

Oggi in Aula sono intervenuto contro una norma che, se approvata, avrebbe aumentato le indennità dei presidenti dei Liberi Consorzi, scaricando nuovi costi direttamente sulle ex Province.
Quando è si è proceduto con le elezioni di secondo livello, era stato ripetuto più volte che l’operazione sarebbe stata a “saldo zero”: nessuna nuova spesa, nessun aggravio per gli enti. Anche perché il Governo e la maggioranza avevano annunciato di voler ripristinare il voto diretto per l’elezione dei presidenti delle Province, ma non ci sono riusciti: per farlo sarebbe stato necessario modificare la norma nazionale e non sono stati in grado di ottenere questo risultato, nonostante a Roma governi la stessa destra che governa la Sicilia.
Oggi, invece, ci siamo ritrovati in aula con un intervento che avrebbe rischiato di costare circa 400 mila euro l’anno.
Il punto non è personale, né riguarda i singoli presidenti. Il punto è politico e istituzionale: non si può dire una cosa ai cittadini e poi farne un’altra in Aula. E soprattutto non si possono caricare ulteriori costi della politica su enti che già vivono enormi difficoltà e che avrebbero bisogno di risorse per strade, scuole, servizi e manutenzioni.
Se il Governo regionale avesse voluto assumersi la responsabilità di questa scelata, almeno avrebbe dovuto trovare il coraggio di di prevedere pure la copertura finanziaria regionale. Ma non si poteva consentire di aggiungere al danno la beffa: le Province non ricevono nuovi trasferimenti e avrebbero dovuto pure pagare l’aumento delle indennità? Assurdo.
Per questo ho chiesto che la norma venisse bocciata, così come effettivamente è accaduto. Per fortuna.
Il link al mio intervento: