Quella che è stata scritta oggi è una pagina triste della nostra Repubblica. Le probabili dimissioni del presidente Draghi, che ci ha regalato prestigio, apprezzamento, stima a livello europeo e internazionale, rappresentano il fallimento della politica.
Ritengo Draghi un eccellente premier, purtroppo però una certa parte del Parlamento è riuscito a giocarselo con una superficialità mai vista prima. Sicuramente questo epilogo è derivato dal fatto che le maggioranze formatesi in questa legislatura non sono mai state perfettamente rappresentative del volere degli elettori. Il ritorno alle urne sarà cruciale per fare in modo che il prossimo Governo nazionale sia aderente alle aspettative e alle volontà dei cittadini.
Tuttavia, non si può ignorare che quella di oggi è una brutta pagina della politica italiana, come se a nulla siano valse le difficolta che abbiamo affrontato, che stiamo affrontando e che incontreremo nei prossimi mesi. Tutte queste sfide avrebbero dovuto portare i partiti a ragionare, a stringersi intorno a Draghi e sostenerlo, invece sono prevalsi la demagogia, i populismi, gli slogan, l’interesse di qualcuno di aumentare di qualche punto percentuale il proprio consenso. Ve lo dice uno che fa opposizione al Governo Musumeci da quasi cinque anni: è un ruolo difficile, bisogna saper capire quando è il momento di puntare il dito contro e quando, invece, è necessario sostenere il Governo – anche se sgradito – perché in quel modo si fa il bene dei cittadini. Ecco, quello che è accaduto a Roma è che qualcuno ha deciso di fare opposizione e mettersi di traverso solo per guadagnare qualche punto percentuale andando contro il presidente Draghi. È un comportamento scellerato e del tutto inadeguato.
Sono certo che i cittadini, al momento del voto, queste responsabilità sapranno attribuirle in modo corretto.
Ringrazio il Partito Democratico e il segretario nazionale Letta perché hanno fatto la propria parte fino alla fine, tenendo la barra dritta per proseguire il delicato mandato in un momento cruciale per il nostro paese. Resta enorme l’amarezza e il profondo rammarico per non essere riusciti a proteggere l’unità del Paese da sciocchi populismi inconsistenti e inconcludenti un un momento delicatissimo in cui la nostra salvezza era rappresentata dal Presidente del Consiglio più invidiato e rispettato in tutta Europa e oltreoceano.
Così come stanno le cose oggi, purtroppo, non riesco a vedere per un prossimo futuro un premier all’altezza del ruolo. Chi dovrebbe essere? Salvini? Meloni? Conte? Povera Italia… Sono veramente preoccupato.