CROCETTA: “I LIBERI CONSORZI COORDINAMENTO DELLA DEMOCRAZIA LOCALE”

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Riportiamo uno stralcio del discorso tenuto oggi all’ARS dal Presidente Crocetta, a proposito dell’abolizione delle province, per fare chiarezza sulle intenzioni del governo. Nella sezione di questo sito “Resoconti sedute ARS” trovate il video dell’intera seduta.

Ora, non è che voglio dire che chi ha le resistenze rappresenti chissà quali interessi o quale cosa e vorrei dividere il mondo tra buoni e cattivi, resta il fatto che c’è un sistema che tende ad autoperpetuarsi sempre nello stesso modo, senza pensare che possano esistere anche modelli organizzativi di tipo differente, perché se questa discussione di questi mesi l’avessimo dedicata a quale modello organizzativo si sarebbero ispirate le nostre città metropolitane o i nostri consorzi dei comuni, sicuramente noi oggi saremmo ad uno stadio più avanzato. […]

Quando parliamo di organi intermedi di area vasta esistono in Italia e sono le Regioni che sono organi di area vasta. Gli organismi dei liberi consorzi dei comuni non dovranno servire a organizzare delle nuove province mascherate, dovranno essere elementi di coordinamento della democrazia locale.

E’ una visione diversa della democrazia, se la democrazia deve incardinarsi per forza in qualcosa di burocratico che emette burocrazia su burocrazia, burocrazia intermedia laddove, invece, si possono decentrare ampi poteri delle province ai comuni, mentre attribuire le funzioni più tecniche, più complesse alla regione, o ad organismi provinciali tecnici. Per fare le strade provinciali non ci vuole nessuna democrazia, ci vuole un genio civile che abbia anche questa competenza e che sia dotato di organismi. Per fare la manutenzione delle scuole ci vuole … Ora è chiaro che, invece, cosa diversa è discutere degli indirizzi democratici, dell’impostazione… Allora, il ruolo dei sindaci diventa fondamentale.

Per noi i liberi consorzi debbono essere organismi di programmazione del territorio, non organismi di spesa per intenderci. Quindi, non è la materia degli organi o a quanto costano gli organi elettivi eccetera. Perché io sono per il compenso agli amministratori: sempre! Perché mi preoccupa l’amministratore che fa il lavoro gratis. Mi preoccupa molto, perché chi destina totalmente il proprio tempo all’attività amministrativa o di governo della cosa pubblica, se lo fa gratis o è ricco o mi preoccupa chi lo paga. Noi vogliamo semplicemente che nella gestione dei liberi consorzi, dei comuni o delle città metropolitane non ci siano spese aggiuntive; spese aggiuntive rispetto alle cariche che già si esercitano. Per esercitare e poi diventare persino un organo di semplificazione Ato, srl, Distretti turistici, Ato idrici, Ato rifiuti, ma quanto ne abbiamo inventati di organismi ripetitivi e inutili di una programmazione che poteva semplicemente essere semplificata? Ma non attorno alla provincia dove vengono schiacciati i piccoli comuni, perché le province non sono rappresentative delle municipalità e delle città, sono rappresentative di maggioranze e non sono rappresentative del potere dei sindaci e delle città.

Il tema qui dunque è il modello di democrazia, non è la democrazia che è in discussione, ma se il modello di democrazia è quello ottocentesco che era basato sulle vecchie province, con i prefetti che gestivano l’autorità dello Stato centrale, ovvero se la riforma democratica delle regioni deve avvenire attraverso la partecipazione diffusa dei cittadini e il cambiamento dei poteri dei sindaci e delle città, al fine di mettere in discussione quel modello. E lo mette in discussione. Oggi questo è il tema: un modello burocratico superato, inutile in gran parte. Ora, noi possiamo discutere sulle modalità delle elezioni dei liberi consorzi, stabilito che sono un raccordo di comuni, perché in caso contrario che liberi consorzi sono se non sono rappresentativi delle città?

Consorziarsi significa proprio questo: mettersi insieme, non significa creare un altro organismo che è la provincia travestita, mascherata. E’ un consorzio! Significa che mette insieme le volontà delle democrazie locali, è espressione libera dei comuni.[…] Altro che mancanza di democrazia! Qui è l’esaltazione della democrazia, nella libera autodeterminazione delle autonomie locali che decidono di stare insieme liberamente, senza che ci sia un governo, un prefetto che imponga una volontà. E’ un cambiamento epocale di rotta!

Non cominciamo a vedere tutte le questioni spicciole, indennità/non indennità, non sono questi gli argomenti. Anche se riteniamo che la spending review che si determina in questo caso non è indifferente perché le indennità costano 10 milioni di euro l’anno in Sicilia degli organismi provinciali, che significa consulenti, significa incarichi, significa tutta una strutturazione inutile. Per raggiungere quali obiettivi? La manutenzione delle strade provinciali? La manutenzione delle scuole? E i contributi per le sagre paesane ai comuni? Poi ci sono le competenze per l’ambiente. Ma perché l’ARPA che fa? I comuni non possono avere le competenze dell’ambiente? Per esempio, c’è quel disegno di legge che se si potesse mettere, se fosse ammissibile in questa finanziaria, la legge nazionale che trasferisce molti poteri delle sopraintendenze ai comuni, io lo inserirei oggi stesso nella finanziaria.Nel modello di semplificazione amministrativa noi dovremmo arrivare a questo; noi dobbiamo avere sempre più democrazia decentrata. Ma persino la Regione si deve cominciare a liberare di una parte della gestione e trasferirla ai comuni.

Pertanto, non scomodiamo la democrazia, attorno ad un ente che non ha ragione di essere perché nessuno lo sta cancellando. Poi potremmo decidere, benissimo questi liberi consorzi, sia pure organi di programmazione, ma anche le città metropolitane: si può decidere. Nel progetto del Governo il sindaco della città metropolitana viene eletto dagli altri sindaci.Perché chi ci vieterebbe di fare un emendamento che viene eletto direttamente dai cittadini senza però cambiare il modello? Una sola indennità e un ruolo complessivo, una sola indennità non zero indennità.[…]

Quando diciamo che la politica è finita – e io non lo penso -, noi possiamo uscire da questa situazione solo rimescolando le carte, non abolendo la democrazia, rimescolando le carte del sentire democratico, che mette in campo giovani, donne, che faccia venire fuori esperienze nuove, che ci sia un raccordo positivo fra movimenti e partiti, si cominci quella politica del dialogo che è necessaria. Fino a quando noi parliamo il linguaggio degli steccati e delle posizioni che non cambiano andremo poco lontani.

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