DA LIVESICILIA: Dal pulpito incastonato nel mare azzurro che circonda il Capo dei Greci, Rosario Crocetta lancia l’assemblea costituente del Megafono, che da movimento diventa qualcosa che si chiama “Lista”, ma non è un partito, prevede un tesseramento autonomo, ma non sarebbe in contrasto con il Pd, convoglia ex Pdl ed Mpa, ma è una formazione tutta nuova.
LA CONTROFFENSIVA. L’ultima crociata di Crocetta ha obiettivi e tempi precisi: mercoledì scatterà l’attacco “giudiziario” con un controdossier che comporterà la denuncia per attentato alla Costituzione anche di alte personalità, eventualmente coinvolte nel tentativo di mandarlo a casa. “Presenterò un esposto articolato, sia sul piano costituzionale che penale. Faremo nomi, cognomi e ruoli”, annuncia Crocetta, mentre luccicano gli occhi dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, in prima fila con Marzo Forzese, Luigi Bosco, Beppe Lumia, Michela Stancheris e tanti altri. “Chiunque si sta muovendo per ottenere il commissariamento della Regione Sicilana – dice il governatore – mercoledì sarà denunciato per attentato alla Costituzione”.
ULTIMATUM ALL’ARS. Fiumefreddo deve occuparsi di un altro fronte, quello della gestione dei patrimoni immobiliari siciliani: “L’ho scelto, tuona Crocetta – perché deve condurre un’operazione verità su quanto ci costano gli edifici regionali”. E poi c’è l’Ars eterna spina al fianco del governatore, alla quale arriva l’ultimo ultimatum: “Non pensate di organizzare una legge regionale per mandarmi a casa, sono bene cosa devo fare per anticipare le vostre mosse”.
L’ATTACCO A ORLANDO. Crocetta non si dà pace, non accetta l’ipotesi del commissariamento e ricorda che quando è diventato presidente ha trovato “28 mila forestali che protestavano, la Gesip, i Pip e nessuno di loro ha perso il posto di lavoro. Lo ha perso chi era in galera e veniva stipendiato, dopo essere stato arrestato per associazione mafiosa. Una parte di parlamentari palermitani – ancora – vorrebbe fare riassumere i dipendenti che erano in carcere. Uno era del mandamento di Porta Nuova, dove c’è la Regione, è stato trovato con pistole e mitra”. Poi ancora un attacco al sindaco di Palermo: “Dov’era Orlando il ‘forforoso’ quando c’erano Cuffaro e Lombardo? Noi abbiamo fatto un miliardo e 700 milioni di euro di tagli strutturali, lo comunico ufficialmente, se c’è qualcuno che a livello istituzionale oserà concordare col tentativo di estorsione per ottenere il commissariamento della Sicilia, sarà denunciato penalmente per attentato alla Costituzione”. E ancora: “C’è un popolo siciliano che accetta la sfida e chiede a Roma quell’autonomia concessa dalla Costituzione. Chi vuol vincere si presenti alle elezioni. La sfida è aperta e indietro non si torna”.
RIMPASTO. “Nessun rimpasto, Lombardo ha cambiato 61 assessori, qualcuno pensa che anche io farò lo stesso? Nelli ha cambiato la formazione professionale e se dovesse essere censurata sarebbe la prova del fatto che il sistema politico è trasversale. Stesso discorso per la Vancheri, la procedura per l’Ircac è alla Corte dei Conti, è stata sistemata. L’attacco è nei confronti di Michela (Stancheris, ndr), Gerratana e Nelli, tutti trentenni, ma non hanno il pelo per le mediazioni politiche. Quelli più esperti li aiuterebbero, ma non li vogliono perché non sarebbero politici. Nelli era nel Pd da quando era piccola, la Stamcheris pure”. Crocetta punta il dito contro la gestione del Pd, che non ha voluto discutere dopo le dimissioni della Sgarlata, “Raciti ha fatto un passo indietro, non è questo il modo di gestire un partito”.

PD-MEGAFONO. Il presidente della Regione per la costituzione del Megafono rivendica il modello Renzi, forte della presenza del deputato Davide Faraone e del sindaco di siracusa Giancarlo Garozzo. “Nessun gioco delle tre carte, in politica ci si confronta con le idee”, dice Crocetta, e lancia un pizzino: “Noi abbiamo permesso l’elezione dei sindaci del Pd, senza di noi Bianco non sarebbe sindaco, noi siamo stati generosi con tutti, ma la storia non si dimentica”. Per questo tifa per l’adesione dei deputati del Megafono al gruppo del Partito democratico: “Noi vogliamo costruire l’unità, vogliamo costruire una grande forza democratica di coalizione, le elezioni regionali del 2012 non devono essere una parentesi ma un punto di partenza”.
Il governatore rilancia gli storici cavalli di battaglia: “Il click bluff ci vorrebbe fare dimenticare che qualcuno si fregava 320 milioni di euro con la formazione professionale, e quel sistema non è stato mai denunciato nel passato, stesso discorso di quando si lavorava per fare i termovalorizzatori, hanno anche svenduto l’Irfis che noi vogliamo torni ad essere la banca dei siciliani”. Colpevole di tutto è l’Ars, “paralizzata”, che non vuole “attuare le riforme ferme da mesi, come quella contro la burocrazia”.
L’AVVERTIMENTO. Crocetta incita le truppe megafoniane e conclude: “Indietro non si torna, siamo pronti a rispondere a qualunque attacco, è nato il primo movimento democratico e antimafioso”.
A Taormina per il battesimo del Megafono c’è anche Beppe Lumia, che ha contribuito alla nascita del movimento del governatore. Il senatore rivendica il “segnale lanciato alla società siciliana e Rosario Crocetta – dice – sa che può contare su di noi. Utilizzeremo i valori del Megafono per cambiare il Partito democratico”. Secondo Lumia “il Pd in Sicilia si candida a diventare punto di equilibrio della conservazione siciliana. In Sicilia non possiamo stare dalla parte del vecchio – aggiunge -. Alla Sicilia conviene avere un partito democratico moderno. Il Megafono sarà il partito dell’antimafia”.
Poi Lumia va giù duro contro Il Pd siciliano e ricorda che “in Sicilia per anni le forze progressiste hanno oscillato tra due estremi”. Uno di questi è “il maledetto consociativismo”. Il senatore la spiega così: “E’ quell’adattarsi al ribasso e a forza di adattarsi al ribasso al sistema del potere dato, piano piano ne ha assunto le sembianze ed è diventato, quella parte del Partito democratico, esso stesso un partito burocratico e clientelare e con tratti anche di affarismo e di corruzione mafiosa”.
Ce l’ha con i compagni di partito che usano il “linguaggio del rimpasto”. Un Pd che non usa “mai il linguaggio delle riforme e del cambiamento”. Per il senatore viene utilizzato sempre “un linguaggio che presenta le caratteristiche culturali di chi lo avanza: ‘il rimpasto, il rimpasto'”. Lumia elenca una serie di temi che l’agenda politica, a suo dire, dovrebbe affrontare: “Il tema dramamtico dei giovani in Sicilia, il contrasto alla ripresa della mafia nel settore degli affari, il cambiamento della burocrazia, il rilancio delle nostre grandi vocazioni culturali nel mondo, le politiche sociali, il cambiamento nella Sanità”. La risposta che arriva dal Pd, secondo il senatore, è sempre la stessa: “Il rimpasto”.
“Che messaggio è questo?”, si chiede. “Come parliamo ai giovani? Come scardiniamo il sistema di potere con questo linguaggio? ‘Rimpasto rimpasto’…”. Per questi motivi “c’è bisogno di questa energia” del Megafono. “Sarà una bella sfida, perchè il Partito democratico – urla il senatore – non è di proprietà degli apparati, è dei cittadini”.