

Diverse imbarcazioni della missione umanitaria Global Sumud Flotilla sono state intercettate da unità militari israeliane, con il fermo oltre un centinaio di attivisti. Un’operazione condotta a oltre mille chilometri dal territorio di Israele e a meno di 150 chilometri dalle coste della Grecia, dunque ai confini dell’Europa…
L’azione israeliana è una deliberata provocazione all’Europa che, così, è punta sulla propria responsabilità politica.
Parliamo di imbarcazioni civili, di persone disarmate, circondate e bloccate in mare aperto. Parliamo di un’azione che solleva interrogativi enormi sul rispetto del diritto internazionale e sulla proporzionalità degli interventi militari.
Non si può restare in silenzio.
Il Mediterraneo non può diventare un luogo in cui operazioni di questo tipo avvengono senza una presa di posizione chiara e forte da parte degli Stati europei. Serve una reazione immediata, serve che l’Europa faccia sentire la propria voce, a tutela dei diritti, della libertà di navigazione e della sicurezza di chi opera in mare per finalità civili.
Mi auguro che il Governo italiano faccia sentire con forza la propria voce contro questa azione – anche se non nutro grandi speranze sul fatto che lo faccia – e che almeno altri Paesi europei come la Spagna e alla Francia si attivino per condannare con fermezza quanto accaduto.