CROCETTA PRESENTA LA FINANZIARIA

Seduta d’Aula del 9-1-2014 su bilancio e finanziaria
Gennaio 12, 2014
Finanziaria, una norma salva imprese: “Sblocchiamo un miliardo per i crediti”
Gennaio 12, 2014
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Riportiamo l’intervento in Aula del 4 Gennaio ’14 con cui il Presidente Crocetta presenta le linee portanti della finanziaria, difendendone l’impianto dalle critiche delle opposizioni:

 

 “Signor Presidente, onorevoli deputati, guardate, quando si parla di una legge importante come la finanziaria ci possono essere tanti e tanti approcci e ciascuno di noi può dire pochissime parole oppure parlare per ore, parlare anche contro per ore perché, ovviamente, nessuna legge ha i requisiti della perfezione. Se avessimo questa capacità di fare leggi perfette, penso che saremmo in una situazione anche disumana persino.
Invece, noi operiamo nel concreto della realtà e l’attività spesso sta anche nel mettere le mani in mezzo alla terra per potere cominciare a togliere cose che non vanno e cominciare ad avviare svolte importanti. Ed é chiaro che poi dentro una finanziaria non è che si fanno soltanto conti ragionieristici perché, se si facesse questo, basterebbe sostituire il Parlamento e il Governo con l’esercito di funzionari e di dirigenti e avremmo risolto le questioni.
Una finanziaria, invece, ha un’anima, ha delle corde che ci muovono e che danno un senso alla iniziativa che noi intraprendiamo e alle cose che dobbiamo fare, facendo i conti con realtà, con le questioni che abbiamo di fronte, con le risorse che troviamo, con le situazioni che ereditiamo, con quelle che dobbiamo cambiare, con la necessità di restringere una coperta che già ci era stata consegnata abbastanza corta a tutti quanti.
Guardate come erano diverse le altre finanziarie, quando si presentavano migliaia e migliaia di emendamenti che incrementavano la spesa e avevano realisticamente possibilità di passare perché potevano rientrare nelle mediazioni politiche. Pensate alle finanziarie in cui si continuava ad assumere indifferentemente precari, che magari venivano persino dalle aziende private trasferiti come precari della Regione, prima erano co.co.pro., poi a contratto a tempo determinato, poi diventavano precari a tutti gli effetti e poi ce li troviamo nelle leggi di stabilizzazione.
Questa proposta di legge mette fine a tale tradizione e non c’è un solo emendamento del Governo che introduce criteri nuovi di apertura a situazioni che oggi, in relazione alle leggi vigenti, non hanno nessun criterio di legittimità.Anzi, su questo il Governo è costretto a fare la parte del cattivo dando giudizio negativo su alcuni emendamenti che intendono far entrare nella spesa pubblica nuovi soggetti che non sono incardinati nel sistema della Regione e che, attraverso meccanismi, sostanzialmente, li si vuole far entrare nel criterio di assistenza della Regione.
Per esempio, quando si dice: “Beh, alla fine questo emendamento è un milione di euro!”.
Pensate a tutta la gente che si trova in condizioni estreme di povertà e che non ha una casa in Sicilia, non ha un lavoro, magari nessuno è in condizione di esercitare un’attività lavorativa oppure si trova in una condizione straordinaria di malattia.
Quel milione di euro non potrebbe consentire di risolvere in un paese il singolo caso che ha un sindaco di un cittadino a cui non può dare una risposta?
Cominciano allora a far entrare in questa finanziaria criteri generali di giustizia.
Mi si consenta anche qui, quando si parla delle coppie di fatto, non vorrei, prima di citare tutte le leggi e le norme che disciplinano il settore, anche perché non stiamo cambiando l’istituto del matrimonio su cui non avremmo nessuna competenza legislativa e che attiene allo Stato; qui stiamo parlando delle misure sociali che spettano agli esseri umani in quanto tali, alle persone in quanto tali, non stiamo parlando della disciplina giuridica dell’istituto del matrimonio. Stiamo parlando di interventi alla famiglia in quanto tale, in quanto nucleo di soggetti che vivono insieme e che sono disciplinati dall’amore, dalla coabitazione e dalla reciproca solidarietà come, persino, dice il codice civile.
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali”.
Questa nostra finanziaria introduce l’idea delle persone che stanno insieme e che abitano insieme, e non lo fa indiscriminatamente, lo fa perché hanno dichiarato il fatto di stare insieme, e lo disciplina anche giuridicamente per evitare gli abusi a tutto questo, che si registrino. Questo apre alle coppie gay? Guardate che nei registri delle coppie di fatto l’80 per cento sono coppie eterosessuali, cioè uomini e donne, che magari non possono avvalersi momentaneamente dell’istituto del divorzio, perché magari uno non ha completato la pratica, perché è nato un amore, perchè due persone vogliono stare insieme e magari hanno tre, quattro figli che si portano insieme.
Perché noi a queste persone non dovremmo dare il diritto all’alloggio, alla casa popolare, quando ne hanno diritto? Quando sono in una condizione di povertà? Il pregiudizio ideologico ci può portare fino al punto dell’odio sociale? E la lotta politica fra le coalizioni può portare ad una posizione così radicale?
In Francia è stato Sarkozy a proporre il regolamento prima sui PACS (i Patti civili di solidarietà), in Inghilterra addirittura i matrimoni gay li propone il premier conservatore inglese.
Non c’è un Paese europeo, salvo la Lituania e qualche altro Stato, che non abbia disciplinato questi argomenti. Ora, io non voglio entrare nel merito perché questo non fa parte della finanziaria; della finanziaria ci fanno parte misure sociali a sostegno della povertà anche nel caso delle coppie di fatto, e questo per un cristiano dovrebbe essere persino fatto di orgoglio e di dovere perché è l’amore che noi dobbiamo al prossimo e l’obbligo che abbiamo nei confronti degli ultimi e dei poveri.
Anche qui non vorrei scomodare il Vangelo, basterebbe leggere l’episodio della Maddalena o della Samaritana al pozzo per scoprire qual è l’atteggiamento evangelico o qual è l’atteggiamento di questo Papa attorno a queste questioni. Chi sono io per giudicare? Ma, al di là di questo, non stiamo entrando nel merito, non stiamo istituendo il registro delle coppie di fatto che attiene alle autonomie dei comuni. Stiamo dicendo che le persone che vivono insieme e che si sono registrate possono accedere alle stesse misure sociali alle quali hanno diritto le coppie regolarmente sposate.
Mi sembra un fatto di civiltà unica, mi sembra soprattutto un grande fatto di amore e di solidarietà, questo senza altri termini! Allora la finanziaria ha un anima: ci sono le misure per i giovani, per coloro che non hanno reddito, proviamo ad inserire misure come il reddito di solidarietà per i casi estremi di povertà che non bastano, certo che non bastano!
Ma non basta nulla, perché io vi ricordo che l’anno scorso abbiamo dovuto tagliare due miliardi e quattrocento milioni di euro e quest’anno abbiamo dovuto tagliare ancora per rendere possibile la stabilizzazione del precariato, e quindi dobbiamo fare delle scelte. Non è tutto possibile, ma all’interno di una politica di rigore – taglio delle partecipate, irrinunciabile per noi – entrano concetti come l’integrazione socio-sanitaria che riproponiamo e pensiamo che sia persino ingiustificato il taglio che si é fatto in Commissione del concetto di integrazione sanitaria.
Un fatto innovativo per la Regione siciliana ma che esiste in tutte le altre Regioni italiane.
La Regione siciliana attualmente riceve meno fondi da parte dello Stato italiano, per la questione che non ha attuato l’integrazione socio-sanitaria e paga una multa che ci impedisce di avere le altre risorse dal sistema sanitario. Non si tratta di penalizzare l’Assessorato della famiglia a favore della sanità, non sono questi i concetti. La famiglia molla una parte di competenze che non sono tipiche della famiglia.
Noi pensiamo seriamente che tutta la gestione dei malati psichiatrici, dei tossicodipendenti, possa essere affidata ancora a questi concetti meramente caritatevoli di assistenza o meriti un’impalcatura scientifica di riferimento, in cui esistono le comunità alloggio, anche dei privati? Si può allargare alle IPAB. Ma dentro queste strutture ci si deve mettere il medico, l’esperto, lo psichiatra, l’analista, il sociologo, l’assistente sociale, perché queste persone non devono essere buttate, secondo una logica che prima li vedeva nei manicomi, in comunità indifferenziate in cui passare tutta la vita e tali strutture poi, spesso, gravano sulla spesa dei comuni in modo allucinante.
Per questi soggetti, quindi, devono essere pensati percorsi di reinserimento sociale perché in questo consisteva la legge Basaglia, non era il tentativo di cristallizzare in nuove strutture assistenziali fisse, a vita, le persone o peggio, quando i comuni non hanno i soldi per potere pagare questo tipo di ricoveri, se ne occupa l’ASP e magari un ragazzo, una ragazza, una donna, un uomo, che potrebbero avere il diritto di andare in una comunità alloggio, dove trovare un ambiente più sereno, vengono internati nelle comunità terapeutiche perché i comuni non hanno i soldi.
In questa finanziaria, che a molti sembra una finanziaria che non affronta niente, si introducono concetti nuovi, innovativi, che fanno la storia e che cambiano il volto e l’anima di questa Regione su temi come la maternità, l’integrazione socio-sanitaria, che fa del risparmio una cosa vera nel momento in cui si cominciano a tagliare una serie di sprechi.
Siamo stati criticati sull’IRFIS, sulla CRIAS – questi ragionamenti fanno parte di tavoli di trattativa -, prima ci dicono di non discutere con le parti sociali, invece quest’anno abbiamo discusso con le parti sociali. Queste norme non sono frutto dell’incontro del Presidente della Regione con il Presidente di Confindustria, per essere chiari.
Con il Presidente di Confindustria mi sono già incontrato in precedenza, esattamente a partire dal 2004 quando insieme abbiamo condotto la battaglia per cacciare la mafia da Confindustria e fare in modo che l’ingegnere Di Vincenzo venisse cacciato da Confindustria e venissero denunciate queste cose. Non abbiamo altri rapporti equivoci con questi settori.
Abbiamo una battaglia di legalità che condividiamo, ferme restando le differenze profonde sulle questioni da gestire in quanto Confindustria è un’organizzazione datoriale che rappresenta alcune frange dell’economia, mentre il Presidente della Regione rappresenta i lavoratori – a volte sfruttati da Confindustria – e rappresenta Confindustria e gli imprenditori che hanno bisogno di lavorare e deve rappresentare, quindi, un punto di vista e un equilibrio.
Non ci trovo niente di strano, alla stessa maniera di come incontro Pagliaro, segretario della CGIL, o Barone, della UIL, o Bernava, della CISL, che io incontri i rappresentanti degli industriali. Questa è la logica di questo Governo che vuole incontrare le parti sociali.
Abbiamo incontrato tutte le categorie: i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori, perfino con i Forconi abbiamo parlato. Se oggi in Sicilia i Forconi hanno manifestato una responsabilità diversa rispetto al passato e rispetto a quanto avvenuto nel resto d’Italia, è perché abbiamo dialogato, abbiamo dialogato anche insieme a Ministri del Governo nazionale che fanno parte di questa Regione, compreso il sottosegretario all’Agricoltura e abbiamo cercato insieme di stemperare le cose. Abbiamo trovato un pacchetto di misure che ci è stato richiesto, quello di aprire al piccolo credito, l’Irfis apra al credito dell’agricoltura. Perché non dovrebbe farlo?
Il modello industriale produttivo dell’Irfis, il modello finanziario dell’Irfis, fermo agli anni ’50 che individua solo nell’industria il fattore di sviluppo, sostanzialmente e prevalentemente l’industria, ed esclude l’agricoltura. E’ un modello valido negli anni, nel 2014, quando, proprio oggi, se leggete i giornali, abbiamo l’avanzamento dell’agroalimentare e l’aumento  delle esportazioni dell’agroalimentare?  Ma qual è il problema oggi in Sicilia? Il problema del credito?
Allora, abbiamo detto: apertura di credito anche agli agricoltori, elevazione del credito senza garanzie per il micro e piccolo credito da diecimila euro l’anno a ventimila euro l’anno.
E’ una misura grandissima per il piccolo falegname che non riesce a pagare il DURC, che gli permette di risolvere dei problemi, e creiamo un fondo di garanzia nella Crias – uno dei nostri emendamenti – di 30 milioni di euro come fondo di rotazione che deve servire al micro e piccolo credito, che era uno dei temi, se ci pensate bene, della finanziaria precedente e che ci veniva persino trasversale da tutti i gruppi. Nel momento in cui lo facciamo non viene riconosciuto che siamo andati avanti. Siamo fermi perché c’è sempre un altro problema.
Ma anch’io potrei fare qui il mio intervento dicendo tutti i problemi che abbiamo ereditato, quelli che abbiamo risolto e quelli che ancora abbiamo da risolvere; dopodiché facciamo prevalere il disfattismo come elemento generale della nostra conversazione e andiamo avanti con la politica delle lamentele.
Noi abbiamo queste risorse; abbiamo questa situazione finanziaria che dobbiamo risolvere; abbiamo i progetti in materia di residui attivi e passivi su cui stiamo cominciando a lavorare, perché non è che si può dire all’infinito che abbiamo cinque miliardi di residui attivi mai verificati da dieci anni seriamente o abbiamo, non so, quanti miliardi di euro – due, tre miliardi di euro – di residui passivi che forse sono da cancellare anch’essi e probabilmente potremmo fare un’azione. Come abbiamo già chiesto, c’è un gruppo di lavoro in tal senso, quindi nel rendiconto consuntivo potremmo cominciare realmente a modificare questa cosa perché vi rendete conto che non è un’operazione da bilancio di previsione quella della razionalizzazione dei residui attivi e passivi.
Stiamo lavorando, però, su tutti questi fronti. La spesa europea che finalmente si è spesa tutta quest’anno e siamo andati oltre i target che ci hanno dato in Europa e a livello nazionale senza che ritorni un centesimo a Bruxelles o a Roma, vi sembra un obiettivo da poco?
Certo, si potrebbe fare di più. Ma quante cose si potrebbero ancora fare di più?
Resta il fatto che questo di più non si faceva da diverso tempo, che c’era una macchina bloccata.
I risparmi che prefiguriamo nella sanità, veri, senza tagli al sistema sanitario, questi non contano?
Bene, l’Irfis va riformato, e avete fatto anche una legge in tal senso.
Le cose che prevediamo nella finanziaria sull’Irfis attengono alle politiche nuove sull’Irfis.
Abbiamo avuto un incontro con la Banca europea degli investimenti che è disponibile a finanziare i crediti dell’Irfis a favore delle imprese. Guardate, le banche non danno credito in Sicilia. Oggi ho visto che c’è un’apertura, probabilmente basata anche sul fatto che la Regione siciliana intende fare prevalentemente sui fondi europei la politica dei fondi di rotazione piuttosto che continuare, per finanziare credito a tasso quasi zero alle imprese che hanno progetti e vogliono investire, piuttosto che progetti di sovvenzione di resort e di altre cose, come è avvenuto nel passato, in cui si è avuto più di quanto si spendeva e poi queste attività non hanno funzionato.
Questo ci chiedono le imprese. Ci chiedono un dinamismo nuovo sul credito, che faccia lavorare coloro che hanno idee e progetti realmente produttivi e cambia tutta la filosofia.
L’Irfis, però, deve essere il nostro ente. Quale banca utilizziamo per fare questa operazione? Abbiamo delle banche disponibili a questo. In ogni caso, se lo dovessimo fare, dovremmo fare delle gare; invece, con l’Irfis, riusciamo a risolvere rapidamente.
Allora, un fondo di rotazione di 100 milioni di euro. Con un fondo di rotazione possiamo accedere a mutui della BEI e moltiplicare gli effetti di questo fondo; ma anche sui fondi europei opereremo maggiormente nella misura del credito, perché 100 milioni che diventano credito, che vengono restituiti in dieci anni, riformano il capitale e rifinanziano altre imprese.
Se l’operazione avviene su un miliardo, capite bene che impatto ha e la misura non ha effetto solo quell’anno ma ha effetto nel tempo.
La nostra finanziaria va vista, quindi, all’interno di tutto questo sistema, in cui questo modello dell’Irfis si incardinerà col modello che abbiamo sui fondi europei e che dà finalmente un senso a questo ente in modo più vasto, che diventa anche elemento di solidarietà nei confronti, per esempio, della Crias, a cui presta un fondo di 30 milioni di euro di rotazione e immediatamente accendiamo il credito per le piccole e medie imprese artigianali.
Si potrebbe fare di più e si può fare tanto e tanto di più. Ma dove troviamo attualmente le risorse?
Allora dobbiamo mettere in moto questa economia. Le tasse. Ma quali tasse abbiamo aumentato? Anzi, le abbiamo diminuite in questa finanziaria. Se i petrolieri ci dicono: “guardate, noi abbiamo un piano di investimento, però, se mantenete questo sistema, siccome per noi non è conveniente estrarre in Sicilia, ce ne andiamo”, voi non raggiungete nessun risultato. Altro che incontro con il presidente della Confindustria!
Noi lo abbiamo fatto con tutte le associazioni di petrolieri italiani, ufficialmente e formalmente con tanto di verbalizzazione dell’Assessorato delle attività produttive. Dopo di che, loro dicono “abbiamo un piano di investimenti che aumenta il lavoro e l’occupazione. Se non aprite su questo, noi non solo non investiamo ma non estraiamo perché non ci conviene col 20 per cento di tasse”.
Allora, si rettifica questa misura. Si rettifica perché è un adeguamento della realtà, perché c’è un impegno di queste aziende ad investire in Sicilia e perché la questione principale per cui era nato l’anno scorso quel versamento della tassa era legato al fatto che questi non investono.
Ma, nel momento in cui questi ci annunciano un piano di investimenti, è chiaro che dobbiamo anche tenere conto del fatto che alla Lukoil, che interviene per un miliardo di euro di investimenti per risanare l’ambiente, cosa diciamo “vattene a casa?”, oppure all’Eni, che investe 800 milioni di euro a Gela per la riqualificazione di impianti e di riduzione dell’inquinamento, che facciamo, diciamo “vattene a casa”?
Allora, il tipo di approccio che vogliamo avere e, poi, ai petrolieri che dicono di voler investire nel ragusano, nel trapanese, diciamo “andatevene a casa”?
Vorremmo capire che modello abbiamo di economia e cosa mettiamo in campo.
Abbiamo delle situazioni, è chiaro che puntiamo prevalentemente sull’agricoltura e sul turismo, però è anche vero che non possiamo pensare che in Sicilia tutto ciò che è industria venga cancellato, nel rispetto dell’ambiente, in modo ecosostenibile. Ma sicuramente dobbiamo pensare a un modello in cui è presente l’industria, soprattutto dove ci sono dei lavoratori che perderebbero il posto di lavoro.
Buono scuola. Così poco? Era dal 1998 che non c’era più una legge sul buono scuola. 1998. Quest’anno mettiamo un milione e 300 mila euro. E’ poco? Mi pare che sia molto di più dell’anno scorso, per lo meno 1300 volte in più dell’anno scorso, che era zero, o degli altri anni.
Cominciamo ad introdurre delle misure. Il bilancio della Regione comincerà ad acquistare una fisionomia negli anni, quando cominceremo a tagliare una serie di cose inutili, quando cominceremo a diminuire il numero dei forestali che non può essere perpetuato nel tempo all’infinito. Queste sono le operazioni che dobbiamo cominciare a fare, senza macelleria sociale. Condivido, quindi, la preoccupazione che hanno espresso alcuni deputati su alcuni emendamenti che cercano di proteggerli. Ma guai ad allargare ancora le fasce del precariato!
Noi ci dobbiamo chiedere, quando spendiamo un milione di euro, se questo milione di euro, invece di darlo ad una categoria precisa, lo possiamo dare a tutti i poveri della Sicilia, a quelli in estrema povertà; se lo possiamo dare a quella ragazza che ha avuto un incidente a Catania e non riesce a scendere le scale di casa propria, non riuscendo ad avere un minimo di vita sociale, perché manca l’intervento per eliminare le barriere architettoniche.
Abbiamo il Fondo per la disabilità. Abbiamo creato tutta una serie di strumenti che consentono …sono poche risorse perché non ne abbiamo tante, anzi, ci dovremmo porre persino il problema di un rigore più spinto. Solo che la spugna non è che si può spremere oltre la misura.
Sul piano dei giovani, guardate, o si guarda a tutte le idee sul Piano giovani che abbiamo
approvato oppure rischiamo di dire le stesse cose dappertutto: aiuto alle imprese giovanili, ma è nel Piano giovani; inserimenti giovanili è nel Piano giovani del lavoro; e sono investimenti che facciamo con le risorse europee oppure noi dobbiamo investire sulle risorse europee e poi ripetere le stesse cose nella spesa regionale.

I teatri: manteniamo la stessa spesa. Abbiamo presentato anche, come Governo, in una situazione difficile, l’apertura ai teatri privati, anche a quelli delle piccole città – e sono emendamenti presenti – per cercare di dare segnali nuovi sulla cultura.Basta? Non basta, guardate, perché il passato ci insegue. E non è soltanto il recente passato che ci insegue perché sarebbe una polemica politica, da parte mia, persino di cattivo gusto.

È un passato storico che ci insegue, di come è nata questa Regione, di come è cresciuta negli anni,anche oggi di quale è il nostro atteggiamento mentale.
C’è un problema: un ente comunale che fallisce, una partecipata comunale che fallisce,
provinciale che fallisce, una azienda privata; perché non li trasferiamo alla Regione?
Amici, ve lo dico di cuore, perché non è possibile, perché abbiamo una responsabilità nei
confronti del presente ma che è anche una responsabilità nei confronti della storia. Non possiamo condannare altre generazioni di giovani al non lavoro, perché ci sono quelli che sempre hanno diritto a un percorso privilegiato. Dobbiamo aprire in modo nuovo.
In questa Finanziaria ci sono le prime rotture. Non c’è un cambiamento epocale, ma sicuramente si introducono criteri che consentono la stabilizzazione del precariato, e qui chiudiamo, ma la fine del precariato. Quindi, nessuno pensi di creare altro precariato e cominciamo invece a creare le misure per il lavoro agli imprenditori, ai giovani, agli agricoltori e soprattutto per fare in modo che, a partire dalla programmazione europea e dalle iniziative che dobbiamo portare nella prossima Finanziaria, abbiamo messo in ordine le cose per cominciare a lanciare piani di sviluppo grandi, seri e veri. Ma cominciamo a ragionare.
Però, se ci mettiamo ogni volta con la questione polemica oppure “il Presidente non ha la
maggioranza”. Ma io, quando sono stato eletto, avevo la maggioranza? Se fossero stati eletti gli altri rappresentanti del centrodestra o dei grillini, avrebbero avuto la maggioranza?
In uno scenario del genere, anche perché ritorna sempre il tema delle elezioni, pensate che con questa legge elettorale e con un presidente che viene eletto col sistema maggioritario e con i parlamentari che vengono eletti su base provinciale e col sistema proporzionale è possibile avere una maggioranza nello scenario politico?
Invece di perdere tempo nei contrasti, cerchiamo di fare tutti un po’ di atti di umiltà, dicendo che qualche volta abbiamo ragione e qualche volta abbiamo torto, e cercare un confronto vero. Non è che c’è un partito che mi dice: “Noi apriamo al Governo perché vogliamo sostenere il processo riformista” e c’è il Presidente della Regione che dice no, non lo vuole, perché sennò fa l’inciucio. Non c’è nessun inciucio perché voglio che l’accordo sulle riforme si faccia con i grillini, si discuta con i grillini, si discuta col centrodestra, perché le grandi riforme si fanno insieme. Non esiste la trasformazione politica della Regione che possa essere il frutto di maggioranze casuali.
Però, su questo dobbiamo prendere tutti la responsabilità.
Poi, ognuno di voi può prendere tutte le distanze che vuole: “Crocetta ci fa schifo”.
Sinceramente io non penso di essere il Presidente peggiore della storia della Sicilia.
Credo di essermi messo di fronte a voi con animo sgombro, con lealtà, di avere rispettato sempre tutti, di avere rispettato il Parlamento e di avere avuto un dialogo in cui non sono stato sempre ricambiato. Possiamo provarlo in questa Finanziaria e, subito dopo, sulla legge per le province e sulla legge per la semplificazione amministrativa e poi tentiamo di tracciare anche un percorso per una legge elettorale nuova e cambiamo la Sicilia?
Certo, non è la Sicilia che vorrebbe ogni Gruppo e ognuno di noi, ma le cose si fanno insieme.
E, quando si fanno insieme, su qualche cosa si cede, si media e si va avanti perché nessuno di noi ha la bacchetta magica.”

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