiornati o costituiti senza una corretta politica di sviluppo del-le raccolte. Una conseguenza di ciò è il dato che la Sicilia, tra le regioni italiane, è quella che ha la percentuale più bassa di lettori, e oltre la metà dei residenti dichiara di non aver mai letto, né nel tempo libero, né per motivi professionali o scolastici, né di aver avuto tra le mani alcun genere di libri.
Il presente disegno di legge, elaborato dalla Sezione Sicilia dell’Associazione Italiana Bi-blioteche in collaborazione col Presidente nazionale Stefano Parise e col responsabile per le biblio-teche degli enti locali in seno all’Osservatorio lavoro e professione Nerio Agostini, si basa su alcuni documenti internazionali che costituiscono dei punti di riferimento per l’emanazione di norme nel settore:
– Il manifesto IFLA/Unesco per le biblioteche pubbliche del 1994;
– la dichiarazione dell’IFLA sulle biblioteche e sulla libertà intellettuale del 1999;
– Il servizio bibliotecario pubblico: linee guida IFLA/Unesco per lo sviluppo del 2001.
Si basa inoltre sui documenti di indirizzo della Comunità europea:
– Risoluzione sul ruolo delle biblioteche nella società moderna del 1998; e Linee guida del Consi-glio d’Europa/EBLIDA per la legislazione e le politiche in materia di biblioteche in Europa del
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2000; nonché sull’accordo denominato Linee di politica bibliotecaria per le autonomie approvate nel 2003 dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e della Province autonome, dall’ANCI e dall’UPI, nonché su una approfondita analisi del panorama delle leggi regionali di settore, e sui do-cumenti dell’Associazione Italiana Biblioteche Raccomandazioni per una nuova legislazione regio-nale sulle biblioteche di ente locale redatto dal Gruppo di studio sulle linee guida in materia di leggi regionali e Raccomandazioni per le leggi regionali redatto dalla Commissione Biblioteche Pubbli-che. Il disegno di legge Sistema bibliotecario regionale integrato si basa infine sul Documento pro-grammatico dell’AIB Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane, che definisce la biblioteca come strumento della democrazia, che assicura uguaglianza sostanziale e pari opportunità d’accesso all’informazione, alla conoscenza, alla cultura e alla libertà di ricerca scientifica, e delinea un mo-dello di servizio bibliotecario pubblico, riconoscendone il ruolo sociale e le funzioni specifiche, la necessità della cooperazione bibliotecaria, di competenze professionali e di risorse finanziarie.
Il modello organizzativo del disegno di legge suddivide i compiti tra la Regione, gli enti lo-cali e gli altri soggetti pubblici interessati, dando un posto di rilievo alla cooperazione.
I compiti della Regione fanno capo al Dipartimento per i beni culturali, presso il quale oc-corre attivare, sulla scorta delle positive esperienze delle altre Regioni, un apposito Ufficio bibliote-che, che curerà, tra l’altro:
– gli standard minimi di funzionamento delle biblioteche e i requisiti professionali del personale;
– il piano triennale e il piano annuale di intervento e di sviluppo della rete bibliotecaria regionale;
– l’assetto della cooperazione bibliotecaria;
– il piano regionale per l’edilizia bibliotecaria;
– la valorizzazione dei fondi librari sottoposti a tutela.
I compiti dei Consorzi di Comuni: finanziano i sistemi con congrui stanziamenti di bilancio.
I compiti dei Sistemi bibliotecari: attuano la cooperazione e realizzano il necessario coordi-namento tra enti nei servizi bibliotecari per la valorizzazione delle risorse, la qualificazione e lo svi-luppo in riferimento alla programmazione bibliotecaria regionale, attraverso un Centro servizi di re-te.
I compiti dei Comuni: curano l’istituzione, l’ordinamento e il funzionamento delle proprie biblioteche e l’adesione al sistema bibliotecario, stanziando una percentuale predefinita dei trasfe-rimenti regionali.
Sono poi definiti la tipologia, la natura e i compiti delle biblioteche, secondo le varie tipolo-gie. Particolare attenzione è riposta verso la disciplina delle biblioteche comunali, dando a ogni Comune il compito di istituire una biblioteca comunale, definita come struttura informativa perma-nente aperta al pubblico che fornisce l’accesso libero e gratuito alle risorse documentarie, alla cono-scenza e all’informazione, dettagliando le funzioni e i servizi essenziali. Sono disciplinati anche gli aspetti relativi al personale, stabilendo requisiti minimi per l’accesso ai pubblici concorsi. L’accesso alla professione sarà subordinato al possesso di un titolo di studio universitario non generico, ma che garantisca tutte le competenze richieste. Si definiscono infine gli organici minimi delle bibliote-che comunali e l’aggiornamento e la riqualificazione del personale già in servizio.
Il presente disegno di legge consta di 20 articoli.
All’art. 1 si definiscono le finalità e gli obiettivi della legge, che disciplina il diritto primario della comunità regionale al libero accesso alla cultura, all’informazione e alle idee promuovendo la valorizzazione delle biblioteche e lo sviluppo della rete bibliotecaria regionale.
Agli artt. 2-7 si prevede una suddivisione di compiti tra la Regione, gli enti locali e gli altri soggetti interessati, dando un posto di rilievo alla cooperazione. I compiti sono suddivisi secondo il seguente schema:
a) sistema bibliotecario locale, livello primario di cooperazione bibliotecaria e fondamento della re-te bibliotecaria regionale, cui possono aderire, oltre ai Comuni: biblioteche regionali o d’interesse regionale; biblioteche gestite dalle scuole, università e altri enti pubblici; biblioteche aperte al pub-blico appartenenti a privati, associazioni professionali, istituti culturali, educativi e di ricerca, enti ecclesiastici; mediateche e videoteche aperte al pubblico.
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Il sistema bibliotecario locale deve, tra l’altro: costituire il centro servizi di rete che provvede all’organizzazione del servizio nel territorio e al coordinamento dei programmi, degli acquisti, delle revisioni, alla formazione dei cataloghi collettivi, all’organizzazione del prestito interbibliotecario, alla collaborazione con altri servizi culturali, a creare e gestire i servizi amministrativi comuni, ad attuare rilevamenti statistici, etc.; raccordarsi con la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali competente per territorio.
b) la Regione, nella fattispecie l’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana (d’ora in poi Assessorato), finanzia il Sistema bibliotecario regionale; stabilisce gli standard minimi di funzionamento delle biblioteche e i requisiti professionali del personale delle biblioteche e dei si-stemi; approva un Programma triennale e un piano annuale di organizzazione e sviluppo della rete bibliotecaria regionale; individua l’estensione territoriale di ciascun sistema bibliotecario locale; i-stituisce presso le Soprintendenze i Centri di catalogazione; predispone lo schema di regolamento del sistema bibliotecario e delle biblioteche aderenti; formula le linee guida per la ripartizione dei finanziamenti tra i sistemi bibliotecari, prioritariamente a sostegno dei sistemi informativi; predi-spone la convenzione-tipo tra gli enti proprietari delle biblioteche che intendono aderire al sistema bibliotecario locale; in collaborazione con le Università siciliane e l’Associazione Italiana Bibliote-che, provvede alla formazione, riqualificazione e alla specializzazione del personale delle bibliote-che.
Per le finalità sopra citate, all’art. 3 è istituito presso l’Assessorato l’Ufficio biblioteche, struttura intermedia centrale del Dipartimento per i beni culturali, dotato di idonee risorse professionali. La Regione, inoltre, al fine di valorizzare le raccolte librarie antiche, rare e di pregio, finanzia specifici progetti per la loro catalogazione, digitalizzazione, conservazione, restauro e fruizione.
Più oltre, all’art. 11, si espongono le attività del Programma triennale, che prevede: la programma-zione generale degli interventi riguardanti il Sistema bibliotecario regionale; la distribuzione delle risorse finanziarie complessive per il triennio necessarie alla realizzazione degli interventi attuativi; gli obiettivi e i criteri per l’erogazione dei servizi al pubblico; la promozione e lo sviluppo dei si-stemi locali; le linee di intervento e le relative modalità; le modalità di verifica sull’attuazione e l’efficacia degli interventi; l’accertamento dello stato di conservazione dei beni librari e il pro-gramma degli interventi per la tutela, manutenzione e restauro, assicurando l’aggiornamento profes-sionale del personale regionale addetto a tali interventi; i programmi formativi di aggiornamento e di qualificazione e di riconversione professionale; gli obiettivi generali in materia di edilizia biblio-tecaria cui dovranno far riferimento i programmi e i piani attuativi; nonché quelle del piano annua-le,che prevede: la precisazione su base annua del programma triennale; il finanziamento delle ini-ziative previste dal programma triennale; la formulazione delle proposte per l’aggiornamento e l’e-ventuale ridefinizione delle previsioni del programma triennale; i controlli di gestione e di spesa dei piani annuali precedenti.
I Comuni (art. 6) aderiscono al sistema locale e provvedono: all’istituzione, all’ordinamento e al funzionamento delle proprie biblioteche attraverso livelli di finanziamento adeguati; a fornire le proprie biblioteche e i sistemi bibliotecari di risorse professionali qualificate; a formulare program-mi triennali e piani annuali di attuazione relativi all’istituzione, alla gestione e al potenziamento del-le biblioteche; a programmare e curare le attività culturali, nonché la promozione della biblioteca; a promuovere forme di collaborazione con istituzioni culturali e scolastiche pubbliche e private che operano sul territorio.
Ogni Comune (art. 9) deve istituire una biblioteca comunale aperta al pubblico che fornisca l’accesso libero e gratuito alle risorse documentarie, alla conoscenza e all’informazione.
Altri soggetti, pubblici o privati che intendono aderire al Sistema bibliotecario, vi possono partecipare stipulando convenzioni su base volontaria, dotate di clausole che stabiliscano gli oneri finanziari a loro carico, e comunque adeguandosi agli standard minimi per le biblioteche stabiliti dalla Regione.
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I compiti delle biblioteche regionali (art. 8) andranno stabiliti da successivi decreti assesso-riali. Per la Biblioteca centrale della Regione siciliana è prevista l’autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile.
I compiti delle biblioteche comunali (art. 9) sono enucleati in 22 punti, e vanno dall’acquisi-zione del materiale, la conservazione e la revisione, in misura adeguata alla popolazione, alla eroga-zione di un servizio di lettura, consultazione e prestito, all’assistenza agli utenti, alla definizione dell’orario di apertura secondo criteri coordinativi con le altre biblioteche presenti sul territorio e comunque tenendo conto di una tabella oraria creata in relazione al numero di abitanti del comune. Tra gli altri servizi previsti: la costituzione di una sezione ragazzi, di servizi multiculturali, quelli per fasce di utenti svantaggiati, la creazione di una sezione bibliografico-documentale di interesse locale e di postazioni pubbliche per la navigazione in rete con accesso libero e gratuito.
L’art. 13 stabilisce i requisiti minimi di accesso alla professione. Agli enti competenti spetta bandire i concorsi, ai quali si accede in base ad alcuni requisiti minimi: coordinatore di sistema biblioteca-rio e direttore di biblioteca: laurea specialistica che consenta di acquisire competenza nelle disci-pline bibliotecarie e servizio, prestato per non meno di tre anni, in strutture bibliotecarie della pub-blica amministrazione; bibliotecario: percorso formativo di livello universitario di base (triennale) che consenta di acquisire competenza nelle discipline bibliotecarie; assistente di biblioteca: diploma di scuola media di secondo grado e un corso riconosciuto di formazione professionale della durata minima di un anno con esame di valutazione finale; operatore di supporto: licenza della scuola dell’obbligo.
Il personale già in servizio presso le biblioteche, se non ha già partecipato a corsi di formazione previsti dal ddl, va avviato a percorsi formativi, almeno di pari durata.
Agli artt. 14-16 si specificano i criteri di assunzione del personale dei Centri di catalogazione, dei Sistemi bibliotecari e delle Biblioteche comunali.
All’art. 17 si prevede che i comuni e gli enti e i soggetti titolari o gestori di biblioteche istituzionali convenzionate con i sistemi bibliotecari favoriscano i corsi di aggiornamento dei propri dipendenti in orario di lavoro.
All’art. 18 si prevede un piano regionale di edilizia bibliotecaria redatto con previsione triennale, che individui le linee di intervento per il conseguimento degli obiettivi indicati dalla presente legge e indichi, anno per anno, gli interventi prioritari. Si tratta di un piano volto all’utilizzo di edifici di interesse culturale già esistenti o alla creazione di nuove strutture, gestito dall’assessorato, di con-certo con l’assessorato regionale per le infrastrutture ed i trasporti.
All’art. 19 si istituisce il Fondo unico per il Sistema bibliotecario integrato.
Art. 1
Finalità e obiettivi
1. La Regione, in attuazione dei principi costituzionali e delle disposizioni dello Statuto speciale in tema di cultura e di informazione, disciplina il diritto primario della comunità regionale al libero accesso alla cultura, all’informazione e alle idee in base a principi di uguaglianza, pari opportunità e assenza di discriminazione. A tal fine promuove la valorizzazione delle biblioteche appartenenti a enti pubblici o a soggetti privati aperte al pubblico e lo sviluppo di una rete bibliotecaria regionale aperta alla cooperazione nazionale e internazionale, per favorire l’integrazione di tutti i cittadini in ambito culturale, economico e sociale.
2. Gli obiettivi della presente legge sono realizzati attraverso l’organizzazione del Sistema bibliotecario regionale integrato, cui contribuiscono, ciascuno in base alla propria autonomia, la Regione, gli enti locali territoriali, gli enti pubblici e altri soggetti interessati.
Titolo I
Organizzazione del Sistema bibliotecario regionale integrato.
Art. 2
Sistema bibliotecario regionale e locale.
1. La rete bibliotecaria regionale provvede a rendere effettivo l’uso delle risorse informa-tive e documentarie possedute dalle biblioteche aderenti o rese disponibili mediante sistemi re-moti, attraverso l’integrazione dei sistemi informativi, il coordinamento dei servizi di informa-zione, documentazione, lettura e consulenza bibliografica, la presenza delle più aggiornate tecno-logie dell’informazione, l’alfabetizzazione al loro uso e l’armonizzazione dei criteri di valorizza-zione e fruizione del patrimonio documentale.
2. La rete regionale si realizza attraverso la cooperazione tra sistemi bibliotecari locali e biblioteche regionali e d’interesse regionale, secondo un principio di sussidiarietà.
3. La rete regionale partecipa al Servizio Bibliotecario Nazionale tramite i poli SBN già esistenti e i cataloghi bibliografici costituiti ai sensi dell’art. 10 della l. r. 15 maggio 1991, n. 17, che potranno formare poli SBN con la direzione tecnica delle Soprintendenze per i beni culturali e ambientali.
4. La relativa attività di carattere tecnico-scientifico verrà coordinata dal Dipartimento regionale dei beni culturali, avvalendosi delle proprie strutture intermedie, centrali e periferiche.
5. Il sistema bibliotecario locale realizza il livello primario di cooperazione bibliotecaria e costituisce il fondamento della rete bibliotecaria regionale.
6. La cooperazione bibliotecaria fra enti locali si realizza nelle forme previste dalla legge per la gestione dei servizi pubblici locali e/o da organismi di gestione giuridicamente riconosciu-ti. Gli enti locali cooperanti istituiscono un centro servizi di rete.
7. Possono altresì aderire al sistema bibliotecario locale di cui all’art. 5 le biblioteche che rientrino nelle seguenti tipologie:
a) biblioteche regionali o d’interesse regionale;
b) biblioteche gestite dalle scuole, università e altri enti pubblici;
c) biblioteche aperte al pubblico appartenenti a privati, associazioni professionali, istituti cultura-li, educativi e di ricerca, enti ecclesiastici;
d) mediateche e videoteche aperte al pubblico.
8. La biblioteca di ciascun ente locale non può far parte di più sistemi bibliotecari.
9. Il sistema bibliotecario locale realizza servizi coordinati, basati sull’ottimizzazione del-le risorse economiche, su:
a) politiche di acquisto comuni o coordinate;
b) condivisione di strumenti e di risorse umane;
c) armonizzazione delle attività di valorizzazione del patrimonio documentale;
d) promozione delle attività di valorizzazione del patrimonio documentale, tenendo conto delle finalità di cui all’art. 9, comma 2.
10. Per la realizzazione di tali servizi il sistema bibliotecario locale costituisce il centro servizi di rete di cui all’art. 5 comma 3, e nomina un coordinatore del sistema con le modalità di cui all’art. 13, comma 1 lett. a) e all’art. 15 comma 1.
11. Le biblioteche facenti parte del sistema bibliotecario cooperano al fine di implementa-re il catalogo collettivo e di sviluppare politiche culturali e di servizio comuni. A tal fine trasmet-tono annualmente al sistema bibliotecario di riferimento i dati della propria attività per il rileva-mento statistico regionale.
12. Il sistema locale organizza l’attività di prestito interbibliotecario e promuove forme di collaborazione e interoperabilità con gli altri sistemi territoriali della cultura, con particolare rife-rimento ad archivi e musei.
13. Il sistema bibliotecario locale, per gli aspetti biblioteconomici, si raccorda con la So-printendenza per i beni culturali e ambientali competente per territorio.
Art. 3
Funzioni della Regione
1. L’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana (d’ora in poi Asses-sorato) provvede, con propri finanziamenti, al funzionamento del Sistema bibliotecario regiona-le.
2. L’Assessorato altresì:
a) stabilisce con apposito provvedimento gli standard minimi di funzionamento delle biblioteche e i requisiti professionali del personale delle biblioteche e dei sistemi, redigendo un bando-tipo per i relativi concorsi pubblici;
b) approva un Programma triennale e un piano annuale di organizzazione e sviluppo della rete bibliotecaria regionale, definendo in particolare gli interventi di cui all’articolo 11;
c) individua l’estensione territoriale di ciascun sistema bibliotecario locale;
d) istituisce presso ciascuna Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali, ai sensi dell’art. 10 della l.r. n. 17 del 15 maggio 1991, il Centro di catalogazione, dotandolo di adeguato personale anche in raccordo con le biblioteche dei Comuni e delle istituzioni le cui biblioteche aderiscono al Sistema locale;
e) predispone lo schema di regolamento per il funzionamento del sistema bibliotecario locale e delle biblioteche aderenti;
f) formula le linee guida per la ripartizione dei finanziamenti tra i sistemi bibliotecari, prioritariamente a sostegno dei sistemi informativi;
g) predispone la convenzione-tipo tra gli enti proprietari delle biblioteche che intendono aderire al sistema bibliotecario locale;
h) assicura la raccolta e l’elaborazione dei dati statistici tramite le Soprintendenze per i beni cul-turali e ambientali, ai fini della valutazione di efficacia ed efficienza del sistema bibliotecario re-gionale, rendendone pubblici i risultati;
i) promuove, sostiene e indirizza, incentivando anche forme di tirocinio e stage, in collaborazio-ne con le Università siciliane e l’Associazione italiana biblioteche, la formazione, la riqualifica-zione e la specializzazione del personale delle biblioteche; promuove la formazione in ambito catalografico e bibliografico tramite la Biblioteca centrale della Regione siciliana e in collabora-zione con l’Istituto centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU).
3. Per l’espletamento delle funzioni di cui al comma precedente, è istituito l’Ufficio bi-blioteche, struttura intermedia centrale del Dipartimento per i beni culturali, dotato di idonee ri-sorse professionali.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge, con apposito Decreto dell’organo competente, sono definite le funzioni e le competenze della struttura.
Art. 4
Compiti dei Consorzi di Comuni
1. Per il raggiungimento delle finalità della presente legge i Consorzi di Comuni contribuiscono al funzionamento e al potenziamento dei sistemi bibliotecari, con finanziamenti di importo commisurato al numero delle biblioteche aderenti e ai servizi resi dalle medesime.
Art. 5
Sistemi bibliotecari
1. I sistemi bibliotecari attuano la cooperazione e realizzano il necessario coordinamento tra enti nei servizi bibliotecari per la valorizzazione delle risorse, la qualificazione e lo sviluppo in ri-ferimento alla programmazione bibliotecaria regionale.
2. I sistemi bibliotecari sono associazioni volontarie istituite dai Comuni mediante conven-zioni per ambiti territoriali definiti dalla Regione come previsto dall’art. 3, comma 2, lett. c).
3. Ciascun sistema bibliotecario, tramite il Centro servizi di rete di cui all’art. 2 comma 10, provvede, nel rispetto dell’autonomia e delle specificità culturali delle biblioteche associate:
a) all’organizzazione del servizio nel territorio e al coordinamento dei programmi delle biblioteche associate;
b) al coordinamento degli acquisti del materiale librario e documentario, anche attraverso procedu-re di acquisto coordinato e/o centralizzato e all’elaborazione di Carte per la gestione delle collezio-ni, la revisione e lo scarto dei documenti e l’uniformità delle procedure amministrative;
c) alla formazione e gestione dei cataloghi collettivi;
d) all’organizzazione e alla gestione del prestito interbibliotecario, con le limitazioni e le esclusioni previste dalle leggi sulla tutela del patrimonio bibliografico, eventuali disposizioni statutarie o re-golamentari, o vincoli di altra natura espressamente richiamati nell’atto di costituzione o di adesio-ne al sistema stesso;
e) alla consulenza biblioteconomica e all’informazione bibliografica;
f) al rilevamento periodico dei dati statistici per la conoscenza e la valutazione dello stato delle strutture, dei servizi e dell’utenza da inviare alle Soprintendenze Beni culturali;
g) alla promozione e al coordinamento delle attività culturali correlate alle funzioni proprie delle biblioteche, di diffusione della cultura e dell’informazione, con particolare riferimento alla cono-scenza della storia locale;
h) alla collaborazione con strutture e servizi sociali e culturali, con particolare riguardo alla scuola, alle biblioteche delle case circondariali e dei presidi ospedalieri;
i) alla predisposizione e alla gestione dei servizi amministrativi comuni o di carattere generale per le biblioteche afferenti al sistema;
j) allo scambio di servizi con altri sistemi bibliotecari;
k) alla gestione di un deposito del sistema per documenti di non frequente consultazione.
Art. 6
Compiti dei Comuni
1. I Comuni concorrono alla formazione del Sistema bibliotecario regionale integrato a-derendo al sistema locale così come previsto al comma 5 dell’articolo 2. Provvedono all’istituzione, all’ordinamento e al funzionamento delle proprie biblioteche attraverso livelli di finanziamento adeguati al fine di conseguire il coordinamento, l’integrazione e la diffusione dei servizi e delle risorse documentarie esistenti nel rispettivo territorio, nonché di garantire la quali-tà dei servizi bibliotecari, intesa come capacità di individuare e soddisfare i bisogni di informa-zione e lettura delle varie categorie di utenza.
2. Per la realizzazione delle predette finalità, i Comuni:
a) aderiscono ai sistemi bibliotecari locali;
b) forniscono le proprie biblioteche e i sistemi bibliotecari di risorse professionali qualificate per la gestione e l’erogazione dei servizi, in conformità agli artt. 13, 14 e 15;
c) formulano programmi triennali, nonché piani annuali di attuazione relativi all’istituzione, alla gestione e al potenziamento delle biblioteche;
d) curano le biblioteche di loro pertinenza, ne adottano i regolamenti in conformità agli indirizzi della Regione e predispongono le carte dei servizi;
e) programmano e curano le attività culturali, nonché la promozione della biblioteca e della let-tura e la valorizzazione del patrimonio documentario;
f) promuovono forme di collaborazione con istituzioni culturali e scolastiche pubbliche e private che operano sul territorio attraverso apposite convenzioni,
g) valutano forme di collaborazione e di finanziamento da parte di soggetti privati.
3. Per la realizzazione delle predette finalità inoltre i Comuni:
a) definiscono le previsioni di spesa e le quote di finanziamento da iscrivere in bilancio per la do-tazione e il potenziamento delle risorse documentarie, comprensive di opere nei principali forma-ti e supporti, adeguate al pubblico di riferimento e costantemente aggiornate. Tale previsione do-vrà essere in misura non inferiore al due per cento dei trasferimenti regionali per servizi ed inve-stimenti di cui alla l. r. 7 marzo 1997, n. 6;
b) assicurano stanziamenti adeguati nei loro bilanci per le spese relative alle risorse professiona-li, ai locali, alle attrezzature, alla strumentazione, alla tutela e alla conservazione del patrimonio bibliografico, all’espletamento dei servizi e all’attuazione dei programmi di attività culturali cor-relate ai servizi bibliotecari e provvedono, per la parte loro spettante, alle spese previste nella convenzione per le attività del sistema di cui fanno parte.
Art. 7
Compiti di altri soggetti
1. I soggetti pubblici o privati che intendono aderire al Sistema bibliotecario vi partecipa-no stipulando convenzioni su base volontaria.
2. L’adesione comporta l’adeguamento agli standard minimi per le biblioteche stabiliti dalla Regione ai sensi dell’art. 3 comma 2 lett. a).
3. Gli oneri finanziari di cui tali soggetti si dovranno far carico aderendo al Sistema bi-bliotecario saranno oggetto di specifiche clausole delle convenzioni di cui al comma 1.
Titolo II
Tipologia, natura e compiti delle biblioteche appartenenti al Sistema bibliotecario regionale in-tegrato.
Art. 8
Biblioteche regionali
1. La Regione riconosce e sostiene le biblioteche regionali e d’interesse regionale, quali quelle di conservazione, quelle specializzate e quelle che svolgono un servizio di particolare rile-vanza. I relativi compiti verranno stabiliti da successivi decreti assessoriali, ferme restando le com-petenze derivanti dalle l. r. 1 agosto 1977, n. 80, l. r. 7 novembre 1980, n. 116 e l. 15 aprile 2004, n. 106 e il relativo regolamento emanato con D.P.R. 3 maggio 2006, n. 252.
2. L’articolo 18 della l. r. 1 agosto 1977, n. 80, e successive modifiche e integrazioni, è so-stituito dal seguente:
“Art. 18
1. La Biblioteca già “nazionale” con sede in Palermo, di seguito denominata Biblioteca centrale del-la Regione siciliana, le Biblioteche regionali universitarie di Messina e Catania e la Biblioteca-Museo “Luigi Pirandello” di Agrigento, istituita con legge 17 febbraio 1987, n. 3, sono biblioteche regionali.
2. La Biblioteca centrale della Regione siciliana è dotata di autonomia scientifica, finanziaria, or-ganizzativa e contabile. Al suo funzionamento provvede il direttore, che deve essere in possesso dei necessari requisiti tecnico-scientifici. Con apposito decreto dell’Assessore ne saranno discipli-nate le modalità di gestione e controllo amministrativo-contabile.
3. La Biblioteca centrale della Regione svolge i seguenti compiti:
a) acquisire tutte le pubblicazioni edite in Sicilia conformemente alla normativa vigente;
b) acquisire tutte le pubblicazioni stampate fuori dal territorio regionale che riguardino la Sicilia;
c) acquisire materiale bibliografico necessario allo sviluppo della ricerca e della cultura nel territo-rio della Regione;
d) garantire l’uniformità delle banche dati bibliografici secondo l’apposita disciplina statale, e man-tenere gli scambi di informazione con le biblioteche nazionali centrali e con l’Istituto centrale del catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche;
e) costituire e incrementare una raccolta in formato digitale, nel rispetto del diritto d’autore di cui alla L. n. 633 del 1941 e successive modifiche e integrazioni, di documenti e testi manoscritti e a stampa di particolare pregio e interesse riguardanti la cultura siciliana;
f) adeguare e potenziare il laboratorio per il restauro di materiale librario, codici membranacei e cartacei, pergamene, materiale archivistico sia della Regione sia degli enti pubblici sia dei privati cui sia stato notificato in via amministrativa l’importante interesse storico. La Biblioteca centrale organizza anche a tal fine corsi di restauro librario e conservazione nelle biblioteche;
g) tenere presso la Biblioteca centrale l’anagrafe degli editori siciliani, cui tutti gli editori con sede legale nel territorio regionale hanno l’obbligo di registrarsi gratuitamente; inoltre, pubblicare e mantenere costantemente aggiornato in apposito sito Web l’elenco di tutti gli editori siciliani e dei loro cataloghi;
h) valorizzare i beni librari e favorirne la circolazione;
i) offrire sussidio e assistenza bibliografica alle biblioteche siciliane attraverso l’istituzione di un Centro di documentazione bibliografico e documentario. Provvedere inoltre, in collaborazione con l’ICCU, l’Università e l’Associazione italiana biblioteche, a organizzare periodicamente corsi di aggiornamento in ambito catalografico e bibliografico rivolti al personale delle biblioteche del ter-ritorio regionale.
4. Le biblioteche regionali di Catania e Messina conservano la denominazione di biblioteche uni-versitarie. I loro rapporti con le Università sono regolati da apposite convenzioni. La Biblioteca-Museo Luigi Pirandello di Agrigento continua a svolgere i compiti stabiliti dalla legge regionale 17 febbraio 1987, n. 3.”
3. L’articolo 3 della l. r. 7 novembre 1980, n. 116, è sostituito dal seguente:
“Art. 3
1. Alla Biblioteca centrale della Regione e alle biblioteche regionali di Catania e Messina si appli-cano le norme del decreto del Presidente della Repubblica 5 luglio 1995, n. 417, e successive modi-fiche e integrazioni, in quanto compatibili con la legge regionale 1 agosto 1977, n. 80, con la pre-sente legge e con il D.A. n. 2969 del 26 giugno 1996.”
4. Sono biblioteche d’interesse regionale:
11
a) le biblioteche specializzate annesse alle strutture intermedie periferiche del Dipartimento re-gionale dei beni culturali: soprintendenze, musei, pinacoteche, gallerie e centri regionali previste dalla l.r. 7 novembre 1980, n. 116;
b) le biblioteche degli enti pubblici sottoposti a vigilanza e controllo da parte della Regione.
Art. 9
Biblioteche comunali
1. Ogni Comune assicura alla propria comunità di riferimento, per rispondere alle esigen-ze di documentazione e informazione di tutti i cittadini, una struttura informativa permanente a-perta al pubblico che fornisce l’accesso libero e gratuito all’informazione e alla conoscenza, regi-strate su supporti di qualsiasi natura e formato.
2. Spetta alle biblioteche comunali assicurare:
a) l’acquisizione, la conservazione, la gestione, l’incremento, la revisione costante e la valorizza-zione delle proprie raccolte bibliografiche, sia ad accesso locale sia remoto, in qualunque forma-to e su qualsiasi supporto, ivi compreso il materiale raro e di pregio, in misura adeguata alla po-polazione servita secondo gli standard bibliotecari indicati dalla Regione, in locali allestiti e or-ganizzati in funzione delle diverse fasce di utenza;
b) il servizio di lettura, di consultazione e il prestito, locale ed interbibliotecario, anche a soste-gno della formazione continua dei cittadini;
c) l’assistenza agli utenti per la ricerca e l’acquisizione di informazioni e documenti;
d) la fornitura di informazioni circa l’ubicazione dei documenti in possesso di altre biblioteche al di fuori del sistema di appartenenza;
e) un servizio di apertura al pubblico che tenga conto delle esigenze delle diverse categorie so-ciali, assicurandone l’erogazione nelle fasce orarie in cui esse possono accedere in tutto l’arco settimanale e per l’intera giornata. Gli orari di apertura al pubblico sono coordinati con quelli delle altre biblioteche facenti parte del sistema locale e non potranno in ogni caso essere inferiori a 30 ore a settimana nei Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti, a 40 ore a settimana nei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, e 50 ore a settimana nei comuni capoluogo;
f) la realizzazione di collegamenti con banche dati, basi di dati informatizzate e contenuti in for-mato digitale, di pubblico dominio e commerciali, garantendone la fruizione al pubblico;
g) l’attività di avviamento alla lettura, di promozione del libro e dell’istruzione come strumenti indispensabili per la crescita democratica individuale e l’emancipazione civile, sociale ed eco-nomica degli individui;
h) la costituzione di una sezione ragazzi;
i) la costituzione di raccolte e servizi multiculturali per favorire l’integrazione nel rispetto della diversità culturale e l’inclusione delle persone nella società, offrendo alla comunità un punto di incontro e un supporto per lo svolgimento di attività quotidiane che presuppongono alfabetizzazione e competenze;
j) i servizi per l’infanzia;
k) i servizi per i giovani adulti;
l) i servizi per fasce di utenti svantaggiati;
m) una sezione bibliografico-documentale di interesse locale;
n) assicurare con postazioni pubbliche la navigazione in rete con accesso libero e gratuito;
o) l’attività e i servizi finalizzati ad alfabetizzare l’utente all’uso delle più diffuse tecnologie dell’informazione e a istruirlo sulle tecniche di ricerca, per accedere all’informazione in rete, svi-luppare le competenze nella ricerca dell’informazione e stimolare la capacità di valutazione criti-ca dei risultati delle ricerche;
p) la promozione e la comunicazione dei servizi della biblioteca mediante guide;
q) apposita segnaletica a uso interno ed esterno alla biblioteca;
r) la rilevazione, almeno annuale, dei dati sui propri servizi, attività e utenti, secondo standard stabiliti dalla Regione nel programma triennale;
s) la rilevazione della soddisfazione degli utenti;
t) la collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado;
u) il sostegno all’autoformazione e all’apprendimento permanente di tutti i cittadini, anche in collaborazione con il sistema della formazione nelle sue diverse articolazioni, al fine di favorire il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza.
v) favorire l’integrazione nel rispetto delle diversità culturali e l’inclusione delle persone nella società, offrendo a tutti i cittadini un punto d’incontro e un supporto per lo svolgimento di attivi-tà quotidiane che presuppongono competenze e alfabetizzazione funzionale (compilazione di moduli, curricula, ecc.).
Art. 10
Biblioteche istituzionali
Si considerano istituzionali le biblioteche aperte alla pubblica fruizione – i cui parametri di fun-zionalità saranno determinati in appositi regolamenti predisposti dalla Regione – istituite e gestite da enti pubblici, morali, ecclesiastici, da fondazioni e accademie, società di storia patria, istituti di alta cultura, associazioni culturali, istituzioni scolastiche e universitarie, le quali, disponendo di raccolte bibliografiche a carattere generale o specializzato, svolgano un comprovato e conti-nuo servizio al pubblico, per il raggiungimento di specifici compiti, disciplinati nei regolamenti di cui sopra.
Titolo III
13
Programmazione degli interventi
Art. 11
Programmazione degli interventi per l’istituzione e lo sviluppo del Sistema bibliotecario regio-nale
1. La Giunta regionale, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della pre-sente legge, approva il Programma triennale per l’istituzione e lo sviluppo del Sistema bibliote-cario regionale di cui alla lettera b), comma 2 dell’articolo 3.
2. Il Programma prevede:
a) la programmazione generale degli interventi riguardanti il Sistema bibliotecario regionale;
b) la distribuzione delle risorse finanziarie complessive per il triennio di riferimento necessarie alla realizzazione degli interventi attuativi delle finalità della presente legge;
c) gli obiettivi e i criteri per l’erogazione dei servizi al pubblico;
d) la promozione e lo sviluppo dei sistemi locali;
e) le linee di intervento e le relative modalità;
f) le modalità di verifica sull’attuazione e l’efficacia degli interventi;
g) l’accertamento dello stato di conservazione dei beni librari e il programma degli interventi per la tutela, manutenzione e restauro, assicurando l’aggiornamento professionale del personale re-gionale addetto a tali interventi;
h) i programmi formativi di aggiornamento e di qualificazione e di riconversione professionale;
i) gli obiettivi generali in materia di edilizia bibliotecaria cui dovranno far riferimento i pro-grammi e i piani attuativi.
3. In sede di prima applicazione della presente legge, al Programma triennale sono allega-ti:
a) lo schema di regolamento delle biblioteche pubbliche degli enti locali e delle biblioteche isti-tuzionali aperte al pubblico che gli enti competenti dovranno adottare entro tre mesi dalla data di pubblicazione del medesimo programma;
b) lo schema di convenzione per l’adesione ai sistemi locali.
4. L’Assessore per i beni culturali emana il Piano annuale di attuazione del Programma triennale di cui al comma 2 e può, contenere modifiche e aggiornamenti ritenuti necessari per un miglior raggiungimento degli obiettivi.
5. Nel piano annuale sono previsti inoltre:
a) il finanziamento delle iniziative previste dal Programma triennale;
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b) la formulazione delle proposte per l’aggiornamento e l’eventuale ridefinizione delle previsioni del successivo Programma triennale;
c) i controlli di gestione e di spesa dei piani annuali precedenti.
Art. 12
Interventi regionali per la valorizzazione dei beni librari antichi, rari e di pregio
1. La Regione, al fine di valorizzare le raccolte librarie antiche, rare e di pregio, finanzia specifici progetti per la loro catalogazione, digitalizzazione, conservazione e restauro, monito-rando i progetti di digitalizzazione del patrimonio documentale, specialmente di quello periodi-co.
Titolo IV
Qualificazione professionale del personale delle biblioteche
Art. 13
Requisiti minimi di accesso alla professione
1. Ai posti in organico delle biblioteche regionali e comunali e dei sistemi bibliotecari si accede mediante pubblici concorsi banditi dagli enti competenti ai quali sono ammessi cittadini dell’Unione europea in possesso dei seguenti requisiti minimi che ciascun ente potrà elevare nel rispetto della propria autonomia, sulla base dei seguenti profili professionali:
a) coordinatore di sistema bibliotecario e direttore di biblioteca: percorso formativo di livello universitario, terminato con il conseguimento di una laurea specialistica che consenta di acquisi-re competenza nelle discipline bibliotecarie e l’esperienza professionale di cui al successivo comma 2;
b) bibliotecario: percorso formativo di livello universitario di base (triennale) che consenta di ac-quisire competenza nelle discipline bibliotecarie;
c) assistente di biblioteca: diploma di scuola media di secondo grado e un corso riconosciuto di formazione professionale della durata minima di un anno con esame di valutazione finale di cui all’art. 3 comma 2 lett. i) o dell’esperienza lavorativa di cui al successivo comma 2;
d) operatore di supporto: licenza della scuola dell’obbligo.
2. Costituisce titolo di specializzazione valutabile ai fini concorsuali il servizio effettiva-mente prestato, per non meno di tre anni, in strutture bibliotecarie della pubblica amministrazio-ne, in categorie pari o immediatamente inferiori a quelle messe a concorso.
3. I profili professionali di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 saranno oggetto di certi-ficazione da parte dell’Associazione Italiana Biblioteche ai sensi della L. 14-1-2013 n. 4 (Dispo-sizioni in materia di professioni non organizzate).
4. I programmi d’esame per i concorsi pubblici per i profili di coordinatore di sistema bi-bliotecario, direttore di biblioteca, bibliotecario e assistente di biblioteca devono obbligatoria-mente riguardare le discipline biblioteconomiche e di gestione dei servizi bibliotecari ed elemen-ti di diritto amministrativo, oltre che la conoscenza delle principali tecnologie dell’informazione e dei principali applicativi in uso. Il dettaglio delle materie d’esame citate deve essere oggetto di esplicitazione nel bando concorsuale, da predisporre sulla base del bando-tipo di cui all’art. 3 comma 2 lett. a).
5. Il personale già in servizio presso le biblioteche alla data di entrata in vigore della pre-sente legge, qualora non avesse già partecipato a corsi di formazione in discipline bibliotecono-miche di durata almeno semestrale di cui all’art. 3 comma 1 lett. i), sarà avviato a percorsi for-mativi, almeno di pari durata, finalizzati ad acquisire la competenza tecnica necessaria a ricoprire i profili professionali corrispondenti alla propria categoria contrattuale di appartenenza.
Art. 14
Personale dei Centri di catalogazione
1. Il personale dei Centri di catalogazione di cui all’art. 3 comma 2 lett. d) dovrà essere assunto come segue: il responsabile sarà individuato tra il personale in servizio presso le Soprin-tendenze o mediante pubblico concorso, e dovrà essere in ogni caso in possesso dei requisiti pre-visti al comma 1 lett. b) e di documentata esperienza di catalogazione informatizzata; il rimanen-te personale dovrà essere prescelto tra i catalogatori ex legge 24 del 2008, e/o comandato dalle biblioteche aderenti, ovvero mediante esternalizzazione, ma comunque dotato di documentata esperienza di catalogazione informatizzata.
Art. 15
Personale dei sistemi bibliotecari
1. I sistemi bibliotecari sono dotati del Centro servizi di rete di cui al comma 3 dell’art. 5. Le risorse professionali che operano nel Centro servizi di rete, in coerenza con quanto previsto nella convenzione istitutiva del singolo sistema, possono essere comandate o distaccate dalle bi-blioteche aderenti al Sistema, o assunte in dotazione organica del Centro servizi di rete, qualora il sistema sia dotato di forma giuridica autonoma, con le modalità di cui all’art. 13.
Art. 16
Personale delle biblioteche comunali
1. Ogni biblioteca comunale è dotata di personale necessario al funzionamento dei servi-zi, tenuto conto della consistenza e natura delle risorse documentarie e dell’utenza potenziale. La dotazione organica di risorse professionali, suddivisa nei vari profili professionali, non può esse-re inferiore a quanto stabilito nella tabella A allegata alla presente legge, nel rispetto delle pro-fessionalità ivi indicate. Può essere utilizzato a tal fine il personale di cui alla legge regionale 26 novembre 2000, n. 24, purché in possesso dei requisiti richiesti per l’accesso ai profili professio-nali di cui all’art. 13.
2. In prima applicazione e per un periodo individuato non superiore a tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il personale da destinare alle biblioteche, di cui alla tabella A, potrà essere reperito mediante mobilità interna anche tra i dipendenti comunali adibiti ad altri servizi, purché in possesso dei requisiti di cui alle disposizioni del presente capo e previa adeguata riconversione professionale di durata non inferiore ai sei mesi.
Art. 17
Aggiornamento e riqualificazione professionale
1. I Comuni e gli enti e i soggetti titolari o gestori di biblioteche istituzionali convenzio-nate con i sistemi bibliotecari autorizzano e favoriscono la partecipazione del proprio personale
alle iniziative di formazione e aggiornamento di cui all’art. 3, comma 2 lett. i) in orario di lavoro o comunque retribuito in attuazione del diritto contrattuale all’aggiornamento continuo.
Titolo V
Edilizia bibliotecaria
Art. 18
Programma di interventi di edilizia bibliotecaria
1. L’assessorato, di concerto con l’assessorato regionale per le infrastrutture ed i trasporti, definisce e aggiorna il Piano regionale per l’edilizia bibliotecaria con riferimento sia all’utilizzo di edifici di interesse culturale, sia alla progettazione di nuove strutture.
2. I programmi prevedono la realizzazione di interventi di edilizia bibliotecaria, indivi-duando gli enti interessati, le tipologie edilizie, i criteri di uniformità idonei ad assicurare la con-servazione e la fruizione del patrimonio bibliografico e documentario, tenendo conto delle indi-cazioni sugli standard minimi dell’International Federation of Library Associations and Institu-tions (IFLA).
3. I singoli interventi progettuali dovranno essere redatti sulla base di un progetto biblio-teconomico e da professionisti dotati di specifiche competenze anche biblioteconomiche.
4. La Regione garantisce altresì, ai sensi degli articoli 1 e 2 della Legge regionale 14 apri-le 2006, n. 15, la promozione della qualità del progetto e dell’opera architettonica, favorendo il ricorso a concorsi di idee o di progettazione.
5. Il Piano di cui al comma 1, redatto con previsione triennale, individua le linee di inter-vento per il conseguimento degli obiettivi indicati dalla presente legge e indica, in particolare, per ciascun anno, gli interventi prioritari. Le indicazioni del Piano sono recepite dalle singole amministrazioni locali e sono coordinate con il programma triennale delle opere pubbliche.
Titolo VI
Norme finanziarie e finali
Art. 19
Norma finanziaria
1. È istituito il Fondo unico per il Sistema bibliotecario integrato, il cui ammontare è de-terminato annualmente con la legge di stabilità. L’onere predetto troverà riscontro nel bilancio pluriennale della Regione.
Art. 20
Norma finale
1. Sono abrogate tutte le norme regionali in contrasto con la presente legge.
2. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
3. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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INTERROGAZIONE
(risposta scritta)
“Notizie in merito alle risorse destinate ai Comuni siciliani”

all’Assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica, all’Assessore per l’economia,
premesso che:
– le anticipazioni relative alla prima trimestralità 2013 in favore dei Comuni sono
state già assorbite dalle pressanti esigenze finanziarie, quotidiane, di ordinaria
amministrazione;
considerato che:
– tutti i Comuni della nostra regione soffrono, oggi, situazioni finanziarie molto
difficili e sempre più prossime allo stato di dissesto;
– le risorse destinate agli Enti locali, attualmente previste dall’art.15 della Legge di
stabilità regionale per il 2013, non consentono, alla maggior parte dei Comuni
siciliani, di erogare servizi indispensabili ai cittadini;
per sapere:
– se non intendano intervenire urgentemente per destinare le somme giuste e
necessarie a garantire i servizi essenziali ai cittadini di tutti i Comuni siciliani;
– se non ritengano opportuno, vista la situazione finanziaria allarmante, prevedere, in
sede di variazione di bilancio, un ulteriore stanziamento in favore dei Comuni per
riportare i trasferimenti ai livelli del 2012;
– se alla luce dei fatti non sia necessario convocare con urgenza la conferenza
“Regione-Autonomie locali” per provvedere al riparto del fondo per le Autonomie.
(l’interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

20 settembre 2013

DIPASQUALE

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MOZIONE

“Riapertura ufficio del lavoro di Pachino in Provincia di Siracusa.

Premesso che:
 Le Citta’ di Pachino e di Portopalo di Capo Passero, in Provincia di Siracusa, hanno, nell’agricoltura, ed in particolar modo nella produzione dell’ortofrutta, il pilastro portante dell’economia e della occupazione lavorativa;
 Il sistema produttivo agricolo sta attraversando un periodo di profonda crisi, provocando, ineluttabilmente, la diminuzione dei posti di lavoro e quindi dell’occupazione locale;
 Nel periodo estivo a termine della campagna di produzione, ed in attesa dell’inizio della nuova campagna di produzione dei primaticci ortofrutticoli, e’ prassi che le aziende agricole licenzino gli operai per poi tornare ad assumerli quando inizia la nuova produzione;
 L’ufficio provinciale del lavoro di Siracusa ha disposto, pare per carenza di personale, dovuto alle ferie estive, la chiusura della sezione del collocamento di Pachino, a partire da giovedi 1 agosto del corrente anno e fino a giorno 30 del mese di settembre;
 La sezione del collocamento di Pachino, svolge un ruolo importante per la occupazione dei due comuni interessati, Pachino e Portopalo di Capo Passero;
 Tale incomprensibile scelta si riverberera’ con grave nocumento sul sistema occupazionale locale, poiche’ il disservizio creera’ non pochi problemi agli utenti che, per le motivazioni superiormente esposte, saranno costretti a recarsi a Noto;
Considerato che:
 Nei comuni limitrofi, come ad esempio Ispica e Pozzallo, in Provincia di Ragusa, le sezioni di collocamento rimarranno aperti anche nel periodo agosto-settembre, pur avendo eguali problemi di carenza di personale;
 Appare incomprensibile che uffici decentrati, appartenenti alla stessa amministrazione, compiano scelte diverse, scelte che, come superiormente detto, provocano disagi e difficolta’ agli utenti;
 In questo periodo di crisi e di recesso occorre offrire quanti piu’ serrvizi possibili per venire incontro alle necessita’ dei lavoratori, per favorire, tra le altre cose, anche un incremento dell’indice occupazionale;
Impegna il Governo della Regione
A verificare le motivazioni che hanno indotto i responsabili dell’ufficio provinciale di Siracusa a determinare un lungo periodo di chiusura della chiusura della sezione di collocamento decentrato di Pachino, facendo revocare, qualsiasi sia la motivazione, urgentemente, la determinazione che ha prodotto la chiusura del suddetto ufficio, poiche’ il prolungarsi del periodo di chiusura, determinerebbe, di fatto, oltre al disservizio, un grave danno per l’occupazione e per l’economia dei comuni interessati: Pachino e Portopalo di Capo Passero.

2 agosto 2013

COLTRARO
DI GIACINTO
DIPASQUALE
ODDO

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MOZIONE

 Realizzazione di un “centro unico di identificazione” presso il Comune di Portopalo di Capo Passero per la gestione degli sbarchi di migranti nella Sicilia Sud-Orientale.

Premesso che:
 Il Comune di Portopalo di Capo Passero rappresenta una frontiera geografica, essendo il Comune piu’ a sud d’Italia che si affaccia sul mediterraneo;
 Per la sua posizione geografica, Portopalo di Capo Passero e’ ,sovente, meta d’arrivo per i migranti che clandestinamente raggiungono il nostro Paese;
 L’immane tragedia di persone, donne, bambini ed uomini, che per disperazione tentano di raggiungere le coste italiane le quali rappresentano, ineluttabilmente, per loro, le “coste della speranza”, e’ una questione prioritaria su cui le Istituzioni tutte hanno il dovere d’intervenire per trovare soluzioni necessarie ad affrontare questo dramma sociale;
 In questo ultimo periodo, grazie anche alle favorevoli condizioni meteo, e’ aumentato notevolmente il numero degli sbarchi;
 La maggior parte dei migranti provengono dal “Corno d’Africa”, Eritrea e Somalia, ma anche dalla Siria, dall’Egitto e dalla Palestina;
 Solo in questo ultimo mese di luglio, sono state oltre 15 le “carrette del mare” che hanno raggiunto le coste della Sicilia Sud-Orientale;
Considerato che:
 Ad oggi, l’accoglienza e l’assistenza dei clandestini e’ stata affidata alle istituzioni comunali ed al volontariato locale, i quali hanno gestito, e continuano a gestire, l’emergenza con un senso di grande umanita’, pur senza disponibilita’ economiche, a cui fa fronte la generosita’ della comunita’ portopalese che e’ stata in grado, in queste ultime settimane, di azionare una sorprendente macchina della solidarieta’;
 Tuttavia, nonostante quanto superiormente detto, il perdurare dello status quo e del prevedibile intensificarsi del numero degli sbarchi, non potra’ continuare ad essere gestito a lungo dalle istituzioni locali e dai cittadini di cuore;
 Uno dei problemi maggiori che attanaglia Portopalo e’ la mancanza di un “centro unico di identificazione” che favorirebbe la gestione dei profughi sia a coloro i quali si occupano dell’accoglienza e sia alle forze dell’ordine impegnate nelle operazioni preposte alla identificazione e controllo;
 Da parte dell’Amministrazione locale sono stati lanciati segnali d’allarme, dettati dalla mancanza di fondi necessari a gestire la crisi, ed al contempo e’ stata data la disponibilita’ per la individuazione di un’area in cui potrebbe sorgere il suddetto “centro unico di identificazione”;
 Sia il Sig. Questore della Provincia aretusea e S.E. il Prefetto hanno gia’ effettuato dei sopralluoghi per valutare la possibilita’ della realizzazione della suddetta struttura;
Impegna il Governo della Regione
Ad avviare, urgentemente, tutte le iniziative necessarie per sostenere il Comune di Portopalo di Capo Passero, in Provincia di Siracusa, nella gestione degli sbarchi di migranti clandestini, ed a valutare, unitamente all’Amministrazione comunale pro tempore, la possibilita’ di realizzare, con fondi regionali, il “centro unico di identificazione”.

30 luglio 2013
COLTRARO
DI GIACINTO
DIPASQUALE
ODDO

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 DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati Ferrandelli, La Rocca Ruvolo, Dipasquale, Federico, D’Asero, Vinciullo, Ragusa

SISTEMA EDUCATIVO REGIONALE DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE
DELLA REGIONE SICILIA

                             RELAZIONE DEI DEPUTATI PROPONENTI
Onorevoli colleghi,
Il presente documento intende rappresentare una proposta di disegno di legge relativo al sistema educativo di istruzione e formazione nella Regione Sicilia, basato sui seguenti criteri:
– coerenza con la normativa nazionale di riferimento, giunta al compimento del disegno di riordino e di riforma;
– coerenza con il quadro europeo specie per ciò che concerne il disegno di sistema, le competenze di cittadinanza, il framework relativo ai titoli ed alle certificazioni (EQF), e le procedure di valutazione della qualità;
– attribuzione all’istruzione ed alla formazione di una giusta valenza al fine dello sviluppo equilibrato della società e dell’economia regionale;
– visione organica del sistema regionale, nella prospettiva dei nuovi diritti educativi e formativi dei cittadini;
– concezione propositiva ed attiva – non solo formale – del ruolo della Regione;
– scelta di un approccio essenziale circa i contenuti del disegno di legge, e rinvio ai livelli inferiori per gli aspetti di dettaglio o transitori del sistema.
Tale proposta tiene conto delle migliori prassi seguito nell’approvazione delle leggi regionali su questo specifico tema.
Inoltre il documento rappresenta una proposta che consente di configurare il sistema educativo di istruzione e formazione nella Regione Sicilia come un modello dotato della necessaria flessibilità e dunque concretamente adattabile alle specifiche e peculiari condizioni locali.
La presente proposta si configura come legge avente natura meramente ordinamentale ed organizzativa e, pertanto, non prevede spese che debbono essere oggetto di apposita copertura finanziaria.
1. Descrizione del sistema nell’attuale quadro normativo
Il quadro disegnato dalla recente produzione normativa nazionale, in particolare dalla legge 53/03, porta ad una configurazione di sistema che richiede una terminologia univoca:
– Il sistema in generale prende il nome di “Sistema educativo di istruzione e formazione”; esso si articola nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, in un secondo ciclo che comprende il (sotto)sistema di Istruzione Secondaria Superiore e il (sotto)sistema di Istruzione e formazione Professionale.
Il (sotto)sistema di Istruzione Secondaria Superiore comprende i licei, gli istituti tecnici e gli istituti professionali; il (sotto)sistema di Istruzione e formazione professionale comprende i percorsi formativi triennali e quadriennali (oltre, come vedremo, alla formazione in apprendistato per l’espletamento del diritto – dovere di istruzione).
Mentre nel sistema dell’Istruzione agiscono le istituzioni scolastiche statali e paritarie, in quello dell’Istruzione e formazione professionale agiscono essenzialmente le istituzioni formative accreditate in forma ordinaria e, se la Regione lo decide, gli Istituti professionali in forma sussidiaria;
– L’espressione “Sistema di formazione professionale” è riferibile, dopo la riforma citata, solo alla parte ulteriore rispetto a quella iniziale, ovvero la formazione continua e permanente con cui finisce per coincidere; i confini sono definiti da ciò che è raggiungibile entro i 18/19 anni di età e quindi il diploma professionale quadriennale1;
– Il “Sistema di istruzione e formazione superiore” o terziario è composto da due elementi: la specializzazione tecnica superiore (IFTS) cui si accede dopo il diploma quadriennale e che pertanto completa la progressione verticale del sistema di offerta formativa professionalizzante; ed il diploma tecnico superiore fornito dall’Istituto tecnico superiore (ITS) così come da normativa vigente;
– Circa l’obbligatorietà, questa è sancita dal “Diritto-dovere di istruzione e formazione”, che ricomprende in sé anche l’”obbligo formativo” e che si assolve con 12 anni di istruzione e formazione ovvero con l’acquisizione di una qualifica di istruzione e formazione professionale; in tal senso, risulta pienamente compiuta con il diploma professionale quadriennale, così come accade in Europa; l’ “Obbligo di istruzione” non ha valenza strutturale, ovvero non coincide con un biennio unitario, ma si colloca entro il diritto-dovere di istruzione e formazione e si sostanzia nei saperi e nelle competenze che tutti i giovani debbono acquisire, per vie differenti (secondo l principio dell’equivalenza formativa), entro il biennio dei vari percorsi previsti nel ciclo secondario di secondo grado.

Con il nuovo ordinamento il sistema si arricchisce di tre elementi di grande rilevanza:
il percorso di istruzione e formazione professionale acquisisce una struttura verticale passando dalla qualifica triennale al diploma quadriennale fino alla specializzazione tecnica superiore (IFTS);
il percorso di istruzione acquisisce il livello terziario tramite l’istituto tecnico superiore (ITS);
sono possibili i passaggi da ogni punto all’altro del sistema, in particolare è previsto un quinto anno integrativo per i diplomati professionali quadriennali così da consentire loro di iscriversi agli esami per poter acquisire il diploma di Stato, mentre è consentito transitare in ogni momento dai percorsi dell’istruzione a quelli del’istruzione e formazione professionale
Va peraltro segnalata una problematica relativa alla difficoltà di concepire il sistema di offerta formativa professionalizzante come un tutto unitario, così come avviene in diversi Paesi europei.
La prospettiva delineata dai nuovi Regolamenti lascia aperto il rischio della moltiplicazione dei percorsi professionalizzanti, scelta che si pone in contrasto con il contesto comunitario. Infatti, in diversi paesi europei il comparto VET (Vocational Education and Training) indica un ambito unitario ed organico che comprende tutti i percorsi che terminano con titoli riconoscibili e quindi spendibili per l’ingresso nel mercato del lavoro e delle professioni.

Nella struttura del sistema di istruzione e formazione tecnica e professionale italiano possiamo rintracciare, al contrario, quattro grandi componenti:
1. La componente dell’Istruzione tecnica, la più rilevante, quella che si propone maggiormente come aspetto peculiare del contesto italiano, che presenta, accanto ad un numero di istituti gloriosi e di forte tradizione tecnica in senso proprio, un’area di istituti fortemente segnata da un’impostazione culturale di tipo enciclopedico, che si avvicina maggiormente alla nozione di “liceo tecnologico”.
2. La componente dell’Istruzione professionale che nelle intenzioni iniziali ha avuto l’intento di fornire quadri operativi all’industria, ma che nel prosieguo si è caratterizzata per essere la “scuola popolare” nell’ambito secondario superiore, per poi assimilarsi in certa parte (tramite la durata quinquennale dei percorsi) all’istruzione tecnica.
3. La componente della Istruzione e Formazione professionale, che si presenta a sua volta fortemente differenziata sia per tipologie di intervento (vi è un’area con forte carattere di “educazione professionale” propria di enti di formazione dotati di competenze pedagogiche ed organizzativo-strutturali, accanto ad un’altra di carattere più assistenziale, volta al recupero di adolescenti in difficoltà e disagio), sia per territori (la presenza di questo (sotto)sistema è capillare nel Nord ed in parte del Centro, mentre nel Sud Italia si è registrato negli ultimi anni un processo di chiusura o comunque di rallentamento dei percorsi preesistenti).
4. La componente dell’apprendistato che secondo la recente normativa, in una sua specifica tipologia, può soddisfare anche il diritto-dovere di istruzione e formazione.
È questo un nodo decisivo per la normativa regionale di sistema.
Occorre operare in modo da superare questa frammentazione attraverso la definizione di una mappa unitaria per l’offerta professionalizzante, non centrata sul principio dell’istituzione erogante ma su quello del percorso formativo del cittadino.
Inoltre vanno definite le regole di riconoscimento delle competenze e dei saperi, così da evitare di creare barriere fittizie tra ambiti differenti e consentire a tutti i cittadini di perseguire risultati conformi alle proprie aspettative e caratteristiche e di poter accumulare i “crediti” acquisiti nel senso della continuità verticale ed orizzontale sia nella fase di vita iniziale, sia lungo tutto il corso della vita attiva.
In questo senso, è opportuno ricordare alcune delle più rilevanti affermazioni contenute nella recente giurisprudenza costituzionale proprio nel senso della necessità di una disciplina unitaria che assicuri un’offerta formativa omogenea nell’ambito del sistema educativo nazionale, e nel contempo la cruciale importanza della specifica competenza regionale in tale quadro.
Come ha ricordato recentemente la Corte Costituzionale  nella sentenza n. 309 del 2010: “3.1 – La legge 28 marzo 2003, n. 53 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale) ha introdotto un sistema di istruzione e formazione articolato «nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale» (art. 2, comma 1, lettera d). I due sistemi che compongono il secondo ciclo di istruzione (quello liceale e quello della formazione professionale) sono distinti, ma funzionalmente integrati, dal momento che: a) entrambi concorrono all’adempimento dell’obbligo di istruzione; b) è possibile transitare dall’uno all’altro; c) da ambedue, con diverse modalità (fissate con legge statale), è consentito l’accesso all’esame di Stato”.
Inoltre la Corte Costituzionale, circa la disciplina legislativa vigente, ha ricordato “3.3 – La disciplina statale ha previsto un’attuazione graduale del nuovo ciclo secondario, l’avvio contemporaneo delle due parti che lo compongono e la collaborazione tra Stato e Regioni per determinare i modi di assolvimento dell’obbligo di istruzione nei «percorsi» di formazione professionale. In tal modo viene assicurata – conformemente alle disposizioni degli artt. 34 e 117, secondo comma, lettera n), Cost. – l’unità del «sistema di istruzione e formazione», pur nella diversità dei fini, dei «percorsi» interni e degli enti competenti a disciplinarli (Stato e Regioni). Con riferimento all’attuazione di tale obbligo, l’art. 1, comma 624, della legge n. 296 del 2006 ha stabilito che, «fino alla messa a regime di quanto previsto dal comma 622, proseguono i percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui all’art. 28 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. (…) Le strutture che realizzano tali percorsi sono accreditate dalle regioni sulla base dei criteri generali definiti con decreto adottato dal Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, previa intesa con la Conferenza unificata». L’art. 27 del d.lgs. n. 226 del 2005 ha previsto, al comma 2, che il primo anno di tali percorsi «è avviato sulla base della disciplina specifica definita da ciascuna Regione nel rispetto dei livelli essenziali di cui al Capo III, previa definizione con accordi in Conferenza Stato-Regioni» e, al comma 4, che «le prime classi dei percorsi liceali e il primo anno di quelli di istruzione e formazione professionale sono avviati contestualmente a decorrere dall’anno scolastico e formativo 2010-2011, previa definizione di tutti gli adempimenti normativi previsti». Successivamente alla presentazione del ricorso in epigrafe, quest’ultimo comma è stato abrogato dall’art. 15 del regolamento di delegificazione approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89 (Regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)”.
Infine la Corte Costituzionale ha sottolineato la necessità dell’unitarietà del sistema ed in particolare, anche con riferimento al valore delle norme generali dell’istruzione, la Corte Costituzionale ha ricordato che “3.4. Le disposizioni censurate violano le norme generali sull’istruzione. L’art. 13, commi 2 e 3, ha introdotto un «percorso» formativo diverso rispetto a quelli contemplati dalla disciplina statale per assolvere l’obbligo scolastico. Esso ha, così, rotto l’unità del «sistema di istruzione e formazione», dando luogo a una soluzione ibrida che costituisce un tertium genus nei confronti dei «percorsi»(sia ordinari che sperimentali) individuati dalla disciplina statale. Tale disciplina rientra tra le norme generali sull’istruzione che debbono essere dettate in via esclusiva dallo Stato (art. 117, secondo comma, lettera n, Cost.). Lo stesso legislatore statale ha definito “generali” le norme sul diritto-dovere di istruzione e formazione, contenute nel decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76 (Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 28 marzo 2003, n. 53). Inoltre, l’obbligo di istruzione appartiene a quella categoria di «disposizioni statali che definiscono la struttura portante del sistema nazionale di istruzione e che richiedono di essere applicate in modo necessariamente unitario e uniforme in tutto il territorio nazionale, assicurando, mediante una offerta formativa omogenea, la sostanziale parità di trattamento tra gli utenti che fruiscono del servizio di istruzione» (sentenza n. 200 del 2009)”.
4. La motivazione della proposta di una legge sul sistemaeducativo regionale – di Istruzione e formazione professionale – in Sicilia
In Sicilia si avverte la mancanza di un quadro ordinamentale complessivo che dia stabilità e unitarietà alle azioni e alle politiche regionali in materia di istruzione e formazione professionale. In tale prospettiva, l’approvazione di una legge regionale sull’intero sistema educativo regionale trova senz’altro la sua giustificazione, sia in relazione alle competenze di cui la Regione dispone in base al proprio Statuto (artt. 14 e 17) anche alla luce delle disposizioni statali – costituzionali e legislative – vigenti in tema di competenze regionali in materia di istruzione e formazione (in quanto le medesime competenze spettanti alle Regioni di diritto comune devono essere riconosciute anche alle Regioni ad autonomia speciale ai sensi della clausola di salvaguardia posta dall’art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001),sia in riferimento al perseguimento di quelle finalità di sistema che sono indispensabili per la correttezza, il buon andamento, l’efficacia e l’efficienza delle politiche regionali in materia di istruzione e formazione.
Tale impostazione, se non vuole essere retorica o incompleta, richiede:
l’assunzione esplicita delle competenze esclusive e concorrenti disegnate dallo Statuto della Regione Sicilia letto alla luce del nuovo art. 117 della Costituzione e dell’art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001 (si veda anche la pronuncia della Corte cost. n. 177 del 2004);
la configurazione delle condizioni di un governo e di una regolazione dello stesso delineando un percorso che si proponga una progressiva e completa assunzione di responsabilità negli ambiti in questione.
Il sistema è tale se:
presenta una configurazione “unitaria” (non “unica” o totalizzante);
la Regione Sicilia si assume pienamente le competenze definite dallo Statuto e dalla Costituzione;
viene delineato un quadro di governo e di regolazione di tutti i fattori del sistema;
viene definito uno spazio regionale di riconoscimento e valorizzazione dei certificati di competenza sotto forma di crediti formativi ed anche lavorativi;
si configura un disegno di partecipazione dei vari attori dell’offerta educativa e di accessibilità dei cittadini a tutte le proposte previste;
si configura un disegno di monitoraggio e di valutazione che renda trasparenti i valori del sistema e conduca ad un miglioramento continuativo.
5. La centralità delle persone e del capitale intangibile e relazionale
Una volta definito il sistema e le sue caratteristiche, occorre però chiarire il fattore che ne costituisce il valore intrinseco. Questo è definito dalle persone che ne fanno parte, in primo luogo i destinatari ed utenti che partecipano alle varie opportunità formative e successivamente il personale che a vario titolo ne qualifica il servizio.
In termini più analitici, il valore intrinseco che il sistema educativo di istruzione e formazione vuole tutelare e promuovere è rappresentato dal cosiddetto “capitale intangibile e relazionale”. Con tale espressione si intende l’insieme delle competenze e dei saperi, acquisiti tramite attività formali, informali e non formali, che i cittadini della regione sono in grado di offrire al fine del soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze proprie dei vari ambiti della vita sociale ed economica.
Il valore di tale capitale è sancito dal giudizio espresso dagli organismi (istituzioni scolastiche e formative, università) che continuano i percorsi formativi intrapresi, oltre agli enti ed alle imprese che se ne avvalgono nel contesto economico e sociale.
6. Programmazione, indirizzo, attribuzione e distribuzione
Il sistema è tale innanzitutto se è soggetto ad una completa e rigorosa programmazione, rispondente a finalità, a principi ed a criteri definiti nell’ambito degli atti di indirizzo della Regione.
Il processo di attribuzione avviene nel rispetto del principio del pluralismo e quindi della pari dignità dei vari soggetti erogatori; ciò richiede:
una procedura unitaria ed equa di informazione, orientamento e di reperimento dell’utenza;
la garanzia di continuità dei percorsi formativi commisurando la tempistica dei bandi alla durata complessiva dei percorsi stessi.
Il processo di distribuzione avviene garantendo in particolare la certezza di accesso alle risorse finanziarie da parte degli organismi accreditati nell’ambito del (sotto)sistema di istruzione e formazione professionale di competenza esclusiva della Regione.
7. La sussidiarietà
Il principio di sussidiarietà, tutelato ormai espressamente anche a livello costituzionale, nasce dalla considerazione della corretta articolazione dei vari corpi sociali in risposta alle necessità ed ai bisogni della comunità:
ai bisogni educativi e formativi rispondono le istituzioni scolastiche e formative in quanto corpi intermedi collocati nello stesso ambito comunitario in cui i cittadini vivono ed operano;
la Regione ha il compito di riconoscere il valore culturale e sociale di tali istituzioni e di configurare il sistema regionale affinché il loro contributo venga estrinsecato con le migliori possibilità di incontro con i portatori di bisogni e di efficacia ed efficienza degli interventi.
Per le considerazioni svolte sulla particolare natura dei percorsi educativi di diritto-dovere di istruzione e formazione e sul principio di asimmetria relazionale tra studenti ed istituzioni erogative, si è ritenuto di escludere il meccanismo della cosiddetta “dote” poiché ci si espone al pericolo di una monetarizzazione del rapporto di servizio oltre che a problematiche di natura reddituale e fiscale delle famiglie.
8. Il rapporto tra istruzione e formazione: il nodo degli Istituti professionali
Il processo di consolidamento del (sotto)sistema di istruzione e formazione professionale, se da un lato può avvalersi di un quadro normativo generale definito, presenta nel contempo una strutturazione caratterizzata da una duplice linea di coinvolgimento riguardante le Istituzioni formative accreditate (CFP) e gli Istituti professionali che vi operano secondo la modalità sussidiaria.
È noto che, mentre le Istituzioni formative intervengono nel sistema IeFP in modo ordinario e diretto tramite la procedura dell’accreditamento, gli Istituti professionali possono essere coinvolti secondo una modalità più incerta definita appunto dal regime di sussidiarietà; ciò individua due differenti modi di implicazione delle due istituzioni che vanno tenuti in considerazione nell’intento di portare a termine il processo di consolidamento del sistema.
Il punto decisivo circa il consolidamento della presenza delle Istituzioni formative riguarda la loro diffusione in tutto il territorio nazionale nella finalità del recupero e della prevenzione della dispersione scolastica, ma anche nella definizione di un’offerta stabile e dotata di continuità, così da garantire ai cittadini italiani tutte le opzioni relative all’offerta formativa del ciclo secondario che qualificano il diritto-dovere di istruzione e formazione. Accanto a ciò, vanno definiti i punti fermi relativi alla certezza delle procedure e dei flussi finanziari, così da attribuire stabilità e certezza a questa parte del (sotto)sistema di istruzione e formazione professionale.
Diversamente, il punto decisivo per ciò che concerne gli Istituti professionali riguarda la possibilità di prevedere, nella gran parte dei percorsi, il rilascio della qualifica di istruzione e formazione professionale così da dare consistenza alla loro natura professionale che la distingue dai percorsi tecnici. In tal modo, il passaggio relativo alla qualifica risulta strutturale e non dipendente dalla variabilità di contesti ed eventi, evitando in tal modo di creare incertezza e discriminazioni tali da inficiare il diritto-dovere dei giovani che scelgono tali percorsi.
La Regione, da parte sua, ha interesse che sul proprio territorio vi sia un’offerta di figure professionali qualificate e tecniche adeguata alle necessità del mercato del lavoro locale; ciò è ancor più richiesto dalle dinamiche del nuovo tipo di sviluppo uscito dalla crisi economico-finanziaria, che necessita pertanto di un numero consistente di figure dotate di competenze operative e tecniche.
9. La valutazione e la qualità
In un sistema educativo centrato su risultati di apprendimento – ovvero competenze e saperi – da dimostrare al termine dei percorsi, assume una valenza strategica la funzione di valutazione e di accertamento della qualità dei percorsi formativi, che si articola nei seguenti modi:
del sistema (comprende la valutazione degli esiti e della redditività degli investimenti);
delle istituzioni erogative (comprende l’attività di accreditamento ma anche la valutazione degli esiti e della redditività degli investimenti);
degli apprendimenti ed in genere degli esiti (comprende le valutazioni finali dei percorsi e gli esiti successivi in termini di successo formativo e successo lavorativo).
Mentre il primo livello è di completa ed esclusiva competenza regionale, il secondo ed il terzo richiedono necessariamente un ruolo attivo delle istituzioni scolastiche e formative. In particolare, il ruolo regionale in materia di valutazione degli apprendimenti non sarà mai tale da ridurre o espropriare le competenze di queste istituzioni, garantendo un peso significativo della valutazione effettuata lungo il percorso formativo rispetto alla valutazione finale.
10. La persona competente
Il sistema delle competenze presenta diversi livelli di rilevanza che vanno considerati nella loro totalità:
un livello tecnico, mirante a perseguire la trasparenza ed il reciproco riconoscimento delle certificazioni così da delineare un ambito comune che dia consistenza alle intese tra organismi di programmazione, organismi erogativi e soggetti portatori di interessi;
un livello professionale, che punta a focalizzare le competenze degli insegnanti e dei formatori sempre più sul lato degli apprendimenti e non solo degli insegnamenti;
un livello personale, il più rilevante dei tre, che persegue una reale padronanza ovvero l’assunzione di un profilo di autonomia e responsabilità in ordine al fronteggiamento ed alla risoluzione di compiti e problemi connessi alla vita civile ed alla condizione professionale.
In questo senso, la tematica delle competenze è intesa come un modo attuale per rilanciare la questione educativa nel tempo attuale delle società complesse ed incerte, sollecitando un atto di fiducia di insegnanti e formatori circa il valore del potenziale delle giovani generazioni e la possibilità di sollecitarlo e trasformarlo in effettiva padronanza autonoma e responsabile, così da poter fronteggiare le sfide e le responsabilità che li aspettano.
In fondo, è qui che si colloca il senso delle norme che puntano a delineare un nuovo sistema: non si tratta soltanto di ottimizzare le risorse e programmare puntualmente le attività sulla base di un approccio razionale, ma occorre dare consistenza educativa all’insieme delle iniziative che si svolgono all’interno del sistema; ciò si può ottenere solo rilanciando la professionalità del docente e del formatore, attribuendo al “lavoro educativo e formativo” il suo giusto valore e facendo convergere su di esso le migliori risorse della comunità sociale.

SECONDA PARTE: TESTO
INDICE
TITOLO I
PRINCIPI GENERALI
1) Oggetto e competenze
2) Finalità degli interventi regionali
3) Principi fondamentali delle politiche regionali
4) Collaborazione istituzionale e accordi
5) Interventi per la libertà di scelta educativa della famiglia e per la qualità del sistema educativo
regionale di istruzione e formazione
TITOLO II
ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA EDUCATIVO REGIONALE
DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE
6) Sistema educativo regionale di istruzione e formazione
7) Funzioni e compiti della Regione
8) Funzioni e compiti delle Province
9) Funzioni e compiti dei Comuni
10) Diritto – dovere di istruzione e formazione e obbligo di istruzione
11) Sostegno per gli alunni disabili
12) Orientamento
13) Alternanza formativa
14) Anagrafe dell’istruzione e formazione
15) Sistema regionale delle competenze
16) Reti delle istituzioni scolastiche e formative
17) Sostegno all’attività didattica e formativa negli ospedali e negli istituti di detenzione
18) Istituzioni scolastiche e formative in aree a rischio di spopolamento
19) Innovazione tecnologica e digitalizzazione della rete delle istituzioni scolastiche e formative
20) Valutazione del sistema
21) Piano triennale del sistema educativo di istruzione e formazione
22) Conferenza regionale dell’istruzione e formazione
TITOLO III
ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE
23) Sottosistema dell’istruzione e formazione professionale
24) Offerta formativa
25) Qualifiche e diplomi
26) Percorsi destrutturati
27) Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale
28) Istituzioni formative e gestione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale
10
TITOLO IV
ISTRUZIONE
29) Sottosistema dell’istruzione
TITOLO V
FORMAZIONE CONTINUA E PERMANENTE
30) Finalità
31) Formazione per il conseguimento di abilitazioni professionali
32) Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere e apprendistato di alta formazione e ricerca
33) Formazione superiore e alta formazione
TITOLO VI
ACCREDITAMENTO
34) Accreditamento
35) Accreditamento per la macrotipologia A – diritto-dovere di istruzione e formazione
36) Accreditamento per le macrotipologia B, C, D e E
TITOLO VII
INTERVENTI REGIONALI DI SOSTEGNO
37) Sostegno al diritto allo studio e all’istruzione e formazione
38) Valorizzazione delle eccellenze
39) Contrasto alla dispersione
40) Interventi di edilizia scolastica e anagrafe regionale
41) Sostegno alle scuole paritarie, ai convitti e ai collegi
TITOLO VIII
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
42) Commissione Regione – Ministero della Pubblica Istruzione, dell’università e della ricerca per la fase di transizione
43) Norma transitoria
44) Norma finanziaria
TITOLO I
PRINCIPI GENERALI
Art. 1 – Oggetto e competenze della Regione
1. La Regione riconosce l’istruzione e la formazione quali fattori primari per la crescita e la realizzazione della persona umana in tutte le sue dimensioni, e quali presupposti essenziali per lo sviluppo culturale economico e sociale del territorio.
2. La Regione, sulla base dello Statuto e dell’art. 117 della Costituzione, dei principi dell’Unione Europea, della normativa nazionale e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative, disciplina e organizza il sistema educativo regionale di istruzione e formazione, sia nel sottosistema dell’istruzione, sia in quello dell’istruzione e formazione professionale, perseguendone la qualità e l’efficacia, migliorando la complessiva offerta formativa sul territorio, e garantendone continuità, coerenza e adeguatezza così da rendere effettivi i diritti educativi e formativi dei cittadini.
Art. 2 – Finalità degli interventi regionali
1. La Regione promuove interventi finalizzati a garantire l’accesso e il sostegno al percorso educativo e formativo in entrambi i sottosistemi indicati nell’art. 1, fino ai più alti gradi, nel rispetto delle attitudini e delle opzioni dei cittadini, nel perseguimento del successo formativo di tutti e di ciascuno, nessuno escluso.
2. A tale scopo, la Regione assume il principio dell’equivalenza formativa tra i percorsi e le diverse modalità di apprendimento: formale, informale e non formale, in riferimento agli standard di competenza previsti.
3. La Regione promuove altresì azioni volte a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno godimento del diritto allo studio e all’apprendimento formativo, in entrambi i sottosistemi del sistema educativo, fin dalla scuola dell’infanzia, e volte a valorizzare e sostenere i capaci e meritevoli.
4. Gli interventi della Regione tendono a innalzare e sostenere il livello di istruzione e formazione della popolazione fin dalla prima infanzia, contrastare la dispersione e l’insuccesso formativo, elevare i livelli di qualità degli apprendimenti, promuovere le eccellenze, assicurare il sostegno per il successo formativo e per l’inserimento nel mondo del lavoro, costruire strumenti per la qualificazione e la riconversione professionale per coloro che vi sono già inseriti o che ne sono stati espulsi, creare le condizioni per processi di promozione sociale.
Art. 3 – Principi fondamentali delle politiche regionali
1. Le politiche regionali in materia di istruzione e formazione si informano ai principi di personalizzazione, riconoscimento e promozione della primaria funzione educativa della famiglia, libertà di scelta, nonché ai principi della libertà di insegnamento, del pluralismo, e della parità di trattamento dei soggetti accreditati che erogano i servizi di istruzione e formazione.
2. Nell’ambito del sistema regionale di istruzione e formazione, la Regione opera secondo il principio di sussidiarietà, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione, attraverso la promozione e valorizzazione del ruolo degli enti locali e dei cittadini singoli e associati, ed in particolare dei soggetti del privato sociale che operano nel campo dell’istruzione e formazione.
3. Nel perseguire le finalità previste dalla presente legge, la Regione riconosce e valorizza l’autonomia delle istituzioni scolastiche e dei soggetti accreditati che erogano servizi di istruzione e formazione (qui di seguito definiti come “istituzioni formative”), e, con la collaborazione di questi, procede alla programmazione e alla realizzazione degli interventi previsti nella presente legge.
Art. 4 – Collaborazione istituzionale e accordi
1. Al fine di favorire la programmazione e la realizzazione degli interventi in materia di istruzione e formazione, la Regione promuove la stipula di accordi e intese di collaborazione con le istituzioni scolastiche, le istituzioni formative e gli enti locali, e con il coinvolgimento dei servizi culturali, sociali, del lavoro e sanitari presenti nel territorio.
2. Secondo il principio di sussidiarietà, la Regione incentiva e sostiene le attività degli enti locali nella gestione dei servizi scolastici e formativi di loro competenza, favorendo specifiche forme di cooperazione tra enti per una maggiore efficienza nell’erogazione di tali servizi.
3. La Regione promuove altresì la collaborazione tra le istituzioni scolastiche, le istituzioni formative e gli enti locali, al fine di una maggiore integrazione delle politiche del sistema educativo di istruzione e formazione con quelle della formazione professionale e del lavoro.
Art. 5 – Interventi per la libertà di scelta educativa delle famiglie e per la qualità del sistema educativo regionale di istruzione e formazione
1. La Regione, al fine di garantire la libera scelta dei percorsi educativi e favorire lo sviluppo e la qualità delle istituzioni scolastiche e formative, interviene con propri contributi a completamento di quelli statali ed europei, in particolare al fine di garantire ai giovani l’opportunità di conseguire qualifiche e diplomi professionali secondo la normativa regionale e nazionale vigente.
TITOLO II
ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA EDUCATIVO REGIONALE
DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE
Art. 6 – Sistema educativo regionale di istruzione e formazione
1. Per sistema educativo regionale di istruzione e formazione si intende l’insieme dei percorsi di istruzione e di istruzione e formazione professionale finalizzati all’assolvimento del diritto-dovere di istruzione e formazione e pertanto dell’obbligo di istruzione.
2. Il sistema educativo regionale di istruzione e formazione è articolato nel sottosistema dell’Istruzione e nel sottosistema dell’Istruzione e formazione professionale e si prefigge di garantire:
a) il diritto all’educazione ed all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita;
b) la pari opportunità di accesso ai diversi percorsi di istruzione e formazione;
c) la liberta di scelta delle famiglie e degli studenti;
d) la certificazione ed il riconoscimento di ogni apprendimento comunque acquisito, equivalente ai traguardi formativi previsti nell’ambito del sistema;
e) il diritto al passaggio tra i percorsi di istruzione e quelli di istruzione e formazione professionale, e viceversa;
f) la pari dignità, nell’ambito del sistema pubblico, dei diversi soggetti che offrono percorsi di istruzione e formazione.
3. Il sistema educativo regionale di istruzione e formazione è formato dai seguenti soggetti pubblici e privati:
a) istituzioni scolastiche autonome di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59;
b) istituzioni formative accreditate secondo le modalità di cui all’art. 34 e seguenti della presente legge.
Art. 7 – Funzioni e compiti della Regione
1. La Regione svolge le funzioni di programmazione, indirizzo, coordinamento, attuazione, in riferimento alle politiche educative di istruzione e formazione, promuovendo tutte le opportune forme di collaborazione tra le istituzioni scolastiche e formative, gli enti locali e i soggetti pubblici e privati che concorrono alla programmazione e alla attuazione degli interventi.
2. La Regione attua le azioni necessarie per assicurare il monitoraggio ed il controllo circa la corretta utilizzazione delle risorse destinate alla realizzazione degli interventi e dei risultati conseguiti.
3. In materia di Istruzione e Formazione Professionale restano in capo alla Regione, che le esercita anche con l’istituzione di proprie articolazioni territoriali, le seguenti funzioni:
a) l’elaborazione del Piano triennale previsto dall’articolo 21 in materia di istruzione e formazione professionale;
b) il sostegno al diritto allo studio e all’apprendimento formativo secondo le forme disciplinate dalla presente legge;
c) l’assegnazione degli incentivi e dei benefici previsti dalla presente legge;
d) la programmazione degli interventi di edilizia in materia di istruzione e formazione professionale e l’assegnazione dei relativi contributi;
e) le procedure di accreditamento;
f) l’analisi dei fabbisogni formativi;
g) il servizio dell’orientamento;
h) la programmazione e la definizione dei percorsi formativi triennali, quadriennali, di istruzione e formazione superiore, propedeutici all’Esame di Stato, e destrutturati;
i) la vigilanza e il controllo nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni formative;
l) il monitoraggio formativo e contabile;
m) la valutazione di efficienza ed efficacia e la verifica dell’impatto sociale delle azioni formative svolte;
n) la rendicontazione finale;
o) la certificazione e il riconoscimento delle qualifiche e dei diplomi professionali e dei crediti formativi;
p) la programmazione delle attività formative sperimentali e di alta formazione;
q) lo sviluppo dei progetti di ricerca, studio ed informazione;
r) gli altri interventi sul sottosistema di istruzione e formazione professionale di rilevanza regionale.
4. In materia di istruzione, sono di competenza della Regione, in particolare:
a) l’attuazione, d’intesa con lo Stato, del Titolo V della Costituzione;
b) l’elaborazione della parte del Piano triennale previsto dall’articolo 21 in materia di istruzione scolastica;
c) la determinazione dell’offerta formativa regionale e del calendario scolastico e formativo;
d) il sostegno al diritto allo studio, nell’ambito delle forme disciplinate dalla presente legge;
e) l’assegnazione degli incentivi e dei benefici previsti dalla presente legge;
f) la programmazione degli interventi di edilizia in materia di istruzione scolastica e l’assegnazione dei relativi contributi;
g) gli interventi relativi alle scuole paritarie;
h) la vigilanza, il controllo e il monitoraggio del sottosistema regionale di istruzione;
i) la promozione, il sostegno e la partecipazione a progetti di sperimentazione e di innovazione;
l) lo stimolo del raccordo tra il sottosistema regionale di istruzione e le realtà territoriali;
m) la promozione della collaborazione interistituzionale e la stipula di accordi di collaborazione previsti dall’articolo 4;
n) gli altri interventi sul sottosistema di istruzione di rilevanza regionale.
Art. 8 – Funzioni e compiti delle istituzioni decentrate
1. Secondo gli indirizzi stabiliti dalla Regione, le istituzioni decentrate individuate dalla Regione secondo criteri di efficienza, buon andamento dell’azione amministrativa e coerenza con le articolazioni delle realtà territoriali, concorrono alla programmazione e all’attuazione delle politiche regionali in materia di istruzione e formazione.
2. Le istituzioni decentrate nell’ambito dell’istruzione secondaria di secondo grado svolgono le funzioni previste dall’art. 139 del Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e quelle ulteriori previste dalla presente legge, nonché le funzioni delegate nell’ambito della istruzione e formazione professionale.
3. In particolare,sono di competenza delle istituzioni decentrate individuate dalla Regione:
a) gli interventi di edilizia ai sensi dell’articolo 27, comma 4;
b) il coordinamento delle iniziative promosse dai Comuni con le singole istituzioni scolastiche e formative presenti sul territorio, fatta salva la loro autonomia;
c) la promozione della stipula degli accordi di collaborazione previsti dall’articolo 4 tra enti e istituzioni per progetti aventi rilevanza provinciale;
d) lo stimolo delle realtà locali per la predisposizione di progetti nelle materie previste dalla presente legge da presentare alla Regione;
e) le ulteriori funzioni stabilite dalla presente legge.
4. La Giunta regionale, sentite le parti interessate e le organizzazioni sindacali, fornisce indirizzi in ordine agli standard quantitativi ed ai requisiti minimi da richiedere in ordine al numero, alle qualifiche, ai titoli ed alle competenze del personale di cui devono dotarsi le istituzioni decentrate.
Art. 9 – Funzioni e compiti dei Comuni
1. I Comuni, in forma singola o associata, svolgono le funzioni riguardanti le scuole dell’infanzia e l’istruzione primaria e secondaria di primo grado, compresa l’istruzione e formazione professionale, previste dall’art. 139 del Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e quelle ulteriori previste dalla presente legge.
2. AI fine di promuovere la cultura, la storia, le tradizioni e l’identità specifica di ogni territorio, i Comuni promuovono la collaborazione con le istituzioni scolastiche e formative e gli altri soggetti interessati in ambito locale, anche attraverso la sottoscrizione degli accordi previsti dall’articolo 4.
3. I Comuni, singoli o associati, si raccordano con le istituzioni decentrate individuate dalla Regione al fine di manifestare i propri orientamenti in vista della redazione del Piano triennale previsto dall’articolo 21.
4. Sono di competenza dei Comuni, in particolare:
a) gli interventi di edilizia scolastica ai sensi dell’articolo 40;
b) gli interventi relativi all’assolvimento del diritto-dovere di istruzione e formazione;
c) i servizi di assistenza all’istruzione scolastica e all’istruzione e formazione professionale, quali servizio di trasporto, mensa, assistenza ai disabili, nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado;
d) la promozione della stipula degli accordi di collaborazione previsti dall’articolo 4 tra enti e istituzioni per progetti aventi rilevanza comunale;
e) gli altri interventi di rilevanza comunale, nell’ambito del Piano triennale previsto dall’art. 4
Art. 10 – Diritto – dovere di istruzione e formazione e obbligo di istruzione
1. Il diritto-dovere di istruzione e formazione, e pertanto l’obbligo di istruzione che concorre a definirne i traguardi formativi, sono assicurati ad ogni persona mediante la frequenza dei percorsi del sistema educativo regionale di istruzione e formazione.
2. Il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione è assicurato mediante:
a) la frequenza di percorsi scolastici del sottosistema dell’istruzione;
b) la frequenza di percorsi di istruzione e formazione professionale triennali e quadriennali svolti dalle istituzioni formative accreditate nel sottosistema dell’istruzione e formazione professionale;
c) percorsi svolti in alternanza secondo quanto previsto dal D. Lgs. 77/05;
d) l’esercizio dell’apprendistato nella modalità del diritto dovere.
3. Tutti i percorsi citati nel precedente comma 2 garantiscono il perseguimento dei traguardi formativi definiti sotto forma di competenze articolate in abilità e conoscenze, previste dalla normativa nazionale vigente relativa all’obbligo di istruzione.
4. La Regione promuove altresì progetti per favorire il successo formativo e prevenire la dispersione scolastica e formativa.
5. La Regione promuove la collaborazione tra istituzioni formative, istituzioni scolastiche di primo grado e strutture accreditate per la formazione degli adulti, al fine di sviluppare attività di istruzione e formazione professionale rivolte ad allievi che hanno frequentato per almeno otto anni i percorsi del primo ciclo di istruzione senza conseguirne il titolo di studio conclusivo.
Art. 11 – Sostegno per gli alunni disabili
1. La Regione promuove e sostiene interventi diretti a garantire il diritto all’istruzione e all’apprendimento e all’integrazione nel sistema scolastico e formativo dei soggetti disabili, rimuovendo gli ostacoli al loro percorso educativo e formativo.
2. Ai soggetti disabili, sulla base di piani formativi individualizzati predisposti dalle istituzioni scolastiche e formative con le aziende sanitarie locali, vanno assicurati l’accesso e la frequenza del sistema educativo, attraverso la fornitura di servizi di trasporto adeguati, di materiale didattico e strumentale, nonché di servizi di assistenza specialistica e di sostegno.
3. Per l’attuazione degli interventi possono essere adottati specifici accordi tra enti locali, istituzioni scolastiche e formative e aziende sanitarie locali, finalizzati ad una programmazione coordinata dei servizi scolastici e formativi con quelli sanitari, socio-assistenziali e del lavoro.
4. Con apposito regolamento la Regione, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, provvede a disciplinare quanto previsto ai commi 1, 2, 3 del presente articolo.
Art. 12 – Orientamento
1. L’orientamento comprende tutte le attività informative, formative e di consulenza volte a favorire la scelta consapevole dei percorsi formativi e del lavoro, tenendo conto delle capacità e delle aspirazioni individuali per il pieno sviluppo della persona.
2. La Regione garantisce il diritto all’orientamento e sostiene le attività promosse in materia dalle istituzioni scolastiche e formative, sulla base di una procedura unitaria ed equa di informazione, orientamento e di reperimento dell’utenza, anche tramite strutture accreditate a tale scopo, anche attraverso specifici interventi per progetti e iniziative finalizzati a rendere possibile per gli studenti una scelta consapevole dei percorsi formativi.
3. Anche in collaborazione con le Università e con le associazioni professionali e imprenditoriali del territorio, sono promosse e favorite iniziative di informazione integrata sull’offerta formativa e sulle possibilità di occupazione a conclusione dei cicli formativi.
4. Con apposito regolamento la Regione, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, provvede a disciplinare quanto previsto ai commi 1, 2 e 3 del presente articolo.
Art. 13 – Alternanza formativa
1. La Regione promuove l’alternanza formativa come metodologia efficace, in grado di favorire occasioni di apprendimento che vedano associate istituzioni scolastiche e formative e tutti i soggetti culturali, sociali, economici ed istituzionali presenti sul territorio, ed anche esterni ad esso pur se qualificati.
2. A tale scopo, la Regione favorisce l’intesa con enti ed associazioni ai vari livelli ed interviene nella formazione e l’accompagnamento del personale a vario titolo coinvolto in tale attività.
3. Con apposito regolamento la Regione, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, provvede a disciplinare quanto previsto ai commi 1 e 2 del presente articolo.
Art. 14 – Anagrafe dell’istruzione e formazione
1. È istituita l’anagrafe regionale, anche distinta in appositi ambiti di livello territoriale, allo scopo di consentire un monitoraggio costante e aggiornato delle posizioni curriculari e dei risultati conseguiti dai frequentanti dei percorsi previsti per l’assolvimento del diritto-dovere di istruzione e formazione.
2. L’anagrafe è costituita quale banca dati delle posizioni individuali dei frequentanti residenti nella Regione, e dei percorsi formativi attivati nel sistema educativo regionale, e rappresenta uno strumento di conoscenza necessario per le politiche e gli interventi di contrasto all’insuccesso e all’abbandono.
3. L’anagrafe è realizzata, in un quadro di integrazione interistituzionale delle informazioni, attraverso la collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale.
4. Con regolamento regionale, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22,sono disciplinate l’istituzione dell’Anagrafe e le relative modalità di inserimento dei dati e di accesso a questi ultimi, nel rispetto della normativa nazionale in materia di riservatezza.
Art. 15 – Sistema regionale delle competenze
1. Nel quadro degli indirizzi europei, in Accordo con il sistema nazionale delle competenze e in attuazione delle intese raggiunte tra Stato e Regioni, la Regione istituisce il sistema regionale delle competenze nel quadro del sistema nazionale e sulla base del modello europeo EQF allo scopo di illustrare in modo univoco i risultati dell’apprendimento, porre al centro dell’apprendimento le competenze, proporre una relazione attiva tra competenze, abilità e conoscenze, valorizzare allo stesso tempo i risultati di apprendimento formali, non formali ed informali. Tale sistema assume, per ciò che riguarda il sottosistema dell’istruzione, i risultati di apprendimento previsti dalla normativa nazionale e gli standard formativi previsti per il sottosistema di istruzione e formazione professionale, eventualmente integrandoli con specificazioni regionali.
2. Lo strumento chiave utilizzato a tale scopo è costituito dall’attestazione ovvero dalla certificazione delle competenze, obbligatorio in base alla normativa nazionale al termine di ogni annualità formativa e in ogni caso di ingresso ed uscita dai percorsi, che verrà promosso e diffuso tramite iniziative di formazione e di supporto ai vari operatori.
3. La Regione, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22,disciplina con regolamento quanto previsto al commi 1 e 2 del presente articolo.
Art. 16 – Poli e reti delle istituzioni scolastiche e formative
1. Per sostenere e rafforzare l’autonomia scolastica e formativa, per facilitare lo scambio e la condivisione di informazioni, anche relative a progetti sperimentali e di eccellenza, nonché per favorire un sistema di rapporti virtuosi tra il territorio, le istituzioni scolastiche e formative, e le imprese, la Regione promuove la costituzione di poli, reti e altre forme di reciproca collaborazione.
2. Gli enti locali e le associazioni presenti sul territorio, anche al fine di promuovere la valorizzazione della cultura e delle tradizioni delle comunità locali e costituire un rapporto di collaborazione con le istituzioni scolastiche e formative per la realizzazione di specifici progetti, possono stipulare accordi e convenzioni con tali istituzioni, e partecipare ai poli e alle reti previsti dal comma 1.
3. La Regione, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, disciplina con regolamento quanto previsto al commi 1 e 2 del presente articolo.
Art. 17 – Sostegno all’attività didattica e formativa negli ospedali e negli istituti di detenzione
1. La Regione, sentito l’Ufficio Scolastico Regionale e tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, stipula protocolli operativi con le aziende sanitarie locali e le aziende ospedaliere, per prevedere interventi relativi alla didattica in ospedale e allo svolgimento di attività formative e culturali mirate, al fine di assicurare il diritto allo studio attraverso specifici percorsi formativi per gli studenti ricoverati in ospedale o in regime di day hospital.
2. Al fine di agevolare l’inserimento sociale di chi si trova in condizione di detenzione, la Regione, mediante convenzioni con il Ministero della giustizia e le Direzioni delle case circondariali, opera a sostegno dei percorsi formativi che si svolgono negli istituti di detenzione.
3. Nello svolgimento delle attività didattiche e formative previste dai commi 1 e 2, la Regione può promuovere progetti di utilizzo di tecnologie multimediali per l’insegnamento a distanza.
4. La Regione, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, disciplina con regolamento quanto previsto al commi 1, 2 e 3 del presente articolo.
Art. 18 – Istituzioni scolastiche e formative in aree a rischio di spopolamento
1. La Regione, sentitol’Ufficio scolastico regionale e tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, nell’ambito di una equilibrata organizzazione territoriale del sistema educativo regionale e una dislocazione ottimale delle istituzioni scolastiche e formative, favorisce le attività di tali istituzioni con particolare riferimento alle zone più disagevoli.
2. Le istituzioni scolastiche e formative e gli enti locali possono promuovere la sottoscrizione di accordi con la Regione per il sostegno di progetti finalizzati alla realizzazione di corsi sperimentali e attività formative svolte con modalità innovative, anche attraverso l’insegnamento a distanza, per garantire nelle zone più disagevoli un servizio di qualità ed una maggiore offerta formativa.
Art. 19 – Innovazione tecnologica e digitalizzazione della rete
delle istituzioni scolastiche e formative
1. Al fine di fornire agli studenti un’adeguata conoscenza delle nuove tecnologie digitali e della comunicazione, la Regione, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative, incentiva e valorizza la diffusione di programmi e corsi volti a fornire agli studenti le competenze informatiche.
2. La Regione favorisce altresì specifici interventi per la realizzazione di progetti sperimentali volti alla diffusione delle conoscenze informatiche nelle istituzioni scolastiche e formative, anche con specifici finanziamenti in forma diretta o indiretta.
3. La Regione promuove e sostiene un programma complessivo di digitalizzazione della rete delle istituzioni scolastiche e formative, attraverso l’utilizzo di strumenti didattici e programmi multimediali.
4. La Regione, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, disciplina con regolamento quanto previsto al commi 1, 2 e 3 del presente articolo.
Art. 20 – Valutazione del sistema
1. La Regione, nel quadro del sistema nazionale di valutazione, assicura la valutazione del sistema educativo regionale, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative ed in collaborazione con l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (INVALSI) e con l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE) e con altri enti nazionali e internazionali di valutazione, in riferimento a:
a. la valutazione del sistema regionale di istruzione e formazione in riferimento ai livelli di apprendimento e di successo formativo, di inserimento sociale, di risposta alle esigenze occupazionali del mercato, anche al fine di fornire adeguati strumenti di giudizio e di scelta ai fruitori dei servizi di istruzione e formazione ed alle loro famiglie;
b. la definizione dei modelli di riferimento e la gestione del processo di elaborazione, da parte delle istituzioni scolastiche e formative, del rapporto di autovalutazione;
c. la valutazione delle istituzioni scolastiche e formative circa i risultati ottenuti, sia in relazione alle competenze acquisite dagli studenti ed allievi, sia in relazione all’inserimento in ambiti occupazionali, al fine di fornire adeguati strumenti di giudizio e di scelta ai fruitori dei servizi di istruzione e formazione ed alle loro famiglie e per fornire alle province e alla Regione indicazioni utili per la programmazione e l’incentivazione del sistema educativo;
d. l’anagrafe e il monitoraggio delle istituzioni formative;
e. i processi di autovalutazione delle istituzioni formative secondo i principi stabiliti in sede nazionale;
f. l’aggiornamento dei modelli e degli standard di valutazione del sistema e dei soggetti erogatori di percorsi di istruzione e formazione;
g. lo sviluppo della ricerca valutativa, in collegamento con esperienze regionali, nazionali ed internazionali;
h. l’analisi dei dati che alimentano l’anagrafe regionale degli studenti di cui all’articolo 14, in modo da garantirne la tempestiva fruibilità, proponendo il contenuto e le modalità di raccolta e di raccordo dei dati medesimi;
i. il monitoraggio costante dei risultati dei finanziamenti erogati in una banca dati sulle buone prassi per capitalizzare i prodotti realizzati e favorire la sostenibilità dei servizi attivati e sperimentati con finanziamenti pubblici.
4. Con regolamento regionale, tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, è disciplinato quanto previsto ai commi 1, 2 e 3 del presente articolo.
Art. 21 – Piano triennale del sistema educativo di istruzione e formazione
1. La Regione svolge le funzioni previste in materia di istruzione e formazione sulla base del principio della programmazione.
2. La Giunta regionale, su proposta degli Assessorati regionali competenti e tenuto conto delle indicazioni della Conferenza regionale istituita ai sensi all’art. 22, adotta il Piano triennale dell’istruzione e della formazione, che deve essere approvato dal Consiglio regionale.
3. Il Piano determina gli obiettivi generali, le priorità e le linee di intervento per lo sviluppo del sistema regionale di istruzione e formazione.
4. Il Piano contiene in particolare:
a. l’analisi della situazione circa il diritto-dovere di istruzione e formazione all’interno del sistema educativo regionale;
b. gli obiettivi e le priorità che la Regione si propone nel triennio nei sottosistemi dell’istruzione e formazione professionale e nell’istruzione;
c. la programmazione dei mezzi e delle risorse destinate dalla Regione al perseguimento degli obiettivi individuati;
d. le azioni di indirizzo, coordinamento, supporto e sostegno, nonché gli interventi finanziari a favore delle istituzioni decentrate e degli enti locali nelle funzioni di loro competenza;
e. la pianificazione degli interventi di edilizia scolastica e formativa;
f. gli indirizzi per gli interventi di valenza regionale.
5. Il Piano triennale resta in vigore fino all’approvazione del successivo.
6. Il Piano può essere oggetto di aggiornamenti su base annuale o biennale, approvati mediante la stessa procedura prevista dal comma 2 del presente articolo.
Art. 22 – Conferenza regionale dell’istruzione e formazione
1. E’ istituita la Conferenza regionale dell’istruzione e formazione, quale sede di confronto e partecipazione per elaborare proposte e verificare lo stato del sistema educativo regionale, al fine di migliorare gli interventi previsti dalla presente legge, valutarne l’attuazione, fornire gli elementi programmatori per l’elaborazione del piano triennale previsto dall’articolo 21, ed esprimere i pareri e le indicazioni negli altri casi previsti dalla presente legge.
2. Alla Conferenza, promossa dalla Regione, partecipano, mediante propri rappresentanti, l’Ufficio scolastico regionale, le istituzioni formative che agiscono sul territorio regionale, e le organizzazioni sindacali di categoria degli operatori dell’istruzione e della formazione che hanno sottoscritto contratti collettivi validi nel territorio regionale.
3. Con regolamento regionale, approvato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate le modalità di composizione, di organizzazione e di funzionamento della Conferenza; in particolare, per assicurare la corretta e equa rappresentanza delle istituzioni formative, si prevede che queste ultime eleggano, in piena autonomia, ogni tre anni i propri rappresentanti alla Conferenza.
4. La Conferenza, presieduta dall’Assessore Regionale competente che la convoca nei casi previsti dalla presente legge e dai regolamenti regionali di attuazione, e comunque ove se ne riscontri la necessità, delibera per consenso; ove questo non sia raggiunto, nella delibera si dà conto delle posizioni assunte dai rappresentanti presenti.
5. Dal presente articolo non devono derivare maggiori oneri a carico della finanza regionale. La Regione provvede gli obblighi previsti mediante le risorse umane e strumentali già disciplinate dalle leggi vigenti. Ai componenti della Conferenza non compete alcuna indennità né rimborso spese per le attività svolte ai fini del presente articolo.
TITOLO III
ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE
Art. 23- Sottosistema dell’istruzione e formazione professionale
1. Il sottosistema dell’istruzione e formazione professionale persegue il successo formativo dei giovani mediante percorsi formativi aventi finalità educative, culturali e professionali, che consentono agli allievi dotati dei titoli previsti di inserirsi nel mondo del lavoro per l’esercizio competente, autonomo e responsabile, dei ruoli previsti.
2. Il sottosistema dell’istruzione e formazione professionale svolge anche una funzione di recupero e di inclusione sociale, ed in quanto tale è strumento privilegiato per combattere la dispersione e la demotivazione all’apprendimento formativo, per sostenere soggetti posti in condizioni di difficoltà, per consentire l’integrazione.
3. Il sottosistema di istruzione e formazione assicura uno sviluppo di competenze professionali per filiera formativa, così da perseguire livelli sempre più elevati.
Art. 24 – Offerta formativa
1. Il sottosistema di istruzione e formazione professionale prevede le seguenti opportunità formative:
a) percorsi triennali per l’assolvimento del diritto-dovere, e quindi dell’obbligo di istruzione, cui consegue una qualifica di terzo livello europeo EQF;
b) percorsi quadriennali per l’assolvimento del diritto-dovere, e quindi dell’obbligo di istruzione, cui consegue un diploma tecnico di quarto livello europeo;
c) percorsi annuali di istruzione e formazione tecnico superiore, di durata annuale e biennale, di quinto livello europeo, rivolti a giovani in possesso di diploma tecnico o di diploma di Stato, finalizzati al conseguimento di un diploma di specializzazione tecnica;
d) percorsi di istruzione tecnica superiore, di durata biennale e triennale, di quinto livello europeo, rivolti a giovani in possesso di un diploma di Stato, finalizzati al conseguimento di un diploma di tecnico superiore, gestiti d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca;
e) percorsi annuali di preparazione all’esame di Stato, realizzati in accordo con le istituzioni scolastiche e l’Università, rivolti a giovani in possesso di diploma tecnico;
f) percorsi svolti in alternanza secondo quanto previsto dal D. Lgs. 77/05;
g) l’apprendistato nella modalità del diritto-dovere di istruzione per il conseguimento della qualifica o del diploma professionale;
h) percorsi destrutturati per utenti posti in particolari condizioni di difficoltà;
i) percorsi di alta formazione.
Art. 25 – Qualifiche e diplomi
1. La Regione istituisce i seguenti titoli di studio di propria competenza esclusiva:
a) Qualifica professionale, di terzo livello europeo EQF, con funzione di assolvimento del diritto dovere e di inserimento lavorativo in funzioni qualificanti;
b) Diploma professionale, di quarto livello europeo, con funzione di assolvimento del diritto dovere e di inserimento lavorativo in funzioni tecniche;
c) Diploma di specializzazione tecnica superiore, di quinto livello europeo, con funzione di inserimento lavorativo in funzioni di esperto specialista.
2. Tali titoli sono rilasciati ai candidati dalle apposite Commissioni di valutazione finale in riferimento ai risultati di apprendimento e standard formativi previsti per le relative figure professionali.
3. Le qualifiche professionali possono essere acquisite anche mediante percorsi biennali ed annuali rivolti a giovani che possiedono crediti formativi corrispondenti al loro accesso.
4. E’ istituito un repertorio regionale delle qualifiche e dei diplomi rilasciati nell’ambito regionale, coerente con le indicazioni nazionali in materia ed integrato con elementi riferiti alle specificità territoriali.
Art. 26– Percorsi destrutturati
1. Sono definiti destrutturati i percorsi formativi aperti, caratterizzati da amplia flessibilità e modularità, rivolti ad utenze problematiche che presentano difficoltà di apprendimento e di socializzazione nei percorsi standard.
2. Nei percorsi di cui all’articolo 24 è comunque garantito un approccio personalizzato ed individualizzato, con una metodologia che valorizza l’apprendimento informale e non formale.
Art. 27 – Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale
1. L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale si rivolge a giovani che abbiano compiuto quindici anni di età sino al venticinquesimo anno di età, e si svolge nel rispetto delle norme nazionali, sulla base di un progetto formativo individualizzato che preveda la cooperazione tra azienda ed istituzione formativa.
2. L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale comprende l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e termina con l’acquisizione da parte dell’allievo di una qualifica o di un diploma professionale tratta dal repertorio regionale di cui all’art. 25.
3. Nell’ambito della tipologia dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, la Regione promuove la sperimentazione di nuovi modelli didattici e formativi idonei a favorire un’effettiva integrazione tra imprese, istituzioni formative e scolastiche.
Art. 28 – Istituzioni formative e gestione dei percorsi di istruzione e formazione professionale
1. In via ordinaria le istituzioni formative accreditate dalle Regione specificamente per ciascuna delle macrotipologie di cui all’articolo 34, realizzano i percorsi di istruzione e formazione professionale.
2. Per il completamento dell’offerta formativa ed appurata la carenza di offerta promossa dalle istituzioni formative accreditate, possono realizzare i percorsi di qualifica di Istruzione e Formazione professionale e di diploma professionale di cui all’articolo17, comma 1 del D. Lgs. 226/05 gli Istituti professionali accreditati dalle Regione per tale attività, nell’ambito dell’autonomia scolastica ed in base a specifiche intese con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca.
3. La realizzazione di tali percorsi formativi prevede il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni previste dalla normativa nazionale.
4. I percorsi formativi vengono sostenuti mediante procedure di evidenza pubblica secondo i principi di libera partecipazione, trasparenza delle procedure e delle attività amministrative, parità di trattamento, continuità e certezza nell’erogazione delle risorse, e finanziamento dei secondo i principi dei costi standard nel rispetto della normativa europea.
5. La Regione, sentita la Conferenza regionale di cui all’art. 22, dà attuazione in via regolamentare a quanto previsto dal presente articolo.
TITOLO IV
ISTRUZIONE
Art. 29 – Sottosistema dell’istruzione
1. La Regione riconosce il sottosistema regionale dell’istruzione come risorsa per uno sviluppo armonico e progressivo del territorio.
2. La Regione opera nell’ambito del sottosistema dell’istruzione assumendo pienamente le competenze di programmazione e di gestione in coerenza con le intese sancite a livello nazionale.
3. La Regione definisce gli indirizzi e la collocazione delle istituzioni scolastiche nel territorio in relazione ai fabbisogni ed al principio di ottimizzazione.
4. La Regione interviene nella gestione delle risorse umane allo scopo di garantire la loro competenza, l’efficacia formativa e la continuità del servizio in riferimento all’ambito settoriale e territoriale.
5. La Regione interviene nell’armonizzazione e ottimizzazione dell’uso delle risorse finanziarie.
6. La Regione interviene nello sviluppo e nell’innovazione del sottosistema con strumenti di formazione ed accompagnamento degli operatori.
TITOLO V
FORMAZIONE CONTINUA E PERMANENTE
Art. 30 – Finalità
1. La Regione promuove le condizioni per rendere effettivo il diritto alla formazione lungo tutto l’arco della vita e in particolare le attività finalizzate a rafforzare l’adattabilità dei lavoratori e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro attraverso l’acquisizione di nuove competenze professionali o l’aggiornamento di quelle possedute.
2. La Regione promuove, anche attraverso il raccordo con i fondi interprofessionali, azioni di formazione professionale continua rivolte a persone occupate con qualsiasi forma contrattuale e anche in forma autonoma, finalizzate all’adeguamento e perfezionamento delle competenze richieste dai processi produttivi e organizzativi, gestite da strutture accreditate a tale scopo.
3. La Regione promuove la formazione professionale permanente rivolta alle persone indipendentemente dalla loro condizione lavorativa e finalizzata all’acquisizione di competenze professionalizzanti al fine di accrescere le opportunità occupazionali e il rientro nel mondo del lavoro.
4. Gli interventi regionali a sostegno dei percorsi formativi relativi al presente Titolo avvengono secondo le modalità e nel rispetto dei principi indicati nell’art. 28, comma 4.
5. La Regione, sentita la Conferenza regionale di cui all’art. 22, disciplinacon regolamento gli interventi previstidal presente articolo.
Art. 31 – Formazione per il conseguimento di abilitazioni professionali
1. Gli interventi di formazione per il conseguimento di abilitazioni professionali sono riconducibili a un insieme eterogeneo di corsi, realizzati nel rispetto delle competenze statali, sulla base di indicazioni previste da norme comunitarie, nazionali e regionali, al fine di consentire l’accesso all’esercizio di attività professionali, anche attraverso l’iscrizione ad albi e associazioni.
2. Ciascun percorso formativo riconosciuto dalla Regione che risponde agli standard definiti dalla formazione regolamentata, sulla base di specifiche prove di valutazione che ne attestino il raggiungimento, è valido ai fini della abilitazione professionale.
3. Con regolamento regionale, sentita la Conferenza regionale di cui all’art. 22, sono disciplinati gli interventi regionali previsti al comma 1 e le modalità attuative del comma 2.
Art. 32 – Apprendistato professionalizzante e di alta formazione e ricerca
1. Secondo le modalità previste dal decreto legislativo 14 settembre 2011 e successive modificazioni e integrazioni, la Regione, oltre all’apprendistato per l’espletamento dell’obbligo di istruzione e del diritto – dovere di istruzione e formazione già richiamato dall’art. 30, garantisce il diritto alla formazione attraverso il contratto di apprendistato quale forma di inserimento ad alta valenza formativa nelle tipologie appresso indicate:
a) apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere;
b) apprendistato di alta formazione e ricerca.
2. Nell’ambito della tipologia dell’apprendistato di cui al comma precedente, la Regione promuove intese con università, istituzioni scolastiche e formative ed altre istituzioni di alta formazione che rilasciano titoli riconosciuti a livello nazionale ed europeo e con le parti sociali e datoriali più rappresentative a livello regionale, finalizzate all’attuazione di percorsi di apprendistato di alta formazione e ricerca.
Art. 33 – Formazione superiore e alta formazione
1. La Regione istituisce percorsi di specializzazione tecnica superiore, negli ambiti strategici per l’economia, la tutela e lo sviluppo del territorio, successivi al diploma tecnico ed al diploma di Stato, al fine di fornire una formazione idonea per l’inserimento nel mercato del lavoro in funzioni di esperto specialista.
2. La Regione istituisce, d’intesa con la Direzione scolastica regionale, percorsi di istruzione tecnica superiore, negli ambiti strategici per l’economia, la tutela e lo sviluppo del territorio, successivi al diploma di Stato, al fine di fornire ai cittadini una formazione idonea per l’inserimento nel mercato del lavoro in funzioni di tecnico superiore.
3. La Regione istituisce percorsi di alta formazione, in ambiti strategici per l’economia, lo sviluppo, la tutela del territorio, ovvero per l’innovazione dei profili professionali, al fine di garantire elevati livelli di qualificazione.
TITOLO VI – ACCREDITAMENTO
Art. 34 – Accreditamento
1. E’ istituito l’elenco dei soggetti accreditati per l’erogazione delle attività relative alle seguenti macrotipologie:
a) diritto-dovere di istruzione e formazione;
b) formazione superiore;
c) formazione continua e permanente;
d) formazione per l’area dello svantaggio e fasce deboli;
e) orientamento.
2. Ai fini dell’iscrizione all’elenco, la Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce, con apposito regolamento, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale, e sentita la Conferenza regionale di cui all’art. 22, i requisiti di accreditamento differenziati per le macrotipologie, in relazione al soggetto, alle prestazioni e ai processi di erogazione, con particolare riferimento a:
a) coerenza della natura giuridica e delle finalità statutarie;
b) parametri di efficienza ed efficacia dell’azione formativa;
c) dotazione logistica e di risorse umane nel territorio regionale;
d) affidabilità economico – finanziaria;esclusione da procedure fallimentari o altre procedure concorsuali;
e) adeguatezza e idoneità dei locali in cui si svolge l’attività;
f) disponibilità di laboratori, attrezzature e strumenti adeguati ai percorsi formativi offerti;
g) efficacia degli interventi realizzati, interrelazioni con il territorio.
Art. 35 – Accreditamento per la macrotipologia A – diritto-dovere di istruzione e formazione
1. Le attività riferite alla macrotipologia A prevedono uno specifico modello di accreditamento delle istituzioni formative e degli istituti professionali ai sensi dell’articolo 29, comma 2, in conformità con la normativa nazionale (art. 21 del D. Lgs 226/05) con la possibilità di prevedere ulteriori criteri di accreditamento disciplinati da uno specifico regolamento approvato secondo le procedure di cui al comma precedente.
Art. 36 – Accreditamento per le macrotipologia B, C, D, E
1. Le attività riferite alle altre macrotipologie B, C D e E prevedono un modello di accreditamento delle istituzioni formative e secondo quanto previsto dalla normativa vigente delle università e delle istituzioni scolastiche in conformità con il DM 25/05/2001 (DGR 1219/02 e s.m.) e l’Intesa Stato Regioni – Repertorio atti n. 84/esr del 20 marzo 2008.
TITOLO VII
GLI INTERVENTI REGIONALI DI SOSTEGNO
Art. 37 – Sostegno al diritto allo studio e all’istruzione e formazione
1. Al fine di garantire a tutti i richiedenti condizioni di pari opportunità nell’accesso ai servizi per il diritto allo studio e all’istruzione e formazione, e per assicurare alle famiglie la libertà di educazione e di scelta, la Regione promuove specifici interventi di sostegno, volti a sostenere il percorso formativo e a favorire il conseguimento dei migliori risultati da parte di tutti i frequentanti, in particolare di quelli che si trovano in condizioni di disagio economico e sociale e a maggior rischio di insuccesso e abbandono.
2. La Regione interviene, direttamente o attraverso le istituzioni decentrate, gli enti locali e le istituzioni scolastiche e formative, per assegnare contributi finalizzati a sostenere il successo formativo, a garantire la prosecuzione delle attività educative e aiutare le famiglie, con particolare riguardo alle condizioni di disagio economico e sociale.
Art. 38 – Valorizzazione delle eccellenze
1. Al fine di sostenere i soggetti capaci e meritevoli e agevolare il conseguimento dei più alti gradi di istruzione e formazione, la Regione provvede ad una serie di interventi e di incentivi per coloro che conseguono i migliori risultati nei vari ambiti del sistema educativo.
2. I benefici riconosciuti dalla Regione ai frequentanti che raggiungono un livello particolarmente alto di merito possono consistere anche in una compartecipazione alle spese degli studi e delle attività di istruzione e formazione, di viaggio, soggiorni di studio all’estero, corsi di lingue e forniture di libri e materiali di studio.
3. I requisiti di merito e di reddito e le modalità per l’assegnazione delle borse di studio e degli incentivi previsti dal comma 1 sono disciplinati secondo principi di equità sociale e promozione del merito individuale.
4. La Regione, nell’intento di valorizzare le eccellenze, istituisce uno specifico premio annuale non monetario e di valenza culturale a favore dei frequentanti che si sono distinti in modo particolare nel percorso e negli esiti relativi al diritto-dovere di istruzione e formazione.
5. La Regione promuove la valorizzazione delle eccellenze anche attraverso la erogazione di appositi benefici a favore delle istituzioni scolastiche e formative che abbiano conseguito, sulla base di apposite valutazioni, i migliori risultati nel successo educativo.
6. Le istituzioni scolastiche e formative, nell’ambito della loro autonomia, possono promuovere iniziative e incentivi volte a favorire le eccellenze e il conseguimento dei risultati più alti tra i frequentanti, anche mediante la stipula di specifici accordi previsti dall’articolo 4.
7. Le iniziative previste dal comma 5 sono diffuse, a cura delle singole istituzioni scolastiche e formative, attraverso le reti disciplinate dall’articolo 16 e le relative informazioni sono condivise con gli altri soggetti dei sistema educativo regionale.
8. La Regione promuove e sostiene, anche con specifici interventi, progetti sperimentali e di eccellenza.
Art. 39 – Contrasto alla dispersione
1. Al fine di garantire per tutti il pieno ed effettivo godimento del diritto allo studio e il concreto assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e formazione, e dunque per realizzare le condizioni che agevolino l’accesso ed il successo formativo, in particolare per coloro che ne sono impediti da ostacoli di ordine economico e sociale, la Regione programma interventi mirati a combattere le dispersione e l’insuccesso, anche mediante l’articolazione e l’individualizzazione dei percorsi formativi, d’intesa con le istituzioni scolastiche e formative.
2. La Regione promuove specifiche azioni atte a prevenire e ridurre le dispersione e l’abbandono, al fine di sostenere la realizzazione di progetti ed iniziative a favore dei frequentanti che presentano difficoltà nel percorso formativo e sono a maggiore rischio di abbandono.
3. Gli interventi previsti nei commi 1 e 2 sono realizzati con la collaborazione delle istituzioni decentrate, degli enti locali, e delle istituzioni scolastiche e formative del sistema educativo regionale e sono sottoposti a periodiche verifiche di efficacia.
Art. 40 – Interventi in materia di edilizia educativa
1. La Regione persegue l’obiettivo di realizzare un’equilibrata organizzazione territoriale del sistema educativo regionale e una dislocazione ottimale degli edifici destinati all’istruzione e formazione, anche in considerazione degli andamenti demografici, dei collegamenti infrastrutturali e del sistema dei trasporti.
2. In conformità agli indirizzi del Piano triennale previsto dall’articolo 21, la Regione può provvedere con specifici interventi al finanziamento di azioni in materia di edilizia di competenza degli enti locali.
3. Gli interventi regionali previsti dal comma 2 sono volti all’adeguamento alle disposizioni vigenti in materia di agibilità, sicurezza e igiene del patrimonio edilizio destinato all’istruzione e alla formazione esistente, al suo recupero e riqualificazione, con particolare riguardo agli edifici con valore storico e monumentale, e alla realizzazione di nuovi edifici e all’ampliamento di quelli già esistenti.
4. Al fine di sostenere le politiche e gli interventi in materia di edilizia per l’istruzione e la formazione e per disporre di un quadro aggiornato della situazione nella Regione, è istituita l’anagrafe regionale dell’edilizia dell’istruzione e della formazione, integrata con l’anagrafe
nazionale dell’edilizia scolastica prevista dall’articolo 7 della legge 11 gennaio 1996, n. 23.
5. L’anagrafe di cui al comma 4 è realizzata con la collaborazione degli enti locali competenti e con l’Ufficio scolastico regionale, in un quadro di integrazione interistituzionale delle informazioni.
Art. 41 – Scuole paritarie, ai convitti, ai collegi
1. Ai sensi della normativa nazionale la Regione riconosce la funzione sociale e formativa svolta dalle scuole paritarie di ogni ordine e grado nel sistema regionale di istruzione.
2. La Regione riconosce la funzione sociale svolta dai convitti e dai collegi universitari, quali centri di formazione e di sostegno al diritto allo studio.
TITOLO VIII
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
Art. 44 – Trasparenza finanziaria
1. È istituito un apposito capitolo del bilancio regionale in cui convergono tutti i finanziamenti e contributi statali ed europei che concorrono a sostenere le iniziative relative al sistema educativo regionale di istruzione e formazione professionale.
Art. 45 Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: Zafarana (M5S) e Maggio (PD)
Zafarana, Ciancio, Cancelleri, Cappello, Mangiacavallo, Ferreri, Zito, Ciaccio, Foti, La Rocca, Palmeri, Siragusa, Tancredi, Trizzino, Alloro, Anselmo, Arancio, Barbagallo, Cracolici, Cirone, Digiacomo, Dipasquale, Ferrandelli, Gucciardi, Laccoto, Lupo, Marziano, Milazzo, Panarello, Panepinto; Raia; Rinaldi; Vullo, Vinciullo.

                                             CULTURA DELLA PACE IN SICILIA

RELAZIONE DEI DEPUTATI PROPONENTI
On.li Colleghi,
il presente presente progetto di legge ha lo scopo precipuo di introdurre nell’ordinamento giuridico della Regione Sicilia – analogamente ad altre Regioni d’Italia – una legge in favore di una cultura di Pace e dell’educazione alla nonviolenza, con l’auspicio che il territorio siciliano possa emanciparsi dalla presenza delle numerose installazioni militari divenendo al contempo, in ossequio alla sua naturale vocazione geografica, un ponte di pace tra i popoli del Mar Mediterraneo.
Il diritto alla pace, il diritto allo sviluppo e il diritto all’ambiente vengono annoverati tra i diritti umani di terza generazione ancora in attesa di un pieno riconoscimento giuridico in ambito nazionale a fronte di una piena attuazione dei diritti civili e politici (prima generazione) ed i diritti economici, sociali e culturali (seconda generazione). La peculiarità del caso italiano è da riscontrare nel fatto che numerose regioni hanno dato attuazione ai diritti di terza generazione ponendosi,
così, alla testa del movimento costituzionalista mondiale mirante a dare piena effettività al “nuovo” Diritto universale dei diritti umani; già dal 1991; si contano, inoltre, numerosi Statuti di Comuni e Province che prevedono la “norma pace diritti umani” modellata sul prototipo regionale.
Questa, invero, costituisce una circostanza unica al mondo sia dal punto di vista prettamente giuridico che politico, sociale e culturale: la cultura della pace, dei diritti umani e della cooperazione – che può essere tradotta come “via istituzionale nonviolenta alla pace” – è una cultura “orientata all’azione” che sta coinvolgendo, in modo sempre più pregante, la scuola, l’università, l’associazionismo ed il volontariato, con benefico sviluppo della democrazia partecipativa e della cultura della legalità e della solidarietà.
In ordine ai diritti umani, gli ordinamenti giuridici (nazionali, subnazionali, internazionali) devono armonizzare le rispettive azioni politiche nella direzione della Dichiarazione Universale che pone gli stessi “a fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.
Il riconoscimento dei diritti umani e della pace, come diritto fondamentale, ha una duplice ricaduta su Regioni e Comuni: il rafforzamento della loro autonomia e la loro piena legittimazione a rivendicare ed esercitare il ruolo di ‘polo territoriale basilare’ nella dinamica del principio di sussidiarietà (in una sua accezione internazionale) che è tipico dei diritti umani.
Il presente disegno di legge – che nasce, su iniziativa del MIR, dalla proposta di un cartello di associazioni che operano da anni nel settore della cooperazione e della nonviolenza, delle diverse forme di obiezione di coscienza – mira a favorire iniziative che affrontino tematiche su conflitti bellici dimenticati, sulla relazione tra Pace, giustizia ed ambiente, su temi ecumenici e interconfessionali, sugli stili di vita, ed altro.
Per il conseguimento di questi obiettivi la Regione assumerà iniziative finalizzate a favorire interventi di enti locali, organismi associativi, istituzioni culturali, gruppi di volontariato e di cooperazione internazionale presenti in Sicilia.
L’articolo 1 del presente disegno di legge rappresenta un’enunciazione di principio di alta valenza giuridico-costituzionale per l’ordinamento giuridico regionale, nel quale introduce il fondamentale principio del ripudio della guerra, proclamato dall’articolo 11 della Costituzione italiana, attuando contestualmente l’articolo 28 della Dichiarazione Universale che recita: «Ogni essere umano ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti e libertà enunciati nella presente Dichiarazione possono essere pienamente realizzati».
In questa ottica numerose Regioni hanno intrapreso un percorso nel solco del binomio indissociabile pace-diritti umani: si vedano, tra le altre, la legge del Veneto legge regionale 30 marzo 1988, n. 18, quella dell’ Emilia 1 febbraio 1994, n. 4, quella dell’ Umbria del 2 agosto 1994 n. 21, quella della Campania del 7 aprile 2000 n. 12, quella della Toscana legge del 30 luglio 1997 n. 55, quella della Lombardia del 5 giugno 1989, n. 20, e quella del Piemonte del 17 agosto 1995, n. 67.
L’articolo 2 del presente progetto di legge individua il 2 ottobre di ogni anno (giornata internazionale della nonviolenza, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) la Giornata della Pace, della nonviolenza e dei diritti umani in Sicilia.
L’articolo 3 istituisce il premio il Premio per la Pace, la Nonviolenza ed i Diritti Umani che verrà assegnato a persone, enti, organismi associativi e cooperative, comitati e organizzazioni, che si distingueranno nella realizzazione di iniziative relative ai temi oggetto della presente legge.
Con l’articolo 4 viene istituito, presso la Presidenza della Regione, il Registro regionale degli enti e delle associazioni che operano in favore della pace e della solidarietà con i Paesi in via di sviluppo, dei diritti umani, della difesa nonviolenta, del disarmo; nel medesimo articolo vengono stabiliti, inoltre, i presupposti necessari affinché gli enti o le associazioni possano ottenere l’iscrizione nel registro de quo.
L’articolo 5 prevede l’istituzione e la composizione del Comitato permanente della pace, nonché la procedura di nomina dei componenti dello stesso; mentre il successivo articolo 6 stabilisce i compiti e le funzioni attribuite al medesimo Comitato.
L’articolo 7 stabilisce le iniziative che devono essere intraprese in ambito regionale finalizzate alla conoscenza, l’approfondimento e la diffusione dei principi sanciti dalla presente legge; il successivo articolo 8, invece, prevede la programmazione degli interventi da sviluppare in ambito regionale sulla scorta del piano triennale approvato dal Comitato permanente per la pace.
L’articolo 9, infine, prevede l’istituzione del Centro di documentazione quale espressione dell’associazionismo nonviolento “storico”, elaboratore originario e sperimentatore della difesa non-armata e nonviolenta, recepita come concetto e forma di difesa della Patria dalle normative nazionali.
In definitiva, appare ormai improcrastinabile che l’ordinamento siciliano si doti di una legge che renda la Sicilia terra di Pace; valore che si sostanzia attraverso la promozione dei diritti umani, la smilitarizzazione dei territori, l’attenzione ai conflitti dimenticati, l’attenzione agli ultimi, la sensibilizzazione verso stili di vita caratterizzati dalla sostenibilità sociale ed economica. Le istituzioni, infatti, hanno il dovere di raccogliere questi indirizzi e riflessioni e sostenere iniziative d’informazione e di ricerca, di educazione, volte alla cooperazione nello stile della nonviolenza, che mirino a sensibilizzare le nuove generazioni con esplicito intento pedagogico e d’indirizzo.

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE
Art. 1
(Oggetto e finalità)
1. La Regione Siciliana, in coerenza con i principi costituzionali che sanciscono il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, la promozione dei diritti umani, delle libertà democratiche e della cooperazione internazionale, riconosce nella pace un diritto fondamentale degli uomini e dei popoli.
2. Allo scopo di rendere concreta l’aspirazione dei cittadini siciliani a fare della Sicilia una terra di pace, la presente legge promuove la cultura della pace e della nonviolenza mediante iniziative culturali e di ricerca, di educazione, di
cooperazione e di informazione.
3. Per il conseguimento di questi obiettivi, la Regione realizza interventi diretti e favorisce interventi di enti locali nonché di organismi associativi, istituzioni culturali, gruppi di volontariato e di cooperazione internazionale presenti sul territorio regionale.
Art. 2
(Giornate per la pace, la non violenza, i diritti umani)
1. Il 2 ottobre, proclamata Giornata internazionale della nonviolenza dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione A/RES/61/271 del 15 giugno 2007, è individuata come giornata per la pace, la nonviolenza ed i diritti umani nella Regione siciliana.
2. La Regione riconosce altresì la Giornata internazionale della pace che si svolge il 21 settembre e la Giornata internazionale dei diritti umani che si svolge il 10 dicembre.
3. Annualmente, con decreto del Presidente della Regione da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale della Regione, vengono indicate le iniziative da realizzare e da promuovere per le celebrazioni relative al 2 ottobre. Il programma delle iniziative viene formulato anche sulla base delle proposte avanzate dal Comitato permanente di cui all’art. 5 della presente legge e, comunque, previo parere positivo della stessa.
Art. 3
(Premio per la nonviolenza e per i diritti umani)
1. E’ istituito il Premio per la Pace, la Nonviolenza, i Diritti Umani, da assegnare a persone, enti, organismi associativi e cooperative, comitati e organizzazioni, che si siano particolarmente distinti nella realizzazione di iniziative sui temi di cui alla presente legge.
2. Il premio denominato “Sicilia per la Pace” che ha una dotazione annua di 50 mila euro, viene conferito annualmente dal Presidente della Regione, anche su proposta del Comitato permanente di cui all’articolo 8 e, comunque, previo parere positivo della stessa. Il Premio viene consegnato il 2 ottobre.
3. All’onere di 150 mila euro di cui al presente articolo si fa fronte per il triennio 2014/2016 con le disponibilità del fondo globale per nuove iniziative legislative di parte corrente del bilancio della Regione. Agli oneri relativi agli anni successivi si provvede annualmente con legge di bilancio.
Art. 4
(Registro regionale delle associazioni operanti per la pace)
1. Presso la Presidenza della Regione e’ istituito il Registro regionale degli enti e delle associazioni che operano in favore della pace e della solidarietà con i Paesi in via di sviluppo, dei diritti umani, della difesa nonviolenta, del disarmo.
2. Per essere iscritti nel registro di cui al comma precedente gli enti e le associazioni che ne fanno domanda devono possedere i seguenti requisiti: a) operare senza fini di lucro; b) avere un ordinamento interno a base democratica; c) operare in ambito regionale da più di un anno; d) prevedere nel proprio statuto, fra
gli scopi sociali, in modo esclusivo o prevalente le finalità di cui al comma 1 del presente articolo. La formazione del Registro ed ogni successiva modificazione viene disposta con decreto del Presidente della Regione da pubblicare sul sito web della Regione.
Art. 5
(Istituzione del Comitato permanente per la pace)
1. E’ istituito il Comitato regionale permanente per la pace.
2. Il Comitato è composto: a) dal Presidente della Regione, o da un suo delegato, che la presiede; b) da tre membri designati dal Presidente della Assemblea Regionale Siciliana scelti tra i suoi componenti. Detti componenti decadono qualora cessino dalle funzioni di deputato regionale; c) da sei rappresentanti delle associazioni comprese nel Registro di cui all’art. 4, scelti dal Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana fra quelli indicati dalle associazioni stesse. In sede di prima applicazione della presente legge, provvedono alla designazione le associazioni che risultano iscritte entro il terzo mese dalla emanazione del decreto di formazione del Registro.
3. I componenti del Comitato permanente per la pace vengono nominati con decreto del Presidente della Regione.
4. Il Comitato dura in carica cinque anni. Essa, in ogni caso, viene integralmente rinnovata ad ogni inizio di legislatura della Assemblea Regionale Siciliana.
5. Il Comitato provvede ad adottare, come suo primo atto, un regolamento interno per disciplinare il suo funzionamento. Per la validità delle sedute è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti e le deliberazioni sono valide se assunte con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti.
6. A quanto necessario per il buon funzionamento del Comitato, ivi compresa la sala delle riunioni, provvede la Presidenza della Regione senza nuovi o ulteriori oneri per la finanza pubblica.
Art. 6
(Funzioni del Comitato permanente per la pace)
1. Il Comitato permanente per la pace concorre:
a) alla formulazione del programma annuale di interventi, di cui al successivo articolo 7;
b) alla predisposizione del piano triennale ed eventualmente delle relative linee annuali di intervento per la realizzazione delle iniziative di cui al successivo articolo 7;
c) alla formulazione delle proposte di cui agli articoli 2 e 3 della presente legge.
2. Il Comitato collabora con gli organismi, altri comitati e commissioni regionali sui temi riguardanti la Pace, la Nonviolenza, i Diritti Umani.
3. Il Comitato esprime parere obbligatorio sulle iniziative di cui agli articoli 2, 3 e 7 della presente legge.
4. Il Comitato esprime parere ogni qual volta ne viene richiesta e svolge funzioni di alta sorveglianza sulle attività del Centro di cui all’articolo 9 della presente legge.
Art. 7
(Iniziative)
1. Per la conoscenza, l’approfondimento e la diffusione delle tematiche oggetto della presente legge, la Regione interviene:
a) per favorire la realizzazione di incontri, manifestazioni, convegni e seminari di informazione, formazione e studio, anche con la partecipazione di studiosi ed esperti a livello nazionale ed internazionale, anche promossi da enti, istituzioni culturali, organismi associativi e cooperativi ed organizzazioni non governative legalmente riconosciute, che svolgano attività di educazione alla pace e ai diritti umani.
b) per la promozioni di attività di indagine e di ricerca in tema di:
1) pace, non violenza, diritti fondamentali delle persone e dei popoli;
2) nuovi rapporti tra organizzazione economico – produttiva, ricerca scientifica e innovazione tecnologica nel quadro dello sviluppo di una politica di pace;
3) esperienze, ragioni e prospettive storiche del principio della nonviolenza;
4) pedagogia e didattica dirette alla produzione di programmi scolastici per la pace.
c) per la concessione di premi per tesi di laurea, di specializzazione, di dottorato di ricerca, di master, presso Università presenti nella regione sui temi della Peace Research, della Nonviolenza, dei diritti umani, della risoluzione non armata dei conflitti, dello sviluppo sostenibile, particolarmente per ricerche riferite all’ area Mediterranea ed al ruolo della Sicilia in tale area.
d) per attività di formazione professionale in favore di giovani provenienti da paesi in via di sviluppo attraverso la loro partecipazione ad attività formative dedicate all’approfondimento delle tematiche della pace e dello sviluppo sostenibile.
e) per realizzare corsi di formazione professionale per quanti intendono recarsi a operare in paesi in via di sviluppo, a titolo di volontariato o in base a progetti di cooperazione internazionale;
f) per agevolare programmi di soggiorni in Sicilia di studenti di ogni ordine e grado, singoli o in gruppo, al fine di consentire una migliore comprensione delle rispettive culture, a condizioni di reciprocità con iniziative analoghe realizzate da governi o da organizzazioni di altri paesi, in particolare di quelli dell’area Mediterranea
g) per attivare la formazione dei volontari in servizio civile di cui alla legge 6 marzo 2001, n. 64, in particolare sulle tematiche di cui alla presente legge.
Art. 8
(Programma degli interventi)
1. Sulla base del piano triennale delle iniziative approvato dal Comitato permanente per la pace di cui all’articolo 5 della presente legge e delle eventuali linee guida annuali redatte dalla stessa, viene annualmente predisposto il programma degli interventi relativo alle iniziative di cui all’articolo 7 della presente legge.
2. Il programma contiene le iniziative direttamente promosse dalla Amministrazione regionale e quelle proposte da enti pubblici ed enti privati come
individuati dalla presente legge., Il programma, articolato per le diverse aree di intervento, dopo avere acquisito il parere favorevole del Comitato permanente per la pace ed il parere delle commissioni permanenti della Assemblea Regionale Siciliana competenti per il merito e per le questioni finanziarie che deve essere espresso entro 15 giorni dal ricevimento del programma, viene approvato con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta Regionale.
Art. 9
(Centro di documentazione ed iniziativa sui problemi del disarmo mediterraneo e della difesa non armata e nonviolenta)
La Regione, nello spirito del processo di Barcellona che ha portato nel 2008 alla nascita dell’Unione per il Mediterraneo, istituisce, con decreto del Presidente della Giunta regionale, uno specifico Centro di documentazione ed iniziativa sui problemi della cooperazione tra le due sponde del mare interno, specializzato sul disarmo euromediterraneo e sulla sperimentazione delle Ambasciate di Pace e dei Corpi Civili di Pace. Le associazioni nonviolente, iscritte al Registro di cui all’art. 4, sentita il Comitato di cui all’art. 5, propongono lo statuto, il programma e i comitati direttivo e scientifico del Centro, dotato di budget autonomo. I rappresentanti, i programmi e le attività del Centro, avvalendosi della collaborazione di reti transnazionali pacifiste, contribuiscono alla programmazione del Comitato di cui all’art. 2.
Art. 10
(Oneri finanziari)
1. Per il finanziamento delle iniziative di agli artt. 7 e 8 della presente legge è istituito presso la Presidenza della Regione un fondo unico di bilancio.
2. Per il triennio 2014-2016 il fondo è dotato di 1 milione di euro, di cui 300 mila per l’anno 2014, 350 mila per ciascuno degli anni 2015 e 2016, cui si fa fronte mediante utilizzo del fondo globale per nuove iniziative legislative del bilancio della Regione. Agli oneri relativi agli esercizi successivi si provvede annualmente con legge di bilancio.
3. Gli interventi di cui alla presente legge possono essere finanziati, altresì, con le risorse di ogni singolo ramo dell’Amministrazione Regionale, con fondi di provenienza regionale, nazionale ed europea.
Art. 11
(Norma finale)
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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MOZIONE
Mozione inerente la messa in sicurezza del rivelino spagnolo “Quintana” nella
Città di Augusta.

                                  L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
Premesso che:
in data 3 marzo del corrente anno, lo sperone murario che regge il rivelino Spagnolo “Quintana”, ad Augusta in provincia di Siracusa, a causa dei flutti del mare che lo hanno, da sempre, lambito, e dalla mancanza di opere di consolidamento, ha ceduto; i rivellini, rappresentano delle opere di notevole pregio storico e culturale; il predetto, risale alla fine del XVII secolo, durante la dominazione catalana della Sicilia;
ad Augusta, a difesa dell’isola, ne furono edificati, nel 1682, tre, progettati, tutti, in architettura militare, dall’ingegnere Grunenbergh, e che prendevano il nome di: ” Quintana, Sant’Anna e Santo Stefano”; dei tre rivelini, oggi rimane, solo nella parte torrile, il “Quintana”, posto su un isolotto artificiale, di forma triangolare, costruito contestualmente alla fortificazione della città;
Considerato che:
ad oggi, pur essendo trascorsi oltre novanta giorni dal crollo dello sperone murario che regge la parte torrile del rivelino spagnolo “Quintana”, non e’ stata intrapresa alcuna iniziativa per la messa in sicurezza del suddetto rivelino;
l’opera di forticazione, risalente all’ultimo periodo della dominazione spagnola, oltre ad avere in notevole valore storico culturale, rappresenta, ineluttabilmente, parte del patrimonio immateriale e culturale della città di Augusta;
Si impegna il Governo della Regione
e per esso l’Assessore ai Beni Culturali
ad avviare, urgentemente, tutte le iniziative necessarie alla messa in sicurezza del rivelino spagnolo “Quintana”, per salvaguardare, anche attraverso quest’opera, il prezioso patrimonio storico-culturale della città di Augusta.

11/07/2013
Giambattista Coltraro
Giovanni Di Giacinto
Nello Dipasquale
Salvatore Oddo

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MOZIONE
Iniziative per attivare le procedure di controllo
per la verifica della qualità dell’aria nella città di Augusta

                                                    L’Assemblea regionale siciliana
Premesso che: – La città di Augusta e’ sede di un grande polo industriale nel campo petrolifero, chimico e nella produzione di cemento; – l’insediamento, come e’ prevedibile, produce elevate concentrazioni di benzene, di idrocarburi non metanici, di anidride solforosa e di materia particolata; – negli ultimi 20 anni, tuttavia, i dati delle istituzioni preposte al controllo, mostrano una considerevole riduzione delle emissioni inquinanti; Considerato che: – In questo ultimo periodo, nonostante quanto premesso in merito alla riduzione dell’inquinamento dell’aria, i cittadini di Augusta hanno segnalato, con forza, un peggioramento della qualità dell’aria, dovuta ad irrespirabili miasmi; Impegna il Governo della Regione e per esso l’Assessore per il Territorio e l’Ambiente – Ad intervenire, attraverso le Istituzioni preposte, affinché siano attuate tutte le procedure di controllo necessarie a verificare se l’aria respirata dai cittadini di Augusta risponde agli standard previsti dalle vigenti normative di Legge, ovvero al Decreto Legislativo 15/206 per quel che concerne le emissioni inquinanti, e al Decreto Legislativo 155/10 e 24 dicembre 2012 n. 250 per quanto riguarda la qualità dell’aria e dell’ambiente.

 3 luglio 2013

On. Giambattista Coltraro    On. Nello Dipasquale   On. Giovanni Di Giacinto   On.Salvatore Oddo

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MOZIONE
Iniziative per la piena e completa funzionalità dei reparti di chirurgia e di pediatria dell’ospedale di Augusta

                                             L’Assemblea regionale siciliana
Premesso che: – Il presidio ospedaliero “Muscatello” di Augusta, in provincia di Siracusa, rappresenta un importante punto di riferimento per i cittadini di Augusta e della provincia; – il Direttore sanitario del distretto sanitario Augusta – lentini, Dott. Giuseppe D’Aquila, di concerto con il Dirigente medico del P.O, Muscatello, Dott. Paolo Bordonaro, ha stabilito di accorpare, durante il periodo estivo, il reparto di pediatria con quello di Chirurgia, ubicando i quattro posti letto della pediatria in due stanze del reparto chirurgico; – a causa di questa incomprensibile scelta, il reparto di chirurgia subirà una riduzione dei posti letto, che da diciotto passerà a dieci; – tale scelta porterà alla sospensione, per circa due mesi, degli interventi programmati dalla chirurgia; – tale scelta sarebbe stata adottata per motivi squisitamente organizzativi, poichè, a causa delle ferie estive, la struttura ospedaliera subirebbe una riduzione del personale infermieristico; considerato che: – tale scelta, oltre a creare un disservizio in un settore prioritario dal punto di vista civico, quale è quello della sanità, si riverbererà con grave nocumento sulla salute dei pazienti ricoverati nel reparto di Chirurgia e dei bambini ricoverati nel reparto di pediatria, provocando, ineluttabilmente, infezioni nosocomiali, opportunistiche, dovute al mancato rispetto delle necessità dei pazienti di chirurgia sottoposti ad interventi chirurgici che necessitano di luoghi asettici e dei bambini ai quali potrebbero svilupparsi ulteriori patologie dovute ad infezioni maggiori; Impegna il Governo della Regione e per esso l’Assessore per la Salute – ad intervenire, con celerità, affinchè venga ripristinata la normale funzionalità dei due reparti ospedalieri, quello di Chirurgia e di Pediatria, per evitare disservizi agli utenti che sono costretti, anche nel periodo estivo, a rivolgersi alla struttura ospedaliera ed ai succitati reparti di chirurgia e pediatria.

 3 luglio 2013

On. Giambattista Coltraro   On. Nello Dipasquale   On. Giovanni Di Giacinto  On. Salvatore Oddo

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: on.li Dipasquale Nello, Giambattista Coltraro, Giovanni Di Giacinto, Antonio Malafarina, Salvatore Antonino Oddo                                         3-06-2013

Norme per interventi di ristrutturazione, conservazione e promozione
dei centri storici dei Comuni al cui interno insistono i monumenti oggetti del riconoscimento Unesco nel Val di Noto.

RELAZIONE DEI DEPUTATI PROPONENTI

Onorevoli colleghi,
in Italia i siti che hanno ricevuto l’importantissimo riconoscimento di «Patrimonio dell’Umanità» da parte dell’UNESCO sono quarantacinque; di questi 5 si trovano in Sicilia. Si tratta di un patrimonio di eccellenza unico per il suo valore, tra cui si annoverano l’Area Archeologica di Agrigento, iscritta nel 1997, Piazza Armerina e le Ville del Casale, iscritta anch’essa nel 1997, le Isole Eolie, iscritte nel 2000, le Città Barocche del Val di Noto, iscritte nel 2002 e Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica, iscritte nel 2005.
Il prestigioso riconoscimento ha, nel corso degli anni, spinto la Regione Siciliana e le amministrazioni locali interessate a rafforzare e accrescere l’impegno di conservazione, tutela e promozione dei beni materiali ed immateriali «Patrimonio dell’Umanità». Il riconoscimento, oltre a rappresentare un fattore di responsabilizzazione per le realtà interessate, può contribuire alla promozione ed al marketing territoriale dell’economia dei territori.
Tale dato è particolarmente evidente per le città del Val di Noto ( Noto, Modica, Scicli, Ragusa, Militello, Caltagirone, Catania –limitatamente a Via Crociferi-, Piazza Armerina, Palazzolo Acreide) che vanno a comporre il sito più esteso al mondo tra quelli inseriti nella “World Heritage List”, accomunato dalla valorizzazione delle evidenze tardo barocche e da una forte vocazione al turismo storico e culturale
Vi è però la necessità di assicurare adeguate risorse per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei siti e dei centri storici che conservano i monumenti oggetto della tutela,, anche in considerazione della grave situazione di crisi dei bilanci pubblici e delle difficoltà comuni a tante amministrazioni.
A tal fine si devono studiare le forme più opportune di coordinamento, sinergia, collaborazione tra competenze regionali, istituzioni locali, soprintendenze, associazioni di categoria, strutture alberghiere, tessuto produttivo e privati.
Per conseguire risultati utili occorre investire direttamente sui siti e sui loro contesti, per migliorarli e renderli pienamente attrattivi per il pubblico, adempiendo in questo modo, e allo stesso tempo, alla funzione fondamentale di tutela e, finalmente, anche di valorizzazione dei beni culturali.
Il presente disegno di legge nasce dalla consapevolezza del ruolo decisivo, per lo sviluppo economico di molte aree a vocazione turistica in Sicilia, delle politiche di recupero dei centri urbani e siti riconosciuti patrimonio mondiale UNESCO presenti all’interno del Val di Noto, coniugandolo con una rivitalizzazione del vasto patrimonio architettonico e culturale in esso contenuto ed attivando una virtuosa sinergia con gli investitori privati.
Questa proposta contiene norme dirette a coordinare e rafforzare gli interventi nei settori delle politiche territoriali, urbanistiche e per lo sviluppo socio-economico delle realtà caratterizzate dalla presenza, nei rispettivi centri urbani, di monumenti oggetto di tutela e valorizzazione da parte dell’Unesco.
Le norme contenute nei tre articoli del disegno di legge si prefiggono, inoltre, due ulteriori finalità: la prima è quella di riaffermare il ruolo che, in una moderna politica di recupero dei beni architettonici per lo sviluppo sociale ed economico delle realtà urbane, devono svolgere gli strumenti volontari di integrazione tra pubblico e privato – in una visione positiva del rapporto tra cittadino e istituzioni – assieme agli interventi pubblici regolamentativi e unilaterali; la seconda finalità del disegno di legge si riferisce invece alla necessità di implementare a livello di tutte le istituzioni regionali e locali, l’adozione di politiche virtuose di riqualificazione e di valorizzazione dei centri urbani e siti riconosciuti patrimonio mondiale UNESCO, capaci di porre in essere coerenti iniziative di risanamento, conservazione e recupero del patrimonio edilizio; di rivitalizzazione culturale e turistica e dei servizi; di rilancio dei programmi per la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico; di miglioramento e di adeguamento degli arredi e dei servizi urbani.
In particolare il disegno di legge offre alla Regione la possibilità di favorire gli interventi finalizzati al recupero, alla tutela e alla rivitalizzazione dei centri storici, dotando in particolare i comuni della facoltà di individuare, all’interno del perimetro dei centri storici, o dei siti riconosciuti, le zone di particolare pregio, dal punto di vista della tutela dei beni architettonici e culturali, nelle quali avviare interventi integrati pubblici e privati finalizzati alla riqualificazione e alla rivitalizzazione delle realtà urbane.
Articolo 1
Misure per la tutela e la valorizzazione dei centri urbani al cui interno sono custoditi i monumenti tutelati nell’ambito del sito Unesco del Val di Noto
1. Al fine di promuovere il recupero, la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e monumentale dei centri urbani all’interno dei quali insistono i monumenti oggetto del riconoscimento barocco da parte dell’Unesco nel Val di Noto, è istituito, presso l’Assessorato regionale ai Beni Culturali, un Fondo con dotazione pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, al fine della realizzazione degli interventi di cui al comma 2 del presente articolo.
2. I comuni, nel cui territorio ricadono i beni di cui al comma 1, delimitano, con apposita delibera del consiglio comunale, l’area all’interno della quale effettuare, anche con il concorso dei privati, gli interventi di recupero, di tutela e di valorizzazione.
3. Gli interventi di cui al comma 2 prevedono:
a) la manutenzione, il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio da parte di privati;
b) la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico finalizzate al miglioramento del decoro, dei servizi e della qualità dell’arredo urbano;
c) la manutenzione straordinaria dei beni e dei servizi pubblici già esistenti da parte dell’ente locale;
d) il consolidamento statico degli edifici storici di proprietà dei privati;
e) la realizzazione di infrastrutture e di servizi per la promozione turistica e culturale dei centri storici e dei siti specifici;
4. La Regione può prevedere forme di indirizzo e di coordinamento, finalizzate al recupero e alla rivitalizzazione dei centri urbani oggetto della presente legge, anche in relazione agli interventi approvati dai Comuni.
Articolo 2
Regolamentazione Urbanistica e modalità di attuazione
1. L’Assessorato Regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, con proprio decreto, emana ogni anno un avviso, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana, destinato ai Comuni che promuovono gli interventi di cui al comma 2, ai fini della ripartizione delle risorse del Fondo di cui al comma 1 dell’articolo 1.
2. Nella ripartizione delle risorse è attribuita priorità agli interventi per i quali gli Enti locali hanno messo a disposizione una percentuale di risorse quale cofinanziamento agli intereventi programmati, sia appostando appositi stanziamenti di bilancio, sia utilizzando allo scopo finanziamenti statali o europei da destinare ad opere o servizi in linea con le finalità della presente legge
3. Gli interventi strutturali ed infrastrutturali possono essere eseguiti, per quanto attiene la parte pubblica, anche in difformità agli strumenti urbanistici vigenti, purchè suffragati da apposita delibera di variante predisposta dall’Amministrazione Comunale, votata dal Consiglio Comunale e validata dall’Assessorato regionale del l Territorio e dell’Ambiente
Articolo 3
Norma finanziaria
1. Agli oneri finanziari derivanti dall’applicazione della presente legge si provvede anche con le risorse individuate nel maggiore introito delle accise derivanti dall’estrazione di gas ed idrocarburi nei territori oggetto delle provvidenze, in misura concorrente all’entità della copertura finanziaria annua del presente disegno di legge.
2. Sarà cura dell’Assessorato Regionale dell’Economia, di concerto con l’Assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità, varare in tempo utile apposito provvedimento finalizzato alla rideterminazione delle tariffe ed al recupero delle risorse necessarie alla copertura finanziaria della presente legge.
Articolo 4
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: on.li Salvatore Oddo, Rosario Crocetta, Giovanni Di Giacinto, Giambattista Coltraro, Antonio Malafarina, Nello Dipasquale                   15-05-2013

Istituzione del reddito minimo garantito al nucleo di convivenza
e riordino dei contributi economici e servizi per i meno abbienti
VDS (VALORE della DIGNITA’ SOCIALE)
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RELAZIONE DEI DEPUTATI PROPONENTI
Onorevoli colleghi,

Il reddito minimo garantito al nucleo di convivenza viene istituito, a completamento ed integrazione degli strumenti di sostegno sociale, per far fronte efficacemente ai fenomeni di povertà e di disagio economico, e dare così attuazione al diritto fondamentale sancito dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e ai principi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione .
L’intervento del reddito minimo garantito al nucleo di convivenza non può essere visto come distribuzione generalizzata di reddito; esso va legato ad interventi finalizzati a creare opportunità di lavoro e pertanto non deve essere considerato come intervento puramente assistenzialistico.
L’inserimento nel nostro ordinamento del reddito minimo al nucleo di convivenza si configura per la nostra popolazione come una forma di sostegno di libera scelta a tutela della dignità della persona allo scopo di favorire l’inclusione sociale per i disoccupati, gli inoccupati o i lavoratori precariamente occupati.
Gli stati membri dell’Unione europea hanno scelto di avvalersi del reddito minimo garantito per dar seguito alle disposizioni dell’articolo 34 della Carta europea (sicurezza sociale e assistenza sociale). Nel 1992 la Commissione adottò la raccomandazione n. 441/CEE dove si riconosce “il diritto fondamentale della persona umana a risorse e prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e lo strumento del reddito permette di far uscire le persone dalla povertà consentendo loro di vivere dignitosamente”.
Il reddito minimo garantito al nucleo di convivenza va riconosciuto a coloro che sono in possesso della cittadinanza italiana e a tutti in forma non discriminatoria (di sesso, di razza, di religione).
E’ finalizzato a contrastare il rischio di marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza attraverso un sostegno economico in grado di aumentare le possibilità soggettive di scelta tramite la definizione di una soglia economica minima che permetta di superare la precarietà e che consenta ad ognuno di avere delle opportunità di cercare e scegliere un lavoro e/o di poter studiare. Questo intervento, in termini economici, può svolgere una funzione di crescita del prodotto interno lordo; infatti può favorire l’incremento dei consumi minimi da parte dei soggetti beneficiari e contribuire in tal modo alla riattivazione di tutto il sistema socio-economico, in particolare del commercio e della piccola e media impresa che possono godere dei consumi indotti, partecipando alla riattivazione virtuosa del circuito economico.
Inoltre l’istituzione del citato reddito garantito comporterebbe:
 un maggiore controllo degli assetti familiari, tramite l’istituzione di un registro regionale e comunale che andrebbero a catalogare le modalità di convivenza non istituzionalizzate;
 una riduzione del lavoro nero;
 l’individuazione dei nuclei bisognosi tra coloro che hanno scelto di registrarsi, aiutando le
istituzioni ad ottenere dati attendibili sulle condizioni di vita della popolazione;
 un incentivo alla convivenza tra i giovani;
 una regolamentazione delle posizioni incerte dei separati, spesso, impossibilitati ad ufficializzare una convivenza per motivi fiscali;
 un’economia sulle spese di vitto e alloggio per i conviventi;
 alle coppie di fatto, di tutelare gli interessi del partner pur in assenza di un contratto matrimoniale (visite in ospedale, firme per l’autorizzazione di interventi chirurgici, e quanto di pratico la vita ci offre di affrontare).
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Articolo 1
Istituzione del reddito minimo garantito al nucleo di convivenza
1. La Regione siciliana, al fine di dare attuazione ai principi fondamentali sanciti dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, istituisce il reddito minimo garantito al nucleo di convivenza.
2. Il reddito minimo garantito al nucleo di convivenza è una misura di contrasto della povertà e dell’esclusione sociale che si attua attraverso il sostegno delle condizioni economiche e sociali di nuclei di persone esposte al rischio della marginalità sociale ed impossibilitati a provvedere, per cause psichiche, fisiche e sociali, al mantenimento proprio dei conviventi e dei figli.
3. La Regione siciliana, con la presente legge, garantisce su tutto il territorio regionale le prestazioni derivanti dalla istituzione di un reddito minimo per il nucleo di convivenza.
Articolo 2
Istituzione del registro regionale nuclei di convivenza e commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione
1. Tutti possono registrare il proprio stato di convivenza ed usufruire delle agevolazioni e di
tutti i servizi che tale iscrizione comporta.
2. Tutti possono compilare la dichiarazione allegata di richiesta di aiuto e sostegno.
3. Il registro regionale sarà aggiornato dai Comuni.
4 All’atto dell’iscrizione si dovrà dichiarare il reddito di ognuno dei componenti del nucleo.
5. Avrà diritto al reddito minimo garantito ogni nucleo che, nella somma dei redditi dei componenti, non supererà il reddito annuo previsto in tabella.
6 E’ possibile ottenere la cancellazione con la richiesta di anche uno dei componenti se si tratta di due persone; ognuno può scegliere di escludersi dai nuclei di convivenza numerosi con richiesta scritta presso il Comune di residenza.
7. Un’apposita commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione sarà istituita presso la Presidenza della Regione, sulla base della legge n. 354/90.
Articolo 2
Titolarità della gestione
1. La titolarità della gestione degli interventi e dei trasferimenti finanziari di cui all’articolo 1 è affidata ai Comuni.
2. Il Comune:
a) definisce le modalità di presentazione della domanda per l’inserimento nel registro regionale e rilascia una tessera d’iscrizione con registrati tutti i nominativi comunicati dal dichiarante;
b) stabilisce le modalità di verifica e di successivo controllo delle dichiarazioni, nel rispetto dei principi stabiliti dalla presente legge;
c) procede al controllo e alla verifica dell’attuazione della legge, con riferimento agli obblighi dei beneficiari e alle responsabilità dei soggetti che cooperano per la realizzazione dei programmi di integrazione sociale;
d) individua il responsabile del programma di integrazione sociale di cui all’articolo 7;
e) riferisce all’Assessore regionale per la Famiglia, le Politiche Sociali e il Lavoro sull’attuazione della presente legge e sui costi da essa derivanti, con riferimento sia alle erogazioni finanziarie sia ai costi di gestione e di realizzazione dei programmi di integrazione sociale; a tal fine cura la tenuta
di una adeguata documentazione, con particolare riferimento ai soggetti beneficiari, agli interventi promossi, alla loro durata, alle singole modalità o cause di cessazione ovvero ai motivi della permanenza dell’intervento.
3. Il Comune prevede inoltre che il servizio sociale, anche su iniziativa di enti e organizzazioni di volontariato e di privato sociale, possa provvedere d’ufficio all’inoltro della domanda, al posto dei soggetti impossibilitati o incapaci a farlo.
4. II Comune presenta annualmente all’Assessore regionale per la Famiglia, le Politiche Sociali e il Lavoro un progetto di intervento contenente valutazioni sui livelli di povertà presenti nel proprio territorio, indicazioni dettagliate circa le forme di assistenza già attuate dal Comune, nonché valutazioni sulla propria capacità di far fronte alle spese di gestione derivanti dagli interventi previsti dalla presente legge, tenuto conto della capacità di spesa e dell’entità del bilancio comunale.
Articolo 3
Finanziamento
1. Il costo degli interventi previsti dalla presente legge, per la parte dei trasferimenti finanziari, grava sul Fondo per le Politiche Sociali.
2. I costi di gestione relativi alla organizzazione del servizio, inclusi quelli relativi alla predisposizione e realizzazione dei programmi di integrazione sociale, sono a carico dei Comuni.
3. Annualmente, in sede di predisposizione della legge di bilancio, la Giunta regionale prevede nel Fondo per le politiche sociali le risorse necessarie all’attuazione della presente legge.
Articolo 4
Destinatari
1. Il reddito minimo garantito al nucleo di convivenza é destinato a nuclei di persone conviventi che si trovino in situazione di difficoltà ed esposte al rischio della marginalità sociale; è destinato, altresì, ai soggetti in cerca di occupazione, secondo i requisiti e le modalità previste dalla presente legge.
2. Ai fini dell’accesso al reddito minimo i soggetti destinatari devono essere privi di reddito, ovvero devono percepire un reddito che, tenuto conto di qualsiasi emolumento a qualsiasi titolo percepito e da chiunque erogato, non sia superiore alla cifra indicata come soglia di povertà, stabilita in tabella;
tale cifra è aggiornata annualmente con decreto del Presidente della Regione. In presenza di un nucleo di convivenza composto da due o più persone, tale soglia di reddito é determinata sulla base della scala di equivalenza.
3. I soggetti destinatari devono essere privi di patrimonio sia mobiliare, sotto forma di titoli di Stato, azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni di investimento e depositi bancari, che immobiliare, fatta eccezione per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, il cui valore non ecceda la soglia massima prevista dalla normativa nazionale vigente.
4. Il reddito minimo è erogato al nucleo destinatario previa verifica annuale della sussistenza dei requisiti soggettivi.
5. La situazione reddituale é definita dalla somma dei redditi riferiti al nucleo convivente composto dal richiedente, dalle persone con le quali convive e da quelle considerate a suo carico ai fini IRPEF.
6. Con una dichiarazione sottoscritta, a norma della legge 4 gennaio 1968, n. 15 (Norme sulla documentazione amministrativa e sulla legalizzazione e autenticazione di firme), e successive modifiche ed integrazioni, il richiedente attesta il possesso dei requisiti e delle condizioni per l’ammissibilità previsti dalla presente legge alla data di presentazione della domanda. Alla dichiarazione é allegata copia dell’ultima dichiarazione dei redditi e la situazione reddituale attuale.
7. Nella domanda di sostegno ed aiuto è indicato il titolo di studio posseduto ed eventualmente l’ultimo anno di corso di studi intrapreso, con l’indicazione della data e dei motivi dell’abbandono, nonché i corsi extra o post scolastici, di formazione professionale o di specializzazione frequentati e, in generale, il tipo di professionalità eventualmente acquisita.
8. I giovani fino a trenta anni non compiuti indicano anche l’attività di recupero scolastico o di formazione professionale cui intendano di preferenza essere avviati.
Articolo 5
Requisiti
1. Possono inoltrare domanda di ammissione al reddito minimo i nuclei indicati all’articolo 4 che alla data della domanda siano legalmente residenti da almeno dodici mesi in un Comune della Sicilia.
2. Ai soggetti in età lavorativa, non occupati ed abili al lavoro, è richiesta la disponibilità a frequentare corsi di formazione professionale e all’iscrizione ai Centri per l’impiego al fine di poter
intraprendere un’attività lavorativa, fatta eccezione per i seguenti casi: a) per coloro che risultino impegnati in attività di recupero scolastico o di formazione professionale; b) per coloro che attendono alla cura di figli in età inferiore a tre anni o di persone disabili in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate); c) per coloro che siano impegnati in programmi di recupero terapeutico, certificato ed incompatibile con l’attività lavorativa.
3. Non possono presentare domanda i soggetti iscritti negli elenchi ed albi degli esercenti attività commerciali, degli artigiani, dei coltivatori diretti e negli albi dei liberi professionisti.
4. È condizione necessaria per l’accesso ed il mantenimento del diritto al reddito minimo garantito al nucleo di convivenza, l’aver conseguito il diploma della scuola dell’obbligo, ovvero l’iscrizione e la frequenza ai corsi di recupero per il conseguimento del diploma della scuola dell’obbligo.
Articolo 6
Integrazione del reddito
1. L’ammontare del trasferimento finanziario integrativo del reddito é pari alla differenza tra il valore della soglia di reddito, come individuata in base all’articolo 4, ed il reddito mensile percepito.
2. Nel definire la prestazione, il Comune ricerca le maggiori garanzie affinché il trasferimento finanziario sia effettivamente destinato a superare concrete situazioni di povertà. In particolare, qualora sussistano situazioni di conflitto nel nucleo di convivenza accertate dai servizi sociali, il Comune può erogare la prestazione a persona diversa da chi ha presentato la domanda, individuando, sentiti i diversi componenti del nucleo di convivenza, la persona che dia maggiori garanzie rispetto ad un utilizzo della prestazione ad effettivo beneficio di tutto il nucleo di convivenza.
Articolo 7
Interventi di integrazione sociale
1. Gli interventi di integrazione sociale di cui all’articolo 1 favoriscono il superamento dell’emarginazione dei singoli e delle famiglie e dei nuclei di convivenza, attraverso la promozione delle capacità individuali e dell’autonomia economica delle persone. A tal fine il Comune, entro trenta giorni dalla data di accoglimento della domanda, elabora, anche in relazione agli interventi previsti nell’ambito delle politiche attive del lavoro, un programma di formazione (es: giardinieri, badanti…..) e di impiego come forza lavoro oltre a programmi di integrazione sociale personalizzati, tenendo conto delle caratteristiche personali e dei conviventi dei soggetti destinatari e concordando con gli stessi il contenuto e gli impegni derivanti dall’attuazione del programma. Ove possibile il programma coinvolge tutti i membri del nucleo.
2. I programmi di integrazione sociale: a) sono orientati al recupero, alla promozione e allo sviluppo di capacità personali dei soggetti interessati ed alla ricostruzione delle reti sociali; per i minori e per coloro i quali non abbiano completato la scuola dell’obbligo, pertanto includono in primo luogo l’assolvimento dell’obbligo scolastico e successivamente l’accesso alla formazione professionale; b) sono coordinati con ogni altro eventuale progetto in essere avviato dai servizi sociali per i soggetti dei nuclei destinatari del contributo al reddito minimo garantito.
Articolo 8
Utilizzo da parte degli Enti locali
1. I Comuni creano forme di impiego per tutti i percettori del reddito minimo in questione, con l’esclusione dei soggetti impegnati nel completamento dell’obbligo scolastico. A tal fine sono individuati programmi di formazione e lavoro. Coloro che si trovino temporaneamente esonerati dall’iscrizione all’ufficio di collocamento, possono essere utilizzati per lavori socialmente utili di carattere straordinario e transitorio, nell’ambito di programmi aventi le seguenti finalità: a) migliore attuazione degli interventi nazionali e regionali per la protezione e la valorizzazione dell’ambiente e per la difesa del suolo e la vigilanza ai fini dell’applicazione della relativa legislazione statale e regionale; b) prevenzione, sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro; c) recupero, riabilitazione e formazione culturale a beneficio di ammalati, disabili, anziani, ex tossicodipendenti, ex carcerati ed altri soggetti in situazioni di difficoltà; d) supporto alle attività delle istituzioni scolastiche e degli enti locali a beneficio dell’infanzia e dell’adolescenza; e) sostegno e assistenza alle persone anziane o in condizione di disagio sociale, secondo le indicazioni e sotto la supervisione dei servizi sociali del comune di residenza dei soggetti assistiti.
2. I soggetti del nucleo di convivenza, percettori del reddito minimo, in possesso del diploma di laurea possono altresì essere utilizzati in attività di sostegno alla scolarizzazione ed alla formazione professionale di altri soggetti percettori.
3. L’utilizzazione dei soggetti di cui al comma 1 è effettuata tenuto conto della professionalità da essi posseduta e delle preferenze dichiarate dagli stessi all’atto della domanda di inserimento nel registro, nella dichiarazione di necessità di aiuto che l’accompagna.
4. L’utilizzazione dei percettori di reddito minimo garantito al nucleo di convivenza non può
comunque avvenire per un periodo consecutivo superiore a sei mesi e non può riguardare attività che si svolgano fuori dal comune di residenza. L’utilizzazione è sempre interrotta nel caso in cui il soggetto impiegato riceva un’offerta di lavoro, anche a tempo determinato.
5. L’utilizzazione non comporta l’instaurazione di un rapporto di lavoro e si svolge a tempo parziale per un orario non superiore a ottanta ore mensili; resta a carico del Comune la copertura dei rischi per gli infortuni e le malattie professionali derivanti dallo svolgimento delle attività di cui al presente articolo.
Articolo 9
Obblighi dei soggetti destinatari
1. I soggetti ammessi al reddito minimo hanno l’obbligo di: a) comunicare tempestivamente al Comune ogni variazione della composizione del nucleo di convivenza, delle condizioni di reddito e di patrimonio dichiarate al momento della presentazione della domanda; essi confermano ogni sei mesi il persistere delle condizioni stesse; i servizi sociali assicurano l’assistenza necessaria all’adempimento dell’obbligo per i soggetti più deboli e comunque per quelli di cui all’articolo 2, comma 3; b) rispettare gli impegni assunti con l’accettazione del programma di integrazione sociale; c) accettare ogni eventuale offerta di lavoro ricevuta, anche a tempo determinato, nell’ambito delle disposizioni vigenti in materia di tutela del lavoro (per i soggetti di cui all’articolo 5, comma 2).
2. Il Comune può sospendere e/o ridurre, anche gradualmente e temporaneamente, le prestazioni di reddito minimo, sulla base della gravità di eventuali violazioni degli obblighi suindicati, in relazione alle condizioni del soggetto inadempiente. La non ottemperanza dell’obbligo di cui al comma 1, lettera c), comporta la revoca della prestazione di reddito minimo. In ogni caso il Comune valuta le diverse situazioni dei nuclei di convivenza, con particolare riferimento alla presenza dei minori.
3. I beneficiari le cui dichiarazioni risultino mendaci, oltre ad incorrere nelle sanzioni penali previste dalle leggi vigenti, restituiscono le somme indebitamente percepite che il Comune riutilizza per altri soggetti aventi diritto.
Articolo 10
Cumulo dei redditi
1. L’impiego in rapporti di lavoro a tempo parziale, ovvero a tempo determinato, non comporta la perdita del diritto all’intero reddito minimo, che è comunque corrisposto, ad integrare la retribuzione percepita, fino al raggiungimento del tetto di reddito, nella misura annua fissata.
2. Il reddito minimo è cumulabile con altri assegni, indennità o compensi percepiti in ragione di attività formative o lavorative svolte, ovvero in ragione dell’assegno di disoccupazione, fino al raggiungimento della somma annua fissata per il soggetto.
Articolo 11
Accertamenti e verifiche
1. All’atto della domanda il richiedente è pienamente consapevole che, nel caso di ammissione al reddito minimo garantito al nucleo di convivenza, possono essere eseguiti controlli diretti ad accertare la veridicità delle informazioni fornite, con riferimento sia alla situazione economica che a quella della convivenza.
2. I Comuni effettuano i controlli di cui al comma 1 e provvedono ad ogni adempimento conseguente alla non veridicità dei dati dichiarati. A tal fine si avvalgono dei dati informativi a disposizione degli enti erogatori di prestazioni previdenziali e assistenziali e degli uffici del Ministero delle finanze, ai quali possono chiedere ulteriori accertamenti.
Articolo 12
Diritti dei soggetti
1. I richiedenti la cui domanda non sia stata accolta possono, entro trenta giorni, presentare ricorso al Sindaco del Comune di residenza presso il quale é stata presentata la domanda. Possono altresì ricorrere, entro il medesimo termine, coloro che siano incorsi in un provvedimento di decadenza o di sospensione o di riduzione dei reddito minimo. Di tale facoltà è data informazione ai richiedenti al momento della presentazione della domanda.
2. Presso i Comuni é istituita una commissione per l’esame dei ricorsi di cui al comma 1, la quale, sentiti i soggetti interessati, decide entro trenta giorni dalla data di ricevimento del ricorso in merito alla fondatezza dello stesso; della decisione è data comunicazione.
Articolo 13
Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione
1.La Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione, istituita presso la Presidenza della Regione, esamina annualmente lo stato di attuazione della presente legge, sulla base dei documenti predisposti dall’Assessorato Regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali e del Lavoro e dai Comuni ed esprime pareri e suggerimenti.
Articolo 14
Partecipazione solidale
1. Lo stanziamento annuo per il reddito minimo garantito al nucleo di convivenza è costituito: da fondi trasferiti dalla Regione, dai proventi del 5 x 1000 espressi dai cittadini nelle dichiarazioni dei redditi in favore dei Comuni, da economie derivanti dai ribassi d’asta dei bandi della legge 328/00, e da donazioni liberali.
Articolo 15
Norma finanziaria
Agli oneri finanziari derivanti dall’applicazione della presente legge si provvede con gli stanziamenti individuati nella competente unità previsionale del bilancio regionale.
Articolo 16
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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                                                              MOZIONE
 Riattivazione e messa in sicurezza Punto Nascita del P.O. “dei Bianchi” di              Corleone

Al Presidente della Regione, all’Assessore per la salute:

RILEVATO che con decreto 2 dicembre 2011 dell’Assessorato regionale della Salute, pubblicato sulla GURS del 5 gennaio 2012, inerente il “riordino e razionalizzazione della rete dei punti nascita”, sono stati previsti quattro punti nascita di 1° livello e sei di 2° livello nella Città di Palermo, e due punti nascita in provincia, nei comuni di Termini Imerese e Partinico;
CONSIDERATO che il 29 marzo c.a. si è riunita la Giunta di Governo approvando il Piano di ottimizzazione dell’assistenza sanitaria nelle località disagiate, in deroga al decreto cui sopra, prevedendo il mantenimento e la messa in sicurezza di altri sette punti nascita dislocati nella regione, a causa di particolari caratteristiche di isolamento territoriale o difficoltà di trasferimento dei pazienti alle strutture ostetrico-ginecologiche più vicine, pur non avendo un numero di parti annui superiore a 500;
VISTO che a seguito della soppressione del “vicino” P.O. “Regina Margherita” nel Comune di Palazzo Adriano, il P.O. in oggetto era rimasto l’unico al servizio di una popolazione di almeno 100 mila abitanti (ex Usl 53 e 54), dislocata in più di 20 comuni facenti parte di un comprensorio molto ampio, servito da una scarsa viabilità soprattutto nel periodo invernale, per cui, la struttura più vicina, è quella del comune di Partinico che dista dagli stessi anche 20, 100 e 120 chilometri;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
E PER ESSO
L’ASSESSORE PER LA SALUTE
a rivedere il Piano di ottimizzazione dell’assistenza sanitaria nelle località disagiate, includendo anche il P.O. in oggetto.

10-05-2013
Di Giacinto
Coltraro
Dipasquale
Oddo
Anselmo

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MOZIONE

Interventi per l’istituzione del portale dei servizi socio-sanitari on-line per i cittadini

                                            L’Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
– Al fine di ottenere l’esenzione del pagamento del ticket per le prestazioni specialistiche è previsto che, ai cittadini che risultano averne diritto in base ad un elenco fornito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, venga attribuito un codice esenzione;
– la stessa informazione viene registrata nell’Anagrafe regionale e resa disponibile al medico che riporta il codice dell’esenzione sulla prescrizione;
– l’attestazione di esenzione dal pagamento del ticket in base alle condizioni di reddito è un semplice documento in cui risultano registrati i dati anagrafici dell’interessato, il codice fiscale e il codice di esenzione che viene trasmesso dai cittadini, sotto forma di autocertificazione, direttamente in ASP;
ritenuto che:
– l’assessorato regionale alla Salute ha concesso la proroga fino al 30 giugno per rimediare al ritardo da parte del sistema informatico ad aggiornare gli archivi dei soggetti aventi diritto ma per la fascia a cui appartengono i disoccupati il rinnovo deve essere fatto subito;
– l’anno scorso le ASP siciliane avevano stipulato convenzioni con i CAF, autorizzati al rilascio del certificato, ma quest’anno il servizio viene espletato direttamente dalle aziende che naturalmente risultano prese d’assalto dagli utenti in scadenza;
considerato che:
– istituendo il portale dei servizi socio-sanitari on-line al quale il cittadino avente diritto potrebbe direttamente accedere, anche in collegamento diretto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze che potrebbe verificare e aggiornare i dati presenti;
– con l’accesso diretto al portale risulterebbe possibile anche inserire l’esenzione al quale si ha diritto ed evitare disagi notevoli;
ritenuto che:
– l’accessibilità del portale potrebbe essere di fondamentale importanza per lo snellimento burocratico e per evitare inutili code che nella nostra regione sono anche diventate “mortali”;
Impegna e sostiene il Governo della Regione
– ad avviare tutte le utili procedure per l’istituzione del portale dei servizi socio-sanitari on-line per i cittadini affinchè possano trasmettere la documentazione necessaria;
– al fine di intervenire anche nei confronti del Ministero delle Finanze per consentire ai cittadini aventi diritto di poter accedere direttamente attraverso il web e comunicare i dati relativi all’esenzione del ticket e al rinnovo del provvedimento al fine di consentire una verifica immediata dei dati immessi

 9-04- 2013
Malafarina
Di Giacinto
Coltraro
Dipasquale
Oddo

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 MOZIONE

Iniziative per evitare la soppressione delle sezioni distaccate, di Mazara del Vallo e di Castelvetrano, del tribunale di Marsala .

L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

premesso che: – la riforma della geografia giudiziaria così come approvata con i decreti legislativi n. 155/2012 e 156/2012, prevede, sotto l’egida della riorganizzazione, la soppressione delle sezioni distaccate di Mazara del Vallo e di Castelvetrano; – il Presidente del Tribunale di Marsala con decreto del 28 febbraio 2013 ha disposto, a far data dal 1°marzo 2013, la trattazione presso la sede centrale degli affari civili e penali nella quasi loro totalità, con le limitate eccezioni contenute nel provvedimento; considerato che: – la politica dei tagli è in totale contrasto con la necessità di giustizia nel territorio specifico e, in questo caso, i citati uffici giudiziari risiedono in un contesto territoriale dove risulta elevato lo scontro con i sistemi criminali e mafiosi, dove le forze dell’ordine cercano con tutti i mezzi di contrastare la latitanza del pericoloso e noto latitante Matteo Messina Denaro; – la paventata riduzione delle piante organiche e la riduzione del numero di Magistrati nelle aree del Mezzogiorno è in netto contrasto con le particolari esigenze territoriali che già soffrono la carenza di personale e mezzi idonei a contrastare la criminalità organizzata; – la stridente cacofonia del provvedimento adottato dal Presidente del Tribunale di Marsala con la previsione dell’art.9 del d.lgs. 155/2012 per il quale “le udienze fissate dinanzi ad uno degli uffici destinati alla soppressione per una data compresa tra l’entrata in vigore del presente decreto e la data di efficacia di cui all’art.11, comma 2, sono tenute presso i medesimi uffici…fino alla data di cui all’art.11, comma 2, il processo si considera pendente davanti all’ufficio giudiziario destinato alla soppressione”; – risulta opportuna un’azione di coordinamento fra la Commissione Straordinaria insediata presso il Comune di Campobello di Mazara e le amministrazioni di Mazara del Vallo e Castelvetrano che stanno predisponendo azioni volte a scongiurare la chiusura sia delle sezioni distaccate, sia dei rispettivi uffici del Giudice di Pace;
impegna e sostiene il Governo della Regione,
facendo propria la deliberazione della Giunta regionale di Governo n. 46 del 5 febbraio 2013 finalizzata a formulare al Ministro della Giustizia la richiesta di apertura di un tavolo programmatico-istituzionale al fine di affrontare ed individuare le soluzioni più idonee per risolvere la problematica relativa alla riduzione del numero dei magistrati in servizio negli uffici giudiziari della Regione Siciliana;
– a farsi promotore nei confronti del Governo nazionale di ogni iniziativa finalizzata sospendere l’entrata in vigore dei decreti n.155 e 156 del 2012 in attesa della verifica di legittimità pendente innanzi alla Corte Costituzionale atteso che il ricorso si basa sul principio della “perequazione infrastrutturale” e che alcuni articoli dei citati decreti presentano profili di illegittimità costituzionale perché varati senza alcun concerto con la Regione Siciliana e quindi in palese violazione del nostro Statuto, in forza del quale la Regione siciliana vanta una specifica prerogativa in ordine ai presidi giudiziari ricadenti sul suo territorio;

19 marzo 2013

On. Nino Oddo  On. Giovanni Di Giacinto  On. Giambattista Coltraro  On. Antonio Malafarina  On. Nello Dipasquale  On. Baldassarre Gucciardi  On. Milazzo Antonella Maria On. Paolo Ruggirello

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INTERROGAZIONE

Notizie in merito ai contratti di locazione passiva,
aventi per oggetto immobili ad uso istituzionale

                                            All’Assessore per l’Economia,
premesso che:
– con atto d’indirizzo n. 317 del 4 settembre 2012, la Giunta di Governo ha deliberato, in
materia di riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica regionale, una serie di
disposizione per il controllo e la riduzione della spesa pubblica e per l’adozione di
specifiche misure in materia di spesa per favorire un’allocazione più efficiente delle risorse;
– il Dipartimento regionale del Bilancio e del Tesoro dell’Assessorato regionale dell’Economia ha emanato disposizioni in materia di contenimento spesa locazioni passive con nota del 10 ottobre 2012, prot. N. 57965;
considerato che:
– gli atti citati in premessa si riferivano anche ai contratti di locazione passiva avente ad
oggetto immobili ad uso istituzionale stipulati dagli uffici regionali e dettavano disposizioni
per proporre la rinegoziazione dei canoni di locazione, con la riduzione degli stessi,
procedendo alla razionalizzazione degli spazi da utilizzare per gli Uffici;
Per sapere:
– se non ritengano opportuno e necessario individuare in tempo utile, qualora non fosse già
stato fatto, soluzioni allocative alternative economicamente più vantaggiose per la Regione e a disdettare i contratti di locazione effettuando, in tempi brevi, le verifiche sulla disponibilità di beni del demanio e patrimonio pubblico regionale, tenendo conto anche degli immobili confiscati alla criminalità organizzata;
– se non intendano avviare tutte le procedure utili, al fine della effettiva riduzione e della razionalizzazione dei costi di locazione passiva in essere, verificando la possibilità di utilizzo degli immobili di proprietà della Regione evitando di procedere a nuovi contratti di locazione.
(l’interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

14-03-2013
DIPASQUALE
DI GIACINTO

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MOZIONE

Iniziative per l’attivazione delle Zone Franche Urbane in Sicilia

L’Assemblea regionale siciliana
premesso che:

– le ZFU (zone franche urbane) sono aree di medie dimensioni, solitamente riconoscibili con quelle dei comuni di appartenenza, dove sono previsti progetti di defiscalizzazione per
favorire anche la creazione di piccole e medie imprese;
– in altre regioni d’Italia e, recentemente, anche nella regione Sardegna, sono state create le ZFU al fine di favorire lo sviluppo economico e sociale;
considerato che:
– nella nostra regione, come dichiarato il 2 marzo c.a. agli organi di stampa, sarebbe rilevante la istituzione delle ZFU per compensare la natura insulare e per arginare la crisi che continua a investire i settori produttivi, provocando i noti e gravi disagi di tipo sociale ed economico;
– il riconoscimento delle ZFU contribuirebbe al rilancio della Sicilia e del suo territorio,
ingessato nella fase di stallo delle sue attività produttive che rischia di paralizzare fatalmente l’economia;
impegna il Governo della Regione
– a utilizzare tutti gli strumenti utili e idonei al fine di consentire l’attivazione di Zone Franche Urbane nella nostra Isola, al fine di contribuire alla crescita sociale ed economica;
– ad adoperarsi al fine di coinvolgere e interessare i Comuni siciliani che, successivamente, saranno protagonisti nel territorio e, attraverso proprie delibere e atti amministrativi, saranno dotati di tutti gli strumenti per l’istituzione delle Zone franche.

 6-03-2013
Nello Dipasquale
Giovanni Di Giacinto
Giambattista Coltraro
Antonio Malafarina
Salvatore Oddo

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MOZIONE

Interventi per attivare le misure di salvaguardia previste dall’art.7 dell’accordo tra l’Unione europea e il Marocco e promuovere il “BORN in SICILY”.

                                               L’Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
– Nel Febbraio 2012 è stato siglato dal Parlamento europeo un accordo commerciale tra l’Unione europea (UE) e il Marocco ai fini della liberalizzazione reciproca dei prodotti agricoli e ittici che apre forti dubbi in materia di diritti degli agricoltori, lotta contro le frodi, protezione dell’ambiente e delle norme di sicurezza alimentare;
– Questo accordo è stato sottoscritto, nonostante dubbi e perplessità da più parte sollevati, con una maggioranza di voti pari a 369, a fronte di 225 voti contrari e di 31 astenuti;
– L’accordo entrato in vigore a maggio del 2012 ha avuto un impatto pesante sulle imprese agricole italiane, in particolare sul sensibile settore dell’ortofrutta e soprattutto quelle siciliane cosi come già indicato nella relazione ISMEA;
– L’accordo rappresenta una tappa verso la liberalizzazione del commercio agroalimentare tra UE e Marocco, stabilendo l’aumento delle quote di scambio per una serie di prodotti che potranno essere importati a tariffe doganali basse o pari a zero; infatti, in base all’intesa, che riguarda anche il settore della pesca, verrà esentato dai diritti di dogana il 55 per cento delle derrate esportate dal Marocco verso l’Europa, contro il 33 per cento attuale. Nel giro di dieci anni verrà poi esentato dai dazi il 70 per cento delle esportazioni europee verso il Marocco, contro l’1 per cento attuale;
rilevato che:
– L’accordo produrrà prevedibili effetti catastrofici per l’agricoltura italiana e rappresenta un ennesimo aggravio per il comparto dell’agroalimentare che sarà ulteriormente penalizzato a fronte della produzione proveniente da Paesi dove si produce a bassi costi e non vi sono controlli adeguati;
– Oltre alla questione riguardante l’inclusione nell’accordo del Sahara Occidentale, che da anni rivendica l’indipendenza dal Marocco e rispetto al quale si lamenta la sistematica violazione dei diritti umani ai danni del popolo Sarawi, oltre al problema riguardante la pesca, sia perché le liberalizzazioni creano ulteriori danni al già provato settore ittico italiano, sia perché in questo modo si apre la strada a un ulteriore sfruttamento degli stock ittici del già sovrasfruttato Mediterraneo, il problema principale, comunque, riguarda l’impatto dell’accordo UE-Marocco sui piccoli agricoltori e in particolare sul settore ortofrutticolo dei Paesi dell’Europa mediterranea; specie in un contesto come quello italiano, in cui già il settore ortofrutticolo subisce una drastica contrazione dei prezzi all’origine;
– L’accordo che è stato concluso, secondo le associazioni degli agricoltori maggiormente rappresentative, provocherà infatti ripercussioni drammatiche sull’occupazione nelle zone rurali dell’UE, causa, tra le altre, l’aumento dei prodotti agricoli provenienti dal Marocco;
considerato che:
– Se nelle intenzioni della maggioranza dei deputati del Parlamento europeo l’accordo commerciale con il Marocco ha l’obiettivo di sostenere la transizione democratica che è iniziata con la Primavera araba attraverso un incremento del commercio fra l’UE e il Marocco, di fatto esso apre tuttavia – allo stato attuale delle cose – un evidente problema di distorsione del mercato legato alle differenti condizioni del lavoro esistenti in Europa e in Marocco;
– Le aziende ortofrutticole italiane si troveranno in realtà a dover competere con produzioni provenienti da un contesto nel quale il lavoro non è tutelato a livello sindacale e i costi produttivi e della forza lavoro sono di pochi euro al giorno, e comunque molto più bassi rispetto ai nostri standard;
– Quello sottoscritto è, quindi, un accordo squilibrato che non salvaguarda i principi di reciprocità delle condizioni produttive, che devono essere alla base di qualsiasi intesa, bilaterale e non, che l’UE voglia fare con i Paesi terzi. Reciprocità che garantisca agli operatori economici di ciascun Paese la possibilità di competere, con pari condizioni di concorrenza; le produzioni italiane, come è noto, devono rispettare parametri e standard imposti dall’UE, ad esempio in materia di protezione ambientale, condizione dei lavoratori e sicurezza alimentare.
– In base a questo accordo, le produzioni, in particolare siciliane e meridionali, finiranno col subire la concorrenza di mercati non soggetti agli stessi vincoli normativi, che affrontano costi di manodopera certamente inferiori, con prezzi di vendita conseguentemente molto più bassi e se, da un lato, devono essere giustamente rispettati i trattati e le regole dell’UE, che già oggi determinano sofferenze nei settori della pesca e dell’agricoltura, dall’altro, è contraddittorio e inaccettabile che la stessa UE metta gli Stati membri nelle condizioni di subire la concorrenza, sostanzialmente sleale, di mercati diversamente strutturati con il rischio che ci sia l’invasione di prodotti ortofrutticoli a bassissimo prezzo provenienti dal Marocco, a tutto vantaggio dei Paesi dell’Europa continentale e con gravissimi danni per le economie dei Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo;
constatato che:
– La Sicilia sta già pagando il prezzo più alto, rischia di perdere l’intero comparto agroalimentare e la catastrofe sta toccando, oltre il settore agrumicolo che rischia letteralmente di scomparire nell’arco di pochissimo tempo, tutte le produzioni;
– Le Produzioni ortofrutticole siciliane sono simili a quelle del Marocco, non solo per tipologia ma anche per il medesimo calendario di commercializzazione. Le produzioni in Marocco di pomodoro, peperoni, zucchine, fragole, ed arance aumentano vertiginosamente pronti ad aggredire sempre di più il Mercato Comunitario a danno delle produzioni Siciliane e altre produzioni si apprestano ad invadere il nostro Mercato come uva da tavola, patate, meloni ed angurie;
impegna il Governo della Regione
nelle azioni forti e risolutive che devono essere intraprese nelle sedi Nazionali ed Europee volte a:
– attivare le misure di salvaguardia previste dall’art.7 ACCORDO UE-MAROCCO
– monitorare gli sviluppi dell’Accordo commerciale e a minimizzare le conseguenze negative sulle produzioni sensibili conseguenti l’accordo, evitando eventuali frodi e violazioni
– assicurare che, nell’ambito delle riforme della politica agricola comune e della politica comune della pesca, alle questioni della crescita economica e dello sviluppo competitivo dell’agricoltura mediterranea siano date adeguate risposte da parte delle istituzioni europee;
– rinegoziare con la Comunita’ Europea forme di indennizzo per i danni subiti dall’Accordo UE-MAROCCO sulle seguenti direttive:
a) quote latte
b) ristrutturazione dei debiti a breve medio e lungo termine assunti dalle aziende zootecniche a causa di investimenti pregressi
c) elevare il limite del de-minimis da 7500 euro per l’azienda primaria e 200.000 euro per le aziende che effettuano commercializzazione a 50.000 euro e 500.000 euro;
– ad adoperarsi, in sede nazionale, al fine di salvaguardare, tutelare e promuovere il sistema ortofrutticolo nazionale e, più in generale, il BORN in SICILY.

                                                                                                    1-03-2013

 

NELLO DIPASQUALE     BRUNO MARZIANO      ORAZIO RAGUSA      CANCELLERI GIANCARLO    SALVATORE LOMBARDO     GIROLAMO TURANO     GIUSEPPE GIANNI GIORGIO ASSENZA     MATTEO MANGIACAVALLO    BARBAGALLO ANTONY RAFFAELE  NICOTRA     COLTRARO GIAMBATTISTA        GIUSEPPE ARANCIO

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INTERROGAZIONE
(risposta scritta)
Notizie in merito alle modalità d’intervento del servizio di 118 nella provincia di Ragusa

All’Assessore per la Salute,

premesso che:
– in Sicilia il servizio di 118 è gestito, attraverso una convenzione del 2010, dalla Seus scpa, che ne regolamenta le modalità di intervento;
considerato che:
– in provincia di Ragusa emerge ancora una volta che molti pazienti in condizioni critiche
(codici rossi) vengono trasportati nell’ospedale più vicino e non, come avviene nel resto
d’Italia, in quello più attrezzato per la patologia espressa;
– recentemente due casi accaduti nel territorio di Scicli, dove contemporaneamente due
pazienti con infarto sono stati trasportati nel nosocomio cittadino e dopo un ora trasferiti a
Modica dove esiste un reparto di cardiologia, hanno evidenziato le carenze delle modalità
d’intervento;
Considerato ancora che:
– in questi casi, l’intervento tempestivo ed appropriato può salvare la vita o, viceversa,
condizionare negativamente l’esito, del paziente.
Per sapere:
– se non ritengano opportuno e necessario rivedere le modalità di gestione del 118 nel
territorio, rispettandone le peculiarità, e, in subordine, che venga emanata una atto specifico per la provincia di Ragusa, al fine di garantire ai pazienti, presi in carico dal servizio d’urgenza, il raggiungimento immediato, nei casi necessari, delle strutture idonee alla cura tempestiva delle patologie manifestate, a tutela del diritto alla salute dei cittadini.
(l’interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

28/02/2013
DIPASQUALE

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INTERROGAZIONE
(risposta scritta)
Notizie in merito alla riapertura dei cantieri regionali di lavoro
All’Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro

Premesso che:
– con D.D.G.A. – R.U.D.L. n. 1119 del 28/10/2010, dell’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, è stato approvato il piano di finanziamento dei Cantieri Regionali di lavoro di cui all’art. 36 della L.R. n. 6/2009, a valere sul PAR FAS 2007 – 2013 – Linea 7.1 “Misure urgenti per l’emergenza sociale”;
considerato che:
– il rifinanziamento dei cantieri di lavoro oggi assume una stringente valenza dal punto di
vista sociale, tenuto conto delle difficoltà nelle quali si ritrovano le famiglie e della
impossibilità da parte dei Sindaci di dare risposte positive alle istanze dei cittadini che
vivono la quotidianità spesso in maniera drammatica;
preso atto che:
– oggi, nuovi progetti di cantieri di lavoro consentirebbero l’attuazione di una misura indispensabile in questa fase per lenire la fame di lavoro che c’è nella regione e per affrontare proficuamente talune necessità di realizzazione di opere pubbliche, seppure di dimensioni medio piccole dei Comuni siciliani, che, diversamente, non potrebbero trovare risposta.
Per sapere:
– se non ritenga opportuno prevedere il finanziamento e l’avvio dei Cantieri regionali di lavoro, previsti dall’art. 36 della L.R. n. 6/2009, tenendo conto dell’apposito strumento di bilancio.
(l’interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

28/02/2013
DIPASQUALE

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MOZIONE

N. 46 -Iniziative contro la proposta di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari di primo grado.

L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:

il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del personale e dei servizi ha di recente trasmesso al Consiglio Superiore della Magistratura, per il prescritto parere, la proposta di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari di primo grado ex art. 5, comma 4, del D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 155: ‘Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero’ a norma dell’ art. 1, comma 2, della l egge 14 settembre 2011, n.148i
l’Associazione Nazionale dei Magistrati della Sicilia, con proprio documento, ha denunciato la superiore proposta ministeriale in quanto la stessa, al fine di garantire un’ottimale distribuzione delle risorse complessivamente disponibili anche a seguito del recupero di quelle assegnate agli uffici accorpati, non si limita ad inserire nelle piante organiche degli uffici accorpanti i magistrati che erano già in organico negli uffici accorpati, ma intende ricalcolare il numero dei magistrati da assegnare a ciascun ufficio secondo criteri nuovi, prevedendo, in particolare, soppressione dei posti in organico e la relativa destinazione a territori diversi da quelli degli uffici accorpanti, con grave nocumento per la Regione siciliana, che subirà, conseguentemente, una notevole riduzione del numero dei magistrati in servizio nelle rispettive Procure e Tribunali, nonostante la specificità del territorio della Regione e le numerose pregresse evidenze di inadeguatezza degli organici, già preesistente rispetto ai carichi di lavoro e alla complessità dei processi che nel territorio regionale vengono trattati;
tale politica di tagli evidenzia il contrasto delle scelte proposte dal Ministro con i principi che discendono dagli articoli 21 e 23 dello Statuto della Regione siciliana, i quali, garantendo al Presidente della Regione il diritto di partecipare al Consiglio dei Ministri con voto deliberativo sulle materie che interessano la Sicilia e conferendo alla Regione il potere di istituire proprie sezioni degli organi giurisdizionali centrali, dovrebbero comunque impedire ogni determinazione, comporti il depotenziamento degli uffici giudiziari dell’Isola, senza la consultazione e l’accordo degli Organi regionali preposti;
la proposta in argomento rischia di ingenerare nell’opinione pubblica il convincimento (certamente erroneo) che lo Stato italiano non abbia più fra le sue priorità la lotta al crimine; inoltre, ove approvata, non po evitare ardi nell’azione di contrasto a tutte mafie;
OSSERVATO che:
appare non condivisibile che proprio negli uffici più impegnati nel contrasto a ‘cosa nostra’ e alle altre organizzazioni criminali di stampo mafioso venga prospettato di ridurre sensibilmente numero dei magistrati in servizio. Più particolare, in Sicilia, si propone di riportare l’organico della Procura di Palermo a quello antecedente stragi del 1992 (12 unità) e che, in ragione del sangue versato da uomini del Istituzioni, trovò il giusto ampliamento;
appaiono, altresì, non condivisibili le riduzioni previste per gli uffici giudiziari di Caltanissetta (6 unità in Tribunale, 2 in Procura) proprio nella stagione delle preliminari investigazioni per l’attentato dell’ Addaura, per stragi di Capaci e di via Mariano D’Amelio, per i depistaggi scoperti con l’intrapresa collaborazione di Gaspare SPATUZZA e di Fabio TRANCHINA; per non dire delle investigazioni sulla scomparsa dell’Agenda Rossa e dell’inizio (31 gennaio 2013), avanti la Corte di Assise, del processo per la strage in cui trovarono la morte Paolo Borsellino e i ragazzi della scorta. Sempre per il distretto di Caltanissetta, appare opportuno ricordare che, dal prossimo settembre, anche il territorio Niscemi (oggi ricompreso nel distretto giudiziario di Catania ) ricadrà fra le competenze della direzione distrettuale antimafia nissena: si tratta di una conquista importante, voluta da tutti -Ministro dell’Interno, Procuratore Nazionale Antimafia, Procura di Caltanissetta sul presupposto della omogeneità criminale di Gela e Niscemi, le cui famiglie mafiose sono sempre state in sintonia fra loro. Anche uffici  giudiziari di frontiera, come quello di Gela, il cui territorio si distingue per un altissimo grado di criminalità, hanno subito analoghe decurtazioni; ciò avviene proprio nella stagione in cui quel Tribunale è impegnato nella celebrazione di numerosi dibattimenti contro la criminalità organizzata del territorio e altri se ne prevedono per le tante operazioni condotte dalla Procura di Caltanissetta;
analoghe considerazioni potrebbero essere svolte per tutti gli altri uffici giudiziari della Sicilia, vero baluardo sul fronte dell’antimafia,
FA PROPRIA
la deliberazione della Giunta regionale di Governo n. 46 del 5 febbraio 2013 finalizzata a formulare al Ministro della Giustizia la richiesta di apertura di un tavolo programmatico-istituzionale al fine di affrontare ed individuare le soluzioni più idonee per risolvere la problematica relativa alla riduzione del numero dei magistrati in servizio negli uffici giudiziari del Regione siciliana,
ED IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a farsi promotore nei confronti del Governo nazionale di ogni iniziativa finalizzata al ritiro della proposta di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari di primo grado ex art. 5, comma 4, del D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 155, in quanto la stessa determinerebbe evidenti e irreparabili danni per gli interessi economici dello Stato, che discenderebbero dal forte rallentamento della macchina giudiziaria Sicilia.

20-02- 2013
-DIPASQUALE

-DIGIACINTO

-COLTRARO

-ODDO

-MALAFARINA

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                                                     DISEGNO DI LEGGE
presentato dai deputati: on.li Dipasquale Nello, Di Giacinto Giovanni, Coltraro Giambattista, Oddo Salvatore, Laccoto Giuseppe, Marziano Bruno, Gianni Giuseppe, Forzese Marco Lucio                                                                                                      6-02-2013

Norme in materia di Ordinamento Regionale dei Corpi e Servizi di Polizia Municipale e Provinciale. Istituzione del Corpo di Polizia Locale.
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RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE
Onorevoli colleghi,

A seguito dei trasferimenti di compiti avvenuti con il susseguirsi delle leggi nazionali dell’ultimo decennio, che assegnano competenze dello Stato alle Regioni e agli Enti Locali e dettano nuovi principi in materia di riordino delle funzioni amministrative e di polizia locale, non ultime la legge del 5 Maggio 2009 n°42 e d.lgs. del 26 Novembre 210 n°216, i Corpi di Polizia Municipale e Provinciale si trovano oggi a dovere svolgere un ruolo che deve essere compatibile con l’esigenza di assicurare una migliore qualità della convivenza civile e sociale, attraverso l’esecuzione di compi-ti e funzioni che mirano a tutelare la sicurezza urbana con maggiore efficacia ed efficienza, intervenendo puntualmente negli insediamenti produttivi e civili delle comunità locali. Non si tratta più, quindi, solo dello svolgimento dei servizi di viabilità e traffico, meglio conosciuti come servizi di polizia stradale, oppure di servizi generici posti a tutela della società, ma bensì di attività specifiche svolte dalla polizia locale finalizzate: – ai servizi di controllo del territorio, anche attraverso la pianificazione di qualificate attività di prossimità; – a garantire migliori condizioni di vivibilità urbana, attuando azioni di contrasto nei confronti della microcriminalità urbana e mirando alla prevenzione dei cosiddetti reati minori; in questo ambito è necessario favorire la collaborazione con le Forze di polizia dello Stato, mediante piani di intervento individuati dal Presidente della Regione o dall’Assessore regionale delegato (a tal fine si auspicherebbe l’istituzione di uno specifico Dipartimento delle politiche di polizia locale) d’intesa con il Ministro degli Interni e che dovranno essere statuiti con protocolli sottoscritti tra i Comuni, singoli o associati, le Province ed i Responsabili territoriali dei Corpi di polizia statali, sotto la costante vigilanza dei Prefetti in ambito provinciale; – alla lotta all’abusivismo edilizio e commerciale; – alla tutela dell’ambiente con specifico riguardo alla tutela dall’inquinamento acustico, atmosferico, del suolo e sotto-suolo e delle acque; – alla lotta contro gli abusi sui minori e lo sfruttamento del lavoro minorile; – alla protezione civile. Questi sopraelencati sono solo alcuni dei servizi che quotidianamente i Corpi di polizia locale sono chiamati a svolgere e la nuova legge regionale deve prefiggersi lo scopo di rivalutare l’attività svolta dai Corpi di polizia municipale e provinciale, presenti capillarmente su tutto il territorio della nostra Regione, e porli in un rapporto paritario, di sinergia integrata, con le Polizie dello Stato. Si vuole così riconsegnare alla Regione il ruolo fondamentale nell’ambito della potestà legislativa e regolamentare nelle materia tipiche della polizia locale che, nonostante sia attribuita dalla Costituzione, dal DPR 616/77, dallo Statuto speciale e da tutte le altre norme di recente emanazione, tuttavia la consuetudine dell’atteggiamento accentratore tipicamente statalista ha tolto o ne ha sminuito lo spessore, inibendo la potestà resa dall’ordinamento giuridico. Non bisogna dimenticare o trascurare il fatto che l’evoluzione normativa europea ha sancito la necessità di una revisione organica della formazione e dell’ordinamento attuali dei Corpi delle polizie statali non solo in Italia, venendo in rilievo l’indifferibile adeguamento delle polizie degli Stati europei ai parametri e criteri comuni ed omogenei, nonché la necessità di realizzare una sostanziale e doverosa modifica degli ordinamenti anche dei Corpi delle polizie locali, in virtù della sovranità giuridica attribuita alle Regioni, già da tempi non recenti. Con l’istituzione del Dipartimento Regionale delle politiche per la sicurezza locale e della polizia locale si potrà consentire di: – uniformare il servizio dei Corpi su tutto il territorio della Regione Sicilia; – ottenere un risparmio economico per quanto attiene tutti gli acquisti riguardante l’apparato logistico e tecnico-strumentale utile all’espletamento del servizio; – garantire pari trattamento del personale, affinché sia uguale su tutto il territorio regionale; – qualificare il personale, attraverso il Centro Regionale di formazione della Polizia Locale, per i vari compiti che è chiamato a svolgere. Si dovrà inoltre prevedere che il Presidente della Regione, o il suo delegato, diventi il diretto responsabile della sicurezza dei cittadini della Sicilia, ponendosi quale garante per una Polizia Locale di tipo regionale alla quale, nell’esercizio delle proprie funzioni, non dovranno essere frapposti ostacoli di natura politica durante lo svolgimento dei compiti di polizia nei centri urbani. La Regione perseguirà questo fine mediante un’accurata e seria programmazione su tutte le materie di polizia locale, tesa ad ottimizzare e sviluppare il profilo qualitativo del processo di amministrazione delle comunità locali e del territorio regionale. Comuni e Province diventano in tal modo gli utenti di un servizio maggiormente efficiente, che disancora la Polizia Locale da una cultura ormai vecchia ed improponibile, la quale nel passato ha mantenuto i Corpi di polizia municipale e provinciale in una condizione di restrizione operativa non più proponibile rispetto ai nuovi standard qualitativi della sicurezza urbana, già garantiti negli Stati della Comunità Economica Europea. Il perseguimento dei sopra descritti principi dovrà realizzarsi attraverso la realizzazione di una Legge che rimoduli l’ordinamento e l’organizzazione dei Corpi di Polizia Locale verso un orientamento di tipo regionale, che valorizzi la professionalità dei loro operatori e la specificità dei compiti quotidianamente svolti. La nuova legge della Regione Siciliana dovrà: – indicare i compiti del personale di Polizia Locale, nel rispetto dei principi fondamentali contenuti nella legge quadro nazionale ed in particolare: 1. l’espletamento dei compiti di polizia amministrativa attribuiti alla regione ed agli enti locali; 2. la tutela del patrimonio, comprese le funzioni che non siano attribuite ad altri enti ed istituzioni; 3. l’assolvimento degli incarichi di informazione, raccolta di notizie, accertamento e rilevazione nei casi previsti da leggi o da regolamento; 4. il concorso al mantenimento dell’ordine pubblico, previe intese con il Presidente della Regione siciliana o Assessore delegato; 5. le funzioni di protezione civile, in base alle quali in caso di calamità la Polizia locale assicurerà l’immediato intervento ed i collegamenti con gli altri servizi operanti nel settore della Protezione civile, nel quadro dei provvedimenti locali e regionali; 6. le funzioni inerenti l’attività di controllo del territorio dirette ad attuare le misure preventive e repressive, affinché vengano osservate le regole imposte da tutte le disposizioni normative all’attività dei singoli ed affinché dall’azione privata non derivino danni alla società o ai consociati; 7. lo svolgimento dei compiti di polizia stradale e giudiziaria ai sensi del vigente codice della strada e del codice penale d di procedura penale; 8. lo svolgimento di ogni altro compito e l’esercizio di ogni altro potere secondo le leggi ed i regolamenti. I Comuni e le Province sono tenuti a mantenere in condizioni di efficienza operativa i mezzi e le risorse strumentali in dotazione alla polizia locale e ad assicurare il necessario raccordo con il Centro regionale di formazione per la Polizia locale, per l’opportuno addestramento tecnico e professionale degli operatori del servizio. – assicurare l’istituzionalizzazione ed il funzionamento della scuola regionale di formazione e riqualificazione della Polizia Locale; – prevedere che il Presidente della Regione bandisca i concorsi unici regionali per l’avviamento ai corsi di formazione, finalizzati alla istituzione delle liste dei concorrenti idonei per l’accesso ai Corpi e servizi di polizia locale;
– istituire il ruolo unico regionale dei Comandanti e degli Ufficiali; – strutturare il Corpo della Polizia Locale in distinte qualifiche funzionali, prevedendo le figure di Comandante (qualifica apicale), Ufficiale, Ispettore ed Agente di Polizia Locale; – istituzionalizzare l’indennità di Polizia Locale, in misura non inferiore all’indennità di P.S. prevista per le Forze di Polizia dello Stato; – stabilire i parametri che assicurino l’adeguamento della dotazione organica in relazione alle peculiarità del territorio; – prevedere percorsi esclusivamente interni per lo sviluppo di carriera degli operatori attraverso i corsi della scuola regionale; – stabilire i principi per la collaborazione fra gli enti locali nell’espletamento dei servizi di polizia locale; – istituire, presso la Presidenza della Regione, l’Ispettorato regionale per la Polizia Locale, al fine di uniformare l’organizzazione e l’attività operativa dei Corpi e dei Servizi di polizia locale; – istituire il Comitato Tecnico Regionale con compiti di consulenza in materie di polizia locale; – istituire le circoscrizioni di Polizia Locale nei Comuni ripartiti in quartieri o che abbiano frazioni geografiche; – stabilire l’uniformità nel territorio regionale delle divise, dei distintivi di grado, dei veicoli di servizio, dell’armamento e delle dotazioni degli impianti di collegamento radio; – assicurare l’informatizzazione e l’adeguamento delle risorse strumentali in genere; – istituire il numero unico telefonico, almeno su base provinciale, per lo svolgimento dei servizi di emergenza o di pronta disponibilità.
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI E SISTEMA INTEGRATO DI SICUREZZA
Articolo 1
Oggetto
1. La presente legge modifica ed integra la legge regionale 1 agosto 1990, n. 17 e detta nuove disposizioni in materia di polizia locale regionale mediante una gestione coordinata ed omogenea dell’intero ambito territoriale regionale.
2. E’ istituito il Corpo di Polizia Locale Regionale, con le articolazioni e le funzioni meglio individuate nei successivi articoli della presente Legge;
3. La Regione esercita funzioni di indirizzo e di coordinamento delle politiche comunali e provinciali con quelle re-gionali.
4. Il concorso della Regione nello sviluppo di un’ordinata e civile convivenza é attuato anche mediante interventi nei settori della polizia locale, dell’educazione alla legalità e della riqualificazione urbana.
5. La qualifica di polizia locale ha valenza su tutto il territorio della Regione Siciliana.
6. Gli Operatori di Polizia Locale mantengono, su tutto il territorio della Regione compiti e qualifiche giuridico funzionali già possedute e riconosciute nell’ente locale dal quale continuano a dipendere.
Articolo 2
Politiche regionali
1. La Regione, per il raggiungimento delle finalità di cui all’articolo 1, nel rispetto delle competenze statali in materia di sicurezza e di ordine pubblico:
a) collabora con i vari enti territoriali e statali, stipulando intese o accordi per assicurare, nella salvaguardia delle com-petenze di ciascun soggetto, il coordinamento, anche a livello regionale, di interventi diretti a migliorare le condizioni di sicurezza urbana, nonché la tutela ambientale e la protezione civile;
b) promuove intese e accordi con lo Stato e con altri enti pubblici locali, per la collaborazione e cooperazione tra le for-ze di polizia nazionale e la polizia locale comunale e provinciale;
c) promuove la partecipazione di associazioni rappresentative di interessi collettivi nella individuazione delle priorità dell’ambito oggettivo degli accordi, come strumento di concertazione per il miglioramento della sicurezza urbana.
2. La Regione assume il compito di:
a) fornire supporto e consulenza tecnica nei confronti degli enti pubblici;
b) realizzare attività di ricerca, documentazione, comunicazione e informazione sul tema della sicurezza dei cittadini e della prevenzione e repressione dei reati contro la natura, l’ambiente e il territorio;
c) stipulare intese istituzionali di programma, accordi di programma e altri accordi di collaborazione per realizzare spe-cifiche iniziative di rilievo regionale nel campo della sicurezza;
d) promuovere la realizzazione di progetti di rilievo regionale diretti alla sicurezza urbana, alla ricerca su problemi spe-cifici o su territori particolarmente colpiti da fenomeni di criminalità diffusa o organizzata;
e) definire le caratteristiche delle uniformi, dei mezzi e degli strumenti di dotazione dei corpi di polizia locale;
f) monitorare e raccogliere i dati inerenti le funzioni di polizia locale e assicurare il coordinamento di tutti i corpi di polizia locale;
g) promuovere l’attivazione di un numero telefonico unico per l’accesso alla polizia locale su tutto il territorio regionale.
3. Le intese e gli accordi di cui ai commi precedenti, privilegiano:
a) la gestione integrata del territorio e degli interventi di emergenza nel campo sociale, sanitario e della sicurezza;
b) la realizzazione di sistemi informativi integrati e scambio delle informazioni;
c) l’interconnessione tra le sale operative;
d) l’attività di formazione integrata rivolta agli operatori delle forze di polizia locale e degli operatori sociali anche at-traverso sistemi che presentano carattere di permanenza;
e) ogni altra attività ritenuta utile ai fini delle politiche integrate di polizia locale e di sicurezza.
Articolo 3
Ispettorato Regionale per la Polizia Locale
1. Al fine di rendere integrate ed omogenee le attività dei corpi di polizia locale, è istituita presso l’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali una struttura di massima dimensione, denominata Ispettorato regionale per la polizia locale, la cui direzione è affidata ad un dirigente del ruolo dell’Amministrazione Regionale in servizio.
2. L’organizzazione dell’Ispettorato regionale è articolata in strutture, intermedie e/o semplici nel rispetto almeno dei seguenti compiti distintamente assegnati:
a) studi, ricerche, programmazione, indirizzo, controllo e coordinamento nelle materie di competenza;
b) reclutamento, formazione, addestramento e aggiornamento del personale proprio e di quello della polizia lo-cale;
c) coordinamento operativo e rapporti con altri corpi di polizia;
d) impianti di comunicazione e sistema informativo.
3. L’Ispettorato, in particolare, ha il compito di:
a) effettuare la raccolta e il monitoraggio dei dati inerenti le funzioni di polizia locale e di curarne la diffusione. Rientrano tra tali compiti quelli di ricercare, raccogliere e svolgere studi sulla documentazione al fine di fornire uti-li informazioni ed univoche interpretazioni nonché dare le opportune e conseguenti indicazioni;
b) promuovere il coordinamento sia tra le forze di polizia locale sia con le altre forze di polizia anche nei casi di fe-nomeni o avvenimenti che interessano il territorio di più comuni o di più province, ovvero richiedano, per estensione, gravità o intensità dell’allarme sociale, l’azione concorrente e coordinata della polizia medesima;
c) fornire assistenza e supporto tecnico agli enti locali, al fine di suggerire utili indicazioni ed univoche interpretazioni in materia di polizia locale;
d) elaborare criteri da seguire da parte degli enti per la gestione in forma associata dei servizi di polizia locale;
e) vigilare ed assicurare il pieno ed efficace svolgimento delle attività di formazione, addestramento e aggiorna-mento svolto dall’apposito Centro Regionale di Formazione;
f) vigilare sulle inadempienze dei comuni o delle province in ordine al rispetto delle leggi inerenti il servizio di po-lizia locale e di sollecitare, previo parere del Comitato Tecnico Regionale, l’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali alla nomina di un commissario ad acta che provvede a spese dell’amministrazione inadempiente;
g) elabora e predispone il regolamento-tipo di organizzazione e di funzionamento dei Corpi di polizia locale;
4. L’Ispettorato provvede, altresì, al finanziamento, alla realizzazione ed alla gestione:
a) della banca dati regionale di polizia locale, al fine di favorire lo scambio di informazioni operative tra la Regione e gli enti locali e l’integrazione di altre banche dati che si occupano della sicurezza;
b) del sistema regionale di interconnessione via etere, dotato di un numero unico, con il compito di collegare i corpi di polizia locale dei comuni con quelli delle relative province, al fine di ottimizzare il sistema integrato di sicurezza e di offrire servizi celeri, efficienti ed efficaci alla collettività.
5. Sono organi dell’Ispettorato Regionale per la polizia locale: il Centro Regionale di formazione ed il Comitato Tecnico Regionale di cui ai successivi articoli 21 e 22, i quali esplicano le loro funzioni coordinati dal dirigente dell’Ispettorato Regionale per la polizia locale.
6. Alla organizzazione del Dipartimento in strutture, alla dotazione organica e strumentale, alle specifiche profes-sionalità necessarie allo svolgimento delle attività, alle modalità di funzionamento ed alle attribuzioni di specifiche risorse si provvederà con apposito decreto del Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali.
7. Presso l’Ispettorato è istituto l’Albo regionale dei comandanti della polizia locale comunale e provinciale, che sa-rà aggiornato annualmente a cura dello stesso Ispettorato.
8. Le modalità di iscrizione e di utilizzo dell’Albo di cui al comma precedente saranno stabilite con apposito decreto dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, su proposta dell’Ispettorato regionale per la polizia locale.
Articolo 4
Albo Regionale dei Comandanti
1. Possono essere iscritti all’Albo regionale dei Comandanti i soggetti in possesso di laurea in Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economia e Commercio o titoli equipollenti, rientranti in una delle seguenti figure:
a) i comandanti dei Corpi di polizia locale, comunale o provinciale;
b) i dirigenti di polizia locale con almeno tre anni di esperienza maturata nella qualifica all’interno dei Corpi di polizia locale;
c) gli ufficiali dei Corpi di polizia locale comunale con popolazione superiore a 25.000 abitanti con un’esperienza maturata di almeno due anni di funzioni vicarie di comandante di Corpi di polizia locale;
d) gli ufficiali dei Corpi di polizia locale, comunali o provinciali, con almeno cinque anni di esperienza nel profi-lo all’interno dei Corpi di polizia locale.
2. In sede di prima applicazione della presente legge, ed a prescindere dai requisiti di cui al Comma 1, possono essere iscritti all’albo i comandanti di polizia municipale che già ricoprono tale incarico alla data di entrata in vigore delle presente legge.
Articolo 5
Conferenza Regione-Autonomie locali
1. Per la valutazione, promozione e attivazione di quanto previsto dagli articoli 1, 2 e 3 della presente legge, la Conferenza Regione-Autonomie locali dedica specifiche riunioni su temi di polizia locale, di sicurezza delle persone e del territorio, alle quali sono invitati a partecipare i prefetti e i questori della Regione nonché i co-mandanti dei corpi di polizia locale delle province e dei comuni capoluoghi di provincia.
TITOLO II
COMPITI E FUNZIONI DEI SOGGETTI ISTITUZIONALI
Articolo 6
La Regione
1. I compiti e le funzioni della Regione sono anche quelli individuati nel Titolo I della presente legge.
Articolo 7
La Provincia
1. La provincia regionale concorre, con particolare riferimento all’attività venatoria e di tutela dell’ambiente e del territorio, al perseguimento delle finalità di cui alla presente Legge con:
a) la istituzione del corpo di polizia locale provinciale di cui al successivo articolo 8;
b) la collaborazione del corpo di polizia di cui alla lettera a) nelle attività previste dagli accordi, intese e pro-grammi indicati nell’articolo 2;
c) la promozione di progetti diretti alla tutela ambientale e territoriale.
Articolo 8
Istituzione del Corpo di polizia locale provinciale
1. Le province regionali istituiscono il Corpo di polizia locale provinciale uniformandosi ai principi e alle disposizioni della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17 e successive modifiche ed integrazioni, in quanto compatibili, nonché alle di-sposizioni della presente legge.
2. Entro centoottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge l’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali predispone lo schema di regolamento del Corpo di polizia locale di cui, che disciplina compiti, modalità di funzionamento, e specifiche professionalità necessarie allo svolgimento delle attività di polizia di che trattasi.
3. In sede di prima applicazione, nei nuovi profili professionali del Corpo di polizia locale provinciale è inquadrato il personale dipendente della provincia appartenente alla corrispondente categoria del personale, in possesso dei requisiti previsti per l’accesso, selezionato attraverso procedura concorsuale interna e previo superamento di apposito corso di qualificazione, di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a sei mesi, indetto dal Centro regionale di polizia loca-le. Per l’inquadramento nel profilo professionale di comandante o di dirigente il corso di qualificazione non può essere inferiore a sei mesi.
Articolo 9
Il Comune
1. Il comune concorre, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, al perseguimento delle finalità di cui alla pre-senta Legge con:
a) la collaborazione del Corpo di polizia locale comunale nelle attività previste dagli accordi, intese e programmi indicati nell’articolo 2;
b) la promozione di progetti diretti alla sicurezza urbana;
c) l’assunzione del tema della sicurezza come uno degli obiettivi da perseguire nell’ambito delle competenze relati-ve all’utilizzazione del territorio e allo sviluppo economico;
d) la promozione di campagne informative, la riqualificazione urbana e ogni altra azione finalizzata a ridurre l’allarme sociale, la criminalità organizzata e gli atti incivili.
Articolo 10
Gestione associata dei servizi di Polizia Locale
1. L’articolo 5 della legge regionale 1 agosto 1990 n. 17, è così sostituito:
“Art. 5.
1. I comuni, con territorio contiguo, e le province regionali possono stabilire forme associate di gestione di alcuni o di tutti i servizi di polizia locale, quando tali forme siano convenienti per efficienza, efficacia ed economicità.
2. La Regione promuove ed incentiva le iniziative degli Enti Locali tese ad esercitare in forma associata le funzioni di polizia locale negli ambiti territoriali ritenuti ottimali dagli enti interessati. In detti ambiti possono essere istituiti con-sorzi o altre funzioni associative previste dalla legge per la gestione comune del servizio di polizia locale garantendolo per tutto l’arco della giornata e per tutto l’anno.
3. L’ambito territoriale di operatività del Corpo di polizia locale è unico, anche nei Corpi intercomunali, ed a esso sono riferite tutte le disposizioni in materia di polizia locale previste da leggi statali o regionali con riferimento ai singoli ad-detti al Corpo.
4. Apposita convenzione tra gli enti regolamenterà: i servizi associati, il loro ambito territoriale e le personale di cia-scun ente locale, la dipendenza funzionale del personale e dei servizi associati.
Analoga convenzione disciplinerà le eventuali intese dei comuni e delle province per la gestione di particolari servizi di polizia locale che abbiano carattere di ricorrenza, di stagionalità o di occasionalità.
5. Il responsabile del servizio di polizia locale gestito in forma associata coordina l’impiego tecnico operativo degli ad-detti, gestisce le risorse umane, tecniche e finanziarie ad esso assegnate sulla base delle richieste delle esigenze delle Amministrazioni associate ed è responsabile della disciplina e dell’addestramento del personale.
6. Nei casi previsti dai precedenti commi la disciplina dei compensi del personale è quella prevista dal contratto collet-tivo nazionale di lavoro e dalla contrattazione decentrata dell’ente o organismo che utilizza il personale.
7. Nei corpi intercomunali, il comandante e gli altri operatori della polizia locale sono inquadrati negli organici dei singoli Comuni, salva la possibilità dell’inquadramento nell’organico della forma associata”.
Articolo 11
Comando o distacco
1. Il comando o distacco del personale della polizia locale presso altri Corpi di polizia locale può essere disposto per un periodo limitato di tempo , previa intesa tra gli stessi Enti Locali.
2. Durante il periodo di comando o di distacco, il personale di polizia locale interessato mantiene il rapporto organico con il corpo di appartenenza ed il proprio status giuridico ed economico, mentre funzionalmente dipende dall’Ente presso cui è comandato o distaccato.
3. L’utilizzazione di personale della Polizia locale nell’ambito di diversi uffici dell’Ente di appartenenza non può avvenire che per lo svolgimento di mansioni istituzionali di polizia locale e subordinatamente al nulla osta del comandante del Corpo o del responsabile del servizio di polizia locale.
Articolo 12
Circoscrizioni comunali di polizia locale
1. L’articolo 7 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17, è così sostituito:
“Art. 7.
1. Nei comuni ripartiti in circoscrizioni devono essere istituiti presidi decentrati per l’espletamento dei servizi di polizia locale e del servizio di prossimità nell’ambito della zona circoscrizionale.
2. All’interno di ogni circoscrizione il presidio decentrato organizza il servizio di prossimità sulla base di modelli appli-cativi che tengano conto del presidio fisico e conoscitivo del territorio.
3. Nella zona che gli è stata assegnata l’agente di prossimità è tenuto a offrire la propria disponibilità nel rapporto tra i cittadini e autorità e/o uffici nonché a promuovere e sviluppare forme di collaborazione tese al miglioramento e alla cre-scita della qualità della vita dei cittadini, con particolare riferimento alle condizioni ambientali del territorio, a vigilare sull’ordinato e decoroso svolgimento delle condizioni di convivenza civile e delle attività espletate nella zona, a farsi portavoce presso l’amministrazione comunale delle esigenze e dei problemi del territorio presieduto.
4. L’organizzazione dei mezzi e del personale del presidio istituito è disciplinata dal regolamento apposito.
TITOLO III
ORGANIZZAZIONE E FUNZIONI DEL SERVIZIO DI POLIZIA LOCALE REGIONALE
Articolo 13
Funzioni di polizia amministrativa locale
1. I Corpi di polizia locale, ferma restando la competenza dello Stato in materia di ordine pubblico e di sicurezza, al fine di tutelare l’ordinata e civile convivenza e la qualità della vita locale, oltre ai compiti previsti da altre disposizioni nor-mative, svolgono l’insieme delle attività di mediazione sociale, di prevenzione e contrasto di comportamenti che in vio-lazioni di leggi e regolamenti siano diretti a produrre danno o pregiudizio a soggetti giuridici o alle cose, nonché di ac-certamento e irrogazioni di sanzioni, in materie di rispettiva competenza dei comuni e delle province regionali, o ad essi delegate o demandate direttamente da leggi dello Stato o della Regione.
2. Le funzioni di polizia amministrativa locale sono esercitate dall’insieme delle strutture di polizia locali operanti nel territorio della Regione.
3. I comuni esercitano tutte le funzioni di polizia amministrativa locale, salvo diversa disposizione della legge regionale, avvalendosi dei corpi di polizia locale comunale.
4. Le province, per l’esercizio delle funzioni di polizia amministrativa locale loro attribuite, si avvalgono del Corpo di polizia locale provinciale istituito ai sensi dell’articolo 8 della presente legge.
5. Sono fatte salve, fino a diversa disciplina, le disposizioni di legge vigenti relative all’attribuzione di specifiche funzioni di polizia amministrativa locale.
Articolo 14
Corpo di polizia locale
1. L’organizzazione ed il funzionamento dei corpi di polizia locale sono disciplinati dal regolamento apposito.
2. Il personale dei Corpi di polizia locale comunale, anche a carattere intercomunale che svolge servizio di polizia locale, nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita anche:
a) funzioni di polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 57 del codice di procedura penale;
b) funzioni di polizia stradale ai sensi dell’articolo 12, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
c) funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza, rivestendo a tal fine la qualità di agente di pubblica sicurezza, ai sensi della normativa vigente;
d) funzioni di polizia tributaria, limitatamente alle attività ispettive di vigilanza relative ai tributi locali, ai sensi dell’articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e successive modifiche;
e) tutela della qualità urbana e rurale e dei beni culturali, comprensiva anche delle attività di polizia ambientale, edilizia e sanitaria;
f) polizia annonaria e commerciale;
g) funzioni di vigilanza dei beni comunali con esclusione della custodia;
h) soccorso in caso di calamità, catastrofi ed altri eventi che richiedano interventi di protezione civile;
3. I Corpi di polizia locale provinciale sono istituiti prioritariamente al fine di garantire l’ordinato svolgimento delle se-guenti attività:
a) funzioni di polizia stradale ai sensi dell’articolo 12, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
b) funzioni di polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 57 del codice di procedura penale;
c) polizia ambientale ed ittico- venatoria;
d) soccorso in caso di calamità, catastrofi ed altri eventi che richiedano interventi di protezione civile;
e) altri compiti di polizia amministrativa, nelle materie di competenza della provincia regionale, ivi compreso il control-lo dei tributi di competenza.
4. I Comuni, anche in forma associata, e le Province dello stesso territorio regolano attraverso intese il coordinamento delle attività di polizia locale con particolare riferimento alle attività di polizia stradale.
5. Le funzioni di polizia locale sono svolte dagli agenti, sottufficiali, ufficiali di polizia locale, e comandanti.
Articolo 15
Figure e strutture della polizia locale
1. Ai fini della presente legge e per garantire la necessaria omogeneità sul territorio regionale, gli addetti ai corpi ed ai servizi di polizia locale e le relative prestazioni sono classificate in base a specifiche disposizioni regolamentari adottate dagli enti in relazione alla dimensione del Corpo ed alle effettive esigenze operative degli stessi, nel rispetto di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale Lavoro e dal comma 2 del presente articolo.
2. La disciplina regolamentare dell’ordinamento di cui al comma 1, nell’ambito della qualifica dirigenziale e delle cate-gorie indicate dal Contratto Collettivo Nazionale Lavoro, stabilisce, di norma, l’articolazione in: a) comandanti; b) uffi-ciali; c) sottufficiali; d) agenti.
3. I sottufficiali svolgono le funzioni di coordinamento di unità di personale di pari categoria o di categorie inferiori, nonché di strutture semplici e rivestono le funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 57 c.p.p., fermo restando lo svolgimento di tutte le attività di vigilanza nei settori di competenza della polizia locale ed il compimento di tutti gli atti previsti dalle funzioni di base dell’area di vigilanza, compreso la conduzione di tutti i mezzi in dotazione, come gli altri appartenenti alla polizia locale.
4. La previsione delle suddette figure professionali lascia inalterato il regime della disciplina dettato dai contratti collettivi nazionali di categoria al quale gli enti devono attenersi.
Articolo16
Comandante del Corpo di Polizia Locale
1. Il Corpo od il Servizio di polizia locale dipende istituzionalmente e funzionalmente per le scelte politiche dell’ente dal Presidente della Provincia o dal Sindaco, o dall’Assessore da essi delegato, oppure dal Presidente dell’organo ese-cutivo della forma associata o suo delegato, che impartisce direttamente al Comandante del Corpo o del Servizio appo-site direttive.
2. Il Comandante del Corpo o del Servizio di polizia locale è inquadrato nella qualifica apicale dell’ente ovvero, nei corpi intercomunali, nella qualifica apicale prevista dal regolamento o dalla convenzione della forma associata, ed è re-sponsabile della gestione delle risorse finanziarie ed umane a lui assegnate, dell’addestramento, della disciplina e dell’impiego tecnico operativo degli appartenenti al Corpo o al Servizio, rispondendone al Sindaco o al Presidente della Provincia Regionale o all’Assessore delegato, ovvero nei corpi associati, al Presidente della forma associativa o suo delegato.
3. La funzione di comandante può essere attribuita solo a personale di comprovata esperienza con riferimento ai compiti specifici affidati in materia di polizia locale e alla complessità dell’ente di appartenenza.
4. Il Comandante del Corpo di polizia locale comunale o provinciale è scelto tra gli iscritti all’Albo di cui all’articolo 4.
5. In caso di assenza o indisponibilità del Comandante, le funzioni vicarie possono essere attribuite ai dirigenti di polizia locale, agli appartenenti alla categoria D, o in mancanza gli appartenenti alla categoria C, in servizio presso il Corpo di polizia locale di appartenenza.
6. Inoltre, nel rispetto del principio dell’autonomia organizzativa e contabile di ogni ente locale, prevalgono su quanto stabilito dal Comma Quinto le eventuali diverse disposizioni contenute nell’apposito regolamento di cui all’art. 14, comma primo, della presente legge.
Articolo 17
Divise e gradi. Segni distintivi dei mezzi e degli strumenti operativi in dotazione
1. L’articolo 10 della legge regionale 1 agosto 1990 n. 17, è così sostituito:
“Art. 10.
1. Al fine di soddisfare esigenze di funzionalità, economicità ed omogeneità sul territorio regionale, con decreto dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, sentito il Comitato Tecnico Regionale, vengono determinate :
a) le caratteristiche dei mezzi e degli strumenti operativi in dotazione ai Corpi ed ai Servizi di polizia locale, nonché i colori regionali da utilizzare per i relativi allestimenti, stabilendo la dotazione minima rapportata alla dimensione degli enti, alla dotazione organica, alla tipologia dei servizi e delle attività;
b) le caratteristiche ed i modelli delle uniformi e dei distintivi degli addetti alla polizia locale con i relativi elementi i-dentificativi dell’addetto, dell’ente di appartenenza, nonché con lo stemma della Regione Siciliana, stabilendone la do-tazione minima rapportata alla dimensione dell’ente alle sue articolazioni e specificazioni ed alla tipologia dei servizi e delle attività. escludendo ogni stretta somiglianza con le uniformi delle forze di polizia e dei corpi armati dello Stato;
2. I distintivi di grado, la placca di servizio e gli altri distintivi inerenti le funzioni saranno descritti nel decreto di cui al comma 1, nel quale dovranno essere indicate anche le modalità per l’applicazione sulle uniformi e per l’uso, nonché la possibilità per i dipendenti del Corpo di applicarvi le decorazioni al valore civile e militare e le onorificenze riconosciu-te dallo Stato italiano o dalla Regione
3. Le caratteristiche dell’abbigliamento e dei segni distintivi delle associazioni di volontariato che collaborano con le polizia locali e quelle del personale degli istituti di vigilanza privata , nonché le caratteristiche di identificazione dei mezzi da loro utilizzati, devono essere tali da non ingenerare alcuna confusione con le caratteristiche delle divise, dei mezzi e dei segni distintivi di grado di cui al comma 1”.
Articolo 18
Disciplina dell’armamento del Corpo di polizia locale e degli altri strumenti di tutela
1. Gli operatori di polizia locale portano, senza licenza, le armi in dotazione.
2. Gli operatori di polizia locale svolgono il servizio solo con le armi in dotazione.
3. I servizi di polizia locale devono essere espletati obbligatoriamente con l’impiego di armi, nel rispetto della normati-va statale vigente, della disciplina prevista nel Decreto Ministero dell’Interno 4 marzo 1987, n. 145 e dei criteri generali stabiliti dal regolamento adottato dal Ministro dell’Interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
4. Gli operatori di polizia locale, oltre alle armi per la difesa personale, sono dotati di dispositivi di tutela dell’incolumità personale, quali lo spray irritante privo di effetti lesivi permanenti ed il bastone estensibile e/o paracol-pi, abbigliamento di protezione per lo svolgimento di particolari servizi.
5. I modelli, le caratteristiche degli strumenti di autotutela e relativi accessori, nonché i criteri generali per l’assegnazione in uso e le modalità d’impiego e le modalità di organizzazione dei corsi di addestramento per l’uso delle armi e degli strumenti di autotutela sono obbligatori e devono trovare espressa previsione nel regolamento del Corpo o del Servizio di polizia locale.
Articolo 19
Regolamento comunale e provinciale
1. L’articolo 9 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17, è così sostituito:
“Art. 9.
1. In aggiunta a quanto previsto dall’articolo 4 della legge 7 marzo 1986, n. 65, e nel rispetto dei limiti imposti dalla le-gislazione vigente e dal contratto collettivo nazionale di lavoro, un apposito regolamento adottato dal comune e dalla provincia regionale:
a) disciplina l’organizzazione ed il funzionamento dei Corpi e dei Servizi di polizia locale nel territorio di appartenenza;
b) determina la dotazione organica e l’assetto organizzativo dei Servizi e dei Corpi di polizia locale, stabilendo le mo-dalità di accesso sulla base dei criteri e sistemi di selezione fissati con decreto del Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, sentita la Conferenza Regio-ne-Autonomie locali;
c) detta norme sulla disciplina, gli obblighi e sul comportamento degli addetti;
d) indica le modalità di svolgimento delle attività e dei compiti d’istituto in idonee strutture edilizie adeguatamente pre-disposte secondo precisi standard organizzativi in relazione alle esigenze di sicurezza, di tutela della salute, di decoro ambientale e praticità di utilizzazione;
e) determina le forme e le modalità di decentramento del Corpo di polizia locale, stabilendo, eventualmente, quali servi-zi, per le loro caratteristiche, non possono essere oggetto di decentramento;
f) stabilisce l’obbligo dello svolgimento delle attività, di norma, in uniforme salvo eventuali deroghe nei casi di espressa autorizzazione all’utilizzo dell’abito civile.
2. L’ente locale può costituire un fondo per le minute spese di gestione e di manutenzione degli impianti e delle attrez-zature del Corpo stabilendo contestualmente le relative norme di gestione contabile.
3. Il regolamento di polizia locale deve essere approvato dai competenti organi comunali e provinciali entro novanta giorni dalla data di emanazione del decreto dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali con il quale è adottato lo schema-tipo e conformarsi a quest’ultimo.
4. Lo schema-tipo del regolamento, predisposto dall’Ispettorato regionale per la polizia locale, è adottato dall’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, previo parere sullo stesso espresso dal Comitato tecnico regionale per la polizia locale”.
Articolo 20
Servizi a cavallo
Al fine di effettuare servizi di pattugliamento in zone agricole, forestali o in parchi pubblici e per motivi di rappresentanza possono essere istituiti servizi di polizia locale a cavallo, semprechè tale attività di vigilanza risulti , in relazione all’ambiente ed al tipo di utenza, efficace efficiente .
Articolo 21
Centro regionale di formazione per la polizia locale
1. L’articolo 11 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17, è così sostituito:
“ Art.11
1. Il Centro regionale di formazione per la polizia locale garantisce un sistema permanente di reclutamento, formazione, qualificazione, addestramento e aggiornamento professionale degli appartenenti alla polizia locale comunale e provinciale.
2. L’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali istituisce, quale organo dell’Ispettorato regionale per la polizia locale, il Centro regionale di formazione per la polizia locale, che costituisce anche struttura formativa di alta specializzazione sui temi della sicurezza urbana e sui compiti della polizia locale.
3. Presso il Centro regionale di formazione, secondo le direttive predisposte dall’Ispettorato Regionale per la polizia lo-cale regionale ed adottate dall’Assessore Regionale per la famiglia delle politiche sociali e delle autonomie locali con proprio decreto, si svolgono i corsi di formazione e di qualificazione e di aggiornamento professionale per tutto il personale contemplato dalla presente Legge. Il Centro organizza, altresì, corsi per la formazione di ausiliari del traffico (ASU), riservati ai soggetti individuati dall’art.17, c.132 e 133, della Legge n.127/97, come modificata ed integrata dall’art. 68 della Legge 488/99. Possono partecipare, inoltre, i volontari in servizio civile regionale ed i volontari aderenti alle associazioni di volontariato, iscritte al registro regionale del volontariato e costituite in una delle forme associative contemplate dalla richiamata normativa.
4. Il Centro regionale di formazione tiene corsi per l’addestramento e la formazione professionale del personale di nuova assunzione e per la qualificazione del restante personale, secondo le direttive impartite dall’Ispettorato regionale per la polizia locale.
5. Il Centro, inoltre, tiene e organizza, anche in sedi decentrate, corsi per il costante aggiornamento del personale già in servizio, secondo le direttive impartite dall’Ispettorato regionale per la polizia locale.
6. Il Centro rilascia apposita attestazione di partecipazione con profitto che produce credito formativo riconosciuto sul territorio regionale per una idonea valutazione nelle procedure di selezione relative alle diverse figure professionali della polizia locale.
7. Per tutte le spese di gestione e di funzionamento il Centro è dotato di un fondo finanziato con oneri a carico del bilancio regionale.
8. Il Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, approva, con proprio decreto, lo statuto del Centro nel quale sono specificati la struttura, gli organi e le funzioni ed è altresì determinato il contingente numerico, distinto per categoria, di personale appartenente ai ruoli della Regione da utilizzare per il relativo funzionamento.
9. Al funzionamento del Centro si provvede con personale in servizio presso la Regione e gli Enti locali.
10. Con decreto dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, sono stabilite le norme per l’organizzazione e la gestione del Centro sotto l’aspetto tecnico, amministrativo, contabile e del personale.
11. Il responsabile del Centro presenta annualmente al Comitato tecnico regionale per la polizia locale una relazione sull’attività svolta.
12. L’Ispettorato regionale per la polizia locale vigila sul buon andamento del Centro e propone all’Assessorato regio-nale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, quando ne ravvisi giusti motivi, lo scioglimento degli organi o la sostituzione dei singoli componenti.
13. Il Centro regionale di formazione della polizia locale dovrà essere istituito entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge.
14. Gli Enti Locali, nei loro regolamenti possono prevedere che la partecipazione ai corsi indetti dal Centro costituisca titolo valutabile nei percorsi di carriera del personale di polizia locale.
15 Per il funzionamento il Centro oltre a personale in servizio presso la Regione si può avvalere di personale in servizio presso i Corpi di polizia locale della Regione.
16. Il Centro per particolari professionalità necessarie per l’espletamento dell’attività formativa può ricorrere a conven-zioni con esperti esterni.
17. Con decreto dell’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali ogni due anni vengono aggiornate le liste dei docenti da impiegare presso il Centro per l’effettuazione dei Corsi.
18. L’espletamento di incarichi di docente presso il centro regionale di formazione per la polizia locale, da parte di personale della polizia locale, costituisce titolo per la partecipazione all’iscrizione all’Albo di cui all’articolo 4 nonché nei concorsi nei ruoli della polizia locale della Regione”.

                                                           Articolo 22

Comitato tecnico regionale per la polizia locale

1. L’articolo 12 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17, è così sostituito:
“Art. 12
1. Il Comitato tecnico regionale per la polizia locale, quale organo dell’Ispettorato regionale per la polizia locale, è nominato dall’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, e dura in carica per cinque anni, ed è composto:
a) dall’ Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, o da un suo delegato, che lo presiede;
b) dal Dirigente dell’Ispettorato regionale per la polizia locale;
c) da un esperto designato dall’ANCI Regione Sicilia;
d) da un esperto designato delle amministrazioni provinciali designato dall’URPS;
e) da cinque rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e firmatarie dei contratti nazio-nali, scelti tra personale in servizio nel Corpo di polizia locale.
f) da quattro esperti in materia di polizia locale di cui almeno due scelti tra i comandanti dei corpi di polizia locale.
2. Svolge le funzioni di Segretario un funzionario dell’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del-le autonomie locali, appartenente almeno alla categoria C.
3. Il Comitato, che si riunisce con cadenza almeno quadrimestrale:
a) esprime parere nei casi previsti dalla presente legge o ogni qualvolta lo richieda l’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali ovvero il Dirigente dell’Ispettorato regionale per la polizia locale;
b) promuove studi ed iniziative e formula proposte di indirizzo e di raccordo per migliorare e uniformare i servizi di po-lizia locale, di accordi o intese, di progetti di rilievo regionale, di attuazione del sistema integrato di sicurezza;
c) svolge funzioni di supporto e di informazione per la polizia locale;
d) esamina la relazione annuale del responsabile del Centro di formazione per la polizia locale e formula eventuali os-servazioni e proposte;
e) esprime parere sullo schema di regolamento di Polizia Locale comunale e provinciale elaborato dall’Ispettorato re-gionale per la polizia locale;
f) esprime parere sulla organizzazione e sul funzionamento del Centro regionale di formazione per la polizia locale.
4. Con decreto del Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per la famiglia, per le politiche sociali e per le autonomie locali, sono stabiliti i compensi e i rimborsi spese per i componenti del Comitato in conformità alle disposizioni regionali vigenti in materia”.
Articolo 23
Reclutamento del personale
1. I comuni e le province regionali per la copertura dei posti vacanti di agente, di sottufficiale, ufficiale di polizia locale si avvalgono, in deroga alla normativa regionale in materia di reclutamento del personale degli enti locali, delle proce-dure concorsuali indette dal Centro regionale di polizia locale.
2. Allo scopo di garantire la competenza tecnica professionale connessa alle attività dei livelli apicali dei Corpi, qualora venga effettuata una selezione concorsuale finalizzata alla copertura del posto di Comandante, la partecipazione al con-corso richiede il requisito della preventiva iscrizione all’albo di cui all’art. 4.
3. Entro il 31 gennaio di ogni anno i comuni e le province avanzano richiesta all’Ispettorato regionale per la polizia lo-cale del fabbisogno numerico del personale di polizia locale da reclutare.
4. Il reclutamento avviene mediante corso-concorso selettivo di formazione, indetto dal Centro regionale e svolto in se-de regionale. Per l’espletamento delle procedure concorsuali si applicano le disposizioni in materia di assunzione del personale degli enti locali.
5. Il corso-concorso si articola in un concorso di ammissione per titoli ed esami, in un periodo di formazione e in un e-same finale. Al corso-concorso accedono coloro che superano il concorso per titoli ed esami disciplinato dal bando di concorso. Sono ammessi al periodo di formazione i candidati utilmente inseriti in graduatoria entro il limite dei posti messi a concorso.
6. Il periodo di formazione, di durata non inferiore a sei mesi, comprende l’espletamento di un corso di formazione se-condo moduli i cui contenuti, durata e modalità di svolgimento sono disciplinati dal Centro regionale di formazione e sostituisce il periodo di prova previsto dalla normativa vigente.
7. Sono dichiarati vincitori coloro che hanno superato positivamente l’esame finale del corso di formazione.
8. L’assegnazione al comune è disposta dal Centro regionale in relazione alle preferenze indicate dai concorrenti nella domanda di partecipazione secondo l’ordine della graduatoria.
9. Gli Enti Locali , nel disciplinare l’accesso ai ruoli di polizia locale , si uniformano al principio di pari opportunità tra uomini e donne e garantiscono che gli addetti siano in possesso dell’idoneità psicofisica e dell’idoneità formativa con-seguita attraverso le procedure fissate dalla presente legge.
10. Gli enti locali versano in entrata del bilancio della Regione le somme relative al servizio reso dal Centro regionale di polizia locale da determinarsi con decreto dell’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali.
Articolo 24
Servizi per conto di terzi
1. Gli Enti Locali possono definire specifiche tariffe per l’esecuzione di attività comunque afferenti al pubblico interes-se e previste tra le attività della Polizia Locale che comportino l’utilizzo, straordinario od esclusivo, di personale e mez-zi assegnati alla polizia locale, oltre l’impiego dovuto per le normali azioni istituzionali, in relazione ad attività di natura imprenditoriale, che abbiano una delle seguenti caratteristiche:
a) attività svolte a domanda o nell’interesse di specifici soggetti;
b) manifestazione pubblica.
2. Sono esenti dal pagamento le attività richieste dalle Amministrazioni Pubbliche.
3.Le somme introitate per il pagamento delle attività di cui al comma 1, sono prevalentemente destinate alla retribuzione del personale impiegato in modo esclusivo e fuori dal lavoro ordinario per l’espletamento di tali servizi.
Articolo 25
Fondo per il miglioramento dei servizi
1. All’art. 13 della Legge Regionale 1/8/90, 17, è aggiunto il seguente comma:
COMMA QUARTO – L’indennità di cui al comma secondo è cumulabile con l’indennità di cui all’art. 20, comma terzo, del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 31/3/1999, nel testo aggiunto dall’ accordo di lavoro del 5/7/2000 – 14/9/2000 e successive modificazioni ed integrazioni.
Un analogo regime di compatibilità, a far data dall’1/1/2000, si applica sia per il personale titolare di posizioni organizzative sia per il personale appartenente all’area della dirigenza.
Titolo IV
Disposizioni transitorie e finali
Articolo 26
Fondo per la previdenza e per l’assistenza
del personale di polizia locale
1. Al fine di sviluppare adeguate politiche previdenziali ed assistenziali in favore del personale di polizia locale è istitui-to, presso l’Ispettorato regionale per la polizia locale, il fondo autonomo per la previdenza e l’assistenza degli operatori della polizia locale nel rispetto dell’articolo 208 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modifiche ed integrazioni.
2. Gli enti locali versano nel bilancio della Regione annualmente il 10 per cento dei proventi delle sanzioni amministra-tive pecuniarie previste per la violazione delle norme al codice della strada accertate dagli operatori della polizia locale.
3. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, l’Assessorato regionale per la famiglia, le politi-che sociali e le autonomie locali, su proposta dell’Ispettorato regionale per la polizia locale e previo parere del Comitato tecnico regionale, con proprio decreto disciplina l’utilizzazione del predetto fondo.
Articolo 27
Riserva di partecipazione ai corsi-concorsi
1. In sede di prima applicazione, il Centro regionale di polizia locale riserva la partecipazione ai corsi-concorsi di cui al precedente articolo 23, fino ad esaurimento, al 50% del personale con contratto a tempo determinato che al momento dell’entrata in vigore della presente legge è impegnato nei Corpi di Polizia locale con profilo professionale di agente.
Articolo 28
Giornata Regionale della Polizia Locale
1. La Regione il 20 gennaio di ogni anno, giorno in cui ricorre la festa di San Sebastiano, Protettore delle Polizie Locali d’Italia, organizza la celebrazione della giornata regionale della polizia locale della Sicilia in uno dei comuni capoluogo di provincia.
2. Nella giornata di cui al comma 1 sono realizzate le iniziative individuate dall’Ispettorato per la polizia locale, nel cui ambito rientra in particolare il conferimento da parte del Presidente della Regione di particolari riconoscimenti agli appartenenti ai Corpi ed ai Servizi di polizia locale che si sono distinti per azioni e condotte meritevoli.
Articolo 29
Adeguamento delle disposizioni
1. Entro un anno dalla data di entrata della presente legge gli Enti Locali adeguano i regolamenti e le disposizioni vigenti.
Articolo 30
Modifiche, integrazioni e abrogazioni
1. Alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 2 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17, sostituire il termine “favorire” con “coordinare e promuovere”.
2. Il comma 2 dell’articolo 3 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17 è sostituito dal seguente:
“2.Il Corpo di polizia locale dipende direttamente dal sindaco o dal presidente della provincia regionale o dall’assessore all’uopo delegato, che impartisce al responsabile le opportune direttive”
3. Dopo il comma 5 dell’articolo 3 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17 è inserito il seguente comma:
“5-bis. Il Corpo di polizia locale non può essere inserito all’interno di altre strutture amministrative dell’ente di appartenenza, né essere posto alle dipendenze di dirigenti di altri servizi”.
4. All’articolo 4 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17 è aggiunto il seguente comma:
“1-bis. Per il miglior conseguimento dei compiti e delle funzioni da parte degli agenti, sottufficiali e ufficiali, e comandanti di polizia locale per ambito territoriale dell’ente di appartenenza si intende il servizio effettuato su tutto il territorio regionale”.
5. L’articolo 6 della legge regionale 1 agosto 1990, n. 17 è abrogato.
6. Nella tabella A) della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 e successive modifiche e integrazioni, sotto la voce Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali, è inserito “Ispettorato regionale per la polizia locale”.
Articolo 31
Norma Finanziaria
Agli oneri finanziari derivanti dall’applicazione della presente legge si provvede con gli stanziamenti individuati nella competente unità previsionale del bilancio regionale.
Articolo 32
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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                                                            DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: Cracolici, Alloro, Arancio, Digiacomo, Dipasquale, Panarello,                       Panepinto, Raia, Rinaldi.                                                                29-01-2013

Modifiche della legge regionale 29/1951 in materia di modalità di elezione dei deputati regionali e del Presidente della Regione.
—-O—-
RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE
Onorevoli colleghi,

la recente modifica costituzionale dello Statuto della Regione che ha ridotto a settanta il numero dei deputati regionali richiede un adeguamento della legge elettorale regionale. Adeguamento che si rende necessario non solo per ragioni tecniche, per le quali la stessa legge costituzionale appronta una norma transitoria che consentirebbe comunque lo svolgimento delle elezioni, quanto piuttosto per ragioni politiche. Si ritiene infatti che non sia più accettabile un sistema elettorale in cui non tutti i deputati regionali siano eletti nei collegi elettorali.

Il disegno di legge che si sottopone alla vostra attenzione ha pertanto come obiettivo la eliminazione del cosiddetto “listino” (tecnicamente “lista regionale del candidato presidente”) e la elezione di tutti i deputati nei collegi.
In particolare si prevede che: 1) sono deputati di diritto il Presidente eletto ed il candidato Presidente “miglior perdente”, come attualmente previsto; 2) gli altri sessantotto seggi sono attribuiti nei collegi provinciali nel seguente modo: a) sessantadue seggi, ripartiti nei collegi in base alla popolazione, sono assegnati secondo il criterio attualmente previsto (proporzionale con soglia di sbarramento al 5% su base regionale); b) sei seggi costituiscono il premio per la coalizione vincente e sono attribuiti ai partiti collegati al Presidente eletto, in rapporto alle rispettive cifre elettorali regionali (cioè il numero di voti conseguiti nell’intera regione), nel numero necessario a far raggiungere alla coalizione vincente quarantadue seggi (il 60% di 70), oltra al presidente eletto, in Assemblea. I predetti 6 seggi (tutti o quanti ne servono per raggiungere la cifra di 42) sono quindi assegnati nei collegi in cui i predetti partiti hanno i più alti resti espressi in percentuale del
quoziente di collegio. Un esempio renderà più chiara la disciplina: le liste “a”, “b” e “c” sono quelle collegate al Presidente eletto, in ambito regionale le tre liste hanno ottenuto in totale cento voti, i seggi da assegnare sono tutti e sei, il quoziente elettorale regionale (100 diviso 6) è uguale a sedici. La lista “a”, con cinquanta voti ha diritto a 3,1 seggi; la lista “b” con trenta voti ha diritto ad 1,8 seggi; la lista “c” con venti voti ha diritto ad 1,2 seggi. Il seggio rimanente spetta alla lista “b” che ha il resto più alto. Così stabiliti i seggi spettanti a ciascuna lista, questi seggi saranno attribuiti secondo una graduatoria regionale dei resti per ciascun gruppo di liste. In tale graduatoria i resti vengono collocati in ordine decrescente. I seggi sono attribuiti a ciascun gruppo di liste a partire dal collegio in cui risulta il resto più alto espresso in termini percentuali. Resta ferma l’interpretazione finora costantemente seguita secondo la quale, qualora per effetto di tale assegnazione gli stessi partiti collegati al presidente eletto non dovessero raggiungere 42 seggi in assemblea, i sei seggi sono comunque tutti assegnati ai predetti partiti.
Se, invece, per effetto dell’assegnazione di questi seggi i gruppi di liste collegati al presidente eletto dovessero ottenere più di 42 seggi, allora i seggi eccedenti rispetto a teale cifra sarannno ripartiti, come già attualmente previsto, alle liste di opposizione.
A seguito dell’abolizione del “listino” si è proceduto ad un adeguamento delle norme della legge regionale n.29 del 1951 nelle parti in cui prevedevano la lista regionale. E’ stata comunque mantenuta la necessità del collegamento tra il candidato Presidente della Regione e un gruppo o più gruppi di liste tra di loro coalizzate presenti in almeno cinque collegi. E’ stata inoltre mantenuta la necessità della raccolta delle firme per ogni singola candidatura alla carica di Presidente della Regione, in aggiunta a quella prevista per la presentazione delle liste provinciali. E’ stata infine adeguata la composizione della scheda di votazione e el procedure di controllo della validità delle liste e delle candidature.
Si ricorda infine che, trattandosi di intervento sulla legge elettorale regionale, tale modifica, ai sensi dell’articolo 17 bis e 3 dello Statuto della Regione, è sottoponibile a referendum. L’articolo 2 del presente disegno di legge contiene pertanto la formula di pubblicazione di rito prevista dalla legge regionale n. 14\2001.
Art.1
Modifiche della legge regionale 29/1951 in materia di modalità di elezione dei deputati regionali e del Presidente della Regione.
1. Alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’art.1 bis il comma 4 è sostituito dal seguente: “ 4. Sessantadue seggi sono attribuiti in ragione proporzionale sulla base di liste di candidati concorrenti nei collegi elettorali provinciali.”;
b) all’art.1 bis i commi 6, 7, 8, 9, 10, 11 e 12 sono sostituiti dai seguenti: “6. Ciascun candidato alla carica di Presidente della regione deve dichiarare all’atto della presentazione della candidatura il collegamento con una o più liste provinciali, secondo quanto previsto dall’art.1 ter. La dichiarazione ha efficacia solo se convergente con analoga dichiarazione resa dai delegati delle liste interessate.
7. E’ proclamato eletto alle cariche di Presidente della Regione e di deputato regionale il candidato che consegue il maggior numero di voti validi in ambito regionale.
8. E’ altresì proclamato eletto deputato regionale il candidato alla carica di Presidente della regione che ottiene una cifra di voti validi immediatamente inferiore a quella conseguita dal candidato proclamato eletto Presidente della Regione.
9. I restanti sei seggi sono attribuiti, secondo le modalità stabilite all’articolo 2-ter, a tanti candidati dei gruppi di liste provinciali, ammessi all’assegnazione di seggi ai sensi del comma 5, collegati con il candidato proclamato eletto Presidente della Regione, fino a quando il numero di seggi complessivamente attribuiti ai predetti gruppi di liste provinciali raggiunga il totale di quarantadue, oltre al Presidente della Regione eletto. I seggi eventualmente rimanenti sono ripartiti fra tutti i gruppi di liste non collegati al candidato proclamato eletto Presidente della Regione, ammessi all’assegnazione di seggi ai sensi del comma 5, secondo le modalità del predetto articolo 2 ter.”;
c) l’ art.1 ter, è sostituito dal seguente “Art. 1 ter – Collegamento fra la candidatura a presidente della regione ed i gruppi di liste provinciali.- 1. La presentazione di ciascuna candidatura alla carica di presidente della regione deve, a pena di nullità, essere accompagnata dalla dichiarazione di collegamento con almeno un gruppo di liste validamente presentate con il medesimo contrassegno in non meno di cinque collegi elettorali provinciali.
2. Più gruppi di liste concorrenti nei collegi provinciali possono coalizzarsi in ambito regionale per esprimere un candidato comune alla carica di Presidente della Regione. Il legame che intercorre tra i diversi gruppi di liste provinciali e il comune candidato alla carica di Presidente della Regione è esplicitato attraverso reciproche dichiarazioni di collegamento, che sono valide soltanto se concordanti.
3. Quando l’elettore ometta di votare per un candidato alla carica di Presidente della Regione, il voto validamente espresso per una lista provinciale si intende espresso anche a favore del candidato alla carica di Presidente della Regione che risulti collegato con la lista provinciale votata”;
d) all’articolo 2, comma 1, la parola ottanta è sostituita dalla parola “sessantadue”;
e) all’articolo 2 bis, la lettera a) del comma 1 è sostituita dalla seguente: “a) la cifra elettorale conseguita da ciascun candidato alla carica di Presidente della Regione nell’ambito del collegio. Tale cifra è data dalla somma dei voti validi riportati dal candidato medesimo nelle singole sezioni del collegio. In attuazione di quanto disposto al comma 3 dell’articolo 1-ter, si includono nel computo i voti validamente espressi per liste provinciali collegate a quel candidato alla carica di Presidente della Regione in tutti i casi in cui le schede di votazione non rechino espressa indicazione di voto per alcun candidato alla predetta carica;
f) all’articolo 2 ter sono apportate le seguenti modifiche:
1) i commi 1, 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti: “1. L’Ufficio centrale regionale, definiti gli adempimenti di cui al comma 2 dell’articolo 2-bis, determina quale candidato alla carica di presidente della regione ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. In caso di parità di cifre elettorali, prevale il candidato che risulta collegato con i gruppi di liste provinciali che hanno conseguito la maggior somma regionale di voti validi.
2. Proclama, quindi, eletti:
a) alle cariche di Presidente della Regione e di deputato regionale il candidato alla carica di presidente della regione risultato più votato;
b) alla carica di deputato regionale il candidato alla carica di presidente della regione che ha ottenuto una cifra di voti validi immediatamente inferiore a quella conseguita dal candidato proclamato eletto.
3. L’Ufficio centrale regionale, una volta ricevuti gli estratti dei verbali degli uffici centrali circoscrizionali trasmessi ai sensi del comma 8 dell’articolo 2-bis, verifica quanti seggi sono stati conseguiti dai gruppi di liste collegati con il candidato alla carica di presidente della regione proclamato eletto, sommando i seggi ottenuti dai predetti gruppi nei collegi elettorali provinciali. Procede poi nel modo seguente:
a) se il numero complessivo dei predetti seggi è inferiore a quarantadue, proclama eletti tanti candidati delle liste provinciali collegate con il candidato proclamato eletto, secondo le modalità stabilite al comma 3 bis, quanti ne occorrono per raggiungere quarantadue seggi. Gli eventuali seggi che residuano sono attribuiti con le modalità stabilite ai commi 4 e seguenti;
b) se il numero complessivo dei predetti seggi è già pari o superiore a quarantadue, attribuisce tutti i seggi che residuano con le modalità stabilite ai commi 4 e seguenti del presente articolo.
3 bis. I seggi di cui alla lettera a) del comma 3 sono assegnati ai gruppi di liste provinciali collegate con il candidato proclamato eletto, in proporzione alle rispettive cifre elettorali regionali, secondo le disposizioni di cui ai commi 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
4. I seggi che non vengono attribuiti a candidati delle liste provinciali collegate con il candidato proclamato eletto sono ripartiti fra tutti i gruppi di liste non collegati con il candidato proclamato eletto, in proporzione alle rispettive cifre elettorali regionali, secondo le disposizioni di cui ai commi 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.”;
2) al comma 5 le parole “A tal fine l’Ufficio centrale regionale procede alla somma delle cifre elettorali regionali dei gruppi di liste provinciali non collegati alla lista regionale risultata più votata, con esclusione dei gruppi non ammessi all’assegnazione dei seggi ai sensi del comma 2 dell’articolo 2-bis.” sono sostituite dalle seguenti: “Per le finalità dei commi 3-bis e 4, l’Ufficio centrale regionale procede alla somma delle cifre elettorali regionali dei gruppi di liste provinciali rispettivamente collegati, per le finalità del comma 3-bis, e non collegati, per le finalità del comma 4, con il candidato alla carica di presidente della regione proclamato eletto, con esclusione dei gruppi non ammessi all’assegnazione dei seggi ai sensi del comma 2 dell’articolo 2-bis.”;
g) all’articolo 3 sono apportate le seguenti modifiche:
1) il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. L’elettore dispone di due voti: uno per la scelta del candidato alla carica di Presidente della Regione, l’altro per la scelta di una lista fra quelle concorrenti nel collegio provinciale.”;
2) il comma 4 è sostituito dal seguente: “4. Il voto per il candidato alla carica di Presidente della Regione si esprime tracciando un segno sul cognome e nome del candidato, riportati a caratteri di stampa entro un apposito rettangolo nella scheda di votazione.”;
3) il comma 5 è sostituito dal seguente: “5. L’elettore può votare un candidato alla carica di Presidente della Regione ed una lista provinciale non collegate fra loro. In questo caso entrambi i voti si intendono validamente espressi.”;
4) al comma 6 le parole “riferite a più liste regionali” sono sostituite dalle seguenti: “riferite a più candidati alla carica di Presidente della Regione”
h) all’articolo 3 bis sono apportate le seguenti modifiche:
1) la lettera b) del comma 1 è sostituita dalla seguente: “b) la seconda parte della scheda contiene dei più ampi rettangoli, al centro di ciascuno dei quali sono riportati, in evidenza, a caratteri di stampa, il cognome e nome del candidato alla carica di presidente della regione;”;
2) il comma 3 è sostituito dal seguente: “3. Quando più gruppi di liste provinciali risultino collegati con uno stesso candidato alla carica di presidente della regione, tutti i rettangoli contenenti i contrassegni delle liste provinciali coalizzate sono riportati nella prima, ovvero nella terza parte della scheda, verticalmente uno di seguito all’altro, mentre nella seconda ovvero nella quarta parte della scheda, sono affiancati da un unico più ampio rettangolo in cui sono riportati, in evidenza, a caratteri di stampa, il cognome e nome del candidato alla carica di presidente della regione.”;
3) il comma 4 è sostituito dal seguente: “4. La collocazione progressiva nella scheda di votazione dei più ampi rettangoli riferiti ai candidati alla carica di presidente della regione, viene definita dall’Ufficio centrale regionale mediante sorteggio, alla presenza dei delegati dei predetti candidati. Parimenti, la successione in cui nelle corrispondenti prima, ovvero terza parte della scheda elettorale sono riportati, verticalmente uno di seguito all’altro, i contrassegni delle liste provinciali collegate, viene definita, per ciascun collegio, dal competente Ufficio centrale circoscrizionale mediante sorteggio, alla presenza dei delegati delle liste”;
i) all’articolo 3 ter sono apportate le seguenti modifiche: 1) la rubrica è sostituita dalla seguente: “Composizione delle liste provinciali”; 2) il comma 2 è abrogato;
l) all’articolo 13 bis sono apportate le seguenti modifiche:
1) la rubrica è sostituita dalla seguente: “Disposizioni volte ad agevolare la sottoscrizione delle liste provinciali e delle candidature alla carica di presidente della regione”;
2) al comma 1 le parole “liste provinciali e regionali”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti “liste provinciali e candidature alla carica di presidente della regione”;
m) all’articolo 14 sono apportate le seguenti modifiche:
1)la lettera a) del comma 1 è abrogata;
2) il comma 4 è abrogato;
n) all’articolo 14 bis sono apportate le seguenti modifiche:
1) la rubrica è sostituita dalla seguente: “Presentazione delle candidature alla carica di presidente della regione.”;
2) al comma 1 le parole “Le liste regionali” sono sostituite dalle parole “Le candidature alla carica di presidente della regione”;
3) al comma 2 le parole “lista regionale” ovunque ricorrano sono sostituite dalle parole “candidatura alla carica di presidente della regione”;
4) al comma 3 le parole “lista regionale” sono sostituite dalle parole “candidatura alla carica di presidente della regione”; le parole “lista medesima” sono sostituite dalle parole “medesima candidatura”; le parole “predetta lista regionale” sono sostituite dalle parole “predetta candidatura”;
5) al comma 5 le parole “lista regionale” sono sostituite dalle parole “candidatura alla carica di presidente della regione”;
6) al comma 6 le parole “lista regionale” sono sostituite dalle parole “candidatura alla carica di presidente della regione”;
7) al comma 7 le parole “lista regionale” sono sostituite dalle parole “candidatura alla carica di presidente della regione”;
8) al comma 8 la lettera a) è sostituita dalla seguente: “a) il cognome e nome, il luogo e la data di nascita del candidato alla carica di Presidente della Regione;”
9) al comma 8 la lettera b) è abrogata;
10) al comma 11 sono apportate le seguenti modifiche: a) le parole “Quando più gruppi di liste provinciali presentano una lista regionale comune, il cui capolista è il comune candidato alla carica di Presidente della Regione,” sono sostituite dalle parole “Quando più gruppi di liste provinciali presentano un comune candidato alla carica di Presidente della Regione,”; b) le parole “lista regionale”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle parole “candidatura alla carica di presidente della regione”;
11) al comma 12 le parole “lista regionale” sono sostituite dalle parole “candidatura alla carica di presidente della regione”;
12) al comma 13 sono apportate le seguenti modifiche: 1) alla lettera a) le parole “del capolista” sono soppresse; 2) la lettera b) è soppressa; 3) alla lettera c) le parole “del capolista e di tutti gli altri candidati” sono sostituite dalle parole “del candidato alla carica di Presidente della Regione”; 4) la lettera d) è soppressa; 5) alla lettera e) le parole “del capolista di una lista regionale ed il relativo contrassegno della lista.” sono sostituite dalle parole “del candidato alla carica di Presidente della Regione”, e le parole “in rappresentanza della lista regionale e dei suoi candidati ed a tutela dei loro legittimi interessi” sono sostituite dalle parole “in rappresentanza del candidato alla carica di Presidente della Regione ed a tutela dei suoi legittimi interessi”;
13) al comma 14 le parole “liste regionali presentate” sono sostituite dalle parole “candidature alla carica di presidente della regione presentate”; alla fine del comma le parole “a ciascuna lista regionale” sono sostituite dalle parole “a ciascuna candidatura presentata”;
o) all’articolo 15, comma 3 lettera b), le parole “con una lista regionale” sono sostituite dalle parole “con un candidato alla carica di presidente della regione”; le parole “predetta lista sono sostituite dalle parole “predetto candidato”;
p) all’articolo 16 bis, sono apportate le seguenti modifiche: 1) al comma 3 le parole “delegati delle liste regionali” sono sostituite dalle parole “delegati dei candidati alla carica di presidente della regione”; 2) al comma 5 lettera f), le parole “con una lista regionale” sono sostituite dalle parole “con un candidato alla carica di presidente della regione”;
q) all’articolo 17 ter, sono apportate le seguenti modifiche:
1) la rubrica è sostituita dalla seguente: “Esame ed ammissione delle candidature alla carica di presidente della regione.”;
2) al comma 1 le parole “liste regionali” sono sostituite dalle parole “candidature alla carica di presidente della regione”;
3) al comma 2, lettere a), b) e c) le parole “le liste” sono sostituite dalle parole “le candidature”; alla lettera d) le parole “di ogni lista regionale” sono sostituite dalle parole “di ogni candidato alla carica di presidente della regione”;
4) al comma 2 la lettera e) è abrogata;
5) al comma 3 le parole “ricusa le liste regionali” sono sostituite dalle parole “ricusa le candidature alla carica di presidente della regione”;
6) al comma 4 lettera a) le parole “del capolista” sono soppresse e le parole “della lista regionale” sono sostituite dalle parole “della candidatura alla carica di presidente della regione”;
7) al comma 4 lettera b) le parole “del capolista” sono sostituite dalle parole “del candidato alla carica di presidente della regione”;
8) al comma 4 la lettera c), la lettera d) e la lettera e) sono abrogate;
9) al comma 5 le parole “delle liste interessate” sono sostituite dalle parole “dei candidati alla carica di presidente della regione”;
10) il comma 6 è abrogato;
11) al comma 7 le parole “o nuovi contrassegni” sono soppresse;
12) al comma 8 le parole “della liste regionali” sono sostituite dalle parole “dei candidati alla carica di presidente della regione”;
13) al comma 9 le parole “di liste o” sono soppresse;
14) il comma 10 è sostituito dal seguente “10. L’Ufficio centrale regionale, una volta deciso sugli eventuali ricorsi, comunica a ciascun ufficio centrale circoscrizionale ed all’Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica, le candidature alla carica di Presidente della Regione validamente presentate. Specifica altresì le dichiarazioni di collegamento di ciascun candidato alla carica di Presidente della Regione con uno o più gruppi di liste provinciali, nonché l’ordine di collocazione dei nominativi dei predetti candidati nelle schede di votazione, risultante da sorteggio tenutosi alla presenza dei delegati di cui alla lettera e) del comma 13 dell’articolo 14-bis, appositamente convocati.”;
r) all’articolo 18 sono apportate le seguenti modifiche:
1) al comma 1, lettera a) dopo le parole “delle liste” sono inserite le seguenti: “e dei candidati alla carica di Presidente della Regione”;
2) al comma 1, lettera b) le parole “i contrassegni delle collegate liste regionali con l’indicazione dei rispettivi capolista” sono sostituite dalle seguenti: “il cognome e nome dei candidati alla carica di presidente della regione;”;
3) al comma 1, lettera c), nel secondo periodo le parole “e le liste regionali, nonché la successione con cui queste ultime devono essere collocate nella scheda di votazione” sono sostituite dalle seguenti: “ed i candidati alla carica di presidente della regione nonché la successione con cui i nominativi di questi ultimi devono essere collocati nella scheda di votazione”;
4) al comma 1, lettera d) nel terzo periodo le parole “e le collegate liste regionali con l’indicazione dei rispettivi capolista candidati alla carica di Presidente della Regione.” sono sostituite dalle seguenti: “ed i candidati alla carica di presidente della regione”;
5) al comma 1, lettera e) le parole “e le liste regionali, con l’indicazione dei rispettivi capolista candidati alla carica di Presidente della Regione.” sono sostituite dalle seguenti: “ed i candidati alla carica di presidente della regione”;
6) al comma 2, le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti: “a) per il tramite dell’autorità designata dal Presidente della Regione, alla stampa di un unico manifesto con l’indicazione del cognome e nome dei candidati alla carica di Presidente della Regione, riportando per ciascun candidato i suoi dati anagrafici (data e luogo di nascita). Accanto al cognome e nome deve essere riportata in modo evidente la dicitura “candidato alla carica di Presidente della Regione”. La successione dei nominativi dei predetti candidati nel manifesto è quella risultante dal sorteggio di cui al comma 10 dell’articolo 17-ter. Copie del manifesto sono inviate ai sindaci di tutti i comuni compresi nel territorio della Regione siciliana, i quali ne curano l’affissione nell’albo pretorio ed in altri luoghi pubblici, entro il quindicesimo giorno antecedente quello della votazione. Due copie del manifesto devono essere consegnate ai presidenti dei singoli uffici elettorali di sezione, delle quali una deve restare a disposizione dell’ufficio e l’altra deve essere affissa nella sede della votazione;
b) alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana di tutte le candidature alla carica di Presidente della Regione validamente presentate secondo l’ordine risultante dal sorteggio di cui al comma 10 dell’articolo 17-ter. Vanno riportati i dati anagrafici (data e luogo di nascita) di ciascun candidato. Deve essere riportata in modo evidente la dicitura “candidato alla carica di Presidente della Regione” accanto al cognome e nome di ogni candidato. Nella pubblicazione devono risultare i collegamenti fra i candidati alla carica di Presidente della Regione ed i gruppi di liste provinciali ad essi collegati.
s) l’articolo 59 bis è abrogato;
t) all’articolo 60 i commi 4 e 5 sono abrogati.
Art.2
Pubblicazione ai sensi della legge regionale 23 ottobre 2001, n. 14
1. La presente legge è inserita nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, distintamente dalle altre leggi, senza numero d’ordine e senza formula di promulgazione, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1 della legge regionale 23 ottobre 2001, n. 14.

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dai deputati: on. Giovanni Di Giacinto, on. Antonio Malafarina, on. Giambattista Coltraro, on.Nello Dipasquale, on. Salvatore Oddo                                          23-01-2013

                      Disciplina e valorizzazione delle “Denominazioni Comunali (De. Co)”

RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE
Onorevoli colleghi,
il fenomeno della globalizzazione comporta la standardizzazione e l’omologazione dei fenomeni produttivi, in risposta alle sempre più stringenti esigenze dei mercati. Tale fenomeno rischia di mortificare e comprimere le piccole produzioni locali, che rappresentano un grande giacimento storico, culturale ed economico della nostra regione.
In controtendenza a tale fenomeno cresce l’esigenza, da parte di un sempre più vasto numero di consumatori, di conoscere gli usi e costumi dei nostri Comuni che, nel quadro generale della identità siciliana, mostrano una originalità ed una diversità che rappresentano una grande ricchezza da proteggere ed incentivare.
Il quadro normativo dove trovare la risposta operativa a tale esigenza é il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (D.lgs.n°267/2000) in virtù del quale il Comune viene individuato e definito quale “l’Ente Locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo, il progresso civile, sociale ed economico”.A tale sviluppo esso “partecipa con ogni possibile iniziativa, ivi com-presa la promozione della funzione sociale dell’iniziativa economica , pubblica e privata.
In coerenza con quanto esposto si evince l’opportunità di difendere e valorizzare le produzioni tipiche locali attraverso idonei strumenti di promozione.
La Denominazione Comunale (De. Co.) rappresenta uno strumento idoneo alle esigenze sopra esposte. I Comuni, in seguito all’adozione di un apposito regolamento approvato dal Consiglio comunale, possono conferire la Denominazione Comunale a quelle produzioni tipiche locali che si legano indissolubilmente alla storia e alle tradizioni del Comune. In tal modo vengono fissate, per futura memoria, le caratteristiche di quel dato prodotto che così diventa patrimonio della collettività che ha il compito di difenderlo nella sua tipicità e promuoverlo non solo come simbolo della identità territoriale ma anche come opportunità di sviluppo economico .
Il seguente disegno di legge, costituito da 6 articoli e 2 allegati, introduce e disciplina, nell’ambito della Regione siciliana la “Denominazione Comunale ( De.Co.)”
L’articolo 1 definisce il quadro normativo in cui trova giustificazione l’introduzione di una norma che consenta ai Comuni di promuovere e difendere le produzioni tipiche locali che non sono oggetto di altre discipline nazionali e/o comunitarie.
L’articolo 2 definisce il concetto di Denominazione Comunale ed il suo ambito di applicazione .
L’articolo 3 stabilisce l’iter per il conferimento della DE.CO. (l’allegato A rappresenta la bozza di regolamento tipo)
L’art.4 istituisce presso l’Assessorato regionale delle attività produttive il registro regionale dei prodotti classificati De.Co.
L’articolo 5 riguarda rniziative per la diffusione e la promozione dei prodotti De.Co.
L’articolo 6 individua la norma di finanziamento per gli eventuali interventi della Giunta regionale a supporto delle progettualità dei comuni.
Articolo 1
Ambito normativo
1. La Regione siciliana disciplina, difende e promuove le iniziative di salva-guardia, di tutela e di diffusione della conoscenza delle produzioni, attività e beni a forte caratterizzazione storica, locale e di specificità territoriale relative alle attività turistiche, rurali e artigianali, nonché delle tradizioni dell’enogastronomia.
2. In virtù di quanto disposto dal Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali ( D. lgs. N°267/2000 ) il Comune viene individuato e defi-nito quale “ente locale che rappresenta la propria comunità ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo, il progresso civile, sociale ed economico”. A tale sviluppo esso “ partecipa con ogni possibile iniziativa, ivi compresa la promozione della funzione sociale dell’iniziativa economica, pubblica e privata, anche attraverso lo sviluppo di forme di associazionismo economico e di cooperazione” .
Articolo 2
Definizioni e ambito di applicazione
1. La Denominazione Comunale (De. Co.) fissa a futura memoria le caratteristiche di un dato prodotto, registrando un preciso disciplinare di produzione tipico di quel bene. In questo modo il prodotto diviene patrimonio della collettività che ha il compito di difenderlo e promuoverne la diffusione.
2. La Denominazione Comunale (De. Co.) viene conferita a quei prodotti della filiera agroalimentare, dell’artigianato e delle tradizioni enogastronomiche che si legano indissolubilmente alla storia e alle tradizione di un comune e che vantino una storicità ed una tradizione di almeno venti anni.
3. La Denominazione Comunale (DE. CO. ) può essere conferita altresì a quelle sagre, a quegli eventi o manifestazioni che, vantando una storicità di almeno 50 anni, hanno coinvolto gli interessi di enti , Pro-Loco e associazioni locali rappresentando così un elemento identificativo della storia e delle tradizioni di quella comunità.
4. La Denominazione Comunale non fa in alcun caso riferimento alle produzioni artigianali, agricole, agroalimentari e alle attività turistiche riconosciute ai sensi della vigente normativa comunitaria, nazionale e
regionale.
Articolo 3
Procedimento
1. Il consiglio comunale istituisce la Denominazione Comunale (De. Co) e approva il regolamento (Allegato A) che disciplina il procedimento di conferimento ad un dato prodotto che possieda le caratteristiche di cui ai comma 2 e 3 dell’art. 2.
2. Il Sindaco, come previsto dal regolamento approvato dal consiglio comunale, con propria determinazione, nomina i componenti della commissione per la Denominazione Comunale . Tale organismo ha il compito di esaminare le proposte pervenute e proporre all’Amministrazione il conferimento della De.Co. per un dato bene come indicato dai comma 2 e 3 dell’art. 2.
3. La Giunta comunale approva le proposte di conferimento della De. Co. e nomina il responsabile del S.U.A.P. come responsabile unico del procedimento.
4. L’Amministrazione comunale approva il logo della Denominazione Comunale. Il logo è composto almeno dai seguenti elementi: il nome del Comune, il nome del prodotto e l’acronimo De. Co. Il logo è di esclusiva proprietà del Comune e può essere concesso l’utilizzo esclusivamente a quei produttori o rivenditori che dichiarino di attenersi al disciplinare di produzione approvato dalla amministrazione comunale(allegato B).
Articolo 4
Registro regionale dei prodotti De. Co.
1. Presso l’Assessorato regionale delle attività produttive viene istituito il registro dei prodotti De. Co. della Regione siciliana. I Comuni sono tenuti a rendere noto al Registro regionale le Denominazioni Comunali concesse con i relativi logotipi e a trasmettere una esauriente scheda informativa.
2. L’Assessorato delle attività produttive della Regione siciliana coordina e promuove iniziative per la difesa e la valorizzazione dei prodotti De. Co.
Articolo 5
Iniziative per la diffusione e la promozione dei prodotti De. Co.
1. I Comuni promuovono iniziative finalizzate alla diffusione e alla conoscenza dei propri prodotti De. Co.
2. Il Comune sostiene, nei limiti stabiliti dalla vigente normativa, i soggetti, le imprese, le pro loco o le associazioni senza scopo di lucro che pongono in essere iniziative locali di promozione e incentivo all’utilizzo, conoscenza e consumo di produzioni, beni e attività a Denominazione Comunale.
3. La Giunta regionale, al fine di integrare le attività turistiche con quelle di turismo rurale e di valorizzazione del territorio e delle tradizioni locali, concede ai Comuni e alle Pro-loco un contributo nella misura massima dell’80 % per la realizzazione di eventi, attività ed iniziative a carattere integrato di promozione, comunicazione e diffusione delle Denominazioni Comunali iscritte nel registro regionale di cui all’articolo 4.
Articolo 6
Norma Finanziaria
1. Agli oneri finanziari derivanti dall’applicazione della presente legge si provvede con gli stanziamenti individuati nella competente unità previsionale del bilancio regionale.
Articolo 7
Norma finale
1. la presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

                                                           Allegato A
BOZZA DI REGOLAMENTO COMUNALE PER
” LA VALORIZZAZIONE DELLE ATTIVITA’ ARTIGIANALI E AGRO-ALIMENTARI TRADIZIONALI LOCALI.   ISTITUZIONE DELLA De.Co. DENOMINAZIONE COMUNALE ”
INDICE
Art. 1 – Finalità e ambito di applicazione
Art. 2 – Istituzione di un albo comunale delle iniziative e manifestazioni
Art. 3 – Istituzione del Registro DE.CO.
Art. 4 – Le segnalazioni ai fini della iscrizione nel Registro
Art. 5 – La struttura organizzativa
Art. 6 – Le iniziative comunali
Art. 7 – Le garanzie
Art. 8 – Le attività di coordinamento
Art. 9 – Istituzione di una speciale Sezione della Biblioteca comunale e sul sito comunale
Art. 10 – Riferimento alle normative statali e regionali
Art. 11 – Istituzione di un Osservatorio comunale
Art. 12 – Logo DE.CO.
Art. 13 – Norme finali
Art.1
Finalità e ambito di applicazione
I. Il Comune individua, ai sensi dell’art.3 del T.U. delle leggi sugli Enti Locali approvato con
D.Lgs. 18/08/2000 n.267 , tra i propri fini istituzionali anche, in particolare, l’assunzione di
adeguate iniziative dirette a sostenere ogni forma d’intervento culturale a sostegno del patrimonio di tradizioni, cognizioni ed esperienze relative alle attività artigianali ed agro-alimentari riferite a quei prodotti, loro confezioni che per la loro tipicità locale, sono motivo di particolare interesse pubblico e, come tali, meritevoli di valorizzazione.
2. II Comune, a questo riguardo, assume attività che, nel rispetto della legge, comportano
l’affermazione sostanziale del principio di cui al precedente comma e la loro attuazione.
In particolare l’azione del Comune si manifesta in direzione:
a) dell’indagine conoscitiva diretta ad individuare l’esistenza di originali e caratteristiche
produzioni artigianali ed agro-alimentari e loro tradizionali lavorazioni e confezioni che, a motivo della loro rilevanza, siano meritevoli di evidenza pubblica, e di promuoverne la protezione nelle forme previste dalla legge al fine di garantire il mantenimento delle loro qualità attraverso l’istituzione di un albo comunale delle produzioni artigianali ed agro-alimentare e di un registro De.Co. (Denominazione Comunale );
b) dell’assunzione, nella fattispecie di prodotti dell’artigianato e agro-alimentari, che a motivo del loro consistere culturale e tradizionale siano meritevoli di riconoscimento da parte degli organi ufficiali preposti, di iniziative di valorizzazione per le quali il Comune si avvale della struttura organizzativa di cui all’art. 4 del presente regolamento per gli adempimenti amministrativi previsti dalla legge.
c) d’intervenire, mediante forme dirette e/o di coordinamento, in attività di ricerca storica
finalizzata alla individuazione di ogni fonte che, per il conseguimento delle finalità di cui al
presente articolo sia meritevole di attenzione;
d) di promuovere o sostenere iniziative esterne favorendo anche attraverso interventi
finanziari, diretti nei limiti delle ricorrenti compatibilità di bilancio, ricercando forme di
sponsorizzazione da parte di Enti, soggetti singoli ed associati, singoli e privati a favore delle associazioni che abbiano nei loro programmi istituzionali la salvaguardia dei beni culturali e tradizionali nell’ambito delle attività artigianali ed agro-alimentari e che non abbiano alcun fine di lucro;
e) di rilasciare un marchio De.CO. (Denominazione Comunale di Origine) al fine di attestare l’origine del prodotto oltre alla sua composizione e la sua produzione secondo apposito disciplinare. Il marchio è di esclusiva proprietà comunale e il Comune può avvalersi dello stesso in ogni occasione in cui ciò sia ritenuto utile e opportuno; il marchio può essere concesso a chi ne fa richiesta per la promozione dei prodotti tutelati e inseriti nel registro di cui all’art. 3 e che corrispondono ai requisiti del disciplinare.
Art. 2
Istituzione di un albo comunale delle iniziative e manifestazioni
1. Viene istituito presso la competente struttura comunale di cui all’art. 4 , un apposito albo
in cui vengono iscritte le segnalazioni relative alle iniziative e manifestazioni riguardanti le
attività e le produzioni artigianali ed agro-alimentari che, a motivo delle loro caratteristiche e dell’interesse culturale dalle stesse destato, sono meritevoli di particolare attenzione e rilevanza pubblica.
2. E’ previsto che l’iscrizione sia concessa alle manifestazioni che abbiano avuto luogo nel
territorio comunale per almeno tre anni consecutivi.
Art.3
Istituzione del Registro De.Co
1.Viene istituito presso l’Assessorato Attività produttive del Comune di ………………. un apposito registro per tutti i prodotti tipici dell’arigianato ed agro-alimentare segnalati e denominati.
Art.4
Le segnalazioni ai fini della iscrizione nel Registro
1. Le segnalazioni ai fini della iscrizione nel registro De.Co. ( Denominazione Comunale) per tutti i prodotti segnalati e denominati possono essere fatte da chiunque ritenga di pro-muoverle.
2. Le istanze per l’attribuzione della De.Co devono essere corredate da una adeguata
documentazione in carta libera, diretta ad evidenziare le caratteristiche del prodotto, con
particolare riferimento a quelle analitiche e di processo.
3. Sulla ammissibilità della iscrizione nel registro della De.Co si pronuncia una Commissione nominata e presieduta dal Sindaco (o da un suo delegato), composta da 5 membri e la cui durata in carica coincide con il mandato dell’amministrazione comunale. Nella commissione sono di norma rappresentati gli esperti del settore agro-alimentare e/o artigianale e gli operatori in forma singola o associata e ove possibile rappresentanti dei consumatori. La commissione approverà i disciplinari di produzione i quali saranno vincolanti per la concessione della De.Co. L’iscrizione nel registro viene infine ratificata dalla giunta previa verifica delle condizioni necessarie all’adozione della DE.CO.
4.Le iniziative, manifestazioni, attività e connesse produzioni iscritte nell’albo possono fre-giarsi della scritta De.Co (Denominazione Comunale ) per tutti i prodotti segnalati e de-nominati completata dal numero di iscrizione. Funge da Segretario il responsabile del procedimento.
Art.5
La struttura organizzativa
1.La struttura organizzativa viene attribuita per competenza ed in ragione degli adempimenti previsti dal presente regolamento alla area di pertinenza ( SUAP -Promozione Turistica-Attivita’ Culturali)
2.Il dipendente responsabile della struttura di cui al comma precedente è anche responsabile di tutti i procedimenti previsti dal presente regolamento.
Art. 6
Le iniziative comunali
1. Il Comune di …………………. assicura mediante gli strumenti di cui ha la disponibilità la massima divulgazione delle disposizioni previste dal presente regolamento.
2. Il Comune di …………………. individua, nel quadro dei propri programmi comunicazionali, forme di comunicazione pubblica a cui affidare ogni utile informazione riferita alla materia trattata dal regolamento.
3. Il Comune di ……………… ,altresì,ricerca, ai fini De.Co.forme di collaborazione con enti e associazioni particolarmente interessati alla cultura delle attività artigianali ed agro-alimentari attraverso tutte le forme associative previste dalla vigente legge sull’ordinamento degli enti locali.
Art. 7
Le tutele e le garanzie
1. Il Comune di ………….. , nei modi e nelle forme consentiti dalla legge, valorizza i diritti e gli interessi pubblici derivanti dalla presenza di espressioni popolari riguardanti le attività artigianali ed agroalimentari, in quanto rappresentanti di un rilevante patrimonio culturale pubblico, strettamente connesso agli interessi che il Comune è tenuto a tutelare e a garantire ai sensi degli artt. 3 e 13 del T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al D. Lgs. 18 agosto 2000 n. 267.
Art. 8
Le attività di coordinamento
1. Il Comune di ………….., nell’ambito delle iniziative previste dal presente regolamento, attua mediante i propri organi di governo – Giunta comunale e Sindaco, commissione Comunale Cultura – forme di coordinamento rispetto a tutte le organizzazioni culturali che hanno tra i propri fini la cultura delle attività artigianali ed agro-alimentari, riferita alle corrispondenti espressioni locali.
Art. 9
Istituzione di speciale Sezione della Biblioteca comunale.
1.Nell’ambito della Biblioteca comunale di ……………… e sul sito istituzionale potrà essere istituito uno spazio documentale, aperto alla consultazione pubblica, dove vengono raccolte e catalogate tutte le pubblicazioni, anche di espressione giornalistica, afferenti alla cultura artigianale ed agroalimentare locale.
Art. 10
Riferimento alle normative statali e regionali
1. Le normative di cui al presente regolamento s’ispirano ai principi di cui alle normative statali e regionali vigenti, conseguentemente queste costituiscono un limite, rispetto alle discipline dalle stesse previste, all’applicazione del regolamento in tutte le eventualità di ordine attuativo.
Art. 11
Istituzione di un Osservatorio comunale
1. È istituito presso la Conferenza dei Capi-gruppo del Consiglio comunale un Osservatorio sullo stato di attuazione del presente regolamento.
2. A questo Osservatorio perviene, con scadenza annuale, a partire dall’entrata in vigore del regolamento, come previsto dall’art 4, una dettagliata relazione sulle iniziative di attuazione, secondo le previsioni regolamentari, da parte del Responsabile di cui all’art. 5.
Art.12
Logo DE.CO.
1.Gli esercizi commerciali che distribuiranno sul territorio i prodotti a Denominazione Comunale di Origine potranno esporre il Logo De.Co. prodotto e distribuito dalla amministrazione comunale.Proprietario esclusivo del Logo e’ il Comune.
Art. 13
Norme finali
1. Il presente regolamento entra in vigore al momento in cui la deliberazione consiliare di
approvazione diviene esecutiva a norma di legge.
2. Non sono previste riserve di alcun tipo all’immediata efficacia delle norme dì cui al presente regolamento.
3. Il presente regolamento va interpretato, rispetto alla lettera delle espressioni normative, nel senso che queste espressioni non costituiscono un limite, se non riferito alla legge, alla realizzazione di ulteriori iniziative, sempre nell’ambito dell’art. 1, ancorché non espressamente previste.