

Oggi in Aula abbiamo discusso la mozione di sfiducia contro il Presidente della Regione. Un atto necessario per “parlamentarizzare” una crisi politica, morale ed etica che da troppo tempo soffoca la Sicilia.
Da inizio legislatura ci era stato raccontato il mito del “presidente parlamentarista”. La realtà è stata l’opposto: assenza, silenzi, fughe dal confronto.
La maggioranza continua a ripetere che “la Sicilia cresce”, che il PIL vola, che siamo “un modello per il Mezzogiorno”. Ma è una narrazione fasulla: il PIL è drogato e non misura la vita reale delle persone. La verità è che la Sicilia è sempre più povera. Famiglie in difficoltà, giovani che emigrano, anziani abbandonati, servizi pubblici a pezzi.
Soprattutto, questo governo ha legittimato la spartizione delle nomine, trasformando il sottogoverno in un mercato tra partiti. Una deriva etica che oggi emerge in tutta la sua gravità nelle intercettazioni e nelle inchieste che hanno fatto parlare l’Italia intera.
Le risorse per lo sviluppo sono state bruciate: soldi del Fondo di Coesione usati per coprire emergenze ordinarie come i rifiuti, mentre infrastrutture fondamentali – come la Siracusa-Gela fino a Modica – sono state abbandonate. E i trasporti regionali? Ridotti al collasso.
La mozione di sfiducia forse non passerà, ma qualcosa di più grande si sta muovendo: la sfiducia vera cresce nelle strade, tra i siciliani che non credono più a questo racconto.
Noi abbiamo il dovere di costruire un’alternativa.
Una nuova governance, libera dai vecchi schemi e capace di rimettere al centro i bisogni delle persone. La Sicilia merita molto di più di un gruppo di potere che ha smarrito ogni senso della realtà.
Ecco il mio intervento in aula: