

Dopo la netta vittoria del No al referendum, con un risultato straordinario proprio nella sua città, era lecito attendersi una presa di posizione chiara, che invece non è arrivata.
È evidente che il presidente della Regione si occupa delle questioni amministrative e burocratiche, ma il suo è anche un ruolo politico di primo piano. Questo risultato delegittima lui e l’intera classe dirigente del centrodestra che da nove anni governa la Sicilia. La macchina amministrativa è ormai troppo spesso coinvolta in scandali e intrecci tra politica e mafia che, forse, non si vedevano neppure ai tempi di Tangentopoli.
Il silenzio del presidente appare come una vera e propria ammissione di responsabilità. È un peso che evidentemente avverte, ma l’errore più grave è non avere il coraggio di assumersi fino in fondo le conseguenze. Schifani non può e non deve diventare complice di questo sistema: è questo l’aspetto più grave, anche sul piano umano oltre che politico. Mi auguro uno scatto di orgoglio, un atto di autocritica e di responsabilità. Serve una scelta netta, quella di staccare la spina e restituire alla Sicilia la possibilità di voltare pagina.
Un altro anno di governo non servirebbe a nulla, se non a proseguire questa progressiva delegittimazione.